Personaggi

Un Capo Indiano alle Nazioni Unite

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22 Luglio 2011
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Chief Wilton Littlechild

Intervista a Chief Wilton Littlechild


Chief Wilton Littlechild è Capo del Consiglio Tribale della Nazione Cree del Canada. E’ avvocato ed è stato membro del Parlamento canadese dal 1988 al 1993. E’ anche un atleta di successo con più di 50 vittorie provinciali, regionali e nazionali nel campo dell’atletica. Il suo impegno principale è la lotta per i diritti dei Popoli indigeni di tutto il mondo. Alle Nazioni Unite riveste un ruolo di primo piano nell’ambito delle questioni indigene partecipando attivamente al Consiglio per i Diritti Umani di Ginevra in qualità di Commissario del Truth and Reconciliation of Canada e come rappresentante del Nord America nel Permanent Forum on Indigenous Issue di New York.

Abbiamo incontrato Wilton Littlechild alla quarta sessione dell’Expert Mechanism on the Rights of Indigenous Peoples dell’ONU di Ginevra, in cui egli era uno dei cinque esperti che coordinavano la sessione.


Che cosa ne pensi del lavoro che si sta conducendo nell’Expert Mechanism on the Rights of Indigenous Peoples?

Si tratta sicuramente di un processo completamente nuovo all’interno delle Nazioni Unite. Questo è il primo anno della nuova commissione di esperti – il mandato dura tre anni - e trovo che il primo gruppo di esperti abbia fatto davvero un ottimo lavoro.


Rosalba Nattero intervista Wilton Littlechild nella Salle XX dell’ONU di Ginevra

Ora stiamo per compiere un ulteriore passo in avanti, analizzando il lavoro condotto in precedenza e cercando di far circolare le nuove informazioni a disposizione prima possibile, ma penso che i risultati ad oggi siano davvero incoraggianti, soprattutto se il Consiglio per i Diritti Umani accoglierà con la dovuta attenzione la nostra relazione. Se il Consiglio per i Diritti Umani prenderà sul serio le nostre relazioni e le nostre raccomandazioni, favorendone l’implementazione da parte degli Stati, la cosa andrà a vantaggio delle comunità locali: sarebbe davvero un risultato grandioso.


Pensi che le cose stiano davvero cambiando per i Popoli indigeni?

Non ancora. Mi dispiace ammetterlo, ma in alcuni casi le cose stanno peggiorando. Secondo le statistiche, in alcune aree geografiche, anche in paesi sviluppati come il mio, alcuni aspetti sono peggiorati: sfortunatamente non si sono riscontrati ad esempio miglioramenti in termini di povertà infantile. Certo, alcuni aspetti sono migliorati, ma c'è ancora molto da fare in alcune aree geografiche. Con questo non voglio sottovalutare i risultati positivi ottenuti finora, ma gli aspetti negativi e positivi in qualche modo si controbilanciano.



Chief Wilton Littlechild durante l'intervento al Permanent Forum on Indigenous Issues all’ONU di New York

Puoi dirci qualcosa circa la tua esperienza personale in tutti questi anni di lavoro presso le Nazioni Unite?

Se ripenso al 1977, anno in cui ho iniziato a lavorare qui, ricordo che non avevamo alcuna voce in capitolo presso le Nazioni Unite. Ricordo che non avevamo alcuna autorevolezza, non potevamo partecipare. Ora esistono tre organismi: il Permanent Forum, con sede a New York, dove si tiene un incontro annuale al quale partecipano fino a 2.400 delegati, uno Special Rapporteur, che si occupa delle violazioni dei diritti dei popoli indigeni, e ora questo nuovo Meccanismo di Esperti. Di certo sono stati fatti grandi progressi da allora: gli indigeni sono sempre più partecipi all'interno del sistema delle Nazioni Unite. Tuttavia, sento ancora la necessità di ricordare l’importanza dell’implementazione delle raccomandazioni elaborate, dei suggerimenti e delle soluzioni proposte dai popoli indigeni, la necessità di prendere tutti questi contributi sul serio e di utilizzarli. Prendiamo ad esempio la Dichiarazione dell'ONU sui diritti dei Popoli indigeni: ho contribuito anch’io alla sua stesura, dal primo giorno fino all'ultimo. Vederla approvata dall'Assemblea Generale e infine approvata dal Canada, dagli Stati Uniti, dalla Nuova Zelanda e dall’Australia, che all’inizio si opponevano ma in seguito hanno cambiato idea, è stato un progresso notevole. Ora che abbiamo gettato le basi per intrattenere buoni rapporti, il prossimo passo consiste nell'implementazione della Dichiarazione, con la collaborazione di tutti. Il Consiglio per i Diritti Umani dovrebbe imporsi e incoraggiare l’attuazione della Dichiarazione: solo in questo modo otterremo risultati a livello locale, là dove è necessaria una svolta. Essere rappresentati in questa sede, beneficiare di questi interventi, di queste dichiarazioni e poter dialogare con gli Stati è un risultato positivo per noi, ma abbiamo bisogno soprattutto di risultati a livello locale. È questa la sfida per il futuro.



Wilton Littlechild con Rosalba Nattero

Un’ultima domanda: i popoli indigeni sono molto diversi fra loro, hanno culture differenti, lingue diverse. Ma è evidente il forte legame che li unisce. Pensi che si tratti di un legame spirituale?

Credo che questo sia un aspetto davvero importante, e ti ringrazio per la domanda. Durante gli anni in cui ho lavorato qui, ho notato che è vero, parliamo lingue diverse, proveniamo da culture diverse, abbiamo diversi modi di esprimere le nostre conoscenze tradizionali e così via, ma abbiamo degli elementi in comune, degli obiettivi in comune, dei principi in comune. E uno degli aspetti che ci accomuna è proprio il legame spirituale che abbiamo l'uno con l'altro, il rapporto con la Terra, con il Creatore e così via. Esiste un forte legame spirituale che attraversa le nazioni indigene e che ci unisce, e penso che sia questo legame ad averci dato la forza di lottare in tutti questi anni, senza arrenderci, senza provare frustrazione, continuando a impegnarci, anche senza vedere risultati immediati, per cambiare le cose, per un futuro migliore. Le credenze spirituali dei nostri popoli, le cerimonie sacre dei nostri popoli: ecco da cosa è costituito questo legame forte, che fa di noi una cosa sola.


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