Esobiologia

Il fenomeno dell’Intelligenza

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14 Febbraio 2013
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I neuroni sono la base del pensiero e del processo evolutivo che porta al fenomeno dell’intelligenza

Una proprietà interiore apparentemente non quantificabile anima gli individui di ogni specie portandoli alla consapevolezza di sè stessi e della Natura in cui vivono


Come definire l’Intelligenza

Non è facile definire che cosa sia esattamente l'intelligenza. Sono stati proposti test riferiti al quoziente intellettivo degli individui, ma spesso essi si sono rivelati inadatti a definire correttamente il fenomeno dell’intelligenza, poiché troppo legati alla forma mentis di confronto dei suoi ideatori.

Inoltre, spesso si è confusa la capacità mnemonica dei soggetti di trattenere dati con la stessa qualità creativa dell’intelligenza.

Sino ad ora non è stato possibile quantificare l’intelligenza in qualche cosa di preciso. Si può osservare come essa sia in relazione alle funzioni del cervello. Tuttavia non è possibile circoscriverla alle specifiche competenze fisiologiche cerebrali e addirittura in occasioni particolari essa si mostra in grado di poterle trascendere.

L'intelligenza si presenta come un fenomeno astratto e non localizzabile nelle funzioni biologiche che consente tuttavia di potersi rapportare al meglio con l'ambiente e nell'esecuzione dei propri compiti. Possiamo definire come intelligente un individuo che ha la capacità di saper raccogliere dati utili alla risoluzione delle proprie necessità, di risolvere con successo e ottimizzazione i propri problemi, di trarre esperienza consapevole dagli eventi che gli capita di affrontare, e infine di essere in grado di rapportarsi in maniera ottimale con l'ambiente che lo circonda sulla base dell’esperienza ottenuta.

Come abbiamo detto l'intelligenza è un fenomeno legato all'attività del cervello. Considerando l'origine di questo possiamo stabilire un principio di universalità della vita intelligente nel cosmo. Un preciso processo filogenetico ha infatti portato la materia primordiale raccolta in una gigantesca nube primordiale, di gas e polveri, a condensarsi in un sistema solare, poi a costruire pianeti e infine a tradursi in molecole organiche che hanno in seguito portato alla costruzione del cervello umano.

Se si considera che nello spazio ci possano essere state o ci siano tuttora altre masse di materia disponibile, è altamente probabile che la vita intelligente possa essere un fenomeno specifico dell'evoluzione della materia presente nell'universo. Recenti osservazioni astrofisiche condotte con satelliti artificiali e speciali telescopi a infrarossi sembrano proprio confermare questa affascinante ipotesi. I riscontri non mancano. Nel 2004 è stato rilevato, in orbita intorno alla giovane nana bruna 2M1207 nella Costellazione dell'Hydra alla distanza di 230 anni luce dal Sole, un esopianeta con una massa cinque volte maggiore di Giove. La stella Vega, distante 25 anni luce dalla Terra, ha rivelato ad esempio di possedere intorno a sé un anello di materia molto simile a quello che precedette la formazione del sistema solare. Nella costellazione di Ofiuco invece è stata scoperta una stella, la VB-8B, che possiede un vero e proprio sistema solare di cui si è potuto osservare un pianeta delle dimensioni di Giove. E nel tempo le scoperte di altri numerosi sistemi solari hanno arricchito il panorama cosmologico dell’universo. Oggi si ha infine notizia della rilevazione di pianeti che con forti probabilità possiedono oceani e atmosfera. Di fronte a questi dati viene facile pensare che nell’universo si verifichino spontaneamente vere e proprie fasi dello stesso processo cosmico che ha portato alla comparsa dell'uomo nel nostro sistema solare. Se così fosse, con tutta probabilità la vita intelligente non sarebbe più una prerogativa del nostro pianeta e risulterebbe un fenomeno diffuso in tutto il cosmo.


Il mistero dell’Intelligenza


L’intelligenza caratterizza anche gli animali. Nella foto la gorilla Koko mentre esprime con il linguaggio dei segni il suo bisogno di dormire

L'intelligenza possiede una sua natura fenomenica ancora più interessante e misteriosa. Essa infatti manifesta la possibilità della trasformazione da una identificazione puramente biologica, come quella del cervello, in una qualità astratta, come quella del pensiero. E tale processo sembra non fermarsi qui, poiché esso prosegue oltre, verso una qualità sconosciuta dell'esistenza, quale è la coscienza di sé e delle cose.

Tuttavia tale coscienza può, a sua volta, andare ancora oltre la definizione cartesiana del “cogito ergo sum” e uscire dai parametri concettuali della mente e del pensiero, consentendo all'individuo di accedere ad una percezione della realtà ancora più intima e totale che non è più neppure semplice astrazione ma si riferisce alla percezione della natura reale dell’esistenza stessa. Ovvero ad accorgersi del mistero che è rappresentato dalla natura e che giustifica la stessa presenza dell’universo, ed a rapportarsi ad esso in una sintonia esperienziale che potremmo definire di natura mistica.

