Animalismo

Non ci sarà uno Zoo a Torino! Storia di un anno di lotta

Stampa E-mail
30 Dicembre 2017
|
La manifestazione nazionale del 27 maggio organizzata a Torino dal Comitato “NO agli ZOO” a cui hanno partecipato più di duemila persone
La manifestazione nazionale del 27 maggio organizzata a Torino dal Comitato “NO agli ZOO” a cui hanno partecipato più di duemila persone

Una grande vittoria per i diritti degli animali. Le associazioni che dal gennaio scorso hanno condotto una battaglia incessante scandita dallo slogan “Noi non ci fermeremo” ora vedono premiati i loro sforzi


Quando all’inizio dell’anno che sta per finire abbiamo costituito il Comitato “NO agli ZOO” è stato un po’ come iniziare una lotta contro i mulini a vento. La battaglia ormai era data per persa, tutti erano convinti che la riapertura dello zoo a Torino in Parco Michelotti fosse inevitabile.

Le associazioni che da anni stavano conducendo una protesta cercando ogni possibile punto debole per ostacolare il progetto che avrebbe visto nuovamente gli animali in prigione senza colpa, e proprio nel Parco Michelotti, lo stesso luogo dove trent’anni fa era stato chiuso lo zoo, sembravano ormai rassegnate a un’evidenza che dava per scontata la dura realtà: lo zoo non si poteva fermare.

Ma non potevamo arrenderci all’idea che la nostra città vedesse nuovamente lo spettacolo tristissimo di animali detenuti, estrapolati dal loro habitat e costretti a una vita che non è la loro. La chiusura dello zoo di Torino aveva rappresentato una grande conquista per i diritti degli animali, ed ora, tre decadi dopo, in un’altra epoca, si parlava di riaprire lo zoo? No, non era accettabile.

Abbiamo quindi deciso di tentare un’ultima carta: la fondazione del Comitato “NO agli ZOO” costituito dalle più rappresentative associazioni animaliste e ambientaliste nazionali. Il Comitato nel gennaio 2017 ha intrapreso la Campagna “No Zoo 2017”, un progetto che, alla luce di quanto è accaduto in questi giorni, è stato profetico in quanto ha compiuto la sua missione e chiuso l’anno con un grandissimo e inaspettato successo.

 Il presidio di ottobre in Piazza della Gran Madre a Torino
Il presidio di ottobre in Piazza della Gran Madre a Torino

Dall’inizio dell’anno i delegati delle associazioni ENPA, LAC, LAV, LEAL, LEGAMBIENTE Circolo L’Aquilone, LIDA, OIPA, PRO NATURA Torino e SOS Gaia che compongono il Comitato “NO agli ZOO” hanno portato avanti un’azione costante per contrastare il progetto della riapertura dello zoo a Torino. Sono stati organizzati presidi, manifestazioni, incontri e dibattiti, raccolte firme, tavoli e gazebo nel centro di Torino e davanti al Parco Michelotti.

Non era contemplata l’idea di poter perdere la battaglia e si era pronti a continuarla anche negli anni a venire.

Ripercorrendo i passi salienti di questo anno di lotta, mi rendo conto che abbiamo passato 12 mesi tra colpi di scena, frustrazioni, esaltazioni, notizie che si accavallavano, in molti casi contraddittorie, incertezza totale fino all’ultimo.

Già nei nostri primi incontri di Comitato abbiamo pianificato un corteo nazionale per maggio che, visto a posteriori, avrebbe cambiato le sorti della battaglia rimettendo la posta in gioco.

Ma nel frattempo abbiamo cercato un contatto con le istituzioni locali: più volte è stato chiesto un incontro con la Sindaca di Torino Chiara Appendino, ma inutilmente. Abbiamo scritto a Beppe Grillo quale garante del Movimento 5 Stelle, con l’oggetto: “Torino non merita uno zoo, ovvero: il tradimento delle promesse elettorali”. Infatti, se è pur vero che l’amministrazione cittadina a guida M5S aveva ereditato questa scelta dall’amministrazione precedente, sembrava essersi perfettamente allineata al progetto, ostacolando ogni azione posta in essere dalle associazioni per fermare l’iter procedurale.

