Animalismo

Una mamma gatta rapisce un cucciolo di barboncino

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22 Luglio 2013
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Pepi, la barboncina a cui la gatta ha rapito il cucciolo


Una gatta nera a cui erano stati tolti i piccoli per darli in adozione ha rapito un cucciolo di barboncino e se lo è portato via nei boschi, rendendo impossibile rintracciare sia lei che il cagnolino.

È successo il 19 luglio scorso a Caselette in provincia di Torino. Una barboncina nera aveva appena partorito tre cuccioli, uno dei quali morto. Poco dopo il parto, avvenuto nella cuccia in giardino, i proprietari della barboncina hanno visto un gatto nero, presumibilmente femmina, prendere uno dei due cuccioli e scappare via, senza riuscire a fermarla. L’hanno subito inseguita e l’inseguimento è durato tutta la notte, aiutati dai volontari di SOS Gaia che stanno seguento il caso. La gatta purtroppo si è infilata nella boscaglia vicina e si è resa irreperibile. Ogni tanto i volontari sentivano il pigolare del piccolo, ma al loro avvicinarsi subito lei si allontanava con il cucciolo.

La barboncina intanto, in preda al panico, ha subito nascosto l’altro cucciolo sotto una pietra, tanto che i proprietari hanno faticato a ritrovarlo. Il loro barboncino maschio, padre dei piccoli, dal momento del rapimento ha continuato ad abbaiare disperato per tutta la notte.

La barboncina è anziana aveva già avuto delle gravidanze immaginarie, ma poi insperabilmente era riuscita a partorire questa cucciolata.

Si presume che la gatta rapitrice abbia voluto compensare con il cucciolo di barboncino la perdita dei suoi gattini, probabilmente dati in adozione. Infatti i vicini dei proprietari dei barboncini avevano visto di recente aggirarsi nei paraggi una gatta nera incinta.

I volontari di SOS Gaia continuano a cercare la mamma gatta e il cucciolo di barboncino, e per aiutare entrambi lasciano periodicamente del cibo nel bosco, nei luoghi dove hanno avvertito il richiamo del cagnolino.

Questa storia drammatica, la cui sofferenza coinvolge più persone tra cani, gatti e umani, mette in luce una consuetudine considerata normale e all’ordine del giorno, ossia lo smembramento delle famiglie canine e feline. Anche gli animalisti più avanzati considerano perfettamente normale togliere i piccoli alle loro mamme, sia cagnette che gattine. Vengono lasciati i cuccioli con la madre tutt’al più per il periodo dello svezzamento, per poi darli in adozione.


Pepi allatta il suo cucciolo amorevolmente accudita dal padre del piccolo

Questo la dice lunga su quanta strada ci sia ancora da fare prima di arrivare a una vera parità uomo-animale.

Un simile comportamento sarebbe inaccettabile per una famiglia umana. Togliere i neonati alle madri è considerato contro natura. Eppure è perfettamente normale farlo con cani e gatti. Ma riusciamo anche solo lontanamente ad immaginare a quale dolore sottoponiamo una madre a cui vengono tolti i piccoli? E il dolore dei piccoli, che per lungo tempo non smettono di cercarla?

Sono soluzioni che adottiamo in buona fede, adducendo mille ragioni che appaiono di buon senso.

Ma poniamoci almeno una riflessione: perchè ci sembra normale farlo? Prima di separare dei cuccioli dalla loro mamma, condannandola a un dolore inimmaginabile, siamo proprio sicuri di aver tentato inutilmente di trovare altre soluzioni?

La gattina nera che ha rapito il cucciolo di barboncino probabilmente è stata spinta a farlo da un dolore che non riusciva a lenire in nessun altro modo. Ci auguriamo che lo allevi come un figlio, e che il suo esempio emblematico serva a far riflettere noi umani sulle nostre responsabilità.


www.sos-gaia.org

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