Le filosofie dei Popoli naturali, come ad esempio quelle degli antichi celti o dei nativi nordamericani, e in ultimo le filosofie illuministiche e orientali, hanno conosciuto e definito, già da tempo, questa esperienza di coscienza totale nell’esperienza del “Vuoto”.

Una qualità mistica di esistenza intesa come “la natura e la percezione esistente nel vuoto dei concetti”, possibile solamente al piano della coscienza dell’essere e dell’ambiente, definita anche nella qualità di “spirito”. Quest’ultima considerata come una ulteriore qualità della vita che trascende l'osservabile del sensibile ordinario. Una esperienza in cui i processi fisiologici del cervello giungono a rinnegare la stessa matrice materiale da cui sono scaturiti per dare all'individuo una libertà percettiva e creativa che non è più quantificabile da alcun strumento.

Se si accetta la realtà della possibilità esperienziale del “vuoto” concettuale, c'è da chiedersi a quale tipo di contatto possa condurre la ricerca dell'ipotesi esobiologica, così come l'abbiamo tracciata.

Il fenomeno dell'intelligenza si rivela infatti in questo caso come un evento che può essere interpretato da una scala di fasi di maturità individuale dei singoli soggetti. Di conseguenza, il contatto che potremo realizzare con altre forme di vita sarà subordinato alla misura e alla qualità dell'intelligenza che saremo riusciti a realizzare noi stessi, per primi.

Un contatto che non sarà più basato solamente sull’esternazione di forme geometriche e di numeri primi, ma sopratutto sullo scambio esperienziale sviluppato sul piano di una capacità cosciente di comprendere uno stesso mistero.

L’esperienza che accomuna tutti “Popoli naturali” del pianeta. Alieni involontari di un pianeta dominato dalla società maggioritaria che, nella costellazione delle proprie verità, ha perso il proprio legame con la natura e con il senso reale della manifestazione dell’universo.


I parametri di definizione dell’Intelligenza

Da sempre, nel corso della nostra vita, noi ci confrontiamo esperienzialmente negli affetti, nell'odio e nella ricerca con altri esseri umani. Ci pare che non si possa fare altrimenti, poiché non abbiamo altra occasione di poter interagire con l'esistenza. L'individuo che conosciamo, il nostro prossimo vicino o lontano che sia, rappresenta il solo interlocutore della nostra grande avventura di vita su questo pianeta.


Nella foto la gorilla Koko manifesta attraverso il linguaggio dei segni il suo sentimento di amore per i presenti

Nonostante tutto sappiamo ben poco dell'intimo essere di ciascuno dei nostri compagni di avventura, così come ben poco conosciamo a proposito di quel qualcosa che li anima ed in cui ci riconosciamo noi stessi.

L'individuo della specie umana non è un simulacro senza vita e senza segreti su cui poter proiettare con superficialità le nostre aspettative e ruoli emotivi. Egli è in grado di manifestare, indipendentemente dal nostro egocentrismo, una sconosciuta entità vitale interiore che emerge da chissà dove, per interloquire per sue misteriose qualità con l'esistenza.

Una entità vitale che si manifesta come quell'intelligenza che la moderna informatica intende replicare in circuiti elettronici a bordo dei computer della quinta generazione. Ma che cosa sia e che cosa rappresenti in realtà l'intelligenza è ancora un mistero da svelare per intero, e la scienza ritiene unanimemente di saperne ben poco.

In tal senso le definizioni di intelligenza si sprecano e ciascuna ritiene di essere la migliore.

Dal canto nostro possiamo avanzare un postulato che definisce l'intelligenza come nient'altro che una manifestazione della capacità interattiva del cervello umano con l'ambiente in cui esiste. Intendendo per questa la capacità di un certo quid, di venir fuori da una situazione di origine, che in primis si manifesta solamente di natura fisiologica, per assumere progressivi valori di “presenza cosciente” che si distaccano dalla materia stessa di origine per divenire sempre più astratti, rispetto a quella da cui provengono, sino al raggiungimento della consapevolezza cosciente.

Una presenza cosciente a se stessi e all’ambiente che possiamo definire come un preciso “stato percettivo di coscienza”.

Si può constatare come l'intelligenza, ovvero questo stato percettivo di coscienza individuale, non si manifesti in egual misura in tutti gli individui delle medesime specie viventi, consentendo di poter stabilire una specifica e gerarchica scala di valori di espressione.

