Indigenous Peoples

I Popoli indigeni della Guyana

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03 Settembre 2012
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Indigeni della Guyana. In Guyana esistono 6 etnie differenti di amerindi

Intervista al Ministro degli Affari Amerindi della Repubblica della Guyana


Dall’altra parte del mondo esistono realtà a noi lontane, che probabilmente rischieremmo di non conoscere mai se non capitasse l’occasione di parlare con qualcuno che ci introducesse all’interno della loro storia.

La Guyana è una repubblica dell’America meridionale che ha ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1970, da non confondere con la Guyana francese, dipartimento d’oltremare della Francia. La Guyana, con capitale Georgetown, si trova tra Venezuela, Suriname e Brasile.

Anche la Guyana, come tutti gli Stati americani, era abitata inizialmente dalle popolazioni indigene degli Amerindi. Termine che include nove tribù: Akawaios, Arawaks, Arecunas, Caribs, Macusis, Patamonas, Wai-wais, Wapisianas e Warraus.

Nel 1615 gli Olandesi sbarcarono sulle coste, iniziarono a costruire piantagioni di zucchero e cotone sulla costa e importarono schiavi dall’Africa per lavorarle. Seguirono i francesi e gli inglesi, che si stanziarono in altre parti del Paese, e anch’essi portarono schiavi per lavorare le piantagioni.
Alla fine del ’700, gli inglesi diedero vita alle colonie di Essequibo, Demerara e Berbice, che nel 1831 formarono la Guyana Britannica. Con il tempo gli schiavi noti come "maroon", che fuggivano ai loro padroni, si organizzarono in comunità rifugiandosi nelle foreste e mescolandosi agli indios. Con l'abolizione della schiavitù nel 1834 gli stessi maroon cominciarono a stanziarsi nelle aree urbane. Gli inglesi, per trovare altra forza lavoro, si rivolsero a lavoratori provenienti dall’Europa, dall’India e dalla Cina. Il 26 maggio 1966 la Guyana Britannica ottenne l’indipendenza dall’Inghilterra cambiando il nome in Guyana, termine amerindo che significa “la terra dalla molte acque”. Nel 23 febbraio 1970 la Guyana divenne una repubblica anche se rimase nell’ambito del Commonwealth. La Guyana viene chiamata anche la nazione dei 6 popoli perché è una società multietnica formata da sei razze con influenza di Amerindi, Europei, Cinesi, Indiani, Africani, Nordamericani con una conseguente società con molte sfaccettature.



Pauline Sukhai, Ministro degli Affari Amerindi della Repubblica della Guyana, durante una cerimonia ufficiale dedicata alla cultura indigena

Abbiamo incontrato all’ONU di Ginevra Pauline Sukhai, Ministro degli Affari Amerindi della Repubblica della Guyana, lei stessa indigena, con la quale abbiamo approfondito la situazione dei Popoli indigeni in Guyana.


Qual è la situazione dei Popoli indigeni in Guyana?

Credo che la situazione delle popolazioni indigene nel nostro paese abbia fatto progressi significativi. Per esempio c'è un rappresentante indigeno al Consiglio dei Ministri. Il ministro agli Affari Esteri del mio paese è una donna indigena; io stessa sono Ministro degli Affari Amerindi, o Affari Indigeni del mio paese. Quindi, a livello decisionale, credo sia stato fatto un passo in avanti molto significativo. Riguardo al coinvolgimento dei Popoli indigeni nel corpo della politica del nostro paese, nel mainstreaming dello sviluppo, anche qui giochiamo un ruolo chiave, a mio parere. Per esempio, nella sanità e nell'educazione, la maggioranza del personale è costituita da persone indigene provenienti dalla comunità e dai villaggi. Sono insegnanti, infermieri, addetti alla sanità, scelti dalla comunità. Il governo della Guyana è ancora alle prese con l'eradicazione della povertà, e certamente le comunità indigene ne sono state vittime, prima del 1992, con molta emarginazione e abbandono. Quindi, nel corso degli ultimi due decenni, uno degli obiettivi del nostro governo è stato quello di accontentare le richieste indigene. E credo sia proprio per questo modo di agire che siamo stati in grado di compiere tali progressi nella risoluzione dei problemi dei Popoli indigeni.


Quali misure adotta il Governo per proteggere l’identità dei Popoli indigeni della Guyana?

