Personaggi

I misteriosi Shardana, Popoli del Mare

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02 Novembre 2012
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Leonardo Melis davanti al tempio di Ramesses in Egitto

Conversazione con Leonardo Melis, il ricercatore che riscrive la Storia della Sardegna e del Mediterraneo


Leonardo Melis è uno scrittore sardo che ha dedicato la sua vita alla ricerca di un filo conduttore che desse continuità a una Storia del Mediterraneo finora conosciuta attraverso episodi frammentati e confusi. Un puzzle che Melis pazientemente ricostruisce da quando si è imbarcato in quest’avventura. Un filo invisibile nascosto dalla storia ufficiale, ma riscoperto da Leonardo Melis in quarant'anni di studi e viaggi nei luoghi calpestati dai personaggi della Storia, spesso ignorati, confusi con figure a volte inventate da chi scrisse i testi, anche quelli sacri.

Le sue ricerche sul misterioso popolo degli Shardana, da lui definiti i Popoli del Mare, si intrecciano con la Storia del Celti e con il mito dei Pelasgi. Leonardo Melis divulga le sue scoperte a mezzo di libri e conferenze in tutto il mondo. Ha pubblicato tra gli altri “Shardana i Popoli del Mare” e “Shardana e i Principi di Dan”. Di prossima uscita: “Shardana, la Bibbia degli Urim”, in cui lo scrittore reinterpreta la Bibbia.


Leonardo, hai dedicato la tua vita a una ricerca interessantissima, anche se molte volte sei contestato. Non hai vita facile, vero?

Non ho vita facile soprattutto fra gli archeologi della sovrintendenza sarda, perché gli ho un po' scombussolato la vita. In parte anche per quanto riguarda il discorso religione. Io non sono ateo, come molti possono pensare, ma studio la Bibbia e le antiche religioni in forma, diciamo, più pragmatica, dal punto di vista storico. E alle volte la Storia si scontra con la religione, come spesso accade. Èal capitato in passato, ma soprattutto accadrà con il libro che sta per uscire.


Il tuo prossimo “Shardana, la Bibbia degli Urim” ha addirittura l’ardire di riscrivere la Bibbia... immagino ci sia molta curiosità su questa tua nuova opera. Hai parlato di tre parti unite tra di loro da un filo invisibile.

Sì. La prima parte riguarda la Bibbia ebraico-cristiana, quindi l'antico testamento, la Genesi soprattutto, poi tutto l'Esodo e parte della conquista della cosiddetta terra promessa, che chiaramente non è mai avvenuta. Il libro è scritto con la citazione dei testi dei popoli vicini al paese da cui ha origine la Bibbia, la Tribù di Juda. Mentre molta della storia raccontata riguarda il regno del nord, le dieci tribù scomparse. Per assurdo è la loro storia, ma è una storia che fu scippata.


Melis davanti a una Ziggurat scoperta nel Mediterraneo

Scippata da colui che scrisse la Bibbia nel V secolo, un rabbino della tribù di Giuda al ritorno dall'esilio di Babilonia. Giuda faceva parte della piccola tribù di montanari che si è appropriata di una storia di un altro popolo, il popolo cosiddetto di Israele. Che poi il popolo di Israele è composto da popolazioni appartenenti soprattutto ai Popoli del Mare – la tribù di Aser e di Dan, infatti è scritto nella Bibbia che vivono sulle navi, quindi non hanno niente a che vedere con il resto delle piccole tribù montanare.


La Bibbia è stata scritta a molte mani, è in pratica una raccolta di citazioni e di principi. Vi si trova tutto e il contrario di tutto...

Assolutamente sì. Ad esempio, per quanto riguarda la Genesi, abbiamo sempre sentito dire che la donna sarebbe nata da una costola dell'uomo. C'è però un brano precedente che viene omesso dai catechisti in cui risulta che Dio creò l'uomo e la donna, li creò maschio e femmina. Quindi, sicuramente quello è un pezzo tratto da un altro autore. Però la Bibbia fu rivista e corretta in modo definitivo da questo rabbino Esdra, nel V secolo, quindi adattandola alla tribù di Giuda. E il libro di Giosuè, quello della cosiddetta conquista, è praticamente ambientato nel VI secolo a.C., quindi cento anni dopo, per propagandare un re di Giuda che si chiamava Giosia, neanche il nome era tanto diverso da Giosuè, no? Però a Giuda non appartiene niente di queste cosiddette conquiste.


Quindi in pratica nel tuo libro hai riscritto la Bibbia.

