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International Day of the World’s Indigenous Peoples

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16 Agosto 2012
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Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon inaugura la giornata dedicata ai Popoli indigeni. Al suo fianco, Grand Chief Edward John, presidente del Permanent Forum on Indigenous Issues

Si è celebrata nei giorni scorsi all’ONU di New York la giornata dedicata ai Popoli indigeni di tutto il mondo


Il 9 agosto è la ricorrenza annuale che l’ONU dedica alle popolazioni indigene di tutto il pianeta. L’International Day of the World's Indigenous People è stato proclamato dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1994 per essere celebrato nel corso della prima International Decade of the World's Indigenous People, dal 1995 al 2004.

Nel 2004 l’Assemblea Generale proclamò una seconda International Decade, per il periodo 2005-2015, con il tema “Per l’Azione e la Dignità”.

Il tema dell’International Day di quest’anno era: “Il ruolo dei Media per amplificare le Voci Indigene”. L’evento focalizzava l’importante ruolo dei media, come televisione, cinema, radio, giornali, nell’aiutare a preservare le culture indigene e combattere gli stereotipi che ancora esistono sull’identità dei Popoli naturali.

La celebrazione, che si tiene ogni anno all’ONU di New York, ha assunto nel tempo un ruolo sempre più importante. Sono intervenuti il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon, il vice segretario generale dell’Economic and Social Affairs Wu Hongbo, il presidente del Permanent Forum on Indigenous Issues Grand Chief Edward John, il presidente dell’International Decade of the World’s Indigenous Peoples Roberto Múcaro Borrero e molti altri leader indigeni.

Quest’anno la giornata era incentrata sull’importante ruolo che i media hanno nel dare visibilità e voce ai Popoli indigeni, con particolare attenzione ai media indigeni.

Il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha dichiarato nel suo discorso di apertura: "In questa giornata Internazionale, voglio dichiarare il mio impegno per il pieno appoggio dell’ONU a cooperare con i Popoli indigeni, inclusi i loro media, per promuovere la piena attuazione della Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni”.

L’evento è stato trasmesso in diretta sul sito ONU di Twitter, dove è stato possibile seguire tutta la giornata tramite webcast.

Tra i relatori Kenneth Deer, rappresentante Mohawk e fondatore del giornale “The Eastern Door”; Nils Johan Heatta, presidente del World Indigenous Television Broadcasters Network; J. Kehaulani Kauanui, professore della Wesleyan University e radio producer; Angel Tibán Guala, direttore di TV MICC, il canale televisivo Movimiento Indígena Campesino de Cotopaxi.


Roberto Múcaro Borrero, rappresentante della Nazione Taino, è stato il maestro di cerimonia dell’International Day of the World's Indigenous Peoples

Il Segretario Generale Ban Ki-Moon ha aggiunto: “I Popoli indigeni attraverso strumenti mediatici come cinema, televisione, documentari, giornali, stanno portando all’attenzione mondiale le violazioni dei loro diritti. Stanno sviluppando dei propri media per portare alla luce i valori indigeni e sfatare miti, equivoci e strumentalizzazioni.”

L’ONU ha stimato che esistano circa 370 milioni di persone indigene in 70 Paesi del mondo. Tradizioni specifiche con caratteristiche sociali, culturali, economiche e politiche che si distinguono da quelle delle società dominanti in cui vivono. Sparsi in tutto il mondo, dall'Artico all'Amazzonia, i Popoli indigeni sono espressione della diversità culturale del mondo e sono i custodi della sua biodiversità.

