Indigenous Peoples

Gli Indigeni del Perù difendono il proprio patrimonio bioculturale

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14 Giugno 2011

Cerimonia Quechua per l’Inti Raymi, la celebrazione Inca dedicata al dio Sole che si svolge ogni anno in Perù in occasione del Solstizio d’Estate


“La Nazione Quechua sa che la cultura Inca è la sua storia, il suo passato, il suo presente, il suo futuro”


All’inizio di quest’anno, la popolazione Quechua, nella regione peruviana di Cuzco, ha intrapreso un progetto ambizioso: inviare 1.500 varietà di patate allo Svalbard Global Seed Vault, nel Circolo Polare Artico. Questa è la prima volta che una popolazione indigena invia il proprio contributo all’iniziativa; il deposito sotterraneo di semi ospita già oltre 90.000 campioni di semi provenienti da tutto il mondo.

Il 15 aprile, esattamente un mese dopo l’annuncio della donazione, il presidente peruviano Alan García ha firmato un decreto che consente l’importazione e la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) nel Paese.

In una conferenza stampa del Sacred Land Film Project, la scrittrice e produttrice Amberly Polidor ha affermato: “Questo decreto ufficiale rappresenta un rischio per la diversità genetica delle Ande peruviane, che comprende la coltura della pianta tuberosa a noi nota come patata”.

La patata, quarta coltura più importante al mondo, è stata coltivata dall’uomo per la prima volta in Perù, circa 10.000 anni fa. Questo tubero, considerato assai comune in Occidente, è ormai indissolubilmente legato all’identità Quechua, come il mais per i Maya, come dimostrato dal documentario “The Potato Park / Parque de la Papa”, della durata di 13 minuti.

Cuzco è il luogo di origine della patata e presenta il maggior numero di varietà di patate di tutto il mondo. Le comunità andine, custodi di questa specie vegetale, hanno lottato in difesa del proprio patrimonio bioculturale, schierandosi contro regimi politici che tendono ad anteporre i propri interessi commerciali a livello internazionale. La lotta è stata sostenuta dalle autorità locali, fra cui il governo regionale di Cuzco, e il numero di regioni che emettono decreti che proibiscono l’uso di OGM è aumentato fino a cinque. “Tutti gli sforzi compiuti negli ultimi 10 anni per la lotta agli OGM, finalizzata alla tutela delle colture peruviane non OGM di alta qualità, rischiano ora di essere vanificati”, sostiene Alejandro Argumedo della “Asociación para la Naturaleza y el Desarrollo Sostenible” (ANDES), ente onlus di Cuzco, in una lettera rivolta al Sacred Land Film Project.


La cerimonia peruviana per l’invio delle 1.500 varietà di patate al Circolo Polare Artico

La settimana scorsa, gli oppositori del decreto si sono riuniti a Lima per protestare. “Molti oppositori sostengono che lo Stato non abbia investito a sufficienza nei settori della ricerca e dello sviluppo e chiedono una moratoria di 15 anni sugli OGM, che consenta lo sviluppo di infrastrutture di ricerca adeguate per una corretta valutazione della possibilità di utilizzo di colture OGM”, spiega la Polidor.

Il Congresso del Perù discuterà di tale moratoria nell’ambito di un nuovo disegno di legge proposto. Nel frattempo, il ministro peruviano dell’agricoltura, Rafael Quevedo, ha recentemente rassegnato le sue dimissioni in seguito alle aspre critiche relative al suo sostegno alle colture OGM e al suo ruolo di direttore di una società che fa uso di organismi geneticamente modificati.

Ma le patate e gli OGM non sono certo le uniche cause di preoccupazione nelle Ande peruviane.

I leader della comunità Quechua dei Q’eros hanno recentemente impedito a un’équipe di genetisti di prelevare campioni di DNA dei membri della loro comunità nell’ambito del progetto Genographic del National Geographic, durante il quale sono stati raccolti campioni di DNA da persone di tutto il mondo.

Il progetto Genographic, il cui obiettivo è quello di raccogliere, analizzare e memorizzare 100.000 campioni di DNA delle popolazioni indigene di tutto il mondo per studiare le origini dell’uomo e le sue migrazioni, è stato a lungo guardato con sospetto e diffidenza dalle popolazioni indigene.

Questa è stata semplicemente la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’arrivo in Perù di un team incaricato di raccogliere campioni di DNA dalla popolazione Q’eros era stato previsto per il 7 maggio. I Q’eros, di cui si parla in un film di prossima uscita, Losing Sacred Ground, realizzato dal Sacred Land Film Project, sono un popolo sciamanico, fortemente legato alla tradizione, le cui genti si considerano gli ultimi discendenti degli Inca. Secondo un comunicato della Asociación para la Naturaleza y el Desarrollo Sostenible (ANDES), il progetto statunitense non ha previsto la consultazione con gli enti locali né con quelli regionali. Il coordinatore locale del progetto si è limitato a inviare una comunicazione di una pagina alle comunità, annunciando l’imminente visita.


Cuzco. La celebrazione dell’Inti Raymi raduna ogni anno migliaia di persone

La lettera, pubblicata da ANDES, invitava le famiglie a partecipare a una presentazione “divertente” dello studio, durante la quale sarebbero state proiettate “belle immagini”, nel tentativo di incoraggiare giovani e meno giovani ad offrire i loro campioni di DNA. “Grazie a quest’iniziativa”, prosegue la lettera, “i Q’eros potranno conoscere le proprie radici ancestrali ... la propria origine, risalente a secoli e secoli fa.”

Benito Machacca Apaza, presidente della comunità Hatun Q’eros, ha risposto, in un comunicato stampa di ANDES, che “La Nazione dei Q’eros sa che la cultura Inca è la sua storia, il suo passato, il suo presente, il suo futuro. Non abbiamo bisogno di ricerche genetiche per sapere chi siamo. Siamo Inca, lo siamo sempre stati e continueremo ad esserlo.”

Una delegazione di Q’eros ha esposto le proprie preoccupazioni alle autorità di Cuzco ottenendo, in ultima analisi, il loro appoggio, secondo quanto riportato da ANDES. Per la prima volta, le autorità locali peruviane hanno fatto valere un’ordinanza in difesa dell’integrità genetica dei propri cittadini. Le autorità sostengono infatti che la spedizione del progetto Genographic abbia violato un’ordinanza locale in materia di diversità biologica, la quale richiede prove autenticate dell’ottenimento di un consenso informato, insieme ad altri documenti, prima di poter prelevare campioni di DNA. In seguito alla decisione, il progetto Genographic ha rinviato la spedizione a data da destinarsi, finché non sarà fatta luce su quanto effettivamente accaduto.


http://intercontinentalcry.org


 

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