Teatro

Quando il Teatro incontra lo Sciamanesimo

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13 Marzo 2014
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Maschera Nuo dell’antico teatro sciamanico cinese

“Se la realtà è come un sogno, dobbiamo agire senza subirla, così come facciamo in un sogno lucido” Alejandro Jodorowsky


Il teatro è una delle forme più antiche di terapia sperimentate dall'uomo. Il teatro induce nella persona una trasformazione che provoca uno stato di coscienza che potremmo definire “alterato” se paragonato alla percezione ordinaria, una sorta di ingresso in un’altra dimensione. Uno stato che può essere considerato terapeutico. Fin dai primordi l’uomo si è accorto che il fatto di interpretare scene e personaggi diversi da quelli che abitualmente viveva, provocava in lui uno stato di benessere in quanto lo stimolava ad uscire da una dimensione quotidiana fatta di problemi grandi e piccoli, di patologie e malesseri sia psicologici che esistenziali.

Gli sciamani di tutte le latitudini hanno sempre sviluppato il teatro come tecnica di guarigione e lo hanno applicato, insieme a varie altre tecniche sciamaniche, per condurre i loro allievi in un processo di trasformazione verso l’ottenimento di una dimensione transpersonale.

Lo sciamanesimo è la più antica forma di spiritualità dell’uomo. Oggi lo si conosce attraverso i luoghi comuni che relegano lo sciamano nel ruolo di stregone, terapeuta, guru, ma in realtà lo sciamano è ben altro. Lo sciamano è il ricercatore che esiste in ogni individuo che si interroghi e voglia dare una risposta ai suoi quesiti esistenziali. Chi vuole andare oltre i suoi limiti e conoscere meglio se stesso, gli altri e il mondo che lo circonda, è un potenziale sciamano.

Il teatro sciamanico ha sempre avuto nelle antiche tradizioni un ruolo culturale, formativo e catartico. Si basa sulla formula del rito e ha lo scopo di condurre attori e spettatori verso un’esperienza transpersonale, ossia far trapelare la realtà che sta al di là del proprio ego.


Sciamani del Sud America in una rappresentazione

Riferendoci allo sciamanesimo più vicino a noi, ossia lo sciamanesimo druidico presente da millenni in tutta Europa, possiamo avvalerci del concetto di “Nemeton”.

Il nome “Nemeton”, nel suo significato celtico, è la Natura vista come il teatro dell’individuo, uno scenario vivo in cui l’individuo e la natura diventano la stessa cosa. Il Nemeton è il teatro per eccellenza, il “giardino sacro” dei druidi dove avveniva il processo alchemico dell’individuo in cui realizzare una guarigione da tutti i conflitti psicologici e trovare la propria vera natura interiore in armonia con l’ambiente globale. Nel Nemeton avveniva anche la formazione degli sciamani per coloro che sentivano il richiamo del trascendente.

Il teatro sciamanico dell’antico druidismo si ispirava all’ “Arte del Gesto” della Kemò-vad. “Kemò-vad” significa “danzare nel vento”, termine che esprime molto bene l’idea di una danza cosmica in cui si abbattono i confini del visibile per incontrare la natura del Vuoto, l’immaterialità dell’esistenza, la vera essenza dell’universo e di noi stessi. La Kemò-vad è una tecnica millenaria, una disciplina monastico-guerriera in cui la meditazione e la danza si incontrano. Ma la Kemò-vad può essere intesa anche come una formazione per il teatro sciamanico. Nella Kemò-vad incontriamo quindi l’Arte del Gesto, l’antica disciplina dello sciamanesimo druidico che porta a sviluppare le energie e potenzialità interiori e a far emergere il proprio sé. Applicata al teatro, l’Arte del Gesto è la disciplina che ha ispirato il teatro sciamanico in tutte le sue modalità, con metodi, sfumature e applicazioni diverse ma sempre e comunque tese a provocare una catarsi individuale in chi partecipa allo spettacolo, sia negli attori che negli spettatori.


Una rappresentazione moderna ispirata al teatro sciamanico

Bertolt Brecht diceva che il teatro discende dal rito, e in effetti nel teatro sciamanico ogni rappresentazione è un vero e proprio rito in cui gli attori sono gli officianti e il pubblico è formato a sua volta da potenziali attori che partecipano in prima persona alla rappresentazione. Attori e pubblico sono parte di un’unica esperienza. Gli attori, tramite l’Arte del Gesto, devono indurre in se stessi e nel pubblico un’esperienza meditativa di silenzio interiore che confluisce in una catarsi collettiva attraverso un atto di consapevolezza individuale.

Il rito della rappresentazione segue degli archetipi che fanno parte della vita dell’individuo e della collettività. Archetipi sia individuali che sociali, che normalmente interpretiamo magari senza accorgercene, ma che segnano profondamente la nostra vita.

