Personaggi

Dialogo semiserio con Piergiorgio Odifreddi

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16 Maggio 2014
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Un turbinio di riflessioni, provocazioni, battute ironiche su tutto. Compreso Dio


Nonostante la sua fama indiscussa di scienziato, matematico, saggista, logico, Piergiorgio Odifreddi mantiene quella sua aria discola e irriverente che fa di lui un personaggio del tutto particolare. La semplicità, la disponibilità, la schiettezza e il sapersi prendere in giro sono doti non comuni che rivelano una persona vera.

Intervistare Piergiorgio Odifreddi è un’esperienza che ti segna indelebilmente, non fosse altro che per il botta-risposta serrato su tematiche che normalmente richiederebbero giornate di riflessioni.

Abbiamo incontrato Piergiorgio Odifreddi al Salone Internazionale del Libro di Torino dove presentava il suo libro “Come stanno le cose” e partecipava a numerose presentazioni di libri, tra cui “Come vivere bene senza Dio – la via dell’ateismo” di Eric Maisel con la sua prefazione.


Piergiorgio Odifreddi al Salone del Libro: sei molto attivo in questo Salone, stai presentando libri e presenziando a molti eventi.

Sì, questo è un tale casino (si può dire?), effettivamente tutti fanno cento cose, e alla fine non c’è tempo di vederne nessuna. Bisognerebbe essere come Dio, uno e trino, e riuscire a sovrapporsi uno con l’altro...



Il libro di Piergiorgio Odifreddi “Come stanno le cose – Il mio Lucrezio, la mia Venere”, Rizzoli Editore, presentato al Salone del Libro di Torino. Il testo è una nuova traduzione in prosa del De rerum natura di Lucrezio affiancata da un commento illustrato

A proposito di Dio, quello che stai per presentare è proprio “Come vivere bene senza Dio”, un titolo che è tutto un programma.

Questo in realtà non è un libro mio: ho fatto soltanto la prefazione. È un libro tradotto dall’inglese, e lo presentiamo adesso perché in questo momento nella Sala 500 c’è uno degli incontri dei cosiddetti “Cortili dei Gentili”, dove in teoria si dovrebbero confrontare i non credenti con i credenti. Però l’argomento del confronto tra non credenti e credenti è “Come comunicare la fede oggi”. Mi sembra un po’ illogico, quindi noi veniamo a proporre, diciamo così, una parola di razionalità per quello che è possibile.


Ma si vive bene senza Dio?

In realtà si vive normalmente, sono quelli che hanno Dio che vivono male. Essere senza Dio è la condizione naturale dell’uomo. Quando si nasce, si nasce senza vestiti, si nasce nudi. È vero che poi uno se li mette, i vestiti, però anche le idee religiose uno se le deve mettere addosso esattamente come gli stili dei vestiti. Altrimenti vivremmo in maniera naturale, nello stato di natura, nudi e atei.


Ma non sarebbe meglio allora dire che senza le religioni si vive meglio?

Beh, le religioni sono cose un po’ diverse, per esempio ci sono religioni atee. Il Buddismo è una tipica religione che non ha dèi, non ha profeti, non ha libri sacri, non crede nemmeno nell’anima e quindi effettivamente in quel caso non è che i buddisti vivano male.



O anche i popoli nativi.

Sì, non hanno queste sovrastrutture di tipo teologico. Ma le religioni mediorientali Dio ce l’hanno, ne hanno addirittura tre e tutte dicono che è l’unico...


Parlando di ateismo però c’è anche da sfatare un mito. Ateismo si intende proprio non credere a nulla?

No, per esempio credo che noi siamo qui, che c’è un microfono di fronte a me una telecamera…


Ma oltre oltre a questo? C’è qualcosa oltre?

Sì, moltissimo, ci sono un sacco di credenze e anche di fedi, perché non tutto ciò che si crede ovviamente è dimostrato. Ma da questo a credere che c’è qualcuno che ci governa, che ci controlla, che ci manipola, che ci aspetta con le mani insanguinate dopo la morte...


Però tu vai sempre un po’ a parare su questi temi, belli scottanti...

No, guarda, io stamattina ho presentato un libro su Newton in cui parlavamo della gravitazione universale, un altro su Lucrezio. Ovvio che si parli anche di fede, poiché come avete visto, quest’anno il Paese ospite è il Vaticano, quindi non è che io vado a parare lì, più che altro mi paro... (ride)



Però hai un rapporto abbastanza continuativo coi Papi. Ti ha addirittura scritto Ratzinger.

Ci siamo scritti una sola volta, non è continuativo. È quello che si chiama one night stand, quando si trova una donna una volta, per una notte. E il Papa in quel caso è stato così, una scappatella...


E il finto Papa? C’è stata quella famosa finta telefonata di Papa Francesco architettata dalla “Zanzara” (il programma su Radio 24 – NdR).

E il finto Papa quello mai proprio. Papa Francesco non l’ho mai incontrato, l’altro Papa l’ho incontrato una volta. Non è che abbia grandi rapporti.


Come ci sei rimasto con la finta telefonata del Papa?

Mah sai, quelli sono scherzi cretini che tra l’altro loro continuano a fare. Mi avevano invitato a parlare in trasmissione e gli avevo detto di no. Poi tutti si sono messi a ridere perchè ho chiesto una prefazione al Papa. Sì, ma non è che io chiedo la prefazione al Papa per un libro di ateismo: era per un libro su un altro Papa. Chi può fare una prefazione a un libro di un Papa se non un altro Papa?


E poi Papa Francesco telefona a tutti, perché non dovrebbe telefonare a te...

A me non ha più telefonato dopo questa storia!


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