Misteri

Le “Porte sull’Inferno”

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04 Aprile 2011
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La grande voragine che si è aperta nel suolo di Guatemala City nel 2010. La sua forma circolare e le pareti levigate del profondo buco cilindrico non hanno trovato spiegazione.

Misteriose voragini si formano in pochi istanti nel suolo di tutto il pianeta inghiottendo case e persone. L'abisso su cui si aprono ha valso loro il nome di "Porte sull'inferno". I ricercatori non trovano alcuna spiegazione per la loro forma perfettamente circolare. Un fenomeno rapportabile a quello dei “crop circles”? Le testimonianze riportano la presenza di globi luminosi volteggiare al di sopra delle voragini. Inspiegabili buchi circolari sono stati rilevati dalla NASA anche sulla superficie della Luna e di Marte.



Le “Porte sull’Inferno” del Guatemala

Il 4 giugno del 2010, in Guatemala, nel centro abitato della affollatissima capitale, Guatemala City, si aprì all’improvviso nel terreno una voragine circolare che inghiottì in pochi istanti un edificio di tre piani facendolo sparire nel nulla.

La voragine aveva un aspetto impressionante. Un vero e proprio buco nel suolo di almeno 18 metri di diametro che si inoltrava nel terreno sottostante per circa 100 metri, portando con sé pezzi di edifici e soprattutto una mole immensa di terreno, senza tuttavia lasciar vedere dove finiva. Una vera e propria “porta dell’inferno” come la stampa guatemalteca la definì sulle prime pagine.

Le immagini dell’incredibile buco nel suolo e la notizia della sua improvvisa comparsa fecero il giro del mondo sollevando l’attenzione del pubblico sull’inusitato fenomeno. Ma l’accaduto non era nuovo in Guatemala. Già tre anni prima, sempre a Guatemala City, nel 2007 si era prodotta un’altra voragine simile. Questa volta purtroppo portando dietro di sè tre vittime, ignare di quanto stava accadendo, e provocando la scomparsa istantanea di ben quattro case.

Le autorità di Guatemala City e i geologi di tutto il mondo hanno cercato di dare una spiegazione allo spettacolare evento attribuendolo al fenomeno delle “doline” carsiche. Un fenomeno abbastanza consueto nei territori del Carso in Slovenia,  in Europa, e conosciuto nella sua meccanica tellurica. Si tratta in pratica della formazione di depressioni che si creano nel terreno a seguito del cedimento di grotte sotterranee, dovuto a terremoti di modesta entità o causato dall’erosione prodotta da corsi sotterranei d’acqua. Le grotte franano e si portano a cielo scoperto, riempiendosi d’acqua tanto da diventare piccoli laghetti.

Tuttavia, nel caso dei due buchi che si sono prodotti nel suolo della capitale guatemalteca, il fenomeno non sembrerebbe riconducibile a quello delle doline carsiche poiché i geologi intervenuti non hanno trovato traccia di fiumi sotterranei né di caverne sotterranee.

La  “CONRAD”, l’ente per il Coordinamento Nazionale guatemalteco per la riduzione dei disastri, attraverso l’impiego del sistema “GPR”, il Ground Penetrating Radar, aveva infatti provveduto a visualizzare le condizioni del terreno al di sotto della superficie, dichiarando al termine delle prospezioni di non aver assolutamente rilevato l’esistenza di grotte sotterranee né di falde acquifere che potevano aver prodotto le due voragini.

Inoltre riportava che i ricercatori erano rimasti perplessi e senza la possibilità di dare una qualsiasi spiegazione alla  forma perfettamente circolare dei due giganteschi buchi nel terreno. Soprattutto non avevano spiegazione per le due cavità di perfetta forma cilindrica che si inoltravano nelle profondità del suolo.

I tecnici hanno aggiunto che il terreno all’interno delle cavità cilindriche, dall’aspetto affatto friabile e molto compatto, non mostrava sbavature di rilievo, come se fosse stato lavorato dall’azione precisa di un laser.


Altri “buchi” inspiegabili nel suolo del pianeta

Al di là del sensazionalismo sollevato dai media di tutto il mondo sulle due voragini del Guatemala che relegava il fenomeno in questa regione sudamericana,  in realtà il caso dei “buchi circolari” nel terreno era già noto da tempo. Le cronache recuperate a posteriori rivelano che il fenomeno si era già manifestato da tempo e in varie zone del pianeta.