 Un momento del corteo del 27 maggio che ha invaso i viali del centro di Torino
Un momento del corteo del 27 maggio che ha invaso le vie del centro di Torino

Il “Programma di governo per la Città di Torino 2016 – 2021” della Giunta del Movimento 5 Stelle guidata da Chiara Appendino recita: “Vogliamo creare un sistema del verde e delle aree peri urbane integrate in un sistema unico della città, che sia fruibile da bambini, bambine e adulti e che aiuti a migliorare la qualità della vita di tutti.” Per quanto riguarda il benessere e la tutela degli animali vi si legge: “Noi ci impegniamo a promuovere una cultura del rispetto che riconosca tutti gli animali come soggetti di diritti.” E ancora: “Definizione di precise misure atte a sfavorire la detenzione a qualsiasi titolo di animali selvatici ed esotici in strutture fisse (vedi zoo, bioparchi) o temporanee.”

La privatizzazione del Parco Michelotti per la realizzazione di uno zoo con animali esotici detenuti andava pertanto in direzione esattamente contraria a tutte le promesse elettorali.

Il progetto prevedeva di concedere per 30 anni ad un privato un parco pubblico di grande valore a ridosso del centro storico, con ingresso a pagamento, in un’area dove sarebbero stati attrezzati una voliera e una “fattoria didattica” con animali domestici provenienti dai diversi continenti, più una biosfera dedicata all'ambiente tropicale ed ecosistema del Rio delle Amazzoni con animali esotici. Il tutto a ridosso della centrale Piazza Vittorio Veneto, considerata la zona della “movida”, con il conseguente traffico urbano. Il sito prescelto infatti era ancora il Parco Michelotti, un’area di grande pregio naturalistico situata sulle sponde del Po nel pieno centro della città, che da trent’anni attende di essere riaperta ai cittadini, e che rischiava invece di essere privatizzata.

Tuttavia alle nostre richieste di incontro con l’amministrazione comunale per discutere una eventuale collaborazione non veniva data risposta.

Eppure non c’era giorno che non ricevessimo manifestazioni di solidarietà. La petizione online in pochi mesi arrivava a oltre 28.000 firme. E informando i cittadini si aveva la sensazione che lo zoo non lo volesse nessuno, tuttavia del progetto se ne parlava solo tra “addetti ai lavori”: la maggior parte della gente non ne sapeva nulla. Il progetto pareva andare avanti in una sorta di silenzio-stampa.

 I primi firmatari della petizione “No alla riapertura dello zoo in Parco Michelotti” espongono le loro ragioni al Consiglio Comunale e alla stampa
I primi firmatari della petizione “No alla riapertura dello zoo in Parco Michelotti” espongono le loro ragioni al Consiglio Comunale e alla stampa

Frustrati per la mancanza di un minimo cenno di riscontro da parte della Sindaca o di chi per essa, abbiamo avuto un incontro fortuito al Salone del Libro di Torino: la Sindaca Appendino nel suo giro tra gli stand ha incontrato alcuni volontari di SOS Gaia che presenziavano con uno stand NO ZOO, e alle loro richieste di chiarimento sulla sua posizione ha affermato che lo zoo si sarebbe fatto perché non era più possibile fermare il progetto, sia per il principio della continuità amministrativa sia per via dei danni che la Città non si sarebbe potuta permettere in caso di recessione. Questo punto è stato smentito dalla dichiarazione di 15 tra i più noti Giuristi e professori universitari di Diritto italiani, primo firmatario Ugo Mattei, in cui si sosteneva l’infondatezza della paventata penale milionaria in caso di recessione dal progetto.

Tra i primi atti del Comitato, abbiamo attivato la petizione cartacea “No alla riapertura dello zoo in Parco Michelotti” che al raggiungimento delle 300 firme conferiva la prerogativa di accedere al “Diritto di Tribuna”, ossia un’audizione presso il Consiglio Comunale, alla presenza della stampa, per illustrare le nostre ragioni. Le firme raccolte in pochissimo tempo sono state 470. Abbiamo quindi reso note le nostre ragioni al Consiglio comunale e ai media, a pochi giorni dalla manifestazione nazionale del 27 maggio.

Siamo arrivati dunque a maggio, sempre più a ridosso della mobilitazione nazionale. Gli eventi incalzavano. Le associazioni promotrici si sono autotassate raccogliendo ben 6.000 euro, una cifra considerevole per degli enti senza scopo di lucro che vivono di donazioni, importo che hanno destinato a una grande operazione di propaganda: pubblicità sugli autobus, manifesti e poster in tutta Torino, locandinaggi. L’operato dei volontari che di notte tappezzavano tutta la città di manifesti NO ZOO caricava di entusiasmo e di speranza.

