Animalismo

La dieta vegan per salvare gli animali, il pianeta e noi stessi

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20 Agosto 2020
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La dieta vegan per salvare gli animali, il pianeta e noi stessi

I vantaggi di una alimentazione plant-based


Sono sempre più numerose le ragioni per passare da una alimentazione di derivazione animale a una alimentazione basata su derivati vegetali.

Negli ultimi due anni si è assistito a un incremento dell’offerta di cibo che propone simil-carne e simil-pesce ricavati dalla lavorazione di cereali e legumi o funghi che hanno come effetto finale sia consistenza che gusto pari a quanto fino adesso i più sono stati abituati a mangiare e lo stesso si può dire per le simil-uova e i formaggi ottenuti da latti vegetali. Offerta che ha avuto una grossa impennata proprio per la richiesta delle persone stesse più attente, ma anche perchè il tutto è stato accelerato dal timore di possibile trasmissione di patologie derivante dal cibo animale e suoi affini e per questo complice anche la pandemia da Covid-19 che ha suscitato l’allarme.

Così sono ormai molti che in tutto il mondo si stanno rivolgendo a diete a base vegetale per una serie di motivi, alcuni perché la carne non è prontamente disponibile o economica, altri a causa di convinzioni religiose, altri per preoccupazioni per il benessere degli animali, altri per ragioni di salute o per timore che animali e loro derivati possano trasmettere più facilmente malattie, altri per le nuove offerte di lavoro che questa nuova industria del plant-based sta promuovendo, altri per la riduzione dello sfruttamento del pianeta e l’inquinamento e infine, non disgiunto, per una consapevole azione di migliorare davvero la civiltà ed essere pronti a vivere in un futuro armonico di uguaglianza tra tutte le specie e il pianeta stesso che ci ospita.

Perché quello che sta ancora succedendo, ma speriamo di porvi fine in fretta, cioè allevare “persone” per mangiarle, infliggere sofferenza inutile, uccidere creature senzienti, esattamente uguali a noi per cibarsene è davvero a oggi un non senso, soprattutto perché non è necessario per la nostra alimentazione e un cambiamento di rotta decisivo lo si deve soprattutto per le generazioni di questo millennio, oltre che per noi qui e adesso.

Per quanto riguarda la salute, la ricerca stessa, in più parti del mondo, supporta l'idea che le diete a base vegetale forniscano ottimi benefici. Eccone qui di seguito alcuni esempi.

In una metanalisi pubblicata su JAMA Internal Medicine lo scorso anno, sono stati esaminati nove studi osservazionali per un totale di oltre 300.000 partecipanti per valutare come le diete a base vegetale, possano essere correlate o meno al rischio di diabete di tipo II. Lo studio ha messo in evidenza che coloro che seguivano più da vicino questo tipo di diete, preferendo cibi come cereali integrali, legumi, noci, verdure e frutta, de enfatizzando o eliminando cibi animali come carne, latticini e uova, avevano un 23% in meno di rischio di sviluppare il diabete 2. In un altro lavoro scientifico, pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition, i ricercatori hanno analizzato le diete di oltre 26.000 uomini per quasi otto anni. Hanno scoperto che le diete vegane erano associate a un rischio inferiore del 35% di cancro alla prostata rispetto alle diete non vegetariane.

L’industria della carne plant based prevede 19 milioni di posti di lavoro nei prossimi 10 anni
L’industria della carne plant based prevede 19 milioni di posti di lavoro nei prossimi 10 anni

Anche in una “position paper”  dell'Academy of Nutrition and Dietetics si conclude che le diete a base vegetale sono salutari, nutrizionalmente adeguate e possono fornire benefici per la salute e per la prevenzione e il trattamento di alcune malattie. Ma si è anche evidenziato che queste diete sono appropriate per tutte le fasi della vita, tra cui gravidanza, allattamento, infanzia, adolescenza , età adulta, età avanzata e per gli atleti. Inoltre la Academy of Nutrition and Dietetics riporta che: “Le diete a base vegetale sono più sostenibili dal punto di vista ambientale rispetto alle diete ricche di prodotti animali perché utilizzano meno risorse naturali e sono associate a danni ambientali molto inferiori. Vegetariani e vegani sono a rischio ridotto di determinate condizioni di salute, tra cui cardiopatia ischemica, diabete di tipo 2, ipertensione, alcuni tipi di cancro e obesità. Un basso apporto di grassi saturi e un elevato apporto di verdura, frutta, cereali integrali, legumi, prodotti a base di soia, noci e semi (tutti ricchi di fibre e sostanze fitochimiche) sono caratteristiche delle diete vegetariane e vegane che determinano inferiori livelli di colesterolo e un migliore controllo del glucosio sierico. Questi fattori contribuiscono alla riduzione della malattia cronica.E ancora, in una estesa revisione della letteratura scientifica, pubblicata su The Lancet nel febbraio 2019, è stato mostrato che una dieta prevalentemente a base vegetale potrebbe prevenire circa 11 milioni di morti all'anno a livello globale e potrebbe produrre in modo sostenibile cibo sufficiente per la popolazione in crescita del pianeta senza ulteriori danni all'ambiente.