Al momento si possono contare almeno un migliaio di voragini circolari giganti apparse improvvisamente in molte zone del globo terrestre, senza che nessuno sia riuscito dare alcuna spiegazione.

Per fare qualche esempio, in Egitto, era già noto il cosiddetto “Blue Hole”, una voragine che si era aperta ad est della Penisola del Sinai a qualche chilometro a nord di Dahab sulla costa del Mar Rosso. Una depressione sottomarina di circa 100 metri di profondità e 50 di diametro di ampiezza, che si apre a poca distanza dalla riva. La zona è ricca di corallo e fauna tipica della barriera corallina ed è ancora oggi un luogo di immersione di molti sommozzatori. Purtroppo il Blue Hole è tristemente noto per il gran numero di incidenti che si verificano con una frequenza abituale, tanto da avergli fatto guadagnare la fama di luogo d'immersione più pericoloso al mondo, con il soprannome di "Diver's Cemetery", cimitero dei sommozzatori.


Il foro circolare comparso all’improvviso a Begnins, in Svizzera, nel 1982

In Svizzera è accaduto ripetutamente che si siano manifestati gli inspiegabili e improvvisi “buchi circolari” nel terreno. Nel 1982, vicino al villaggio di Begnins nel Cantone di Vaud del Distretto di Nyon, un contadino ebbe la sorpresa di trovare un mattino in un suo campo un foro di alcune decine di metri di diametro. Si stimò che nella notte, tra il 13 e il 14 dicembre, nel più assoluto silenzio della campagna svizzera, fossero scomparsi più di 100 metri cubi di terreno. Gli investigatori non rinvennero al suolo le tracce di un eventuale escavatore che avesse eseguito quel lavoro, descritto come “un foro a forma di cerchio perfetto” che affondava nel sottosuolo, senza mostrare tracce d’erba al suo interno, che invece cresceva estesa sul suolo circostante.

Ancora in Svizzera, accadde un identico fenomeno nella notte tra il 3 e il 4 febbraio del 1990, quando in un comune della periferia della città di Ginevra comparve all’improvviso un grande foro profondissimo nel suolo. Aveva il diametro di 10 metri e, secondo le autorità cittadine, era uno dei più profondi che fossero mai stati scoperti nel Paese.

In entrambi i casi venne rigettata dagli inquirenti elvetici l’ipotesi di un cedimento naturale del terreno per via dell’aspetto innaturale delle pareti della voragine che risultavano troppo lisce e solide per corrispondere a un cedimento strutturale, quasi fossero “state tagliate con una lama invisibile”.

In Perù, l’8 marzo del 1999, in un campo arato vicino al villaggio di Arequipa, nelle Ande a nord di Cuzco, venne rinvenuto un grande buco nel suolo dai contadini del luogo. Le pareti erano lisce e solide e le autorità chiamate sul posto stimarono che non poteva essere attribuito al cedimento naturale del terreno. Inoltre nessuno dei contadini della zona possedeva macchine escavatrici in grado di poter compiere il lavoro necessario a creare la voragine.

Un altro caso conosciuto, che ha destato sensazione nei media, è avvenuto il 2 novembre del 2010, quando una voragine perfettamente circolare di 15 metri di diametro è comparsa all’improvviso nella notte nella cittadina di Schmalkalden in Turingia, Germania, nel bel mezzo di un quartiere residenziale. L'allarme venne dato alle 3 del mattino da un abitante del quartiere che si era sporto per caso dalla finestra della sua casa. La polizia giunta sul luogo, preoccupata per l’accaduto, provvide subito all’evacuazione delle case che si trovavano nei pressi dell’inspiegabile foro nel terreno per paura che questo potesse allargarsi e creare danni alle persone.

Un recente caso di “Porta sull’Inferno” si è verificato in Cina a Leshan nella provincia del Sichuan, il 17 gennaio 2011. Anche qui, nelle prime ore del mattino, si è aperta improvvisamente sul retro di una abitazione di contadini della zona una voragine circolare del diametro di venti metri.

I testimoni dell’insolito fenomeno hanno cercato di stabilire la profondità dell’enorme buco circolare, ma non sono riusciti in alcun modo. Hanno raccontato di aver provato anche a gettare dei massi nella voragine per sentire l’impatto con il fondo, ma senza ottenere alcun effetto.


Un mistero rapportabile a quello dei “crop circles”?

