Meditazione

La meditazione per vivere meglio

Stampa E-mail
05 Dicembre 2013
|


Perché vivere male quando si può vivere bene? Sembra una domanda retorica, eppure la maggior parte delle persone sceglie di convivere con il caos della mente, piuttosto che provare a porvi rimedio.

Fin da piccoli siamo stati abituati a vivere in compagnia della nostra mente, una compagna preziosa ma anche tiranna, che non segue le regole che vogliamo noi ma impone le sue. La mente è una fucina di pensieri, emozioni, ricordi, aspettative, proiezioni del futuro. Una produzione incessante, una radio sempre accesa con un palinsesto costituito da programmi che sceglie secondo criteri a noi ignoti.

La nostra mente è un bene tanto prezioso quanto astratto, uno strumento che ci permette di essere poeti, artisti, scienziati, ma che è anche in grado di imprigionarci in un labirinto senza apparenti vie d’uscita.

Nella cultura della società maggioritaria, dove noi siamo nati e cresciuti, non è consuetudine fornire alle nuove generazioni strumenti utili a tenere la mente pulita. Ci hanno insegnato a tenere pulito il corpo, ma non la mente. Men che meno ci è stata prospettata l’idea di provare ad andare anche “oltre” la mente. Eppure...

Eppure a tutti noi credo sia capitato di cercare momenti di silenzio oltre la produzione mentale. Magari in maniera empirica o casuale. Magari quando siamo alle prese con un problema irrisolvibile, o quando sembra che tutto ci crolli addosso senza apparenti soluzioni. In quei casi ci viene voglia di allontanarci da tutto e da tutti, ma poi scopriamo che per quanto scappiamo lontano, non possiamo allontanarci da noi stessi. E più ci isoliamo, più siamo preda del nostro peggior nemico: quel nemico che è dentro la nostra mente, e che a volte sembra volere solo la nostra distruzione.

Ma se proviamo a fermarci, allora scopriamo che la soluzione è lì a portata di mano.

La ricerca del silenzio è innata in ognuno di noi, così come è parte di noi il desiderio di un rapporto più intimo con la Natura. Capita che magari davanti a un tramonto o in mezzo a un bosco, improvvisamente tutto si fermi e succeda il miracolo: la radio che trasmette incessantemente i suoi programmi per un momento si tacita e a noi sembra di riuscire a intravvedere “qualcosa” al di là della solita percezione della realtà. Qualcosa di magico e profondo che sembra comunicare con noi secondo un linguaggio sconosciuto eppure a noi noto. Ma è solo un attimo. Poi tutto torna come prima, la radio si rimette in funzione e con essa si ripristina la consueta opacità con cui filtriamo la nostra esistenza.

Il silenzio: un desiderio che sembra essere lontanissimo dai ritmi e dai valori che la società ci impone, anzi, sembra addirittura essere in contraddizione.

Eppure...

Eppure ogni tanto sentiamo qualcuno parlare di meditazione. Periodicamente emergono nuove tecniche, nuove ricerche sugli effetti benefici che la meditazione produce sul cervello.

Sono solo piccole sacche che non incidono nella cultura dominante, anzi vengono relegate nel calderone della new age, in quella marmellata dove c’è tutto e il contrario di tutto.


Meditazione in Bretagna

Ogni tanto compare la periodica scomunica di una qualche Curia che se la prende con qualsiasi pratica alternativa, recentemente è stato il caso dei vescovi dell’Emilia Romagna i quali hanno varato un documento di cento pagine sulle “devianze religiose” e le “derive spiritualistiche”, come lo yoga, il salutismo, le pratiche new age e l’ufologia.

Sono casi limite, tuttavia la cultura dominante non favorisce certo la pratica del silenzio, anzi, sembra favorire l’esatto opposto. Ritmi frenetici, ogni momento della giornata scandito e riempito da “qualcosa” da fare... e questo fin dalla più tenera età. Fin da piccoli si viene sottoposti a ritmi massacranti, tra scuola, doposcuola, scuola di danza per le ragazze, scuola di judo per i ragazzi, lezioni di piano, di violino, corso di nuoto, canto, pittura, palestra, piscina, teatro, lingue... qualsiasi cosa pur di non lasciare nemmeno un momento senza niente da fare.

Eppure...

Eppure, nonostante tutti gli sforzi che la cultura dominante sembra attuare per impedirci di pensare con la nostra testa, e nonostante tutte le demonizzazioni e i luoghi comuni o gli stereotipi nei confronti della pratica della meditazione, il desiderio di silenzio interiore è insopprimibile.