Una dieta ricca di proteine di origine vegetale è associata a una diminuzione del rischio di morte. È quanto affermano i ricercatori di diverse università iraniane in collaborazione con i loro colleghi della Chan School of Public Health di Harvard a Boston, che hanno condotto un’ampia metanalisi di quanto pubblicato negli ultimi trent’anni su un tema che spesso ha diviso su varie posizioni i nutrizionisti a causa di esiti molte volte contrastanti dei singoli studi, concentrati solo su una patologia o con evidenti limiti metodologici. 

Come pubblicato anche su BMJ, il British Medical Journal, gli autori in questo caso hanno preso in considerazione 31 studi, che hanno coinvolto più di 700.000 persone seguite fino a 32 anni e durante i quali ci sono stati oltre 113.000 decessi. Tutte le ricerche erano incentrate sulle conseguenze della dieta sulla mortalità generale o correlate a  malattie quali tumori, infarti e patologie cerebrovascolari. 

Hamburger vegetali
Hamburger vegetali

Il risultato è stato che una dieta ricca di proteine vegetali, si associa una riduzione del rischio di morte per tutte le cause.

Secondo gli autori, il consumo di proteine di origine vegetale apporterebbe un maggiore beneficio riconducibile alle sostanze presenti negli alimenti di origine vegetale come gli antiossidanti, che esercitano effetti positivi sulla pressione del sangue, sulla glicemia, sulla colesterolemia e in generale sul rischio di malattie quali il diabete, gli ictus e i tumori.

Per quanto riguarda gli investimenti economici e lavorativi, sicuramente l’impatto avuto dalla pandemia COVID-19 sta offrendo importanti spunti di riflessione per imprese e governi nel ripensare il rapporto tra ambiente naturale, economia e società, tanto che proprio una recentissima ricerca congiunta dell’Organizzazione internazionale del lavoro e della Inter-American Development Bank ha analizzato, prendendo a riferimento l’America Latina e i Caraibi, come la transizione da un sistema animal-based ad uno plant-based, cosa che includerebbe anche pratiche di decarbonizzazione dell’intero sistema economico, creerebbe milioni di posti di lavoro. In particolare lo studio ha valutato che il passaggio alla produzione alimentare a base vegetale creerebbe 19 milioni di posti di lavoro nei prossimi 10 anni.

L’indagine, intitolata Jobs in a net-zero emissions future in Latin America and the Caribbean suggerisce che la decarbonizzazione deve essere guidata principalmente da una transizione da diete a base di carne a diete vegetali incrementando i livelli di occupazione nelle attività di agricoltura sostenibile, produzione alimentare vegetale ed ecoturismo. Proprio nel report si afferma che: “…mentre l’economia globale si riprende gradualmente dopo il lockdown del COVID-19, è il momento di creare un futuro più inclusivo, resiliente e sostenibile”, dal momento che è l’indotto della carne ad avere un impatto negativo sull’ambiente. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, gran parte delle emissioni globali di gas serra proviene dalle attività di allevamento e dalla produzione alimentare animal-based.

Quindi la decarbonizzazione del sistema economico mira a stabilizzare la quota correlata al climate change sotto i 2°C e il più vicino possibile a 1,5°C, che è l’obiettivo stabilito nell’Accordo di Parigi e che implica il raggiungimento dell’obiettivo zero emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Ne deriva che decarbonizzare l’economia, significa ridurre le emissioni artificiali di carbonio dovute all’attività umana. Nella transizione verso un’economia a zero emissioni, si è valutato che si perderanno circa 7,5 milioni di posti di lavoro derivati dalla dismissione delle attività legate a elettricità da combustibili fossili, estrazione di combustibili fossili e produzione di alimenti di origine animale. Tuttavia questi lavori persi saranno più che compensati da nuove opportunità di lavoro, ovvero pari a 22.5 milioni di impieghi che verranno creati dallo shift.

