Leggende e Tradizioni

Branlou, il Carnevale di Mezzenile

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08 Marzo 2011
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L'"uomo selvatico" del Branlou

A Mezzenile, nelle Valli di Lanzo in Piemonte si celebra il Branlou, uno strano carnevale. Le origini di questa celebrazione sono antichissime, così come il significato del nome della festa.

La giornata del Branlou è una sorta di happening in cui i partecipanti attraversano il paese in maschera, fermandosi nelle varie piazzette, accompagnati da gruppi di cantori e musicisti che suonano allegre ballate tradizionali, da teatranti che mettono in scena divertenti pièces tra la folla, dalla banda del paese e da gruppi di danza francoprovenzali.

L’atmosfera è gioiosa e coinvolgente, si sente l’impronta di antiche tradizioni e la voglia di lasciarsi andare al gioco e alla libertà. I bambini, i ragazzi, gli adulti e gli anziani giocano insieme e si divertono senza confini generazionali, proprio come nelle tipiche feste celtiche.

E in effetti l’impronta delle tradizioni celtiche si sente, a cominciare dal nome.

Se chiedete ai partecipanti qual è il significato del “Branlou” vi parleranno di una festa in maschera in cui si prendono in giro tutte le figure tipiche del paese, ma difficilmente sapranno darvi indicazioni sul nome. A molti però non sfugge che la radice del nome, “bran”, ha origini celtiche. Bran è una divinità della mitologia celtica rappresentata sia come un corvo che come un gigante, ed è considerato il protettore dei Bardi. Bran è anche il nome di una antichissima usanza celtica che viene praticata ancora oggi in tutta Europa nel


I diavoli con la funzione di "disturbatori"

periodo di Imbolc (febbraio), in cui viene innalzato appunto il Bran, una struttura in legno a forma di albero, alta circa 2 metri e mezzo, ricoperta di fiori e grappoli d’uva, spighe di grano, con fiocchi e nastri colorati. Il Bran viene poi riutilizzato nella ricorrenza di Beltain, in maggio. Branlou è sinonimo di Lou Bran, cioè “il Bran”.

Tra le varie diramazioni che hanno preso gli antichi dialetti derivati dal gaelico, nella lingua francoprovenzale delle Valli di Lanzo (patois) esiste il termine brandou, che significa far festa, fare baccano, ed è usato soprattutto in tempo di Carnevale. “Andare in brando” è un termine che si usa ancora oggi e significa andare in giro in maschera e far festa durante il Carnevale.

Brandou, o Branlou, è anche una danza tra le più antiche oggi ricordate in valle, che nei secoli ha subìto delle modifiche dovute alle repressioni religiose: infatti per molto tempo fu messa al bando.

Le confessioni religiose erano fortemente ostili al ballo, ritenuto pericoloso per la promiscuità che poteva instaurarsi tra i ballerini in un’epoca in cui la separazione dei sessi caratterizzava rigorosamente le diverse manifestazioni della vita sociale. Nel medioevo, in Europa la Chiesa intervenne su tutte le celebrazioni che scandivano la vita sociale e familiare. Nascite, matrimoni e morti, le feste dei paesi, le associazioni giovanili, le opere assistenziali, le iniziative culturali, da quel momento in poi si svolsero sotto il controllo del clero.


La figura della "Masca"

Una vera e propria “riprogettazione” della vita sociale ed individuale.

Tuttavia è proprio nelle feste e nelle usanze che l’antico spirito improntato a una cultura di libertà riemerge. L’anima celtica riaffiora nelle danze, nella musica, negli usi e costumi, nelle celebrazioni. Il Carnevale, per sua natura una festa di carattere trasgressivo e goliardico, lascia spesso trapelare le origini pagane che ancora permeano tutta Europa. Se tracciassimo una mappa che collegasse le celebrazioni che si svolgono in questo periodo, tutte con similitudini di riti, costumi e usanze, scopriremmo quanto sia ancora viva la cultura in cui risiedono le origini dell’Europa.

Le maschere del Branlou di Mezzenile sono rivelatrici di queste origini. I personaggi principali sono quelli che maggiormente caratterizzano i ruoli legati al territorio di un paese di montagna: l’alpino, il vecchio e la vecchia (il vijej e la vijeja), gli sposi, il prete, i notabili, tutti quanti espressi in maniera grottesca, esasperata e trasgressiva. In mezzo alla moltitudine di maschere di ogni tipo, spiccano due diavoli rosso fiamma con le corna, mascherati in modo che non si intuisca l’identità, i quali hanno un ruolo al di fuori delle parti: fanno scherzi, disturbano, fanno schiamazzi, sono i disturbatori della festa.


Lo "Sciamano"

Ancora più emblematiche sono le masche e lo sciamano: le prime, sono delle signore travestite da vecchie streghe; lo sciamano è una creatura misteriosa, vestita di pelli e con le corna. Ma la maschera più impressionante è l’uomo selvatico: un essere interamente vestito di fogliame, rami, arbusti, che lascia trasparire solo gli occhi.