Nella rappresentazione gli archetipi devono seguire la logica dell’intera vita dell’individuo, se pur vissuta in una manciata di minuti. Qualunque sia il tema della rappresentazione, seguirà un ciclo che rispecchia il ciclo vitale dell’individuo e dell’intero cosmo, segnando l’inizio, lo sviluppo e la conclusione dello spettacolo, fino alla catarsi finale.

La rappresentazione, attraverso archetipi e simboli, ha lo scopo di risvegliare negli attori/spettatori una consapevolezza nascosta, che sia in grado di dare delle risposte individuali e portare a una catarsi sia individuale che collettiva attraverso la proposta di un’esperienza di tipo transpersonale. In quest’ottica la rappresentazione può produrre delle visioni di tipo metafisico, in quanto sollecita ad andare oltre i propri consueti orizzonti percettivi.

Nel teatro sciamanico non ci sono attori e spettatori: tutti sono interpreti di un’unica esperienza. Gli attori sono dei ricercatori impegnati in una via realizzativa alla scoperta di se stessi e verso una guarigione da conflitti, disturbi della personalità, disagi provocati dal proprio ego. Devono essere disponibili ad una trasformazione interiore che porti a uscire dal ruolo limitante della propria personalità per un abbraccio verso la Natura e l’esistenza tutta.


Uno stage di Teatro Sciamanico a Dreamland

Ma la vera sfida del teatro sciamanico è fare in modo che gli spettatori arrivino ad identificarsi talmente negli attori e nello spettacolo da non sentire più una vera differenza di ruolo. La conclusione della performance deve coincidere con una catarsi collettiva che comprende sia attori che spettatori. Tutti devono conquistare qualcosa. Ognuno deve trarne un suo beneficio personale.

Nel teatro sciamanico la preparazione dell’attore è un vero e proprio laboratorio di esperienze che possono andare da tecniche disinibitorie basate sull’uso della voce o della danza che porta alla trance, o dall’uso del tamburo per entrare in sintonia con il ritmo cosmico. L’esperienza formativa che sta alla base del teatro sciamanico è la meditazione, sia statica che dinamica, per conquistare una dimensione di silenzio interiore. Attraverso l’esperienza del silenzio l’attore potrà inoltrarsi nel difficile sentiero dell’interpretazione di ruoli anche difficili e lontani dal suo modus vivendi, ma senza mai perdersi. L’interpretazione dei ruoli è fondamentale per il processo di guarigione che il teatro sciamanico vuole stimolare. La guarigione è intesa come l’uscita dai conflitti, dalle patologie mentali, ma soprattutto come l’uscita dalla dimensione limitante dell’ego per sperimentare un’esperienza transpersonale.

Nel teatro sciamanico non esistono ruoli definiti: tutti i partecipanti sono intercambiabili e fanno parte di un’esperienza unica, senza primedonne e senza categorie di merito. Tutti sono coinvolti in prima persona alla pari, al di là delle attitudini personali, e c’è un interscambio di ruoli a seconda delle situazioni.

Alejandro Jodorowsky, mente geniale contemporanea, nella sua attività teatrale si è fortemente ispirato al teatro sciamanico intendendolo come una tecnica di guarigione definita “psicomagia” che comporta l’uscita dagli schemi e il confronto con i tabù sia individuali che sociali.


Sperimentazioni di Teatro Sciamanico

Oggi la formula teatrale più vicina al teatro sciamanico è il teatro-forum, in cui gli spettatori sono chiamati a partecipare in forma attiva fino a modificare il copione e ad inscenare soluzioni alternative, intervenendo nella rappresentazione e talvolta sostituendosi agli attori.

Le rappresentazioni del teatro sciamanico non seguono le regole del teatro ordinario: sono tese a produrre nello spettatore un atto di consapevolezza interiore e ad interrogarsi. Non forniscono risposte ma pongono domande. I temi proposti possono essere di vario tipo, ma sempre indirizzati a caratterizzare una situazione disarmonica o statica. Possono essere temi di denuncia sociale, interrogativi metafisici, situazioni individuali patologiche o grottesche, fino ad affrontare i paradossi storici o scientifici.

La sinossi è un espediente per portare in luce un fattore fondamentale: la realtà non esiste così come la percepiamo; la realtà è un sogno da cui dobbiamo svegliarci. Il teatro è un mezzo per svegliarci dal sogno e per farci intuire ciò che sta al di là di esso. Una vera e propria visione sciamanica.

Gli spettacoli possono apparire a prima vista incomprensibili, ma poi susciteranno curiosità e domande, fino ad un coinvolgimento totale del pubblico. Per assurdo potremmo dire che il vero teatro inizia alla fine dello spettacolo, quando attori e spettatori si confrontano e analizzano insieme i simbolismi e gli archetipi della rappresentazione, fino a divenire tutti quanti parte attiva di uno spettacolo che interpreta tutta l’esistenza, senza più confini.

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