E così ci ritroviamo a cercarla, perdendoci molte volte in una ridda di proposte anche molto diverse tra di loro.

Ma il criterio di scelta non è poi così difficile. Se i nostri problemi derivano da un cattivo uso della mente, allora bisogna andare oltre la stessa mente. Non si può risolvere un problema stando all’interno di esso.

Il primo obiettivo della meditazione, sia in postura statica che dinamica, è quello di andare oltre la mente per conquistare un’esperienza di pacificazione mentale basata sulla consapevolezza, quella che i druidi della Bretagna chiamano Bien- être.

La pacificazione della mente è la base essenziale per procedere poi a stadi più profondi della meditazione: senza una quiete mentale si è soggetti a disturbi di ogni genere, da stress a conflittualità e disarmonie. Un continuo turbinio di pensieri, emozioni, ricordi che emergono senza che lo vogliamo, degratificazioni che vorremmo tanto dimenticare ma che affiorano spontanee, oppure desideri proibiti o irrealizzabili che non riusciamo a sopprimere, complessi che ci trasciniamo dall'adolescenza, senso ingiustificato di inadeguatezza... o peggio, la mancanza lacerante di una persona cara, o una ferita che non ne vuol sapere di cicatrizzarsi, ogni giorno la tastiamo ma la troviamo sempre aperta. Tutte cose che segnano profondamente e che spesso ci cambiano il carattere e la personalità facendoci perdere quella spensieratezza e quella gioia di vivere che avevamo da ragazzini.

Insomma siamo preda della disarmonia, e rischiamo di buttare la nostra occasione di vita in un mare di angoscia e di solitudine. Ci hanno fatto credere che quella gioia di vivere è legata a un’età, dopodiché la nostra vita è solo una fabbrica incessante di problemi che si susseguono uno dopo l’altro.

Ma questa convinzione è solo il frutto di una cultura malata che non lascia spazio alla crescita interiore e non ci permette di vivere appieno le nostre potenzialità.


La meditazione dinamica della Kemò-vad al Cerchio di Pietre di Dreamland

Già nelle primissime fasi, la meditazione porta ad una pace interiore e a una consapevolezza che permette lenire le conflittualità interiori per poi guarirle completamente. Ma soprattutto, porta a percepire il nostro vero “io”, quell’io nascosto dietro una coltre di problemi e disarmonie.

Vivere il proprio io consapevole, in pace con se stessi e con gli altri, è un modo per cambiare la propria condizione di vita, per fare un salto qualitativo concreto. E’ solo il primo passo della via della meditazione, ma è fondamentale.

Tuttavia non si deve confondere la meditazione con una preghierina che fa stare in pace qualche momento senza poi cambiare radicalmente la nostra vita. Il primo passo importantissimo è la pace interiore, ma non basta stare seduti ad aspettare che tutto avvenga da sé. Siamo stati educati a credere che oltre la mente non ci fosse niente, cresciuti in una cultura che ci ha convinto che solo all’interno della nostra mente potessimo trovare la nostra identità. Questo ha alimentato a dismisura l’ego delle persone e il risultato è la società conflittuale che ci ritroviamo, basata sul potere e sull’oppressione del forte sul debole. Le grandi religioni, dal canto loro, non hanno fornito alcuna risposta al richiamo del trascendente presente nell’individuo, se non delle soluzioni fatte di dogmi e di regole da seguire, allontanandoci dalla nostra unica vera maestra, la Natura.

Per porre rimedio a tutto questo occorre un preciso metodo che innanzitutto ci permetta di ritrovare quell’armonia e quel benessere che dovrebbe spettare ad ogni individuo; il passo successivo è inoltrarsi in un sentiero spirituale alla scoperta di stati percettivi di coscienza superiori, un vero e proprio viaggio sciamanico alla scoperta di se stessi e dell’Invisibile.

La meditazione porta infatti a rapportarsi con quella dimensione invisibile che l’antico druidismo chiamava Shan, la natura reale dell’esistenza. E’ la Natura nella sua dimensione immateriale. Un piano di realtà che non è inaccessibile all’individuo, poiché egli stesso ne fa parte.

La meditazione ci porta a contatto con questa dimensione, che normalmente non possiamo percepire per via delle interferenze della mente. La mente è come un perfezionato computer che ci può fornire una infinità di dati, ma non è programmata per permetterci di individuare una nostra identità che non sia mentale. Ma noi non siamo fatti solo di corpo e di psiche, e nella nostra programmazione è compresa anche la possibilità di andare “oltre” la mente. Provare per credere.


|
 

Seguici su:

Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su YouTube