Personaggi

4 chiacchiere con Margherita

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21 Dicembre 2012

L’attrice Margherita Fumero

Conversazione a tutto tondo con l'attrice Margherita Fumero. Tra progetti, aneddoti, retroscena di Drive In e Camera Café, amore per gli animali, cartomanzia


Incontrare Margherita Fumero è un’esperienza unica. Margherita è un vulcano di energia, di idee, di ricordi e di progetti che scorrono nei discorsi come un fiume in piena.

Bilancia ascendente bilancia, sostiene di essere nata il 16 ottobre di un anno imprecisato del 1900...

Raccontare la sua lunga esperienza tra cinema, teatro e televisione è impresa ardua, soprattutto perché lei non ce ne dà il tempo, essendo soprattutto proiettata verso il futuro!

L’incontro con Macario fu decisivo per la sua carriera di attrice comica. Con lui lavorò in molte commedie, tra cui “Due sul pianerottolo” con Rita Pavone. Ha interpretato diversi film di Bruno Corbucci accanto a Tomas Milian e Bud Spencer. Tra le sue esperienze televisive, impossibile dimenticare l’interpretazione di Margherita in Drive In di Antonio Ricci, trasmissione che ha segnato la storia della televisione, in cui recitava in coppia con Enrico Beruschi. Più recentemente ha interpretato il ruolo di Wanda in tutte le edizioni della fortunata serie Camera Café. Attualmente è impegnata in teatro, sia come regista della compagnia “Fumeri per caso” da lei fondata, sia come docente di Recitazione e Dizione presso la Gypsy Musical Academy di Torino. Sta preparandosi al debutto della commedia “Coppie Scoppiate” per la regia di Giorgio Caprile, che avverrà ad Alassio il 9 gennaio. Ha da poco pubblicato il libro “4 chiacchiere con Margherita”, dove racconta di sé, della sua vita, condito con aneddoti gustosi e retroscena divertenti.

Ma non c’è tempo di approfondire tutto questo con lei perché subito ci stupisce con i suoi lati inediti.


Margherita, tu credi nel destino?

Certo. Io credo molto nel destino. Penso che nella vita ci siano due strade: una parte che abbiamo scritto nell'aura, che non può essere cambiata perché è scritta così. Poi c'è quella parte che dipende dalla nostra volontà, le cose che chiamiamo "di quotidianità". Queste dipendono da noi, e noi ci troviamo come a un bivio: possiamo andare a sinistra o a destra, dipende dalla nostra decisione di andare da una parte o dall'altra.


Margherita Fumero negli studi dell’emittente piemontese Radio Flash (FM 97.6, online www.radioflash.to) intervistata da Rosalba Nattero

E questo è il destino che ci facciamo noi. Quindi, c’è una parte di destino già scritta, ma una parte la scriviamo noi. Io faccio le carte, e so che ci sono delle cose che non cambiano, che sono proprio scritte, che tu non potresti fare in un modo diverso.


Ecco un lato inedito di Margherita... la cartomante!

Sì, cartomante ma per hobby. Non faccio la cartomante di professione, però non si sa mai nella vita, magari fra qualche anno mi metterò per la strada con un banchetto e mi rimetterò vostro buon cuore... (ride)

Ti racconto una cosa. Una volta, facendo le carte, è venuto fuori che avrei fatto un film in America. Avevo fatto già quattro anni prima un film con Bruno Corbucci in America, ma nel periodo in cui feci le carte Corbucci faceva la dialisi, non stava bene, quindi mi sono detta "è impossibile". Provo con il pendolino radiestesico e ho la conferma che devo andare in America. Mi dico che non è possibile, è una cosa che non può avverarsi. Dopo un po' di mesi mi telefona il mio agente di Roma, che era anche l'agente di Corbucci, e dice "sa che Corbucci va a fare un film in America?" Rispondo: “allora vado anch'io”. Ma lui: "no, lei no, perché vanno solo Tomas Milian e Bud Spencer, che partono dall'Italia, gli altri sono tutti attori americani." Faccio di nuovo le mie carte e ancora mi confermano che andrò in America. Siccome si girava a Miami, qui invece era inverno, ho cominciato a tirar fuori tutta la mia roba estiva, ho preparato le valige. A casa i miei, che mi prendevano un po' per pazza, mi dicevano "guarda che poi ti viene l'esaurimento, ti ha detto di no..." Un mattino mi telefona il mio agente e mi dice "senta Margherita, hanno deciso che invece di due sono tre che partono dall'Italia, però lei domani mattina deve già essere qui a Roma, all'Ambasciata, per avere il permesso di lavoro. Non so se ce la fa ". Rispondo: "ma io sono pronta". Nel pomeriggio sono partita, il mattino dopo ero già all'Ambasciata e nel pomeriggio sono partita per gli Stati Uniti. Quando sono arrivata a Miami il produttore mi dice "devi fare la parte di un'americana, mi costi da morire, chissà perché ho fatto venire te dall'Italia? Mi sono svegliato stamattina e mi sono detto: perché non prendiamo la Fumero per quella parte?" Ho pensato che i miei influssi gli erano arrivati. Se uno vuole intensamente una cosa, la può ottenere.