Riguardo alla cultura e le lingue, il nostro governo riconosce che gli Amerindi del litorale, i Popoli indigeni della costa, hanno perso tre lingue: l'Arawaks, il Caribs e il Warao. Ma ci sono sei nazioni indigene che parlano ancora la loro specifica lingua, e hanno mantenuto la maggior parte della loro cultura. Quindi, avendo riconosciuto anche questo aspetto, nel nostro piano strategico per i prossimi cinque anni e oltre, ci concentreremo sul rafforzare le lingue e la cultura. Il nostro paese ha un mese che è stato dichiarato Amerindian Heritage Month, Mese dell’Eredità Amerinda. Noi Amerindi abbiamo la possibilità di sottolineare, mettere a fuoco, dare priorità e coinvolgere la nazione con la cultura e il linguaggio, e anche di far riconoscere le personalità indigene che hanno dato un contributo alla Guyana o che hanno raggiunto dei risultati nei loro specifici settori. Quindi questo è quello che abbiamo fatto, e i risultati sono stati molto interessanti. Ad esempio, ogni anno la nazione è sempre più rispettosa, consapevole e partecipativa riguardo alle attività indigene nel corso dell’Amerindian Heritage Month. Dal piccolo evento che era all'inizio, è diventato ora un evento che coinvolge tutta la nazione e si trova anche sul calendario nazionale per il turismo, il che significa molto per la nostra immagine nell'affrontare le tematiche indigene.



Un gruppo di danzatori indigeni durante le celebrazioni dell’Amerindian Heritage Month che si tiene annualmente in tutta la Guyana

Quali sono invece le problematiche che i Popoli indigeni della Guyana stanno affrontando?

Accanto ai progressi, ci sono anche molte sfide, di cui non abbiamo paura di parlare. Geograficamente, le comunità indigene sono sparse nell'hinterland, e come governo affrontiamo le necessità e le differenti problematiche che colpiscono il nostro popolo, quindi riconosciamo le nostre sfide, ma prevediamo degli investimenti in aree che avranno un impatto positivo sullo sviluppo delle popolazioni indigene e sulla risoluzione dei loro problemi. Ad esempio possiamo vantarci di essere uno dei pochi Stati dove le popolazioni indigene sono riconosciute e localizzate, abbiamo concretamente fornito loro i titoli e demarcato le terre indigene. Fa parte della nostra costituzione, abbiamo una legislazione indigena che parla del processo di demarcazione delle terre Amerinde. Ovviamente aderiamo fortemente ai principi della libera partecipazione e del consenso della base. Siamo inoltre molto fieri della nostra legislazione, perché la legislazione indigena è stata sviluppata dagli stessi popoli indigeni, portata in parlamento dal governo, ed è stata dibattuta in maniera critica da tutti i membri del parlamento, sia del governo che dell'opposizione, ed è stata oggetto di scrutinio pubblico. Questo processo si è svolto lungo un periodo di quattro anni, quindi può immaginare quanto sia stato intenso e complesso il nostro approccio alla legislazione indigena che abbiamo in Guyana.


Quali sono i programmi futuri nell’ambito delle questioni Indigene?

Ci sono molte cose di cui possiamo parlare, ma alcuni dei programmi cruciali che stiamo portando avanti e cercando di realizzare riguardano l'educazione per i nostri studenti dell'hinterland. Nel 1992 c'era una sola scuola media che forniva accesso all'educazione agli studenti delle comunità dell'hinterland e dell'interno del paese, mentre oggi ne abbiamo 13 e credo che si tratti veramente di un grande balzo in avanti nel giro di due decenni, considerando anche la condizione economica in cui versava la Guyana vent'anni fa.


Rosalba Nattero intervista Pauline Sukhai, Ministro degli Affari Amerindi della Repubblica della Guyana, all’ONU di Ginevra