L'origine del fenomeno delle voragini circolari, comunque gli si voglia dare una spiegazione,  rimane tenacemente un mistero che neppure i geologi accreditati riescono a spiegare con cognizione di causa.

I ricercatori ufficiali insistono sulla tesi dei “fenomeni carsici” e secondo loro non ci sarebbe alcun fenomeno misterioso all’origine della loro manifestazione.


Un ritaglio di giornale con la notizia del foro apparso in Francia nel gennaio del 1983

Per altri si tratta di attività telluriche sconosciute della Terra, o si ipotizza la manifestazione di qualche ente alieno che sperimenta interventi simili, per certi versi, ai misteriosi "crop circles", i cerchi nel grano, o al caso degli altrettanto misteriosi fenomeni avvenuti a Caronia, in Sicilia dal 2003 al 2007.

Anche nel caso di Caronìa si erano verificati inspiegabili fenomeni che non potevano essere spiegati dalla scienza ordinaria. Emissioni elettromagnetiche ad alta frequenza di origine sconosciuta, l’apparizione nella vegetazione di rettangoli formati da steli piegati su loro stessi e l’osservazione di globi luminosi nel cielo dove queste formazioni erano apparse.

In un primo momento i ricercatori ufficiali diedero spiegazione ai fenomeni attribuendoli a problemi della linea elettrificata delle ferrovie che si trovava in zona. Ma la Commissione governativa di indagine sui fenomeni di Caronia, istituita nel 2005 dall’allora Presidenza del Consiglio, terminò le proprie indagini redigendo un fascicolo riservato, consegnato dal vertice della Protezione civile a Palazzo Chigi. Secondo le indiscrezioni apparse sui media, la Commissione sollevava un incredibile scenario da guerra dei mondi. La causa dei fatti di Caronia risultava infatti imputabile a: "Tecnologie militari evolute anche di origine non terrestre che avrebbero potuto esporre in futuro intere popolazioni a conseguenze indesiderate". "Gli incidenti di Canneto di Caronia", continuava la relazione, "potrebbero essere stati tentativi di ingaggio militare tra forze non convenzionali (ovvero non terrestri) oppure un test non aggressivo mirato allo studio dei comportamenti e delle azioni in un indeterminato campione territoriale scarsamente antropizzato".

Viene spontaneo chiedersi se il caso delle grandi voragini, il fenomeno dei “crop circles” e i fatti di Caronìa possano avere un legame in comune. Le indagini svolte in questo senso sembrano accreditare l’ipotesi.

Un caso emblematico che può portare materia di discussione sulla possibile origine “non convenzionale” dei “buchi circolari” è quello accaduto il 25 gennaio 1983 a Dierre, in Francia, a pochi chilometri da Montlouis-su-Loira.

Anche qui si produsse all’improvviso un enorme buco nel terreno del diametro di 7-10 metri che si estendeva cilindricamente perfetto nel sottosuolo. Questa volta però ci fu un testimone che riuscì a sentire nella penombra della sera precedente un rumore che accostò all’improvvisa sparizione della massa di terreno che stava formando il solito buco circolare.


Un particolare di uno dei “buchi quadrati” apparsi nel grano accanto al grande agroglifo del Canavese del 2003. Si distingue l’interno perfettamente spoglio della vegetazione come se fosse stato sagomato da una lama affilata.

All’indomani mattina, nel ripassare sullo stesso luogo potè scorgere la voragine in piena luce. I gendarmi e i pompieri immediatamente accorsi organizzarono subito delle misurazioni per verificare la presenza di eventuale radioattività che risultò essere inesistente. Ciò che impressionò all’epoca i testimoni e i media fu che, come negli altri casi, il foro si presentasse perfettamente cilindrico e senza sbavature.

Le circostanze che rendono particolare il caso di questo “buco circolare” tuttavia non sono solo relative alla testimonianza diretta della sua formazione, ma ad altri fatti concomitanti con la sua manifestazione. Nello stesso giorno in cui si produsse il foro circolare nel terreno, molti testimoni dichiararono di aver visto degli oggetti luminosi scivolare nel cielo al di sopra della zona.

A Tour, prima del sorgere del sole vennero osservati da molti testimoni tre globi allungati, come gocce d’acqua di differente taglia, che emanavano dietro di loro una debole luce. I tre oggetti si muovevano compatti da ovest a est, mantenendo una formazione a triangolo e riflettevano una luce chiara, argentata, e molto brillante. La stessa formazione venne vista, sempre nelle prime ore della mattina, anche sopra Montlouis-Sur-Loire e all’Ile Bouchard, dove tre bambini di un collegio riportarono ai loro genitori di aver visto nel cielo il passaggio di tre “palle luminose”.

