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La Ecospirituality Foundation all’ONU per i Popoli Naturali

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13 Giugno 2011
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Pubblichiamo l’appello dei rappresentanti della Ecospirituality Foundation al Forum Permanente sulle Questioni Indigene dell’ONU di New York. Da molti anni la Ecospirituality Foundation lavora in favore dei Popoli naturali, soprattutto per quanto riguarda la difesa delle loro tradizioni e dei loro luoghi sacri. I suoi delegati all’ONU, Rosalba Nattero e Giancarlo Barbadoro, sono rappresentanti di cinque Comunità autoctone di vari continenti: Apache Survival Coalition, Arizona; Wiran Aboriginal Corporation, Australia; Bassa People, Camerun; Menhir Libres, Bretagna; Ensemble Allons dans la Paix, Bénin.






UNITED NATIONS

NINTH PERMANENT FORUM ON INDIGENOUS ISSUES

19 to 30 April 2010, New York


Grazie Signor Presidente.


La nostra organizzazione, Ecospirituality Foundation ha come obiettivo principale la tutela della conoscenza tradizionale e dei luoghi sacri dei Popoli indigeni.

La Ecospirituality Foundation è rappresentante di varie comunità indigene di tutti i continenti e questo appello è fatto a nome delle Comunità che rappresentiamo, sottoposte a violazioni dei diritti spirituali dei Popoli indigeni. Violazioni che riteniamo impediscano il libero sviluppo culturale e sociale di queste Comunità. Ci riferiamo alla tutela dell’identità tradizionale dei Popoli Indigeni., come da articoli 3 e 32 della Carta dei Diritti dei Popoli Indigeni adottata dall’ONU.

Le Comunità che rappresentiamo evidenziano casi emblematici di violazione dei diritti spirituali dei Popoli Indigeni e minano il loro diritto di autodeterminazione.


Vogliamo portare all’attenzione di questo Forum il caso degli Apache San Carlos, Arizona, che continuano a vedere profanato il loro luogo sacro, perno della loro cultura e della loro attività sociale. Su Mount Graham è stato costruito un contestato osservatorio astronomico internazionale a cui partecipano, insieme all’Università dell’Arizona, anche il Vaticano e l’Osservatorio di Arcetri, finanziato dal governo italiano.

Nonostante la protesta della Apache Survival Coalition, appoggiata dalle tribù Apache del Nord Ovest, protesta che dura da circa 20 anni, nonostante i numerosi appelli e il sostegno delle organizzazioni indigene e non indigene di tutto il mondo, Mount Graham continua ad essere profanato e gli Apache continuano ad essere privati del loro massimo luogo sacro.


Un altro caso che vogliamo portare all’attenzione di questa assemblea riguarda la Nazione Wamba Wamba che raduna tutti i Clan del Nord-Ovest dell’Australia. La Nazione Wamba Wamba da anni promuove un’azione di recupero delle spoglie dei suoi antenati, sparsi per i musei di tutto il mondo. La loro cultura e la loro socialità è direttamente collegata ai loro antenati. Molte di queste spoglie non sono ancora state ottenute e la Nazione Wamba Wamba reclama i suoi defunti.


Un altro caso emblematico che vogliamo portare all’attenzione di questa assemblea è quello del Popolo Bassa del Camerun. Su incarico del suo portavoce, Samuel Brice Tjomb denunciamo la profanazione della montagna sacra Ngog Lituba, perpetrata dalla Chiesa Cattolica Romana, che ha installato una grande croce in cima alla montagna. Ngog Lituba rappresenta per il Popolo Bassa un importante riferimento culturale, sociale e spirituale.


Vogliamo altresì portare a conoscenza di questa assemblea il caso delle profanazioni ai danni dei popoli autoctoni d’Europa. Anche sul continente europeo sono presenti Popoli indigeni la cui identità morale e culturale è a rischio e sono impediti nel manifestare liberamente la loro spiritualità.

La comunità Bretone, in Francia, chiede di essere aiutata a difendere il suo massimo luogo sacro, il sito megalitico di Carnac. Da 20 anni il luogo è recintato dal governo per essere trasformato in un museo, togliendo alla comunità Bretone il libero accesso al suo luogo spirituale. Le comunità autoctone della Bretagna hanno sempre usato il sito megalitico di Carnac come elemento di aggregazione sociale e come riferimento culturale e spirituale. Su incarico di Céline Mary, presidente dell’organizzazione Mehirs Libres, ci appelliamo affinché questa comunità autoctona possa continuare a frequentare liberamente il suo luogo sacro così come aveva fatto da tempi immemorabili, fino al 1990.