Sì, l'ho riscritta in chiave storica. Per farti un esempio, c'è un fatto curioso: un generale assiro assedia Gerusalemme e la Bibbia racconta che un angelo di Dio sterminò 35 mila soldati assiri durante la notte, e quindi gli assiri si dovettero ritirare. Non è affatto vero. Nei testi assiri è documentato questo fatto, e Gerusalemme dovette pagare un tributo di parecchi quintali in oro perché gli assiri si ritirassero. Quindi, non ci fu nessun angelo di Dio, senza voler fare nessuna contestazione, però è la realtà, i testi assiri sono precisi.



Il libro di Leonardo Melis “Shardana, la Bibbia degli Urim” di prossima uscita

Sono temi scomodi, quindi posso capire perché a volte sei contestato.

Assolutamente sì, anche perché allo stesso Mosè, che pur mi è simpatico, ho cambiato i connotati almeno due o tre volte: la prima volta con l'aiuto di Freud, infatti Sigmund Freud diceva che Mosè non era affatto ebreo, ma egiziano. Ho avuto la fortuna, alla fine del 2009, di trovare degli scritti in Egitto, delle incisioni nel tempio di Luxor, in cui compare il nome di questo principe ereditario, che fu bandito e il suo nome cancellato dai monumenti. C'è un archeologo egiziano di origine ebraica che due mesi fa, casualmente, quando stavo terminando il libro, ha annunciato una sua scoperta in cui dichiarava che il colosso di Ramesses ha sulla spalla inciso un cartiglio riferito a Mosè, quindi una conferma della mia teoria.


Abbiamo parlato della prima parte del tuo nuovo libro, che è la riscrittura della Bibbia. La seconda parte tratta dei giganti di Monti Prama. Ce ne vuoi parlare?

Sono statue che ormai stanno diventando famose a livello mondiale, trenta statue giganti che riscrivono la storia della statuaria mediterranea, fino a ieri attribuita ai greci. Furono trovate nel '74 e per trent'anni rimasero nascoste nei magazzini del Museo di Cagliari. Nel 2005 pubblicai un libro, “Shardana: i Principi di Dan”, in cui parlavo di queste statue. Scoppiò uno scandalo, il governatore della Sardegna le fece togliere dallo scantinato e le mandò a riparare in un laboratorio di Sassari, dove sono ancora adesso. Ora finalmente sono restaurate e usciranno allo scoperto. Però, nel frattempo, la maggior parte degli archeologi si è fatto avanti in una sorta di passerella, un po' come i politici, no? E questa cosa a me dà parecchio fastidio.


Perché evidentemente volevano appropriarsi di questa tua scoperta.

Sì: dopo aver nascosto le statue per decenni, adesso si pavoneggiano e rinnegano alcune cose che invece io ricordo bene. Quattro anni fa, durante la presentazione de “I calcolatori del tempo”, fui avvicinato da un personaggio che successivamente non riuscii più a rintracciare. Un signore molto strano, con occhiali, barba e capelli lunghi. Mi consegnò un plico, un fascio di giornali e di fotocopie: era tutta la raccolta dei giornali dal 1974 al 2005, con tutti gli scandali, le accuse, le denunce, i ritrovamenti, le appropriazioni indebite... tutto un dossier su queste statue.


Sembrerebbe una spy-story...

Sì, ma con nomi e cognomi. È incredibile, documenti trovati prima ancora del caso di Monti Prama. Ad esempio c’è la documentazione riguardo un direttore del Museo di Cagliari che portò dei bronzetti sardi al Louvre e al British Museum e li vendette intascandosi i soldi!



La testa una Sfinge scoperta da Melis in Sardegna

Quanto sono alte queste statue?

Mediamente due metri e venti. Sono gigantesche, quindi non potevano passare inosservate, non puoi dimenticarle. Gli archeologi, nel '74, le hanno immediatamente definite cartaginesi, ma poi sono saliti di qualche secolo, al VII secolo. Però io le ho sempre datate al XIII secolo, in quanto rappresentano esattamente i guerrieri che sono raffigurati nel tempio di Medinet Habu, in Egitto, e che gli egiziani chiamano Shardana. Gli archeologi ufficiali però non possono accettare questo, quindi le datano al VII secolo. Tuttavia la pietra non si può datare con il C14, quindi io ho fotografato delle macchie di tintura, e il colore si può datare. Alcuni archeologi hanno affermato che non posso provare niente perché il colore non c'è più. Ma io ho le foto, quindi il caso diventa ancora più spinoso.


Parliamo degli Shardana. Stai praticamente dedicando la tua vita a trattare questo argomento. Chi erano gli Shardana?