Il nostro battage aveva reso visibile il problema, e avevamo la percezione che la nostra battaglia fosse condivisa dalla maggior parte dei cittadini, nonostante il silenzio delle istituzioni e l’indifferenza dei media. Per fortuna nell’era del citizen journalism i giornali classici possono essere tranquillamente bypassati, ed abbiamo potuto dare ampia diffusione della notizia della manifestazione attraverso i Social, la rete e il passa-parola. Molti i personaggi che ci hanno sostenuto, tra questi: Licia Colò, Daniela Poggi, Roberto Accornero.

 I comizi davanti al Parco Michelotti al termine del corteo del 27 maggio. Da sinistra: Alessandro Piacenza (OIPA), il giurista Ugo Mattei, Roberto Piana (LAC), Luciano Bauco (LIDA), Rosalba Nattero (SOS Gaia)
I comizi davanti al Parco Michelotti al termine del corteo del 27 maggio. Da sinistra: Alessandro Piacenza (OIPA), il giurista Ugo Mattei, Roberto Piana (LAC), Luciano Bauco (LIDA), Rosalba Nattero (SOS Gaia)

Arriviamo quindi al fatidico sabato 27 maggio, data storica che avrebbe cambiato radicalmente le sorti della battaglia.

Se fino ad aprile la sensazione era che comunque lo zoo si sarebbe fatto, da maggio in poi la bilancia ha incominciato a pendere dalla nostra parte e il vento è cambiato. I manifesti per tutta Torino, i poster 6 metri per tre, le pubblicità sugli autobus… tutto faceva capire che stava succedendo qualcosa che non era mai successo prima, nella storia della protesta. Si capiva che facevamo sul serio e che non ci saremmo fermati.

Siamo arrivati a sabato 27 maggio con una certa apprensione: sarebbe stato un flop? Ci sarebbero state contestazioni, disordini? Quando alle 14 ci siamo radunati nel luogo dell’appuntamento, in Piazza XVIII Dicembre, subito abbiamo avuto l’impressione che ci fosse poca gente. E i soliti gufi hanno cominciato a parlare di flop. Poi pian piano la gente è arrivata, tanta, da tutta Italia. Ci siamo messi in marcia e il numero dei manifestanti è via via cresciuto man mano che si svolgeva il corteo. Una folla colorata, composta, pacifica e festante ha percorso il tragitto dalla Stazione di Porta Susa fino a Parco Michelotti. Persone di tutte le età, bambini, tanti cani. Una giornata di festa, una manifestazione che ha visto la partecipazione spontanea dei cittadini come non si vedeva da tempo. Persone che si univano a noi e creavano slogan e cartelli improvvisati all’insegna di “NO ZOO A TORINO!”

Il nostro Comitato aveva allestito due furgoni per la diffusione della musica, degli slogan e dei comizi improvvisati. Le forze dell’ordine, con la collaborazione dei nostri servizi d’ordine, hanno tutelato il corteo che si è svolto senza intoppi di alcun genere.

 Un momento del presidio di ottobre in Piazza della Gran Madre
Un momento del presidio di ottobre in Piazza della Gran Madre

I manifestanti erano più di 2.000, nonostante sui giornali si sia parlato di cifre che oscillavano tra le centinaia e il migliaio. Ma noi c’eravamo, e sappiamo contare.

Il corteo è terminato davanti a Parco Michelotti, oggi più che mai luogo-simbolo della liberazione animale, con i comizi dei presidenti e delegati delle associazioni promotrici che si chiudevano con lo slogan “Noi non ci fermeremo!”

Abbiamo concluso quella giornata storica con danze improvvisate al suono dei tamburi a cui molti manifestanti si sono uniti spontaneamente, finalmente lasciandoci andare a gioia e sollievo.

Tuttavia eravamo ben coscienti delle forze che avremmo avuto contro. Nonostante l’indubbio successo della manifestazione, sapevamo di lottare contro dei colossi. Un gruppo di associazioni di volontariato animato solo da principi idealistici cosa può fare nel confronto con enormi interessi economici e strategie politiche e mediatiche?