La ricca offerta di simil-carne e simil-pesce nei supermercati
La ricca offerta di simil-carne e simil-pesce nei supermercati

E ancora il report afferma che “Questo studio è il primo a documentare come il passaggio verso diete più sane e sostenibili, che riducono al minimo il consumo di carne e aumentano gli alimenti a base vegetale, creerebbe posti di lavoro riducendo la pressione sulla biodiversità unica di questa area geografica. Uno shift volto alla produzione di frutta e verdura di pregio, fornirebbe grandi opportunità per i piccoli agricoltori, per le gestioni più strutturate e offrirebbe il vantaggio di diete più sane per tutta la popolazione.”

Per quanto riguarda la salvaguardia del pianeta, è bene sapere che con gli allevamenti intensivi vi è dispendio di riserve di acqua, inquinamento delle acque, deforestazioni e emissione di gas serra che a detta della FAO risulta essere del 51% rispetto al 14% di quella relativa alle auto. Altro disastro avviene anche nei mari non solo per l’inquinamento ma a causa dell’attività ittica, sia di allevamento che di pesca classica. Infatti anche in questo campo si sta lavorando per salvare il mare partendo dalla produzione di simil pesce a base vegetale che può garantire allo stesso tempo gusto e sapori di mare per il pubblico che lo richieda, incluso l’utilizzo delle microalghe e l’estrazione da queste dei grassi omega3. Proprio a riguardo delle microalghe, queste vengono coltivate in diversi Paesi a scopi alimentari in quanto le loro potenzialità sono promettenti e al riguardo iniziano a essere condotti studi di impatto ambientale e di analisi nutrizionale. Da una ricerca tedesca della Martin Luther Universität di Halle-Wittenberg, dello scorso luglio e pubblicata anche sul Journal of Applied Phycology, emerge che le microalghe possono essere una valida fonte alternativa di acidi grassi omega-3 a catena lunga essenziali per l’alimentazione umana, e cioè l’acido eicosapentanoico (EPA) e il docosaesaenoico (DHA), rispetto al pesce selvaggio o di acquacoltura e con un impatto ambientale ridotto che comporta un notevole sollievo agli oceani del mondo, con i mari meno contaminati dai rifiuti dell’acquacoltura e meno impoveriti dalla pesca.

Procedendo nel valutare i vantaggi della scelta di cibo a base vegetale, uno studio elaborato da ricercatori dell’Università di Oxford, in collaborazione con l’Università del Minnesota e pubblicata sulla rivista scientifica PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, ha dimostrato che l’impatto degli alimenti di origine vegetale sulla salute umana e sull’ambiente è diverso da quello degli alimenti di origine animale.

Hamburger vegetali

In questo lavoro sono stati analizzati 15 gruppi alimentari diversi comprendenti: pollo, latticini, uova, pesce, frutta, verdura, legumi, frutta a guscio, olio di oliva, patate, carni rosse lavorate, cereali raffinati, bevande zuccherate, carni rosse non lavorate e cereali integrali per valutare il loro impatto sia sull’ambiente che sulla nostra salute, avvalendosi anche di precedenti studi epidemiologici che riguardavano le abitudini alimentari di decine di milioni di persone.

Il risultato emerso è che gli alimenti di origine vegetale hanno un impatto notevolmente inferiore su ambiente e salute: per esempio una porzione di carne rossa da 50 grammi è associata all’emissione di almeno 20 volte più gas serra e a un utilizzo del suolo 100 volte superiore rispetto a una porzione da 100 grammi di verdure. Per la nostra salute le evidenze sono altrettanto negative per quanto concerne la carne: una porzione di soli 50 grammi di carne lavorata al giorno, come per esempio due fette di prosciutto, aumenta del 41% la probabilità di andare incontro a patologie importanti, come malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e ictus.

In uno studio dello scorso anno della John Hopkins University, diffuso anche da The Economist, sottolinea come, rispetto a una alimentazione onnivora, scegliendo uno stile alimentare che contempli in un anno i 2/3 dei pasti vegani, una persona ridurrebbe di quasi il 60% la sua impronta di carbonio, mentre la scelta vegan costante la porterebbe a una riduzione dell'85%.

Così come, secondo una nuova ricerca del Johns Hopkins Center for a Livable Future (CLF) con sede all'interno del dipartimento di salute ambientale e ingegneria presso la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, pubblicata ad agosto di quest’anno, se tutti i paesi e i territori del mondo adottassero una dieta sana, ricca di alimenti a base vegetale come frutta e verdura, cereali integrali, noci e legumi e povera di carne e alimenti di derivazione animale, le emissioni globali di gas serra nell'agricoltura diminuirebbero di un quarto rispetto al totale.

