Animalismo

Contro la Corrida in bicicletta

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01 Agosto 2016
 La partenza del Basta Corrida Veg Tour 2016 in presenza dei volontari delle associazioni SOS Gaia, LEAL e di altri attivisti e amici
La partenza del Basta Corrida Veg Tour 2016 in presenza dei volontari delle associazioni SOS Gaia, LEAL e di altri attivisti e amici

Un tour di 2.700 km da Torino a Madrid per dire no alla corrida


Lunedì 1° agosto è partito il Basta Corrida Veg Tour 2016, il più importante presidio informativo itinerante contro la pratica della corrida. Il tour è partito da Torino alla presenza di amici, attivisti e parlamentari. Dal 1° al 17 agosto 2016 si svolgono le 17 date della terza edizione di questo evento, organizzato da "Bike for Animals", di cui Paolo Barbon si è assunto la responsabilità organizzativa con il sostegno di LEAL Lega Antivivisezionista, di SOS Gaia e altre associazioni animaliste europee.
Un tour in bicicletta partito da Torino, con tappe a Veynes, Ales, Nimes, Lunel, Montpellier, Beziers, Port Vendres, Barcellona, Amposta, Castellon de la Plana, Valencia, Alicante, Aguilas, Almeria, Malaga, Sevilla, Caceres, Madrid. La tappa finale è stata prevista proprio nella capitale che ospita la più grande arena del mondo e ad accogliere i ciclisti vegani e antitaurini ci saranno attivisti spagnoli e stampa locale.
Monica Fontana, responsabile LEAL di Torino, ha dato ufficialmente il via a questo tour, più di 2.700 Km in bicicletta per protestare contro la tauromachia e contro le perreras, i famigerati canili spagnoli. In ogni città sede di tappa si terranno manifestazioni informative e di protesta contro la corrida, in collaborazione con le associazioni francesi e spagnole per la protezione animali. Previsti anche incontri con i volontari per consegnare gli aiuti raccolti in Italia da Paolo Barbon e destinati ai cani delle perreras.
I due ciclisti, l'italiano Paolo Barbon e lo spagnolo Pedro Jesús López-Toribio, sono partiti da Torino e guideranno una squadra che si ingrandirà lungo la strada, per percorrere 2.700 km in 17 tappe da Torino a Madrid.  Un percorso durante il quale si terrano presidi informativi e di protesta contro l’abominevole pratica della tauromachia.

 Gli atleti alla partenza: l'italiano Paolo Barbon e lo spagnolo Pedro Jesús López-Toribio
Gli atleti alla partenza: l'italiano Paolo Barbon e lo spagnolo Pedro Jesús López-Toribio

Alla partenza degli atleti erano presenti un folto numero di volontari delle due associazioni LEAL e SOS Gaia oltre ad amici e attivisti locali.

Sono intervenuti, oltre alla responsabile LEAL Torino Monica Fontana, il presidente nazionale di LEAL Gianmarco Prampolini e la parlamentare europea M5S Eleonora Evi i quali hanno presentato ufficialmente la nuova petizione europea per l'abolizione della corrida e dei finanziamenti UE ai tori da combattimento. Gianmarco Prampolini ha ricordato che 100mila tori vengono uccisi ogni anno per spettacoli di tauromachia, spettacoli finanziati con il contributo dei fondi europei che contribuiscono a mantenere in vita la corrida destinando a questo terribile mattatoio a cielo aperto 130 milioni di euro annui. Dice Prampolini: “Bisogna far sì che questa violenza non venga istigata nei ragazzini che già a sette anni cominciano a toreare e ad uccidere dei vitellini.”

Le torture della corrida cominciano per il toro già molto prima di entrare nell’arena. Non molti sanno infatti che il toro viene opportunamente “preparato” affinché il torero non possa fallire nel suo massacro. 24 ore prima di entrare nell’arena il toro viene rinchiuso al buio affinché al momento della liberazione la luce e le grida degli spettatori lo impauriscano e lo spingano a saltare le barriere per fuggire. L’immagine che viene data al pubblico è quella del toro feroce che vuole attaccare, ma in realtà il toro vorrebbe solo scappare. Gli vengono tagliate le corna per proteggere il torero. Per ore ai tori vengono lasciati attaccati al collo sacchi di sabbia pesante. Il toro viene drogato, sedato e sottoposto a purghe e digiuno per indebolirlo e ridurlo in stato confusionale. Nei suoi occhi viene immesso del grasso per rendere difficile la vista e nella bocca viene introdotta una sostanza che pizzica che gli impedisce di stare tranquillo. In questo modo al torero non spetterà altro che fare la figura dell’eroe per aver avuto la meglio su un grande animale inebetito dal dolore e dallo sfinimento.

Ai cani e i gatti rinchiusi nelle “perreras” (i canili comunali spagnoli) non è destinata una sorte migliore: i randagi vengono tenuti in condizioni terribili in attesa di essere soppressi tra atroci sofferenze, a volte addirittura a bastonate o cremati vivi perché sono metodi più economici dell’eutanasia classica.

