Musica

Il nuovo CD del quartetto Jazz Demo–Ballestrero–Barbieri–Tiberti

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25 Aprile 2011




Mercoledì 27 aprile alle 21.15, all’Educatorio della Provvidenza di corso Trento 13 e nell’ambito della rassegna musicale “Jazz for you”, sarà presentato l’ultimo lavoro del quartetto composto da Roberto Demo (voce e elettronica), Pietro Ballestrero (chitarra classica), Nunzio Barbieri (chitarra elettrica), Flavio Tiberti (immagini e proiezioni).

In “Garage”, questo è il titolo della nuova creatura, due chitarre molto diverse creano intrecci armonici originali per un repertorio eclettico che spazia da “Senza fine” ad “Alba chiara”, “Gianna” di Rino Gaetano, “Imagine”, “Il Piave”, “la Monferrina” e “Bocca di rosa”. Immagini d’autore che dialogano con la musica, creando momenti di grande passione.

Roberto Demo è una delle pochissime voci maschili del jazz italiano e rivela una varietà di tratto in grado di portarla sulle sponde vocalese quanto del puro scat ma anche del pop di derivazione jazzistica. L’eccletismo di Roberto Demo spazia in un’ampia varietà di repertorio e nello swing naturale e coinvolgente. Proprio nella precisione del canto risiedono le qualità dell’artista torinese.

L’incontro con Ralph Towner ha orientato Pietro Ballestrero nello scegliere la chitarra classica con le corde di nylon. Questa scelta ha rappresentato per Ballestrero il punto fondamentale della sua maturazione artistica da cui è nato il suo personale percorso di ricerca nell’ambito del suono e del fraseggio e l’esigenza di esplorare linguaggi musicali paralleli a quelli del mondo strettamente jazzistico.

Dopo aver sentito la chitarra di Jimi Hendrix, Nunzio Barbieri lascia gli studi classici. Un innato talento gli permette di iniziare, molto giovane, una lunga esperienza professionale in vari paesi europei. La sua formazione è totalmente autodidatta, oltre che da Hendrix, è stata influenzata anche dal chitarrista Django Reinhardt. Dal 2000 suona con i Manomanouche e attualmente collabora con Paolo Conte.

Ogni ciclo di Flavio Tiberti rivela il profondo coinvolgimento empatico dell’artista con i luoghi e le persone ritratte e, ancor più, induce lo spettatore attento ad andare oltre il dato oggettivo delle immagini catturate dall’obbiettivo per scoprire, dietro di esse, il dettaglio o il particolare accadimento che, di volta in volta, ha conquistato, stupito o intrigato l’artista al punto da indurlo a fermare quell’attimo.

 

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