Meditazione

La ricerca del Silenzio

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11 Agosto 2019
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La ricerca del Silenzio

Il misticismo dei Popoli naturali nel riferimento a Madre Terra


Il caso storico dei Popoli naturali

Oggi viviamo in un mondo che è stato costruito e disegnato dalle grandi religioni storiche del passato che ancora si affacciano nel nostro tempo. Tutto ciò che viviamo avviene all’interno di una precisa filosofia di vita che determina ogni cosa del nostro quotidiano.
Siamo abituati a vivere e ad accettare come normalità il mondo che è stato disegnato dalle ideologie religiose e siamo abituati a concepire la ricerca della spiritualità attraverso questi enti, a cui deleghiamo competenza in merito, senza concepire la possibilità che possa essere altrimenti.
Esiste tuttavia il caso storico dei Popoli naturali, i popoli indigeni o nativi del pianeta, che non hanno riferimento etico e spirituale nelle grandi religioni comparse nella storia, ma che al contrario vivono e propongono un loro specifico modo di vedere e di rapportarsi alla vita.
Popoli che non si sono lasciati assimilare dalle culture storiche, ma che hanno difeso strenuamente le loro tradizioni e non hanno preso riferimento etico e spirituale nelle grandi religioni comparse nella storia. Popoli che vivono e propongono un loro specifico modo di vedere e di rapportarsi alla vita, nel riferimento ai valori intrinseci della natura.
I Popoli naturali rappresentano una forma di cultura e di spiritualità che non ha avuto origine nel contesto delle grandi religioni storiche, ma si limita ad affiancarle, per l’inevitabile vicinato planetario, con il loro specifico millenario percorso storico in modo indipendente e originale su differenti segmenti di storia.
I Popoli naturali hanno come riferimento la natura. Un riferimento che non è da intendersi solamente come rispetto per i ritmi naturali dell’esistenza, ma soprattutto come riferimento alla sua qualità immateriale.
Un Mistero che la Natura esprime con la sua stessa concreta e evidente manifestazione. Non il mistero riferibile all’ignoranza delle cose, ma il Mistero che rappresenta la natura mistica e immateriale dell’esistenza.
Nel loro rapporto pragmatico vissuto con la Natura i Popoli naturali trovano le indicazioni per lo sviluppo della loro spiritualità, trovano armonia individuale e riferimento comune.

La ricerca del Silenzio

I Popoli naturali si presentano apparentemente differenti tra di loro per costumi e cultura, così come sono differenti le latitudini geografiche e le epoche storiche in cui essi si manifestano. Ma tutti, dai Nativi americani agli Aborigeni australiani, senza tralasciare i Celti, risultano uniti dalla sola caratteristica spirituale sancita dal rapporto con la Natura che essi esprimono nel concetto di Madre Terra.
Per via delle loro antiche radici culturali i Popoli naturali sono portatori di arcaiche tradizioni che rappresentano le effettive radici storiche di tutta l'umanità.


Lo Shan e l'immaterialità dell'esistenza

Il termine Shan, secondo un antico linguaggio dei popoli autoctoni europei, era il nome che veniva dato alla Natura. Una "natura" non intesa solo sul piano delle forme e dei cicli stagionali, ma anche come l'esistenza nella sua globalità, comprendente la presenza umana.
Un significato di "natura" che travalica la dimensione quotidiana e che manifesta un Mistero mistico immanente a tutte le cose.
Il termine Shan definisce la natura immateriale dell'esistenza, riconducibile al significato di "vuoto" ovvero all'assenza di concetti che possano definirla. Una dimensione invisibile dove tuttavia ha sede la vera realtà delle cose, al di là del sogno illusorio percepito dai sensi e della mente. Dimensione che per i Popoli naturali rivela una conoscenza che è fonte di armonia e benessere, accessibile attraverso l'esperienza diretta di ogni individuo.

Il concetto mistico di Shan ha ispirato la filosofia dell'arcaico sciamanesimo druidico europeo.

Shan è l'antico nome del Graal, una dimensione comune a tutti i Popoli naturali anche se definita con termini diversi. È lo Yemurraki (o Dreamtime) degli Aborigeni australiani, il Wakan Tanka dei Nativi nordamericani, il Mbog dei Nativi africani.