A fronte di questi dati, come non accostare il fenomeno dei “buchi circolari” nel suolo a quello dei crop circles, i misteriosi disegni che si manifestano improvvisi nei campi di grano prodotti dall’abbassamento simultaneo degli steli? In molti casi al di sopra dei crop circles sono apparsi inspiegabili oggetti luminosi. Nel Canavese, il 15 giugno del 2003 i testimoni dichiararono di aver visto corpi multicolori nel cielo al di sopra del luogo dove poi sarebbe stata rinvenuta la formazione nel grano. In seguito, proprio in questo sito altri testimoni videro e fotografarono piccoli globi luminosi che si spostavano volteggiando lungo le linee del disegno dell’agroglifo.

Il 16 maggio del 2004 a Venaria, Piemonte, vennero rilevati anche degli ancora più inspiegabili “buchi” nel frumento che del resto erano apparsi anche nel caso del Canavese.

Questi “buchi” apparivano nel grano con una forma perfettamente quadrata, che lasciava il suolo  al fondo ripulito dalle tracce della vegetazione, come se fosse stato lavorato da una lama invisibile. La stessa impressione che i testimoni avevano nell’osservare la superficie dell’interno cilindrico delle voragini.


Il grande foro circolare dello Yukatan, il “cenote” Zacaton, già conosciuto dagli antichi Maya che lo consideravano come una porta sul mondo degli Dei

Se si valutano queste circostanze, il mistero dell’origine dei “fori circolari” nel terreno sembra complicarsi sempre di più e tende ad allontanarsi da spiegazioni di natura essenzialmente geologica.

Avevano forse ben ragione gli antichi popoli della Terra di considerare la loro improvvisa apparizione come la manifestazione di un grande mistero della Natura, interprete delle forze trascendenti che si celavano dietro ai suoi segni?

Il fenomeno delle voragini circolari era già noto agli antichi popoli amerindi.

I Maya, nello Yucatan in Messico, attribuivano a questi pozzi misteriosi che si aprivano nel terreno un segno di Madre Terra che si manifestava per mostrare il suo potere tellurico e il mistero che essa rappresentava. Tutte queste voragini circolari, conosciuti dai Maya con il nome di “Cenotes”, erano tenute in gran conto e inserite nei loro culti investendoli di un valore di profonda sacralità.

Alcuni di queste voragini raggiungevano nel sottosuolo lontane falde acquifere e in tal modo divenivano risorse di preziosa acqua potabile che era utilizzata anche  per i bisogni di grandi città. Altri cenotes erano invece al centro di riti esoterici che portavano i sacerdoti a unirsi intimamente alle forze telluriche del sottosuolo per svolgere azioni di terapeutica o per abbattere i nemici del loro popolo.

I cenotes erano ritenuti come porte sul mondo degli dei. Per ingraziarseli venivano gettati nel fondo delle voragini monili d'oro e gioielli. Spesso venivano inumati anche i corpi di defunti, di notabili e di altre figure importanti, perché giungessero più direttamente al mondo celeste e intercedessero con gli dei per ricavarne favori terreni.



Le “Porte sull’Inferno” sulla superficie di Marte

Il fenomeno di questi giganteschi fori nel terreno, che portano a profondità sconosciute del sottosuolo, non sembra essere limitato solo al nostro pianeta, ma curiosamente va a coinvolgere anche la superficie di altri mondi del nostro sistema solare.

Le "Porte sull'inferno" sono state rilevate infatti anche sulla Luna e su Marte.

Un fatto che può mettere in dubbio l'ipotesi che l’origine di questi buchi sia causata dall’azione erosiva di acque sotterranee. Anche se su Marte si possono ipotizzare delle grandi falde d’acqua sotterranee, non si può dire altrettanto per la Luna in quanto l'acqua si troverebbe ad essere sotto forma inerte di blocchi di ghiaccio che non potrebbero dar corso ad alcuna erosione.

E’ stata la sonda della Nasa, "Mars Reconnaissange Orbiter, a consentire l’osservazione di un “buco” anomalo sulla superficie di Marte. Tra le immagini rese pubbliche dalla NASA il 23 maggio 2007 ce n’è una che inquadra parte del fianco dell’imponente struttura vulcanica di Arsia Mons dove compaiono numerosi crateri dovuti ad impatti meteorici. Nel mezzo di questi crateri c’è l’”anomalia” che campeggia perfettamente rotonda e inspiegabilmente scura di un nero pece, evidente significato che il buco è molto profondo e non riflette la luce che colpisce la superficie marziana.