Sapevamo anche che il pericolo più grande sarebbe stata l’indifferenza. Un corteo, per quanto riuscitissimo, viene presto dimenticato se c’è l’interesse a farlo dimenticare.

Ma noi non ci siamo fermati e abbiamo fatto in modo che la nostra mobilitazione non venisse dimenticata, nonostante il disinteresse dei media. Abbiamo continuato con presidi, tavoli e gazebo informativi nel cuore della città. Abbiamo fatto comunicati stampa. Abbiamo attivato la nuova petizione popolare “NO ALLA RIAPERTURA DELLO ZOO DI TORINO” che in pochissimo tempo ha raccolto più di 7.000 firme cartacee di cittadini torinesi.

 I gazebo per la petizione che ha raccolto più di 7mila firme cartacee di cittadini torinesi
I gazebo per la petizione che ha raccolto più di 7mila firme cartacee di cittadini torinesi

Siamo arrivati ai primi di dicembre con un po’ più di speranza rispetto all’inizio dell’anno, del resto i lavori non erano ancora iniziati e un progetto vero e proprio non c’era ancora. Ma ci aspettavamo una lunga battaglia, che magari poteva protrarsi per anni, fatta sia di carta bollata sia di manifestazioni. Il ricorso al TAR presentato da un gruppo di associazioni, alcune delle quali poi confluite nel Comitato “NO agli ZOO”, in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione cautelare, della Determinazione Dirigenziale del Comune di Torino per i molti i profili di illegittimità riscontrati nella procedura, non era stato accettato pur non essendoci un giudizio nel merito, e si aspettava l’esito dell’appello al Consiglio di Stato. Insomma pensavamo fosse una battaglia estenuante che sarebbe andata per le lunghe. Ed eravamo più che pronti a combatterla.

E invece… pochi giorni prima di Natale, a sorpresa, la società “Zoom” - soggetto privato che già gestisce uno zoo in provincia di Torino, si ritira dichiarando: “Sono venuti meno i presupposti per questo percorso”. Una posizione impensabile solo fino a pochi mesi fa.

Tra le motivazioni che hanno determinato questo passo indietro, viene citata la strenua opposizione delle associazioni animaliste. Il corteo di maggio e le 7.000 firme hanno sicuramente fatto pesare il piatto della bilancia a nostro favore. È da sottolineare l’impegno del nuovo assessore all’Ambiente Alberto Unia nell’aver condotto in porto una delicata trattativa.

 Rosalba Nattero conclude la manifestazione del 27 maggio con lo slogan “Noi non ci fermeremo!”
Rosalba Nattero conclude la manifestazione del 27 maggio con lo slogan “Noi non ci fermeremo!”

La restituzione del Parco Michelotti ai cittadini era una componente importante della nostra lotta: infatti il Comitato “NO agli ZOO” vede schierate dalla stessa parte della barricata sia le associazioni animaliste che quelle ambientaliste, il che non è sempre così scontato.

“Riapriremo al più presto la vecchia area giochi per i bimbi - dice Unia - e inizieremo a progettare il futuro del parco per restituirlo ai cittadini”.

La Campagna “No Zoo 2017” chiude l’anno con la vittoria di tutte le associazioni e le singole persone che si sono battute per gli animali liberi e per la restituzione del Parco Michelotti ai cittadini. Un grande risultato per tutti coloro che hanno sostenuto la battaglia contro la riapertura dello zoo di Torino.

Ma soprattutto è una vittoria per i diritti degli animali. Torino non vedrà riaprirsi un luogo di detenzione per esseri senzienti senza colpa, e Parco Michelotti a buon diritto si riconfermerà quale simbolo della liberazione animale.

Ora è il momento di festeggiare. Il successo di questa battaglia può dare forza al mondo animalista e ambientalista e diventare un simbolo di speranza per tutti coloro che lottano per dare dignità ai nostri fratelli animali non umani.

Un mondo migliore è possibile!



La Storia della Protesta

www.sos-gaia.org/documentazione-campagna-no-zoo-2017-storia-della-protesta.html



La storia di un anno di lotta




La Manifestazione Nazionale del 27 maggio 2017




Il Presidio del 14 ottobre 2017




www.rosalbanattero.net

www.sos-gaia.org

|
 

Seguici su:

Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su YouTube