Personaggi

Veruschka, la prima Top Model della storia

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10 Maggio 2011

Veruschka ieri e oggi

L’intervista a Veruschka, prima top model della storia e musa di Dalì. Vera icona dell’arte al festival Da Sodoma a Hollywood e testimonial di Think pink! Non solo moda.
“La vita è un sogno in cui devi inventarti di continuo”


La donna più bella del mondo! La prima vera Top Model di ogni epoca. Lei è la contessa Veruschka, perla tra le perle cinematografiche al festival GLBT Torino “Da Sodoma a Hollywood”. Veruschka, colei che fu definita e divenne la prima Top Model al mondo. Per lei fu coniata la parola Top Model, prima non esisteva. Il grande fotografo Richard Avedon la riconobbe come la donna più bella del mondo.

E’ stata musa di Salvator Dalì. Michelangelo Antonioni, volando a Londra, mentre lei stava lavorando in un set fotografico, la volle, lanciandola di fatto nel cinema con il suo film “Blow Up”.


Veruschka nel libro del 1986 “Veruschka: Transfigurations”

A Torino, invitata dal direttore Gianni Minerba, è stata martedì 3 maggio la testimonial della sezione “Think Pink! Non solo moda”, ma anche la madrina della cerimonia di premiazione della manifestazione cinematografica. In suo onore è stato presentato il documentario “Veruschka: A Life for the Camera” diretto da Paul Morrissey e Bernd Böhm, con la sceneggiatura scritta dalla stessa protagonista: un documentario d’autore sulla modella dalla vita leggendaria e che in Italia divenne un simbolo grazie anche a Emilio Pucci, che ne fece l’icona del look optical. Una star che ha nella semplicità e nella sua raffinatezza e creatività la ricchezza del suo successo e del suo essere donna. Disponibile alle domande e al confronto, ha incontrato pubblico e giornalisti al Blah Blah di via Po dove è stato proiettato “La natura, la pazienza e il sogno nelle immagini della 130”, il breve film pubblicitario del 1969 realizzato da Valentino Orsini, prodotto da Cinefiat e conservato presso l’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa di Ivrea. Protagonisti, il fotografo Franco Rubartelli e Veruschka.

L’incontro con Veruscha è subito piacevole, il suo sorriso conquista immediatamente chi ha di fronte. Iniziamo così la nostra chiacchierata.


Qual è il tuo rapporto con l’Italia?

Per me l’Italia è tutto, è la mia patria. Nel vostro Paese ho cominciato la mia vita artistica proprio in quel di Firenze, quando Ugo Mulas mi prese in strada e mi portò a Palazzo Strozzi per fotografarmi. In quel momento sono entrata in un sogno, continuato poi lavorando con Franco Rubartelli che mi ha dato la possibilità di esprimermi.


Poi c’è stata la svolta cinematografica con Michelangelo Antonioni.

Sì, ricordo bene quel periodo, io sono sempre stata una fan di Antonioni. In quel periodo ero impegnata in un set fotografico in Inghilterra precisamente a Londra. Ad un certo punto si aprì la porta dello studio e vidi entrare un uomo che non riuscivo a vedere per via delle luci accese su di me. Vedevo solo un’ombra che mi guardava. Finite le foto mi hanno presentato Antonioni. Una settimana dopo, la produzione mi ha chiamato e Michelangelo mi ha dato la parte in “Blow Up”.


Veruschka con Gino Steiner Strippoli


Tu e la moda. Sei sempre stata tu la vera stilista di te stessa, spesso gli stilisti ti facevano fare ciò che volevi.

Sai, dopo due o tre anni come modella sentivo il bisogno di creare le mie idee nella moda e attraverso la fotografia. Spesso gli stilisti mi davano i loro vestiti e io magari partivo per l’Africa a fare servizi diretti da me e devo dirti che non c’era nulla di preparato, creavo tutto sul momento.


Il Cinema italiano ti ha ancora cercato attraverso Carmelo Bene.

Carmelo Bene l’ho conosciuto a Roma, stava preparando il film “Salomè”, e volle conoscermi dopo che aveva visto molte mie foto. Mi disse che voleva affidarmi il ruolo di Salomè. Così iniziammo a fare il film. Ricordo un particolare: Carmelo voleva farmi mettere le lenti a contatto nere perché diceva che nel film Salomè doveva avere gli occhi scuri. Provai a metterle, ma mi davano molto fastidio e le tolsi. Poi ad un certo punto Carmelo Bene mi disse che per andare avanti con il film aveva bisogno di vivere insieme a me. Io in quel periodo ero innamoratissima di una persona, avevo una relazione, per cui dissi di no a lui e al film.



Veruschka e Gino Steiner Strippoli al Festival “Da Sodoma a Hollywood”

Tu hai coniato uno slogan davvero prezioso: “la vita è un sogno in cui devi inventarti di continuo”. Cosa volevi dire?

Semplicemente che la vita è un sogno ed è leggera, non si può evitare la realtà e si gioca spesso con quello che non si vive. Il sogno è la vita che esiste e non esiste.


Tu e il trasformismo: ad un certo punto della tua vita professionale hai iniziato a “giocare” a trasformarti.

Non sono e non ho mai voluto essere un solo personaggio, ma volevo essere più personaggi: una volta babydoll, un’altra volta mi sentivo Lolita. Un’altra ancora una zingara e così via. Mi sono anche trasformata in un uomo e in una donna, contemporaneamente, per una pubblicità: entravo come uomo dandy, mi guardavo in uno specchio e dallo stesso ne usciva una donna. Una doppia identità. Nel 1986 ho voluto trasformarmi anche in un presidente degli Stati Uniti afroamericano anticipando di molti anni l’attuale presidente Obama.


Tra non molto uscirà la tua vera storia in un libro.

Sì, presenterò la mia biografia in un libro intitolato “Veruschka. La mia vita” a ottobre al Festival di Berlino, per questo motivo mi fermo qui nel darti altre risposte alle tue domande, se no addio mia biografia.


Una battuta e una risata simpatica e Vera Von Lehndorff, in arte Veruschka, ci saluta, ma con un arrivederci… ama troppo l’Italia.



 

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