Inoltre la questione di salvare il pianeta riguarda anche un bene prezioso come l’acqua: nel caso in cui la produzione e il consumo di prodotti di origine animale non diminuisca, si eserciterebbero pressioni incredibili sulle risorse di acqua dolce del pianeta. Questo perché le dimensioni e le caratteristiche dell’impronta idrica variano a seconda dei tipi di animali e dei sistemi di produzione.

La ricca offerta di simil-carne e simil-pesce nei supermercati

Per tonnellata di prodotto, i prodotti animali hanno un’impronta idrica di gran lunga maggiore rispetto ai prodotti vegetali.

Infatti, rispetto alla produzione di carne e di prodotti lattiero caseari, l’impronta idrica della carne bovina è molto pesante: per produrre 1 kg di carne bovina occorrono 15.415 litri di acqua. Occorrono inoltre 8.763 litri di acqua per 1kg di carne di pecora, 5.988 litri per 1kg di carne di maiale, 4.325 litri per un kg di carne di pollo, 3.265 litri per un kg di uova, 1.020 litri per un litro di latte.

Per contro, un burger  vegano consuma dal 75 al 95% di acqua in meno rispetto alla carne di manzo e determina l’87-90 % di emissioni in meno e utilizza dal 93 al 95% di terreno in meno.

Lo stesso vale quando guardiamo l’impronta idrica per caloria: dal punto di vista delle risorse di acqua dolce, è più efficiente ottenere calorie, proteine ??e grassi attraverso i prodotti vegetali rispetto ai prodotti animali.

Il costo ambientale ha anche un altro aspetto da tenere in considerazione: l’acqua dolce dei fiumi e dei laghi viene inquinata dai liquami organici provenienti dagli allevamenti e dalle sostanze chimiche usate nella coltivazione dei mangimi per il bestiame. 

Oltre a consumare acqua, la richiesta di carne e derivati animali inquina anche quel poco che di essa ci resta, rendendola inutilizzabile.

Le acque del sottosuolo inoltre, formatesi nel corso di milioni di anni, sono talmente sfruttate per l’irrigazione che il reintegro da parte delle piogge è del tutto insufficiente.

Recentemente la UN Environment, la principale autorità che definisce l’agenda ambientale globale, ha esortato con forza le persone a ridurre il loro consumo di prodotti a base di carne per risparmiare acqua e l’Organizzazione per le Nazioni Unite chiede che le persone prendano in seria considerazione uno shift verso il cibo a base vegetale.

Con l’eliminazione degli allevamenti intensivi la Terra potrebbe  tornare a “respirare”
Con l’eliminazione degli allevamenti intensivi la Terra potrebbe tornare a “respirare”

Nell'ottobre 2018 proprio l’ONU ha definito il problema dell’impronta dell’industria della carne come uno dei problemi più urgenti al mondo citando che “Il nostro uso di animali come tecnologia per la produzione di cibo ci ha portato sull’orlo della catastrofe” e la UN Environment ha dichiarato che “non esiste un percorso per raggiungere gli obiettivi climatici di Parigi senza una massiccia diminuzione della scala dell’allevamento” aggiungendo che “il mondo può eliminare il bisogno di animali nel sistema alimentare spostandosi verso alternative a base vegetale”.

In uno studio del team di ricerca presieduto da Joseph Poore, ricercatore ambientale ad Oxford , anche pubblicato lo scorso anno su Science, sono stati analizzati diversi fattori, come inquinamento dell’aria, dell’acqua, del gas serra, dell’utilizzo di terreni ed altro ancora dove il direttore della ricerca ha affermato che “Una alimentazione vegetale è probabilmente il modo migliore per ridurre il proprio impatto sul pianeta Terra, e non sto parlando soltanto di gas serra, ma anche di utilizzo di terre, acidificazione del suolo, utilizzo dell’acqua. Questo è qualcosa di molto più grande che comprare un'auto elettrica, ad esempio, perchè l’agricoltura è un settore che riesce ad incidere su tutti i problemi di tipo ambientale. E inoltre ha aggiunto che “Sono davvero gli alimenti di origine animale ad essere responsabili in larga scala di questo. Evitare il consumo di prodotti animali porta un beneficio ambientale maggiore rispetto a quello di provare ad acquistare latticini e carni sostenibili”.