Per tale motivo l'intelligenza è una manifestazione ambita della valutazione sociale ed è sempre stata sinonimo di riuscita nella vita e di possibilità di conquista di benessere personale. A suo tempo i fisiologi avevano pensato che l'intelligenza fosse legata, in misura proporzionale alle dimensioni del cervello, ma osservazioni recenti hanno dimostrato che il peso ed il volume non hanno alcuna incidenza sulla sua manifestazione. Più recentemente, gli psicologi hanno tentato di stabilire una valutazione quantitativa dell'intelligenza a mezzo di specifici test in grado di determinare il Q.I. degli esaminati. Ma anche questo tentativo, dopo una certa moda scientifica, è stato criticato e giudicato inefficace da più parti. Le perplessità maggiori nascevano dal fatto che i test erano preparati da esaminatori che si ponevano come misura campione a cui rapportarsi e quindi privi di significato assoluto. Altre critiche lamentavano il fatto che quanti preparavano i test condizionavano inevitabilmente i risultati secondo le loro aspettative culturali.

In questi ultimi anni la genetica ha poi tentato la riproduzione in vitro dell'intelligenza attraverso esperimenti di trasmissione genetica. Madri volontarie erano state fecondate artificialmente con il seme di uomini politici e di scienza considerati essere dei geni. Non si conosce per intero il risultato dell'esperimento, ma si sa che la percentuale della trasmissione è risultata assolutamente ridotta rispetto alle aspettative dei ricercatori.

L'intelligenza non è una entità tanto facile da afferrare e manipolare e la sua stessa identificazione è difficile e improbabile. Possiamo solamente osservare che si ottiene la sua massima manifestazione negli individui capaci di scorgere la qualità più intima della natura e di rapportarsi ad essa manifestando equilibrio personale e armonia creativa nell’interazione con gli altri e con l’ambiente.

Del resto se la sua natura appartiene alla espressione di un processo evolutivo iniziato dal big bang astrofisico, di per sé sufficientemente astratto, non dobbiamo stupircene troppo. La sua manifestazione non è un elemento stabile, ma si presenta in continuo mutamento tanto da sconvolgere ogni criterio di analisi.


L’esperienza dello stato di consapevolezza raggiunta con la meditazione rappresenta il piano più elevato della manifestazione del fenomeno dell’intelligenza

Noi possiamo osservare, anche nello stesso individuo esaminato, delle “finestre intellettive”, che si aprono su un momento della situazione cerebrale vissuta. Non ci sono Q.I. o geni che tengano. Accade che qualcosa sia in grado di stimolare o di inibire l'intelligenza, a priori delle previsioni cliniche. Un qualcosa che provoca la sua evoluzione qualitativa verso piani di assoluta coscienza che più nulla hanno a che fare con le funzioni fisiologiche del cervello.

L'intelligenza rappresenta un mistero affascinante che evidentemente è il riflesso di qualche cosa di molto più profondo e forse trascendente la comprensione ordinaria dell'individuo.

Possiamo solamente cercare di focalizzare meglio i quattro parametri, visti sopra, che riflettono l'attività creativa e interiore del fenomeno dell'intelligenza:

a) il primo di questi è rappresentato dalla capacità dell'ente senziente di raccogliere e organizzare dati utili, traendoli dall'ambiente in cui vive, secondo precise finalità, come quella di risolvere specifici problemi e secondo l’orizzonte percettivo dello stesso ambiente a cui si riferisce. Lo stereotipo di una massaia non andrà oltre l’interazione con l’ambiente domestico, mentre l’uomo politico estenderà la sua interazione con l’economia dell’intera nazione. Il filosofo tenderà alla percezione globale e totale del “vuoto” mistico dei saggi;

b) il secondo è riferibile alla capacità di risolvere in forma utile e ottimale i problemi che incontra nell'ambiente in cui vive e verso il quale si rapporta;

c) Il terzo è costituito dalla capacità dell'ente senziente di saper trarre esperienza utile dalle vicende vissute, che lo portano conseguentemente a ri-organizzare e ri-ottimizzare la raccolta dei dati utili. Esperienza che gli consente di acquisire uno stato percettivo definibile di coscienza, che lo porta a percepire se stesso e l’orizzonte interattivo dell’ambiente in cui vive;

d) il quarto e ultimo parametro è rappresentato dalla capacità di sviluppare, sulla base dell’esperienza consapevole acquisita, un rapporto interattivo di tipo ottimale con la totalità dell'ambiente. Rapporto che si svilupperà su un piano di maggiore globalità dell’ambiente in maniera direttamente proporzionale alla profondità del suo orizzonte percettivo di riferimento in cui trae dati utili.

Se si considera, e nulla sino ad oggi ci smentisce, che il fenomeno dell'evoluzione si possa manifestare con tutta facilità nell'intero universo, allora è ovvio ipotizzare l'intelligenza come un fenomeno che tende a evidenziarsi ovunque ci siano condizioni favorevoli a consentirglielo, tanto nello spazio immenso e profondo che intravediamo in un cielo stellato, quanto qui sul nostro stesso pianeta, tra le specie diverse dall'uomo.

L'intelligenza può prendere abiti biologici di ogni forma e di composizione chimica diversi tra di loro, ma rappresentare una costante di esperienza universale a mezzo della quale potersi intendere e realizzare una migliore conoscenza di se stessi e dell'immenso universo in cui si vive.

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