Sono atrocità insopportabili per chiunque abbia un minimo di sensibilità, ed eventi come il Basta Corrida Veg Tour, supportato da attivisti animalisti, parlamentari e comuni cittadini, dimostrano che si sta creando una sempre maggiore consapevolezza che a tutta questa sofferenza gratuita nei confronti di esseri senzienti si deve porre fine.

Insieme all’europarlamentare Eleonora Evi, notoriamente già  impegnata in Parlamento nella battaglia per l’abolizione della corrida, sono intervenute per sostenere la causa Chiara Giacosa del Consiglio Comunale di Torino e Francesca Frediani del Consiglio Regione Piemonte.

Il saluto festoso dei sostenitori
Il saluto festoso dei sostenitori

RAI 3 ha realizzato un servizio andato in onda al TG e l’Ufficio Comunicazione di SOS Gaia ha documentato l’evento con reportage video e foto.

Paolo Barbon e Pedro Jesús López-Toribio, sportivi e vegani, hanno ribadito come la loro determinazione nel combattere l’ingiustizia della corrida sia incominciata con la visione da bambini di un traumatizzante reportage televisivo che mostravano un’arena con il toro ferito, tormentato, oltraggiato e poi ucciso.

Abbiamo intervistato Paolo Barbon, organizzatore di questa terza edizione.


Paolo, parlaci di questo importante evento.

Il Basta Corrida Veg Tour è alla sua terza edizione, la prima è stata nel 2012, la seconda nel 2014, e si tratta di una manifestazione itinerante, a sfondo chiaramente animalista, di condanna alla corrida e di condanna  alle perreras, i canili lager spagnoli. In particolar modo quest’anno praticamente mantenendo lo stesso tracciato, abbiamo allungato il percorso di qualche centinaio di chilometri e aumentato di una tappa perché il tour partirà da Torino e dopo 17 giorni finirà a Madrid. Rispetto alle edizioni del 2012 e 2014, si tratta di un’iniziativa mediatica volta a muovere le coscienze, a fare ragionare le persone sul tema corrida, sul tema tauromachia. In ogni città sede di tappa, con le associazioni locali di protezione animali, con i volontari e gli attivisti, francesi prima spagnoli poi, terremo delle manifestazioni, dei sit-in, dei presidi davanti alle arene appunto per sensibilizzare le persone. Il tema ciclistico è stato scelto perché la bici oltre ad essere un mezzo, il “mezzo  più ecologico”, colpisce l’attenzione perché sicuramente sia i francesi che gli spagnoli diranno, come hanno detto già negli scorsi anni: “com’è possibile che queste persone invece di andare al mare vengono a manifestare qui in una nazione che non è la loro, quando a casa loro la corrida non c’è…”


Le 17 tappe del tour
Le 17 tappe del tour

In effetti molti obiettano che da noi non c’è la corrida, quindi perché occuparsene… senza valutare che se non uniamo le forze gli abomini contro gli animali con li fermeremo mai!

Certo assolutamente. Anche se non succede a casa nostra, con i fondi europei, pagati con le nostre buste paga, finanziamo il Ministero dell’Agricoltura che a sua volta gira questi soldi ai ganaderos, gli allevatori, quindi indirettamente anche noi finanziamo la corrida, e questo noi non lo vogliamo.


E’ una situazione orribile la sorte a cui sono destinati i tori nelle corride. Secondo te, che ti sei preso a cuore questo problema, c’è la speranza che venga abolita?

Indubbiamente. Per esempio a Tordesillas dove ogni anno si teneva a settembre il “Toro de la Vega”, quest’anno l’evento non si farà, perché le pressioni mondiali hanno fatto sì che l’amministrazione abbia dovuto cedere ad una legge che la provincia di Castiglia e León ha emanato per la quale si prevede che il toro e nessun altro animale possa essere torturato, possa essere infilato con le lance in pubblico, e quindi giacché lo scopo del Toro de la Vega era quello, quest’anno il Toro de la Vega non si farà. Era già successo nel ’63 in epoca franchista e adesso si è ripetuto. All’epoca, nel ’63, era una questione di immagine, Franco non voleva che si parlasse male della Spagna e quindi aveva abolito queste manifestazioni e tante altre, ma non la corrida.


Ma non la corrida, perché la corrida è una “tradizione”, e con la scusa della tradizione viene fatto accettare qualsiasi nefandezza.

La corrida è un grande inganno, innanzitutto per la creatura che subisce, quindi per il toro che viene preparato prima e che quindi entra in arena in certe condizioni. Se il toro entrasse in arena al 100% delle sue condizioni e potenzialità non ci sarebbe storia, un animale da 600-700 kg che viaggia a 40-50 km. all’ora possiamo immaginare che fine possa far fare al torero, mentre invece il toro viene “preparato” prima per renderlo inoffensivo, ecco perché la corrida è un grande inganno, ed è un grande inganno nei confronti di chi la va a vedere e pensa di vedere uno spettacolo valoroso, mentre invece è semplicemente una vergogna.

www.sos-gaia.org
www.leal.it




 

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