Il grande foro dal diametro di circa 200 metri osservato dalle sonde della NASA sul suolo marziano. Anche questo è perfettamente circolare come quelli apparsi sulla Terra

La forma di questa misteriosa voragine è anch’essa circolare, come quelle terrestri, e il diametro è stimato dai 100 ai 250 metri. Analizzando il gioco di luce dei suoi bordi si può dedurre che ci si trova di fronte a un profondo baratro, una sorta di pozzo di cui non si riescono a scorgere né il fondo né tantomeno le pareti. Anche provando a manipolare le immagini i tecnici della NASA responsabili dello strumento HiRISE, posto a bordo della sonda, non sono riusciti a ricavare ulteriori informazioni. Tutto lascia immaginare come quello strano buco sia una sorta di oblò che si apre su una vastissima camera sotterranea le cui dimensioni oggi è impossibile stimare. I ricercatori della NASA hanno dovuto limitarsi a dare alla misteriosa formazione il nome di “Jeanne”.

Altra cosa che ha potuto constatare Glen Cushing dell’ U.S. Geological Survey's Astrogeology Team and of Northern Arizona University di Flagstaff è lo scambio inspiegabile di temperatura che avviene nel foro tra il giorno e la notte marziana. Durante il giorno la temperatura all’interno del foro risulta inferiore di qualche grado rispetto a quella della superficie. Al contrario della notte dove la temperatura all’interno del pozzo sale di qualche grado rispetto a quella dell’esterno.

La scoperta di questa “Porta sull’Inferno” marziana ha spinto i ricercatori a riguardare altre mappe fotografiche dell’area marziana di “Arsia Mons”, che erano state acquisite dallo strumento a infrarossi THEMIS a bordo della precedente sonda “Mars Odyssey” lanciata verso il pianeta rosso nel 2001. E’ stata l’equipe di sedici studenti della scuola Evergreen Middle School di Cottonwood, in California, a rilevare altre sei strutture circolari, dall’aspetto analogo a quella scoperta in precedenza, che hanno poi denominato come le “Sette Sorelle” con i nomi di Dena, Chloe, Wendy, Annie, Abbey e Nikki. L’annuncio è stato dato ufficialmente nel marzo del 2007, in Texas, in occasione della “Lunar and Planetary Science Conference”, nella speranza che l’indagine sulla loro natura potesse rientrare nei futuri programmi della NASA.

Una di queste nuove voragini circolari è stata rilevata vicino al “Pavonis Mons" e le sue dimensioni, nella media degli altri buchi marziani, avrebbero un diametro di circa 190 metri per una profondità di almeno 115 metri.


Un “buco” nel suolo lunare

Per quanto riguarda invece la Luna, nell’ottobre del 2009, la sonda giapponese Kaguya della Jaxa, l’Agenzia spaziale nipponica, dopo aver trasmesso a terra in continuazione immagini di mari e valli seleniche ha permesso di rilevare una voragine circolare simile a quelle marziane e terrestri.

Il buco è stato identificato in un’area vulcanica vicino alle colline “Marius Hill” e ha un diametro di 65 metri.

Junichi Haruyama, il leader del gruppo di ricercatori nipponici, ha spiegato che potrebbe inoltrarsi in profondità per centinaia di metri creando una cavità molto stabile e perfettamente circolare. Anche i ricercatori giapponesi non hanno idea di come si possa essere formata la voragine.

Qualunque sia l’origine, il “buco” nel suolo lunare c’è ed ora i vari ricercatori intendono capire bene le sue caratteristiche per poter fare qualche ipotesi ragionevole sulla sua natura. Per questo motivo la sonda americana “Lunar Reconnaissance Orbiter” della Nasa ha cercato di ottenere fotografie della zona con miglior dettaglio di quelle della sonda giapponese.

Le ipotesi attuali riguardano la possibilità che il buco si sia formato a seguito di fuoriuscita di lava ai tempi della stabilizzazione geologica della Luna, ma la sua unicità, la profondità e la forma perfettamente circolare di questa “Porta sull’Inferno” sembrano smentire questa possibilità.

Il mistero sulla sua formazione rimane.



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