Misteri

La telepatia e i fenomeni del paranormale

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13 Aprile 2011


Il nostro quotidiano è teatro di molti fenomeni che sfuggono alla classificazione del riconoscimento ordinario che siamo abituati a dare. Sono fenomeni che si verificano inaspettati e per quanto ci possano coinvolgere ci lasciano senza spiegazione.

Rumori nelle pareti di casa che sembrano corrispondere a segnali morse, sogni premonitori di incidenti o di grandi catastrofi che poi puntualmente si verificano, numeri del Lotto che vengono sognati e portano a vincite, presenze incorporee che vengono colte per pochi attimi.

Nonostante la loro evidenza, questi fenomeni “non convenzionali” vengono solitamente ignorati dalla scienza ufficiale che evita di farne oggetto di ricerca per paura di possibili critiche e per posizioni preconcette sull’argomento.

E’ un classico il caso delle facoltà terapeutiche della cosidetta “pranoterapia” che, sebbene non attui pratiche invasive sui pazienti e sia in grado di produrre effetti apprezzabili, è fermamente osteggiata dalla medicina ufficiale. L’atteggiamento censorio avviene in difesa della salvaguardia di precisi principi religiosi che portano

a impedire che un essere umano qualsiasi possa guarire il prossimo con la semplice imposizione delle mani, pratica considerata appannaggio esclusivo della divinità di riferimento. In questa prospettiva, la scienza, a priori di qualsiasi indagine fattibile, dichiara che si tratta di un fenomeno impossibile. E chi la pratica è perseguito dalla legge in maniera esemplare per cialtroneria.

Tuttavia, a dispetto delle posizioni ufficiali della scienza, da sempre nella storia si verificano fenomeni non convenzionali che inevitabilmente hanno prodotto curiosità e interesse.

Hanno un bel dire gli enti ufficiali che con il diktat della scienza dichiarano che questi fenomeni non esistono. Dovrebbe bastare a questo proposito la lezione suggerita dalla storia che ci tramanda che dopo la rivoluzione francese, per via delle convinzioni della “scienza dei lumi di allora”, si continuò a negare la caduta delle meteoriti sulla terra e i testimoni furono considerati degli illetterati o dei simulatori.

In tempi oscuri, alcuni fenomeni non convenzionali per l’epoca, come il fulmine e il fuoco, erano considerati di origine misteriosa e divina e hanno incuriosito e inquietato l'umanità sino a quando sono stati finalmente spiegati e utilizzati a favore del progresso e della conoscenza.


Il sottomarino nucleare Nautilus

Altri fenomeni, come la telepatia, la veggenza, la radiestesia, le apparizioni di entità disincarnate e tanti altri fenomeni del mondo paranormale rimangono ancora da spiegare e sebbene facciano parte del nostro vissuto quotidiano rappresentano ancora una sfida per il ricercatore curioso. Soprattutto per il ricercatore privato che, stanco dell’indifferenza della scienza ufficiale, si mette molte volte di impegno per cercare di capire qualcosa sulla loro origine e che cosa rappresentino nella loro sostanza.
Oggi la manifestazione dei fenomeni paranormali ha determinato due tipologie di atteggiamento e approccio alla ricerca.

Da una parte ci sono gli “skeptics”, una vera e propria religione ben organizzata di “scettici” che sembrano rispondere alle direttive delle religioni ufficiali, che studiano i fenomeni “non convenzionali” per dimostrare l’infondatezza dei testimoni.

Dall’altra ci sono i ricercatori curiosi che senza pregiudizi, e incuranti del linciaggio mediatico degli skeptics, si accostano al mondo del paranormale da autodidatti, per verificare la loro fondatezza e, nel caso di loro effettiva e comprovata manifestazione, per capire come si comportano per riprodurli e utilizzarli per i bisogni dell'umanità.
Del resto, prima che si comprendesse il fenomeno dell'elettricità anche questo non era considerato che un fatto di natura paranormale circondato dalla superstizione, temuto e dissertato all’infinito, ma inutilizzato in tutte le sue effettive potenzialità.

La telepatia, sembra essere uno degli eventi più diffusi nella casistica del paranormale. A chi, infatti, non è mai capitato di sentire squillare il telefono e, prima ancora di leggere il numero sul display, sapere istintivamente chi sta chiamando? E a chi non è mai capitato di essere sicuri che una precisa persona ci stia per chiamare al cellulare?

Per non parlare dell'innumerevole casistica rappresentata da persone che, vivendo a stretto contatto in coppia o sul posto di lavoro, colgono intuitivamente quello che l'altro sta per dire.