Insomma, da tutto ciò si evince come già solo partendo da una scelta personale alimentare si possa dare il proprio contributo a un grosso cambiamento per quanto riguarda sia la nostra vita che quella di tutto che convive con noi e della Terra stessa.

Tutto senza spargimento di sangue, senza urla e sofferenze dei nostri fratelli animali, ma anche di un innaturale lavoro nei macelli dove gli alienati operai si trovano a riprodurre ed essere attori di carneficine giornaliere. Per contro invece una produzione di derivati vegetali è pulita per chi ci lavora fin dalle prime fasi di lavorazione e sana per chi la mangia, senza contare che alla fine le fibre proteiche dei prodotti plant based riproducono consistenza e gusto con cibi sani e scevri da strazi.

Gli allevamenti intensivi sono causa di dispendio di riserve di acqua, inquinamento delle acque nonché deforestazioni e emissione di gas serra
Gli allevamenti intensivi sono causa di dispendio di riserve di acqua, inquinamento delle acque nonché deforestazioni e emissione di gas serra

Abbiamo infatti una produzione che si avvale della ricerca delle università e l’industria che ci si appoggia che ha allestito impianti in grado di per poter soddisfare un’ampia clientela, dal più carnivoro al più vegan oriented, con un analogo della carne molto veritiero e servendosi di una innovativa tecnologia con la giusta e bilanciata ingredientistica e scheda nutrizionale. 

Si tratta di processi di lavorazione che dalla produzione vera e propria fino al confezionamento impiega un tempo davvero ridotto, cioè nemmeno 1 ora, con macchinari di ultima generazione che permettono quindi la massima igiene ed il mantenimento delle proprietà organolettiche e nutrizionali. 

Questo equivale a un grandissimo vantaggio e risparmio su tutti i fronti, oltre che, in primis, al risparmio delle vite di persone senzienti, cioè degli animali.

Come esposto fin qui, i vantaggi non sono solo delle opportunità, ma motivazioni valide ad accelerare il processo di cambiamento che è in atto e che parte molto semplicemente ma inesorabilmente dalla nostra tavola. Scegliere in modo consapevole una alimentazione vegan, senza rinunciare al gusto e alle buone ricette, significa rifiutare tutta la sofferenza, gli atti orribili e la stessa azione di smembrare e sbranare creature uguali a noi che comportano l’abbruttimento e il mantenimento di un livello indecente di quella che si può chiamare civiltà. Un cambiamento per andare verso un futuro molto prossimo e migliore in cui i tre principi che hanno ispirato le più illuminate culture del passato, ispirate a loro volta all’antico sciamanesimo druidico, come la fratellanza tra tutte le forme viventi, la libertà di vivere e la felicità, possono rinascere garantendo pace e prosperità per tutte le creature viventi del pianeta e della Terra stessa, e guidate in modo pragmatico da una way of life ecospirituale, proprio come Giancarlo Barbadoro, anima della rivista Shan Newspaper, teorico dell’ecospiritualità, ci ha lasciato in eredità come formula per realizzare insieme un mondo migliore per tutti.


Bibliografia:


https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31329220/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26561618/

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0140673618317884?via%3Dihub

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27886704/

https://www.bmj.com/content/bmj/370/bmj.m2412.full.pdf

https://publications.iadb.org/publications/english/document/Jobs-in-a-Net-Zero-Emissions-Future-in-Latin-America-and-the-Caribbean.pdf

https://pressemitteilungen.pr.uni-halle.de/index.php?modus=pmanzeige&pm_id=3298

https://www.pnas.org/content/116/46/23357

https://www.economist.com/graphic-detail/2019/11/15/how-much-would-giving-up-meat-help-the-environment

https://clf.jhsph.edu/about-us/news/news-2020/major-health-gains-and-carbon-savings-possible-shift-plant-based-diets

https://www.researchgate.net/publication/The-green-blue-and-grey-water-footprint-of-farm-animals-and-animal-products

https://science.sciencemag.org/content/360/6392/987

http://www.eco-spirituality.org/menu-it.htm

http://www.eco-spirituality.org/manifst.htm

http://giancarlobarbadoro.net/



Miriam Madau è medico omeopata e nutrizionista vegano. Conduce su Shan Newspaper le rubriche “Felicemente Veg” sull’alimentazione vegana e “H2O” sull’omeopatia. Conduce inoltre la trasmissione “VeganSì” su Radio Dreamland al sito www.radiodreamland.it

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