Questi elementi sono quelli che maggiormente caratterizzano la natura pagana del Branlou, e non a caso, le stesse maschere compaiono in altri Carnevali di tutta Europa.

Ogni anno il Branlou si svolge nell’arco di una intera giornata durante la quale si assiste ad un crescendo di eventi che culminano con balli e danze nella piazza del paese, in cui tutte le maschere, dopo aver fatto la processione per tutto il paese, ballano in cerchio girando per la piazza.

Anche quest’anno la celebrazione si è chiusa al ritmo della courènda con il gruppo folkloristico “Gli Scoiattoli di Mezzenile", nome in patois : Eul Béeres (gli scoiattoli).

Abbiamo chiesto all’organizzatore del Branlou, Sergio Pocchiola Viter, il significato di questa festa. Ci ha confermato che le origini sono antichissime. Branlou è tremolio, chiasso, un disturbo nella quiete della vita di tutti i giorni, ben interpretato dai due diavoli che hanno il ruolo di “disturbatori”.


Il Gruppo folkloristico "Gli Scoiattoli di Mezzenile"

La figura più emblematica è “l'omu servai”, l’uomo selvatico, che rappresenta l’essere “venuto da fuori”, ed è di sembianze addirittura non umane, che possono essere sia maschili che femminili.

Ma il Branlou non è certo l’unica particolarità del posto. Tutto il paese sembra volerci raccontare delle storie antiche.

Mezzenile è un paese in cui si respira un’aria che trasporta in altri tempi. Il luogo sembra intriso di antiche leggende, tradizioni, fatti strani. Storie di masche, pietre terapeutiche, menhir, hanno lasciato i segni di un passato che rimane ancora oggi nella memoria degli anziani.

Giovanni Ceresero ci fa da guida in un itinerario incantato e ci racconta alcune credenze del posto. Ci mostra un pilone votivo, detto il “pilone degli angeli”, costruito accanto a un masso noto per i suoi poteri taumaturgici, e ci racconta la sua storia. Fino al secolo scorso, gli abitanti di Mezzenile portavano i bambini malati su una roccia presso il pilone votivo; ve li lasciavano una notte, e il mattino seguente erano guariti. Questa usanza si diffuse soprattutto durante la terribile pestilenza che si abbatté nelle Valli di Lanzo intorno al 1600. Ancora oggi c’è l’usanza di sostare presso la roccia vicina al pilone in caso di malattia, poiché da molti viene rilevata in quel luogo un’energia particolare.


Il pilone votivo costruito accanto al masso dalle proprietà terapeutiche

Un’altra leggenda di Mezzenile, collegata a molte altre tradizioni delle Valli di Lanzo, è quella del “fuoco fasciato”. Si racconta che una masca, o strega, che abitava ad Ala si trasferì a Mezzenile per redimersi dai suoi peccati. Si diceva che rapisse i bambini per praticare magia nera. Ma il parroco le negò l’assoluzione, e la strega, dopo la morte, per vendetta si trasformò in un fascio di fuoco che ancora oggi gli abitanti sostengono di veder scorrere lungo la montagna, da Ala verso Mezzenile.

Chi ha visto il “fuoco fasciato” sostiene di aver individuato al suo interno un cane deforme e di aver sentito una voce minacciosa.

Leggende? Tradizioni? Credenze senza fondamento? E’ da notare che tutto ciò che riguarda le tradizioni pagane è stato reinterpretato dalla religione in chiave negativa. Le masche erano le sciamane, ma sono poi diventate le streghe, a cui si attribuiva ogni sorta di malvagità. Dal medioevo, gli unici ad essere autorizzati a curare erano i preti, per cui le donne che curavano dovevano essere forzatamente messe nel ruolo di streghe.

Ma anche i preti a volte erano figure contradditorie: nelle Valli di Lanzo il prete praticava “la fisica”, ossia un insieme di rituali magici che avevano effetti soprannaturali. Nel villaggio ricordano  ancora oggi un prete che, in tempo di guerra, con la sua “fisica” di notte faceva apparire degli strani fuochi.

Sono molti i segreti di Mezzenile. Anche qui si nota la presenza dei Templari, i misteriosi cavalieri eredi della tradizione celtica, che hanno lasciato tracce della loro cultura in tutte le Valli di Lanzo. A Mezzenile sono molte le croci templari, e la chiesa parrocchiale ne è piena.

Prima di concludere il nostro itinerario, Giovanni ci racconta un ultimo fatto che ha dell’incredibile. La chiesa parrocchiale di San Martino conserva un mistero che si è manifestato improvvisamente circa 15 anni fa, durante i lavori di ristrutturazione della pavimentazione. I lavori hanno rivelato una camera sotterranea, e c’è da immaginare la sorpresa degli operai nello scoprire 15 persone mummificate, in abiti talari, sedute in cerchio come se stessero discutendo.







 
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