Diciamo che non mi occupo solo di Shardana. Effettivamente il primo libro l'ho scritto soprattutto su quel tema, essendo sardo... ma io scrivo, più ampiamente, sui Popoli del Mare. Il periodo dell'età del bronzo, per la scienza ufficiale, dava il Mediterraneo occidentale come un mare, una zona deserta d'Europa, zona imbarbarita, senza nessuna civiltà, ricordata per i cosiddetti Fenici, o Enea, qualche etrusco e qualche cartaginese. Non era così. Nel secondo millennio a.C. il Mediterraneo era popolato da popoli che noi conosciamo benissimo. Prendi ad esempio i Liku: erano in pratica i Liguri, che abitavano tutta la zona, fino al confine con i Celti del Nord. Gli stessi Celti erano discendenti dei Tuatha de Danann, la gente di Dan. Ma possiamo citare i Thursa (gli Etruschi); i Wasasha, i Sakalasha, che abitavano la bassa Italia e la Sicilia, da cui i Siculi; e gli Shardana stessi.


Possiamo identificare i Popoli del Mare con i Pelasgi?

La maggior parte dei miei colleghi identifica i Popoli del Mare con i Pelasgi, e sono d'accordo anch'io su questo, anche se il nome Pelasgi sa un po' più di mitologia, però effettivamente penso che siano i Popoli del Mare.


Sembrerebbe che le nostre origini provengano da un’unica cultura. Nord e Sud Italia, Centro Europa, Nord Europa... tutto sommato siamo figli di una stessa cultura, che poi si differenziata. Dai tuoi stessi ritrovamenti c'è molto della cultura celtica.

Certo. I Bretoni, i Baschi, i Sardi, tutti hanno una cultura comune. Tempo fa fu trovata la mummia di Similaun, chiamata Oetzi (tra l’altro è il nome del mio paese di origine). Due università, una americana e una inglese, hanno studiato la mummia, hanno trovato il genoma, il DNA mitocondriale, che ne ha rivelato le origini del Medio Oriente, quindi dalla Mesopotamia. Ebbene, questo genoma è presente in Sardegna e in Corsica. Quindi, conferme anche scientifiche stanno dimostrando che questa cultura comune popolava il Mediterraneo occidentale e l'Europa.



Melis davanti a una delle Sfingi sarde di dimensioni ridotte

Nel tuo libro divulghi le tue ultime scoperte archeologiche.

Ti posso dire che se una sola di queste scoperte fosse avvenuta fuori dalla Sardegna ne avrebbe parlato tutto il mondo. Ho addirittura scoperto un'intera città in una foresta, piena di statue fatte a pezzi, distrutte molto probabilmente dai soldati del vescovo. Era una città di questi popoli che resistevano con l'antica religione, in un altopiano, ed è stata rasa al suolo. Ma è tutto ancora lì intatto, con menhir, con statue... La città si trova nell'interno della Sardegna, in un altopiano dove ci sono ancora i cavalli selvaggi, dove tra l’altro ho avuto l'onore di nascere. È l’altopiano della Giara, si chiama così, un altopiano pieno di acqua, quindi l'ideale per stare riparati.


Quali altre scoperte hai fatto ultimamente?

L'ultima scoperta è recentissima, la presentiamo in questi giorni in televisione: è la vela degli Shardana rappresentata a Medinet Habu, che io sostenevo essere appunto una vela moderna: nelle navi non risultano remi, né a Medinet Habu né in quelle in bronzo trovate in Sardegna. Questa vela è stata ricostruita e venerdì (26 ottobre 2012 – NdR) arriverà a Cagliari, senza remi e addirittura senza timone, governata solo con le vele. Una vela moderna di tremilacinquecento anni fa.

E poi le ziggurat, del tipo delle pajare del Salento, piccoli nuraghi a gradoni, con tanto di tholos. Ne abbiamo trovata una anche nelle Baleari, identica, una in Sicilia, due in Sardegna. Sempre in Sardegna abbiamo ritrovato una ziggurat a sette gradoni con un tempietto in alto. Sono eccezionali. E ancora: uno scarabeo trovato qualche settimana fa, inciso nella costa occidentale sarda, vicino a Oristano, talmente grande che si può vedere solo dall'alto. Potrebbe essere un falso, uno scherzo, ma non credo perché è inciso sugli scogli, un po' faticoso fare un falso.


In tutti questi anni, nelle tue ricerche sei stato aiutato da qualche ente?

