Leggende e Tradizioni

Si fa presto a dire Pagano...

Stampa E-mail
07 Luglio 2026
La copertina del Cahier Paganesimo vivo. Sacro e profano nella tradizione popolare
La copertina del Cahier “Paganesimo vivo. Sacro e profano nella tradizione popolare”


L’occasione di questa breve riflessione scaturisce dalla recente pubblicazione di Paganesimo vivo. Sacro e profano nella tradizione popolare della serie “Les Cahiers du Graal”. Cosa intendiamo oggi per pagano? Il termine in sé è molto ambiguo, poiché presenta valenze semantiche gianiformi; infatti dipende molto da quale punto lo si osserva: può quindi verificarsi che quanto sia pagano per qualcuno non lo sia per altri e viceversa.

Va subito detto che pagano è un termine identificativo che ha trovato la sua affermazione in seno al Cristianesimo: nelle altre religioni si preferisce utilizzare modi diversi per indicare chi è all’esterno della religione professata. In genere si ricorre a termini come “infedele”, escluso dal sacro attraverso riferimenti etnici e culturali, frequente anche il riferimento all’impurità.

Pagano deriva da pagus, vocabolo latino che indica un villaggio con il suo territorio. Pagus, nella sua accezione “burocratica”, tendente a identificare un’area esterna alle città, assumeva anche connotazioni connesse al rito e alla religione: infatti nelle fonti antiche sono noti i paganalia, cioè le feste dei contadini che nei primi secoli del Cristianesimo erano viste dalla Chiesa nascente come manifestazioni in forte contrapposizione al culto ufficiale e via via divenuti humus per favorire le credenze sul culto del diavolo.

Linearmente quindi, poiché nelle campagne gli antichi riti sopravvissero più a lungo, i loro cultori vennero chiamati pagani. Tali manifestazioni si protrassero ben oltre Costantino e Teodosio, trovando la loro roccaforte nella cultura agro-pastorale poiché più impermeabile alle nuove forme di culto. Tutto ciò non solo per motivazioni eminentemente cultuali, ma soprattutto culturali: infatti la perdita della propria tradizione religiosa corrisponde alla perdita di identità, con le dirette conseguenze sul piano sociale.

Va ancora aggiunto che la separazione tra oppida (cittadini, cristiani) e pagani (contadini legati agli antichi riti) conferma la nota dicotomia Cultura / Natura ponendo in evidenza lo scontro, sul piano della religione, tra modernismo e arcaismo, tra presente e passato, dando sostanza ad un conflitto socio-culturale alimentato dal meccanismo cultuale.

Nel XIX secolo la presenza, all’interno della tradizione folklorica, di esperienze rituali e cultuali che evocano memorie culturali molto antiche, certamente precristiane, è stata l’occasione per porre in rilievo l’atteggiamento oscurantista del Cristianesimo, effettuando una sorta di forzatura interpretativa non obiettiva e condizionata ideologicamente. Un modello che oggi rintracciamo nelle attuali correnti “neo-pagane”, in cui si innestano esperienze più o meno consapevoli che vanno dal cosiddetto “neo-sciamanismo” alla Wicca.

San Massimo, primo vescovo di Torino, in un dipinto di Michele Cusa, 1840
San Massimo, primo vescovo di Torino, in un dipinto di Michele Cusa, 1840

Va obiettivamente osservato che oggi il paganesimo è “di moda”: si tratta, nella prevalenza dei casi, di un paganesimo “fai da te”, in linea con le più puerili “ricerche di spiritualità” effettuate quasi sempre con la chiara intenzione di andare contro il Cristianesimo. Tra i cosiddetti “neo-pagani”, con i loro riti frutto di un sincretismo irrazionale che usa il celtismo (o presunto tale) come ingrediente per ogni manifestazione, vanno posti quei gruppi in cui spesso tutto finisce con mangiate e bevute, danze intorno al fuoco e patetiche evocazioni della “dea”.

Tra il neo-paganesimo che fa tendenza, vanno posti quei gruppi che hanno la pretesa di ridisegnare la storia dell’eresia, trovando in un’antistorica icona della strega un punto di riferimento fino ad evocarne l’immagine, quasi si trattasse di una divinità.

In genere, i neo-pagani e i loro cloni, come ad esempio gli adepti della Wicca (antica espressione anglosassone per “stregone”, maschile di wicce, “strega”), danno vita ad un mix fantasioso, totalmente privo di rigore filologico.

Seguendo l’atteggiamento tipico di un Romanticismo completamente slacciato da ogni base storica, i neo-pagani perseguono la pratica di “medievalizzare” la leggenda seguendo un’impostazione tipica del fantasy fino ad elevare fate, gnomi e folletti alla stregua delle divinità. Pagane, naturalmente.

Diverso, molto diverso, il “pagano” del folklore, in cui sono spesso rinvenibili esperienze rituali e pratiche che evocano memorie culturali.

Osserviamo comunque che nelle culture tradizionalmente più chiuse e legate al patrimonio atavico autoctono, la persistenza di motivi rituali precristiani è maggiormente evidente.

Tale persistenza è generata non solo da motivazioni di ordine culturale, ma principalmente dalla volontà di non perdere il contatto con un'identità autonoma, non intaccata dalle influenze cultuali esterne.