L'esperienza del Silenzio

La dimensione immateriale dello Shan rappresenta un piano mistico e allo stesso tempo pragmatico dell'esistenza ed esprime una conoscenza segreta che l'individuo può usare per il suo benessere e per la sua evoluzione spirituale.
Secondo le filosofie dei Popoli naturali per quanto sia immateriale, la dimensione dello Shan è accessibile a chiunque voglia sperimentarla ed è possibile farlo attraverso l'esperienza del Silenzio.
Il Silenzio è la dimensione in cui la Natura si rivela nel suo reale aspetto e in cui è possibile partecipare all'armonia e alla conoscenza che essa è in grado di sollecitare.

La ricerca del Silenzio

Il Silenzio rappresenta l'esperienza di contatto con la natura invisibile e immateriale del piano reale dell'esistenza in cui essa si manifesta in tutta la sua effettiva entità fenomenica. E' la modalità di percezione mistica dello Shan che apre ad infinite potenzialità cognitive e creative.
Solitamente l'esperienza del Silenzio non viene vissuta poiché si è attratti e coinvolti da apparenze e suggestioni del visibile quotidiano in cui si è inevitabilmente immersi.
L'individuo vive naturalmente il suo rapporto con lo Shan a mezzo di precise competenze funzionali, quella del corpo, della mente e dello spirito. La dimensione dello spirito è inteso come coscienza di sè ed è legata alla realtà del piano immateriale dell'esistenza.
Ordinariamente l'individuo si rapporta con l'esistenza basandosi essenzialmente sul riferimento dato alla materia recepita dai sensi e sulle interpretazioni soggettive della mente che, erroneamente, confonde con il proprio stato di coscienza.
Solo quando l'individuo riesce a liberarsi dall'illusione sensoria e dalle verità soggettive della mente acquisisce la sua reale natura interiore spirituale e può accedere alla conoscenza dello Shan.

In tal modo lo spirito recupera la sua vera natura, sottratto all'illusorietà della mente, e può realizzare l'esperienza del Silenzio che si identifica come un’esperienza di "Visione" che apre a alla conoscenza diretta della natura immateriale dello Shan.

Un’esperienza che chiunque, e in ogni caso, può vivere al di là di ogni dogmatismo e di ogni ipoteca culturale.


Il laboratorio esperienziale della meditazione

L'esperienza del Silenzio è pratica comune a tutti i Popoli naturali del pianeta che lo interpretano come la dimensione in cui vivere la natura immateriale dello Shan. In tutte le loro tradizioni esiste un percorso mistico basato sul Silenzio che sviluppano con opportune tecniche della meditazione.
Nell'antico sciamanesimo druidico il concetto di esistenza coincideva con quello relativo alla meditazione. Entrambi erano definiti con il termine di Shan che indicava in questo modo una qualità reale e mistica dell'esistenza e contemporaneamente un atto partecipativo dell'individuo alla sua natura invisibile.
Un’esperienza intesa come una dimensione di esistenza individuale di vita, protesa nella prospettiva posta dalla natura trascendente dello Shan. Una dimensione che in molte culture native è divenuta la caratteristica dell'esperienza dell'Iniziazione.
La meditazione rappresenta un modo di essere, un atteggiamento ecospirituale di equilibrio interiore dell'individuo che sviluppa una relazione armonica con la Natura. E’ la condizione dell'individuo che vive un equilibrio interiore e che è in grado di rapportarsi armonicamente con l'ambiente, sino a tracimare il suo significato dal manifesto al suo piano globale e reale.