Un altro argomento su cui ci siamo concentrati fortemente, al fianco del sostegno e del mantenimento della vita e della cultura delle tradizioni indigene, è la trasformazione economica dei villaggi. Puoi avere tutti i miglioramenti sociali e dei servizi, puoi partecipare a livello politico, ma se come popolo indigeno non sei autosufficiente a livello economico, allora molti problemi continueranno ad affliggerti e rimarrai vulnerabile. Quindi abbiamo un progetto grandioso, un programma nazionale che si concentra su piani di sviluppo delle comunità, che riguardano l'educazione, la sanità, il governo dei villaggi, l'ambiente e così via. Abbiamo privilegiato i progetti, non come governo, ma sono stati i villaggi stessi a scegliere di dare priorità ai progetti immediati che vogliono siano realizzati. Il governo della Guyana ha stanziato più di 250 milioni di dollari quest'anno per realizzare questi progetti, questi soldi finanzieranno 166 progetti prioritari dei villaggi. I fondi provengono dai soldi che la Norvegia sta pagando alla Guyana per mantenere la nostra risorsa forestale. Come saprete, la Guyana sta perseguendo un'economia a basse emissioni di carbonio, all'interno di quel contesto e di quel concetto abbiamo una cosiddetta strategia di sviluppo a basse emissioni di carbonio, una strategia nazionale in cui abbiamo incluso anche una grande attenzione allo sviluppo delle popolazioni indigene.


Nell’ambito delle Nazioni Unite, quali sono i vostri obiettivi per la difesa dei Popoli indigeni?

La Guyana è stato uno dei 14 Paesi che hanno risposto al questionario dell'Expert Mechanism on the Rights of Indigenous Peoples (EMRIP). Partecipare a questa commissione dimostra l'impegno del nostro governo, per assicurarci di essere parte integrante del processo attraverso cui migliorare le condizioni dei Popoli indigeni. Sentiamo anche che le nostre esperienze e le informazioni, che possiamo confrontare e scambiare in questo contesto, rappresenteranno forse un modello che potrebbe essere in qualche modo replicato, anche se non c'è uno schema uguale per tutti. Ma vogliamo condividere le nostre esperienze con molti colleghi di ogni parte del mondo che stanno ancora combattendo per il riconoscimento dei diritti, della proprietà delle terre, delle normative per gestirle, per poter gestire gli affari indigeni in maniera autonoma, in definitiva per l’autodeterminazione. L'EMRIP, considerando tutti i contributi e gli interventi di tutti i Popoli indigeni e dei governi, rafforzerà la posizione delle richieste fatte per difendere i diritti dei Popoli indigeni.

Un'altra cosa in cui credo, non si tratta di una posizione del mio paese, ma di una considerazione personale, è che i gruppi, istituzioni e popoli indigeni debbano affrontare gli Stati membri riguardo alle loro problematiche.


Pauline Sukhai con Rosalba Nattero

Questo è uno dei modi in cui progredire, rispetto al conseguimento degli obiettivi che ti poni come popolo. Devi ingaggiare un dibattito, continuare a discutere, il metodo tradizionale di lotta è adeguato, ma non necessariamente l'unico modo. Quindi credo che questi incontri, questo in particolare, rafforzeranno l’azione dei membri dell'Expert Mechanism rispetto a come trattare le problematiche degli Indigenous Peoples. Questa è una delle conferenze internazionali dei Popoli indigeni, ma anche altri studi vengono svolti su come educare e rafforzare l'ONU stessa e su quale sia la posizione dei Popoli indigeni all'interno degli Stati. Specificatamente negli Stati dove sono stati realizzati questi studi.


Come crede che i Popoli indigeni possano proteggere le loro antiche tradizioni in questo mondo dominato dalle società maggioritarie?

Questa è una domanda difficile. Credo che quando sei economicamente indipendente, puoi raggiungere tutti gli obiettivi che ti poni come popolo. Ovviamente è giusto che i Popoli indigeni si mettano in gioco nello sviluppo di una società moderna, ma la protezione e la sicurezza per le culture e le lingue risiede in una partnership combinata tra i governi e i popoli indigeni. Per esempio la politica che abbiamo perseguito non scoraggia le popolazioni indigene dal partecipare alle nostre politiche o strategie nazionali, e nel mio Paese la nostra gente non ha alcuna opposizione verso lo sviluppo, al contrario crediamo che ci permetterà di mantenere e sostenere la nostra cultura e la nostra lingua, dandoci una migliore possibilità di farlo. Ovviamente ci sono posizioni contrastanti, ma credo che se sei economicamente autosufficiente come popolo allora puoi mantenere la tua lingua e la tua cultura, puoi anche permetterti di farle progredire ed evolvere. Perché con il progresso viene un cambiamento dinamico, non solo nel nostro modo di vivere, ma anche in termini di cultura. Possiamo superare gli aspetti che non sono totalmente positivi, e perfezionare quelli che vogliamo mantenere.

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