L'astronauta Edgar Mitchell

Si potrebbe dire che la telepatia sia un fenomeno così diffuso da non poterlo neppure mettere in dubbio. Eppure la scienza ufficiale ne nega fermamente la validità adducendo il fatto che se il fenomeno non è riproducibile non può di conseguenza esistere. Purtroppo l'incapacità di trovare soggetti adatti, del resto non tutti sono atleti in grado di percorrere 100 miglia in una manciata di secondi, porta spesso all'insuccesso i pochi esperimenti che vengono eseguiti e la scienza sta a guardare senza approfondire e capire. Senza contare l'intimidazione morale rivolta ai soggetti dagli skeptics e la mancanza di sensibilità percettiva degli stessi ricercatori, che di certo non migliora le cose.
Tuttavia, al contrario di quanto è impostato dal “politically correct” del movimento parascientifico degli skeptics, ben altri enti hanno intrapreso da tempo una seria ricerca sul fenomeno della telepatia. Soprattutto i militari che perseguendo il loro obiettivo di migliorare le forze difensive a disposizione non si lasciano suggestionare e ipotecare dalle morali religiose.
Ma per approfondire questo tema dobbiamo andare al di fuori dai confini dell’azione moralizzatrice. Negli USA, il "New York Herald Tribune" del 9 luglio 1958 pubblicava un rapporto di Ansel E. Talbert in veste di esperto della stampa americana sull'attività delle Forze Armate nel campo delle telecomunicazioni. L'articolista si riferiva ai piani di studio che la Marina americana stava svolgendo, come del resto stava anche avvenendo anche in URSS, nel campo delle percezioni extrasensoriali.
L'autore si rifaceva alla relazione dell'”Organizzazione Rand” che per conto del Pentagono e del presidente Eisenhower rilevava le difficoltà dei collegamenti radio tra le unità di guerra, in volo e in navigazione per il mondo, e le basi negli USA, soprattutto con i sommergibili quando si trovavano a operare in immersione.
Il "New York Herald Tribune" riportava parte della relazione: "E' indispensabile per le Forze Armate degli Stati Uniti sapere se le energie emesse da un cervello umano possano influenzare un altro cervello umano posto a migliaia di chilometri di distanza. Lo sviluppo di questo fenomeno può fornire un nuovo mezzo di comunicazione fra sottomarini e la terraferma e forse anche, un giorno, fra le astronavi nello spazio interplanetario e la Terra".
In questa prospettiva, nel 1958 venne attuato un esperimento di trasmissione telepatica tra un sensitivo a bordo del sommergibile atomico USA "Nautilus", che si trovava in quel momento fermo sotto i ghiacci del Polo Nord, e il “Centro Ricerche Westinghouse” di Friendship nel Maryland, in USA.

Il sommergibile era partito dalla base militare di Honolulu. Partecipava alla missione un “sensitivo” dei servizi segreti militari USA, di cui ad oggi non si conosce ancora la sua identità. Nell'esperimento, l'operatore utilizzò le carte "Zener", le particolari carte che recano precisi simboli studiati allo scopo di facilitare la trasmissione del pensiero e la ricezione del segnale corrispondente.

Si conosce che i risultati ottenuti furono positivi al 70%. E i successivi esperimenti condotti dalle forze armate americane non dovettero essere poi deludenti se addirittura nel 1971, in occasione della missione di Apollo XIV, venne tentato un altro spettacolare esperimento di trasmissione telepatica.


Le cinque carte “Zener”

Sulla sua navicella della NASA, mentre si trovava in orbita intorno alla Luna, l'astronauta Edgard Mitchell sperimentò in quella occasione la trasmissione telepatica ancora con l’utilizzo delle carte Zener. I dati sulla base della trasmissione telepatica dell’astronauta erano inviati ai ricercatori di una équipe di Chicago, che erano in attesa sulla Terra, e in particolare all'ingegnere Olaf Johnson, il capo progetto dell’esperimento.

In tempi recenti, la scienza di molti paesi stimolata dai positivi risultati ottenuti attraverso gli esperimenti militari, ha continuato la sua ricerca sul fenomeno della telepatia. I risultati non mancano e sembrano essere confortanti.
Presso l'Università di Edimburgo l'equipe medica del Dr. Marios Kittenis ha rilevato, a mezzo dell’EEG (elettroencefalogramma), una corrispondenza delle aree cerebrali dei soggetti sensitivi e la trasmissione telepatica. La scannerizzazione dell'attività cerebrale ha mostrato senza equivoci una intensa e anomala funzione del cervello sia nel soggetto che trasmette che in quello che riceve.
Un altro ricercatore inglese, Sir Roger Penrose, fisico teoretico, propone un tentativo di spiegazione del fenomeno della telepatia mettendo in causa la natura del "quantum" della fisica quantistica in relazione al fenomeno fisico dell’“entanglement” che vede correlati tutti i fenomeni dell’universo in una sola dimensione percettiva. Dimensione in cui le facoltà cerebrali dei sensitivi si troverebbero a coesistere nello stesso spazio-tempo dell’universo, condividendo istantaneamente ogni possibile informazione.
Secondo questa tesi non ci sarebbe una vera e propria trasmissione-ricezione come per le onde radio, ma una "scrittura-lettura" quantistica. Una situazione fenomenica del tutto simile a quella dei computer quantistici che sono in corso di progettazione.
Dal canto suo il Dr. Dean Radin dell'Institute of Noetic Science della California afferma che secondo la neuroscienza la telepatia è un fenomeno possibile e che presso l’Istituto presso cui lavora sono stati raccolti molti dati osservativi che confermano la sua reale manifestazione.

Le prospettive della moderna ricerca risultano interessanti e consentono di ipotizzare che il fenomeno della telepatia possa essere un evento ben più reale e diffuso di quanto si possa immaginare.

 

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