La ricerca del Silenzio

La meditazione rappresenta l'esperienza in cui l'individuo realizza il Silenzio come partecipazione alla qualità reale della Natura. In essa possiamo identificare uno spazio di creatività illimitata in cui l'individuo partecipa all'esistenza in tutte le sue potenzialità e parallelamente uno spazio di operatività interiore dove l'individuo realizza la sua armonia e il suo equilibrio. Quest'ultimo identificabile con le tecniche della disciplina operativa della meditazione.
Secondo la tradizione dei Popoli naturali, per sviluppare idoneamente le potenzialità spirituali del silenzio interiore, ovvero per dare la possibilità al piano spirituale di emergere e di identificarsi nella sua natura e competenza esperienziale, al di là delle interferenze percettive del corpo e della mente, è necessario applicare un preciso lavoro operativo interiore che porti a realizzare l'evoluzione spirituale.
E questo lavoro non può essere empirico o basato su obiettivi prefissati dalle proprie aspettative culturali di origine. Esistono pertanto specifiche metodologie dell'operatività interiore che assolvono a questa necessità.

La meditazione non rappresenta una qualsiasi operatività che possa essere stata inventata dall’uomo. Essa è l’interpretazione di un archetipo naturale presente in natura, ed è addirittura all’origine di molte tendenze religiose e culturali della storia. E’ un'antica esperienza praticata, nelle sue più svariate forme, da tutti i Popoli naturali. E' praticata dagli aborigeni australiani, dai Nativi americani. Era praticata dagli antichi egizi, dal Popolo del Libro di cui oggi ci rimane ancora l'esoterismo dell'Albero Sephirotico ebraico.

Era utilizzata anche presso gli antichi Celti a mezzo della quale i druidi insegnavano i segreti dell'Yggdrasil, l'albero cosmico della vita simboleggiante l'evoluzione che si manifesta nella Natura.
La meditazione rappresenta pertanto ancora oggi un vero e proprio laboratorio dell’esperienza interiore che può consentire la realizzazione della condizione spirituale e costituire in seguito un importante riferimento per la partecipazione alla natura immateriale dello Shan. Uno strumento di conoscenza pragmatica della natura reale dell’esistenza che porta a sviluppare uno stato interiore di spiritualità che abbraccia l’intero cosmo.


I Popoli naturali e le altre forme di vita

I Popoli naturali considerano le altre forme di vita come coabitanti di un medesimo ambiente, non disgiunte dagli umani per via della differenza delle forme, e con facoltà pressoché equiparabili a quelle umane.

Erroneamente si pensa che tutti i Popoli nativi siano carnivori e cacciatori, e questo può sembrare in contraddizione con il rispetto che questi popoli danno alle altre specie. In realtà non è così. Quei popoli che si sono mantenuti più coerenti alle tradizioni non si cibano di animali.

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Non avviene la stessa cosa nella società maggioritaria dove, per specifici motivi di origine religiosa, le altre forme viventi sono declassate a semplici funzionalità presenti nella natura e a completa disposizione dell’uomo per ogni suo capriccio o utilizzo.

Il pianeta è ricco di manifestazioni di altra vita oltre quella dell’uomo. Vita che popola l’aria, i mari e le stesse terre su cui vive l’umanità. L’interazione della società maggioritaria con le altre forme di vita avviene soprattutto con quelli che vengono comunemente identificati come animali.

Ad essi è tolto ogni possibile attributo di intelligenza e di sentimento. Tanto che gli uomini della società maggioritaria li utilizzano come alimentazione ordinaria, fonte di proteine per il loro sostentamento, favoriti da poche élites commerciali che prosperano sulle spalle di questi ignari esseri viventi. In questa prospettiva vengono aperti campi di allevamento e campi di macellazione strutturati in maniera efficiente e produttiva.

La società maggioritaria non si limita solamente alla sistematica macellazione degli animali preposti, ma li usa anche come schiavi nelle aree dove le fonti di energia sono limitate e in mano a specifici ed esclusivi centri di potere. In questo caso si assiste a quanto già accadeva tra gli stessi umani nelle società produttive del passato dove, al posto di un possibile sviluppo tecnologico, venivano utilizzati schiavi umani per l’esecuzione del lavoro. Così come, successivamente, incominciò l’utilizzo delle classi sociali deboli da parte di altre classi minoritarie in grado di esercitare il loro potere sugli altri.

In altri casi l’uccisione degli animali avviene anche a causa dei vari orientamenti propri della società maggioritaria e produttiva, come nel caso dell’uccisione rituale praticata dalle religioni o dell’uccisione elevata a sport per i bisogni psicologici della classe dei cacciatori.