Molte culture autoctone in Europa sono a rischio di estinzione. In Piemonte, Nord Italia, esistono comunità con antichi riferimenti tradizionali, risalenti ad epoche pre-cristiane, sopravvissute alle invasioni dell’Impero Romano e alle repressioni religiose. Culture che hanno profondi legami con i Popoli indigeni di tutta Europa e che ancora oggi mantengono antiche conoscenze tradizionali ma non sono tutelate nella loro identità. Così come non sono tutelati gli insediamenti megalitici che segnano la presenza dei luoghi sacri dei Nativi Europei.



Le tradizioni dei Nativi Europei hanno profonde radici nella storia. Oggi affiorano le testimonianze di queste radici attraverso i ritrovamenti di imponenti luoghi megalitici, che hanno un valore di sacro per i Popoli autoctoni europei, ma che tuttavia non vengono valorizzati e non sono salvaguardati. Anzi, vengono sistematicamente distrutti o viene impedito l’accesso, da parte delle autorità, ai continuatori delle culture che li hanno eretti.

Abbiamo il caso delle grandi piramidi che segnano la storia di tutta l’Europa, come la doppia piramide di Barnenez, in Bretagna, salvata occasionalmente dalla distruzione per il suo utilizzo come cava.

Abbiamo il caso meno fortunato della piramide di Saint-André, in Francia, una grande piramide risalente al 4000 a.C., che negli anni ‘70 è stata completamente rasa al suolo per far posto ad un raccordo autostradale. Citiamo le piramidi della Brianza nel Nord Italia o quelle di Benevento, nel Centro Italia, conosciute e considerate come luoghi sacri dalle comunità autoctone locali. Non ultime, e forse più importanti per dimensioni, sono le piramidi ritrovate in Bosnia, a Visoko, risalenti ad almeno 12000 anni fa. Grandi complessi megalitici che rivelano la presenza di una antica cultura europea ancora oggi presente con le sue conoscenze tradizionali.

Ma queste culture, così come i loro luoghi sacri, non vengono tutelate e la loro sopravvivenza è a rischio per l’incuria dei governi e la sistematica distruzione ad opera di ignoti.


Sulla base degli Art. 3 e 32 della Carta dei Diritti dei popoli Indigeni, le Comunità autoctone del Nord Italia intendono essere riconosciute nella loro identità tradizionale per far sì che la loro cultura non vada del tutto perduta e per poter difendere i loro luoghi sacri, oggi oggetto di degrado.

In questa prospettiva la Ecospirituality Foundation ha realizzato un grande cromlech (un cerchio di pietre) in Piemonte, Nord Italia, allo scopo di dare visibilità all’azione di salvaguardia delle culture autoctone dei Nativi europei e per lanciare un messaggio di speranza e di continuità per le antiche conoscenze tradizionali.


Pertanto intendiamo presentare a questo Forum le seguenti Recommendations:


a) Fortemente sollecitare l’UNESCO ad includere Mount Graham, il sito megalitico di Carnac e la montagna sacra Ngog Lituba nel Registro del Patrimonio Mondiale dell’Umanità;

b) Fortemente sollecitare la World Intellectual Property Organization (WIPO) a salvaguardare i sopra-citati luoghi sacri come patrimonio culturale dell’umanità;

c) Esortare gli Stati Europei a restituire le spoglie degli Antenati, le proprietà spirituali e oggetti culturali della Nazione Wamba Wamba;

d) Esortare gli Stati Europei ad istituire una Commissione per la preservazione dei luoghi megalitici d’Europa, luoghi considerati sacri dai Nativi europei, e attualmente non tutelati e a rischio;

e) Esortare gli Stati europei a sostenere le iniziative delle culture autoctone d’Europa tese a dare visibilità e continuità alle loro radici storiche e morali, sia riguardanti la realizzazione di specifiche opere, come per il caso del Cromlech citato sopra, che di altre manifestazioni di cultura autoctona, in grado di dare visibilità alle radici morali dei Nativi europei.


In conclusione, noi riteniamo che l’identità dei Popoli nativi sia basata sulla loro conoscenza tradizionale. In queste radici essi trovano riferimento per il loro sviluppo sociale e culturale. Senza queste radici è inevitabile che l’identità dei Popoli Indigeni scompaia, e con essa è destinata a scomparire una speranza di pace e fratellanza per tutta l’umanità.


Grazie Signor Presidente.


Giancarlo Barbadoro e Rosalba Nattero

Presidente e Vice Presidente della

ECOSPIRITUALITY FOUNDATION Onlus

NGO in Consultative Status with the United Nations

Rappresentanti:

Apache Survival Coalition, Arizona - Wiran Aboriginal Corporation, Australia

Comunità tradizionale “Menhirs Libres”, Bretagna - Popolo Bassa, Camerun

Ensemble Allons dans la Paix, Benin


www.eco-spirituality.org






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