Il libro di Margherita Fumero “4 chiacchiere con Margherita” pubblicato da Seneca Edizioni

Questa tua convinzione penso abbia inciso parecchio nelle tue decisioni.

Sì molto. Io so sempre prima se una cosa andrà bene. E se lo voglio, la ottengo. Penso che con una grande forza di volontà si possa addirittura guarire dalle malattie, forse non sempre, però tante volte si può.


Il potere della nostra mente è infinito.

Diceva Veronesi (medico oncologo N.d.R) che tante volte, persino nelle malattie gravi, il 50%lo si supera proprio con la forza di volontà. Noi abbiamo dei poteri immensi che spesso non conosciamo e non sappiamo mettere in pratica, ma li abbiamo dentro di noi. Ormai li abbiamo persi perché non li sfruttiamo più.


Probabilmente sono facoltà che abbiamo, ma che dovrebbero essere sviluppate.

Una volta la telepatia era molto più sviluppata, ma ora, con l’avvento della tecnologia e dei telefonini, non ci si pensa più. Eppure capita tante volte che magari si pensa intensamente a una persona, suona il telefono e quella persona ti chiama. Sono facoltà che abbiamo perso, o magari si attivano inconsciamente. Anche senza volerlo, tu pensi a una cosa e succede. Oppure, queste facoltà si possono sfruttare anche volutamente. Spesso io penso a una persona e le dico "chiamami", e lei mi chiama.


Purtroppo non esiste una seria ricerca sull’argomento. Ci dovrebbero essere delle scuole, degli enti di ricerca seri. Invece questi argomenti spesso vengono relegati nelle pseudoscienze, con tutta la denigrazione che ne deriva.

Sì sono materie molto denigrate. Si viene anche un po' presi in giro: quando dico che faccio le carte, mi guardano come per dire "è un po' scema". Sarò scema però a me diverte, mi piace farlo e trovo che certe volte possa anche dare la serenità. Tanti hanno paura ad esempio dei Tarocchi, perché pensano che possano prevedere la morte. Innanzitutto, la morte secondo me non si può prevedere, quindi quelli che sostengono che facendo le carte prevedono la morte dicono una bugia, perché la morte fa parte di quelle cose che non dipendono da noi, è nella nostra aura e non si può prevedere. La carta della morte significa la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, magari migliore.



Margherita Fumero interpreta Wanda nella sitcom Camera Café

Mi ricorda l’interpretazione del Calendario Maya, tanto di moda in questo periodo, che molti interpretano come l’approssimarsi della fine del mondo.

È solo un calendario che stabilisce la fine di un ciclo l’inizio di un altro, magari migliore di quello che sta finendo.


Hai fatto cinema, teatro, televisione... di questi tre ambiti, qual è quello che ti piace di più?

Mi piacciono tutti e tre, perché sono tre modi diversi di fare lo spettacolo, ci sono anche contatti diversi con il pubblico. Tu fai teatro e la gente viene poi in camerino e ti dice "buonasera signora, complimenti, è stata molto brava", toccandoti la mano. Fai cinema, e quasi ti guardano da distante, non osano neanche avvicinarti, come se dicessero "ah è quella che ha fatto..." Fai televisione e invece ti danno le pacche sulla spalla, "Ciao Margherita, ti ho visto ieri sera!"


Tre approcci completamente diversi.

Sì. Facendo la televisione vai nelle case delle persone, e per la gente tu sei una di casa, non sei più l'attrice. Sono tre modi diversi, anche piacevoli perché in teatro hai il contatto col pubblico, mentre stai recitando dai delle emozioni. Nella mia scuola in fondo io insegno emozioni, questa è la mia materia. Se tiri fuori le tue emozioni e le passi, il pubblico le riceve e te le rimanda.