Si ha comunque traccia di innumerevoli azioni distruttive dei templi pagani, confermate da fonti tardo antiche e medievali (sermoni, lettere, bolle, ecc.). Emblematici in questo senso i Sermoni del vescovo torinese San Massimo (IV-V secolo): “In realtà fatta eccezione di pochi devoti, difficilmente la campagna di ciascuno risulta incontaminata dagli idoli; difficilmente un possedimento si può ritenere immune dal culto dei demoni” (Sermone 91).

L’Orso delle piume di Magliano Alfieri (CN)
L’Orso delle piume di Magliano Alfieri (CN)

Per quanto riguarda la sovrapposizione cultuale effettuata dalla Chiesa delle origini, bisogna dire che questa azione non va intesa come una ricerca di analogia, ma come occultamento dei temi pagani.

La sovrapposizione di questi temi è garantita dalla religiosità e dal folklore, che ne propongono un’intensità diversa, non di rado in netto contrasto con il dogmatismo cristiano e pertanto ulteriormente demonizzabile.

La rielaborazione di un primitivo significato pagano nasce dalla necessità di continuare ad utilizzare un tema, una figura, una pratica rituale, senza stravolgerne l'aspetto formale, ma ricostruendone totalmente il significato simbolico. La dicotomia tra bene e male, tra divino e diabolico, si fa quindi più fragile e la definizione dei ruoli è spesso snaturata.

Non va dimenticato che spesso il Cristianesimo ha rivestito strutture pagane, conservandone alcuni aspetti, pur ricodificandone le prerogative simboliche. Le maglie di questo rivestimento sono però particolarmente larghe in seno alla religiosità popolare, in cui il sostrato pagano risulta evidente in tutta una serie di manifestazioni. Basti pensare a certi culti dei santi patroni, o ad alcuni rituali funebri, alle processioni, ecc. Tutto un patrimonio di cultura che si traduce in forme rituali extracanoniche, dominate dal bisogno antropocentrico di stabilire un dialogo “basso” tra uomo e divinità.

Il tema della presenza pagana come spettro del passato destinato a rievocare le immagini della cultura delle origini, ebbe una sua vitalità anche in periodi più recenti, quando, in apparenza, le tradizioni precristiane avrebbero dovuto essere null'altro che un'eco quasi estinta.

L'idea che gli antichi dei pagani in esilio vivessero negli angoli oscuri e celati del mondo occidentale, spesso sotto mentite spoglie, si diffuse all’interno della cultura rinascimentale.

Trovò poi nel Romanticismo una propria affermazione, con motivazioni tendenti soprattutto a porre in rilievo il ruolo spirituale presente in nuce all'interno delle ideologie di origine pagana.

Gli dei in esilio del Rinascimento, di fatto possono essere visti come una rilettura dell'universo pagano che non può morire, e neppure essere dimenticato, in quanto depositario di un patrimonio cultuale capace di rispondere ad alcune istanze filosofiche o poetiche (oggi diremmo socio-antropologiche o psicologiche) dell'inquieto essere evoluto, insoddisfatto del proprio antropocentrismo.

Scivolata rituale su pietra al fine di favorire la fertilità
Scivolata” rituale su pietra al fine di favorire la fertilità

Nella estremizzazione illuminista, per certi versi colpevole di alcuni paradossi interpretativi, le espressioni del paganesimo sono state quasi sempre aggregate alle scienze occulte, all'astrologia e all'alchimia, con intonazioni tendenti ad amalgamare al generico universo della magia, tutto un patrimonio che andava ripensato, ricollocato nell'ambito originario, per salvaguardarne così, l'integrità dagli inquinamenti esterni.

Jung sosteneva che il carattere arcaico e fondamentalmente pagano dell'uomo europeo si è mantenuto abbastanza inalterato nel corso dell'era cristiana. Questa caratteristica può essere rinvenibile in molte delle nostre superstizioni, come nella ricerca di strade alternative per suggerire comunque una risposta e tentare di colmare le angosce che scaturiscono dallo stato di homo travolto dalle sue ataviche incertezze.




Massimo Centini è laureato in Antropologia Culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Si è rivolto in più occasioni alla tradizione popolare, dedicandole ricerche e studi pubblicati con numerosi editori italiani (Mondadori, Rusconi, Newton & Compton, San Paolo, Accademia Vis Vitalis, YUME Edizioni e altri). Ha insegnato Storia della criminologia al M.U.A. di Bolzano ed è docente di Antropologia culturale presso la Fondazione Università Popolare di Torino.


 “Paganesimo vivo. Sacro e profano nella tradizione popolare” di Massimo Centini è stato pubblicato dalle Edizioni Triskel nella Collana “Les Cahiers du Graal”. La presentazione dell’opera è avvenuta il 23 maggio scorso presso il Club del Garage di Arte & Cultura in Torino, a cura dell’autore e con l’introduzione di Rosalba Nattero, Presidente della Ecospirituality Foundation.


Le immagini presenti nell’articolo sono tratte da “Paganesimo vivo. Sacro e profano nella tradizione popolare”.

 

Seguici su:

Seguici su Facebook Seguici su YouTube


Arrivederci, Giancarlo! 

Arrivederci, Giancarlo!