La società maggioritaria tuttavia paga questa sua violenza con i risultati disastrosi della dieta carnivora sugli individui e con la conflittualità che si manifesta all’interno della stessa.

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L’affermazione della superiorità degli uomini sugli animali ha portato alla creazione delle categorie, dando origine ad un principio pericoloso e deleterio che ha avuto come conseguenza l’allontanamento dell’uomo dall’armonia con la natura. Principio che si è esteso alla stessa umanità creando supremazie razziali e sessiste. Da questa deviazione si sono generate inutili conflittualità e sofferenze e si è rallentato il progresso di tutta l’umanità, portandola a privarsi dell’esperienza di altre porzioni di cielo.

Ma questa visione degli animali non nasce per caso, né rappresenta una situazione di fatto. Il problema nasce da una precisa visione delle cose che condiziona l’atteggiamento degli uomini nel loro rapporto con la vita e induce ad accettare verità acquisite e non sperimentate.

Una visione che condiziona l’uomo nelle sue scelte quotidiane e ipoteca persino la scienza, che non basa le proprie tesi partendo da una posizione di equidistanza verso il problema degli animali, ma da posizioni religiose che inducono a studiare le altre specie per comprendere se siano o meno in grado di esprimere una loro intelligenza.

Questa visione giustifica che gli animali siano visti come automi, che possano essere schiavizzati e uccisi per essere mangiati oppure sacrificati ritualmente, e che questa barbarie sia addirittura considerata la normalità.


La spiritualità animale

Se l’esistenza manifesta la proprietà di una trasmutazione della sua qualità esperienziale, perché attribuire questa proprietà esclusivamente agli uomini?

La scienza, che vanta la sua imparzialità, affronta il problema degli animali con il pregiudizio che essi siano degli automi incapaci di provare sentimenti e di sviluppare una intelligenza alla pari degli esseri umani. Non studia oggettivamente l’argomento cercando di capire che cosa rappresenti l’altra vita del pianeta. Applica un pregiudizio e basta.

Ancora una volta si evince la sottile e penetrante ipoteca che le grandi religioni storiche riescono a mettere in atto, in questo caso perfino nei confronti della scienza.

È inevitabile che i Popoli naturali, immuni da questa ipoteca, considerino l’identità degli animali in maniera più pragmatica e oggettiva.

Il preconcetto relega gli animali al rango di automi privi di sentimenti. Ma l’osservazione senza preconcetti mette in relazione l’uomo con gli animali e consente di scoprire una esperienza che accomuna tutte le forme di vita.

Al di là dei pregiudizi sull’argomento si fanno scoperte interessanti e sconvolgenti: si può scoprire che gli animali hanno sentimenti, che al pari dell’uomo provano un valore di sofferenza consapevole. Si può scoprire che i cosiddetti “animali” sono esseri dotati di una autocoscienza e gestiscono consapevolmente la loro vita in relazione agli stessi interrogativi esistenziali che si pongono gli esseri umani.

Questo discorso porta a rendersi conto che non si può escludere a priori la possibilità che, così come accade tra gli umani, anche tra gli animali possano esistere individui in grado di sviluppare una loro spiritualità.

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È inevitabile interrogarsi sul senso della spiritualità, allargata anche alle altre specie. È invitabile provare un senso di fratellanza che si estende anche agli animali e ci può unire all’intera esistenza.