C'è un passaggio di energia, che a volte invece non scatta, magari non riesci a passarlo bene e il teatro diventa difficilissimo. Invece è piacevole quando il passaggio di energia si verifica. Ma devi dare molto per ricevere anche tu qualcosa dal pubblico. Con la televisione questo contatto non c'è, però mentre reciti pensi che entrerai nelle case, quindi non è che sia una recitazione fredda, perché io sono consapevole che poi mi vedono. E la radio è la stessa cosa, sei nelle case, sei una di loro, sei lì, magari stanno mangiando e ti stanno ascoltando, quindi diventa anche piacevole. Adesso è andata un po' in disuso, ma a me piaceva la commedia in radio, perché trovo che ti faccia sognare. In televisione tu vedi il personaggio, con la radio te lo immagini.



Margherita Fumero e Enrico Beruschi nella sitcom “Io e Margherita”

Tu hai fatto tantissime cose, le cose più importanti per cui maggiormente ti conoscano penso siano Drive In, che ha segnato la storia tra l'altro della televisione, e Camera Café.

Sì, so di essere stata molto fortunata, e quando io dico "sono fortunata" e lo dico sempre (anche se certi dicono che non bisogna mai dire la frase "sono fortunata" perché porta male), ringrazio della mia fortuna. Ogni giorno ringrazio di essere stata fortunata, di essere nata in una famiglia dove c'è stato tanto amore. È questo che intendo per fortuna. E la fortuna ti rende felice.


Parliamo del tuo libro, "Quattro chiacchiere con Margherita".

Non è un romanzo, sono proprio quattro chiacchiere. Ho immaginato di essere in un bar, mentre si prende un thé con gli amici, e racconto delle cose della mia vita, non in modo cronologico. Racconto della mia famiglia, di mio papà, di mia mamma, è un po' il "dietro le quinte", gli scherzi di Drive In. Ci sono delle pagine che secondo me fanno anche un po' ridere, altre invece che magari fanno pensare di più.


Com’è stata l’esperienza del Drive In?

In Drive In nessuno credeva inizialmente, quindi è stato un grande successo col passaparola. È nato senza mezzi, senza niente. Ma si è creata una grande amicizia nel nostro gruppo, ci volevamo proprio bene. Stavamo insieme tutto il giorno, ci lasciavamo solo poche ore per dormire, andavamo a cena insieme, a pranzo insieme, al montaggio insieme, questo gruppo era veramente forte, era come essere in collegio. Facendoci scherzi tutto il giorno. Questo stare molto insieme faceva sì che ci capivamo con un’occhiata. Solo che poi gli scherzi erano continui, e non sapevi più quando una cosa era vera o no, e ci cascavano tutti, anche perché, siccome diventava una cosa collettiva, tu magari dicevi "m'hanno detto questo", e l'altro diceva "ah sì è vero, è vero!" Quindi, ci cascavi per forza e lì ci cascavano tutti.


È proprio nello stile di Ricci...

Conosco Antonio Ricci da tanti anni, e a parte la sua intelligenza universalmente riconosciuta, è una persona spiritosa con una comicità anche un po' cattiva, un po' crudele... nel libro racconto diversi aneddoti in proposito... ma per saperne di più dovete leggere il mio libro!

E Camera Café?

È molto difficile Camera Café, perché c'è la grande velocità di parola e la telecamera fissa, quindi se sbagli devi ripartire da capo, cioè non puoi attaccarti a niente. Il problema è che, se tu sei in scena, di solito è difficile che sbagli. Ma se sei dietro e devi entrare, e magari hai le ultime due battute, mentre gli altri hanno già recitato per dieci minuti, tu pensi "non devo sbagliare, non devo sbagliare", te lo ripeti e vedi le facce, ognuno è terrorizzato.


Una scena dal film “Broker” con Margherita Fumero

Quando arrivi alla fine sei terrorizzato anche tu, perché se sbagli ti ammazzano, in quanto devono di nuovo ripartire da capo, e quindi c'è il terrore dell'ultima frase. Infatti dico sempre: “no, non mettetemi l'ultima frase, non mi fate morire così!” Camera Café rispetto a Drive In sembra più una catena di montaggio. Mentre in Drive In c’era un gruppo creativo, che spesso improvvisava, qui ci sono dei bravissimi autori che ti danno il copione e tu lo esegui.

Margherita e gli animali. Scopro con piacere che sei un'animalista convinta fin da piccola...