Tuttavia i Popoli naturali continuano ad essere dei mondi invisibili. Questa grande realtà, che comprende una fetta di umanità probabilmente molto più vasta delle cifre stimate, se consideriamo tutte le comunità autoctone non dichiarate, e che oltretutto è in crescita, non viene né vista, né tantomeno considerata dal mondo maggioritario. I media della società dominante non riflettono questi grandi eventi, non parlano del Forum sulle Questioni Indigene, la più vasta assemblea ONU, non parlano del gruppo di esperti indigeni provenienti da tutto il mondo che ogni anno si incontra all’ONU di Ginevra. Tutto avviene in sordina. Con il risultato che la maggior parte delle persone non conosce questa realtà e non ha modo di apprezzarne i valori. E con i conseguenti malintesi e stereotipi sull’identità dei Nativi, che nel migliore dei casi vengono considerati dal cosiddetto “mondo occidentale” come dei primitivi che vivono come all’età della pietra, magari con dei valori che oggi sono andati perduti, ma tutto sommato fuori dal mondo. Ne abbiamo esempi anche nei film, come “I Pirati dei Caraibi”, in cui i Taino vengono dipinti come cannibali selvaggi.

Per dare una risposta a questi malintesi, e soprattutto per dare voce alla fetta di umanità che non ce l’ha, i Popoli indigeni si stanno organizzando con dei propri media, che stanno diventando sempre più numerosi e potenti. Con l’appoggio delle Nazioni Unite la voce della comunità internazionale indigena si fa sempre più forte, sostenuta da quei media, come Shan Newspaper, ben intenzionati a supportare questa azione di visibilità mondiale.

La giornata delle popolazioni indigene è iniziata con un benvenuto tradizionale celebrato dal presidente dell’International Decade of the World’s Indigenous Peoples, Roberto Múcaro Borrero (Taíno, Puerto Rico). Quindi il programma è proseguito con il messaggio di Ban Ki-Moon e con i discorsi di Grand Chief Edward John e Wu Hongbo.


Un momento della cerimonia inaugurale all’ONU di New York con il suono della conchiglia secondo la tradizione Taino

Grand Chief Edward John in un’intervista rilasciata durante la celebrazione della giornata ha affermato: “Esistono ancora moltissimi stereotipi, molti malintesi ed equivoci sui Popoli indigeni. Recentemente, alle Olimpiadi di Londra, un commentatore televisivo si è riferito ai Nativi con il termine “Indian Givers”, un termine offensivo basato su uno stereotipo. Oppure abbiamo un giovane cantante come Justin Beiber che rivendica le sue presunte origini Inuit per via delle agevolazioni sul carburante ottenute in Canada dagli aborigeni. Ci sono moltissimi equivoci che vanno combattuti e devono essere corretti. Noi tutti abbiamo una responsabilità. Media, comunicatori indigeni, scrittori, giornalisti, tutti abbiamo un dovere importante: quello di comunicare il linguaggio dei Popoli indigeni per assicurare che questo linguaggio continui ad esistere nell’interesse di tutti noi.”

Il Direttore Generale dell’UNESCO, Irina Bokova, ha dichiarato: “I media sono una chiave per sdoganare le visioni dei popoli indigeni sullo sviluppo sostenibile. Dobbiamo sfruttare questo potere per uno sviluppo sostenibile per tutti.”

Le parole del segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon hanno concluso l’evento con un augurio per la prosecuzione dei lavori: “Facciamo in modo di utilizzare i media - indigeni e non indigeni, e soprattutto cerchiamo nuovi sbocchi per creare dei ponti culturali e costruire un mondo veramente interculturale in cui si celebri la diversità, un mondo in cui le diverse culture non solo coesistano, ma si valorizzino le une con le altre contribuendo allo sviluppo delle loro singole potenzialità.”

I Popoli indigeni, essendo stati tenuti al di fuori del processo storico dell’umanità disegnato dalle società dominanti, sono gli unici veri depositari delle conoscenze ancestrali del pianeta. Le loro tradizioni, non contaminate dalle grandi religioni storiche, mantengono i valori basati su principi di pace, armonia e conoscenza, nel riferimento alla Natura. Per questo motivo il bagaglio tradizionale dei Popoli naturali è una risorsa che rappresenta una speranza per tutta l’umanità. Un prezioso bagaglio che deve essere protetto e trasmesso alle generazioni future.

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