I Popoli naturali e l'ecospiritualità

La comprensione dell'identità esperienziale manifestata dai Popoli naturali e dalle culture tradizionali che essi esprimono è importante per realizzare una conoscenza della loro natura storica e della loro esperienza intrinseca, allo scopo di portare alla luce valori che fanno parte delle radici di ognuno di noi e che costituiscono un prezioso bagaglio di conoscenze, patrimonio di tutta l'umanità.
Per lungo tempo, le grandi religioni hanno bollato di superstizione e di ignoranza le visioni del mondo dei Popoli naturali, tacendo sulla loro reale natura esperienziale. Hanno mostrato questi popoli nel ruolo di reperti archeologici che non si sono evoluti e che sono sopravvissuti alla storia come curiosità antropologiche.
In realtà i Popoli naturali nella loro identità storica e culturale sono più vivi che mai e non sono assolutamente oggetti da mettere in una teca di un museo di antropologia. Anzi, i Popoli naturali hanno da offrire una precisa esperienza di libera spiritualità a tutta l’umanità, che addirittura puo’ rappresentare una concreta alternativa alle dottrine conflittuali e massificanti delle grandi religioni storiche.
Oggi, i Popoli naturali sono ben vivi e vitali, presenti nella storia, ciascuno con una loro precisa tradizione che per il suo univoco senso di universalità ha molto da dire in un mondo dilaniato da guerre di religione. La loro esperienza ha ispirato il concetto di ecospiritualità, un modo di vivere l'esistenza attraverso una esperienza di consapevolezza interiore che si pone in un rapporto di armonia con l'ambiente, estensibile sino al suo significato globale e quindi esistenziale e mistico.
Un’esperienza che privilegia l’individuo nel suo lavoro di perfezionamento interiore e di evoluzione al di là di dogmi e di verità preconfezionate.
Un’esperienza di vita naturale e con profondi significati di valore mistico che l'individuo può vivere in una modalità diretta, senza intermediari o maestri nel suo rapporto con l’ambiente in cui si trova ad esistere.
Un concetto di ambiente che tracima oltre l'ambito di condizione sociale, di specie e del pianeta stesso sino a giungere ad abbracciare il valore di una estensione globale che comprende possibili altre manifestazioni di vita.

Una estensione di valori attribuibili alla Natura che conduce sino al concetto più completo di ambiente, con cui l’uomo può interagire, visto come lo stato di esistenza inteso sul piano di natura mistica e filosofica dello Shan, la natura immateriale del tutto.

In questo modo l'uomo non è più l’incontrastato signore del cosmo, ma è parte di esso e partecipa alla sua manifestazione convivendo con i suoi fenomeni in un rapporto di fratellanza e nel rispetto della vita, alla ricerca della libera conoscenza.

La ricerca del Silenzio

La spiritualità dei Popoli naturali, nel suo riferimento alla Natura, può essere esempio di come si possa vivere in contatto con la Natura stessa, della necessità di rispettarla, della possibilità di una effettiva fratellanza tra i Popoli e di una unità spirituale nel riferimento ad una religione naturale che sia comune a tutti i Popoli del Pianeta.
Le culture dei Popoli naturali vanno conosciute e studiate senza presunzione e con l'umiltà necessaria a comprendere una mentalità nuova e capire la proposta di vita che esse rappresentano. Per avere i termini di riferimento di un mondo più a misura d'uomo e per avere la possibilità di dare una risposta libera al senso esperienziale rappresentato dall'esistenza.
I Popoli naturali manifestano valori di grande importanza per tutta l'umanità. Valori fondamentali dell'uomo e del senso dell'esistenza che non sono stati contaminati e distorti dalle interpretazioni storiche e di parte delle grandi religioni e che oggi possono dare un importante e prezioso contributo al progresso e all'evoluzione dell'individuo e della società dell'intero pianeta.
Per tale motivo riteniamo che l'esperienza culturale dei Popoli naturali rappresenti una risorsa di cultura, miti e esperienze spirituali che non deve andare perduta, ma che deve essere recuperata per dare un contributo di conoscenza all'intera umanità.
Nelle tradizioni dei Popoli naturali troviamo importanti miti e il ricordo di vicende di epoche antiche e di civiltà scomparse, oltre che importanti esperienze dell'esplorazione dell'animo umano.
In proposito riteniamo che occorra anche prendere in considerazione l'esperienza che costituisce l'elemento in comune di tutti i Popoli naturali, rappresentata dalla meditazione.
Su questa esperienza i Popoli naturali hanno basato e basano la loro risposta al richiamo del Mistero che anima e dà significato all'esistenza e attraverso di essa sviluppano la loro creatività individuale e la loro socialità, improntata al rispetto e alla fratellanza.
Una lezione di pace e di progresso che l'umanità non può sottovalutare.


www.giancarlobarbadoro.net


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