Sì, sempre stata. Ad esempio, non ho mai portato pellicce, solo quelle sintetiche, quindi se mi vedete un collo di pelliccia dovete sapere che è sintetico. Anche quando recito. Quando facevo "Io e Margherita" con Beruschi, volevano mettermi una pelliccia, ma ho risposto "no, io neanche mentre recito metto la pelliccia vera, portatemene una finta perché se no non la indosso proprio". Penso che le pellicce stiano bene addosso agli animali, indossare la pelliccia è come se noi ci togliessimo la nostra pelle. Ognuno la propria pelle se la deve tenere.


Parliamo degli animali più vicini a te.

Ho avuto un cane e un gatto contemporaneamente, che si sono adorati. Il mio cane addirittura si era innamorato del gatto, perché lui credeva di essere un gatto, e il gatto credeva di essere un cane. Insomma avevano un po’ una crisi di identità. Fischiavi e il gatto arrivava di corsa, andava con mio papà per funghi come fosse un cagnetto. Il cane, invece, credeva di essere un gatto, quindi, quando vedeva un gatto, era tutto felice. Il mio terrore era che gli altri gatti non sapevano che lui li amava e temevo che un giorno o l'altro lo accecassero. Era un cane favoloso, perché recitava e cantava.

Una volta, mentre guardavamo il Festival di Sanremo alla televisione, lui parte, va davanti al televisore e si mette a fare "wooooh", cantava anche lui. Abbiamo cominciato a ridere da morire. Recitava anche. La prima volta mi ha fregato: eravamo per la strada e ha cominciato a zoppicare. Gli dico: "Roby, ti sei fatto male?" lui s'è buttato per terra, sembrava morto. Gli sollevavo la zampa, sembrava proprio morto. Mi sono spaventata e stavo per andare a chiedere aiuto, quando lui si è alzato: mi ha fatto uno scherzo!!! Da quella volta bastava dire "fai vedere che sei tanto malato", e lui si buttava per terra e faceva il morto. Io dicevo: “ha tanto male alla zampa" e lui, zac! alzava la zampa. Quando arrivava qualcuno a trovarci, lui si esibiva in tutto quello che sapeva fare: cantare, recitare, ballare...



Fumero e Beruschi in Drive In, la trasmissione di Antonio Ricci entrata nella storia della televisione

E il gatto?

E il gatto idem. Gli avevo insegnato a giocare a nascondersi, così si andava a nascondere, poi faceva "mau!", allora dovevamo andarlo a cercare. Le prime volte il cane, essendo un po' più tontolone del gatto, non aveva capito questo gioco, ci ha messo più tempo a impararlo, allora andava dove c'era il gatto e faceva "bau, bau!", come a dire "eccolo qua" e il gatto s'arrabbiava da morire. Allora, ho cercato di prenderlo con le buone, gli ho detto "devi capire, che è un gioco. Tu non devi vedere il gatto!" E allora lui passava e girava gli occhi dall'altra parte; passava vicino al gatto, e a quel punto il gatto gli saltava addosso... si divertivano così.


Ora non vivi con animali?

Dopo di loro non ce l'ho più fatta, anche perché sono morti a un mese di distanza uno dall'altro, erano vecchi, però erano talmente eccezionali...


I prossimi progetti.

Stiamo facendo le prove ieri della commedia "Coppie scoppiate", ci sarà Marina Occhiena, Alessandro Marrapodi, Giorgio Caprile, Annalisa Povia, Antonio Sarasso e Manuel Signorelli. E ci sono io. È un lavoro molto divertente, debuttiamo in Liguria, l’8 gennaio ad Alassio. Invece l’11 gennaio saremo a Santena in Piemonte. Lo spettacolo è molto molto divertente. E poi tanti progetti, tante cose, perché io continuo ad amare il mio lavoro, lo amo tanto, come dicevo prima sono fortunata e ho la fortuna di poterlo ancora fare.


Dove trovi tutta questa energia e positività?

Secondo me la cosa importante è credere ai sogni, innanzitutto non perdere mai di vista che in fondo la vita è un gioco. Ricordare sempre che sono i sogni che ti fanno vivere. Certe volte mi prendono in giro, perché io faccio ancora progetti come se davanti a me ci fossero cinquant'anni.

Ma devi sempre vivere pensando al domani, se è un periodo negativo non sarà così per sempre. La vita è una ruota, quando ti va male non pensare che sia sempre così, perché dopo l'inverno ritorna la primavera, quando sembra tutto morto, gli alberi senza foglie, poi nasce di nuovo la gemma. E quindi, bisogna sempre avere la fiducia e credere nel domani. Ricordare sempre che quando si tocca il fondo non si rimane sempre a fondo, si comincia a risalire, non potrà essere sempre una cosa negativa e quindi bisogna avere fiducia nel domani e credere nei sogni.


 

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