Assolutamente no, tutto quello che ho fatto in quarant'anni di ricerche in giro per il mondo l'ho fatto a spese mie. L'ho fatto con piacere, nessuno me l'ha imposto, ma credo che il lavoro che io ho fatto da solo non l'ha fatto tutta l'intera sovrintendenza in Sardegna, con soldi pubblici, in ottant'anni.


La tua ricerca si dedica al nostro lontano passato. Nel presente, in Sardegna, esistono tradizioni ancora vive? C'è una continuità in queste tradizioni?

Assolutamente sì, il culto dei morti ad esempio, che qui si festeggia non il 2 novembre, ma ancora con la vecchia data del 31 di ottobre. Si usa ancora preparare la cena per i morti e la si mette o in cucina oppure sul davanzale. Possiamo citare i giuramenti, a lungo proibiti dalla Chiesa, quando ci si scambiano le erbe e si giura eterna fedeltà; uomini con uomini, donne con donne, oppure donne con uomini, e si salta il fuoco insieme tenendosi per mano: questo accade nel periodo intorno al Solstizio d’Estate, la notte del 24 giugno.


Il fuoco è un elemento fondamentale in queste tradizioni.

Sì. In tutte le festività è presente: il fuoco di San Giovanni, il fuoco d'inverno per la festa di Sant'Antonio. Nel paese dove vivo si taglia la vecchia quercia morente, si accatastano le querce e il 16 gennaio pomeriggio si accende il falò e lo si fa bruciare per quattro giorni e quattro notti. La gente vi balla intorno. Il fuoco viene acceso dall'anziano del paese, e il prete lo viene a benedire. Questi deve fare tre giri rigorosamente antiorari, altrimenti lo cacciano via. La Chiesa ha dovuto adattarsi alla festa antica.



La sfilata dei Mamutones in Sardegna

Come festeggerete Samain?

Il 31 notte qui ci sarà festa. I bambini vanno di casa in casa, ma non per la moda di Halloween: qui si è sempre usata questa consuetudine da millenni. Vanno nelle case, l'ho fatto anch’io da bambino. Ci regalavano le melagrane, i fichi secchi.


Si è parlato di giganti in Sardegna, ritrovamenti di scheletri giganti. Cosa ci puoi dire in proposito?

Dico che finché non vedrò un osso che non sia di cavallo o di bue, io non ci crederò. Mi hanno chiamato per vedere questi giganti, se ne parla in tutti i paesi, ma io non ho visto niente. Conosco il più grande esperto di giganti del mondo, Klaus Dona, che attualmente vive in America ed è venuto a trovarmi. Ha voluto che l'accompagnassi nel posto dove affermano di aver trovato i resti dei giganti, ma non c'era niente di strano. Ovviamente non colleghiamo i giganti con le tombe dei giganti, che sono un’altra cosa. Quelle erano veramente tombe dei giganti, i giganti della Bibbia, quelle dei Nefilhim e delle donne, delle figlie degli uomini. Erano giganti, ma secondo la Bibbia ebraica che ho in casa, erano “giganti” nel senso di “eroi dell'antichità, uomini famosi”, quindi grandi di importanza, come un Achille, un Gilgamesh o un Enea.


Cosa mi dici dei “Mamutones”?

“Mamutone” innanzitutto contiene la parola “amone” o “aimone”, che in Sardegna è molto presente anche nei nomi. Era il dio del raccolto, il dio invisibile. Deriva da una cultura monoteista; il nome qualche volta cambiava, però adoravano un dio, o spesso una dea, della natura. Considerando che “tone” significa “musica” e “mamu” è la dea madre, “Mamutone” può significare il suono della dea madre, il suono di Aimone.


Cultura che sopravvive in tutta Europa...

Per fortuna non si è persa, è stata contaminata sì, ma mi capita spesso, ad esempio in Bulgaria, in Romania, di trovare maschere identiche alle nostre. Così come per i balli, ad esempio il ballo tondo, come la “sardana” in Catalogna: un ballo tondo che si fa nel sagrato della chiesa. Io l'ho fatto da piccolo, si usciva dalla chiesa e si ballava. All’inizio si faceva in chiesa, ma i preti proibirono questa usanza pagana, tuttavia i sardi – e così anche gli altri popoli – hanno continuato a praticare il ballo tondo, fino ai nostri giorni. Il ballo diventò una usanza sociale, praticata davanti alla chiesa, nel sagrato. Al ballo tondo non ti potevi sottrarre, potevi trovare al tuo fianco il tuo peggior nemico, ma egli non poteva rifiutarsi di ballare, di tenerti la mano o il braccio, altrimenti veniva cacciato dalla comunità.


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