Sciamanesimo

L’imbroglio che ha sconvolto l’umanità

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07 Luglio 2020
I piani di esistenza percorribili dall’individuo secondo lo Sciamanesimo druidico
I piani di esistenza percorribili dall’individuo secondo lo Sciamanesimo druidico

Il furto dell’entità spirituale che ha complicato l’esistenza di chi cerca di rispondere al richiamo del trascendente. La società umana è prigioniera di dogmi, come quello del “rasoio di Occam”, e di esperienze che sono fuori dalla scienza e dalla storia contemporanea. La risposta dell’ecospiritualità.


Da sempre l’antico sciamanesimo druidico contempla la dimensione della sfera umana in tre distinte competenze che si riferiscono al corpo fisico, alla produzione emotiva della mente e alla purezza dell’Io consapevole, riconosciuto anche con il termine di “cristallo”, di “diamante”, di “spirito”, di “stato di coscienza” o di “sé”.

Questa suddivisione delle competenze esperienziali con cui l’individuo interagisce con l’esistenza, definita con il termine di Shan (ovvero il Vuoto reale con cui si manifesta la Natura sul suo piano invisibile e immateriale), ha da sempre consentito all’Individuo di evitare equivoci di identificazione della propria natura senziente e reale.

È evidente che il corpo non poteva essere il riflesso della realtà a cui poteva rispondere con la sua sintonia, in quanto soggetto ai vincoli con il visibile sensoriale. E nemmeno la mente avrebbe potuto, che con la sua dispersione emotiva dominata da un Inconscio ballerino, l’avrebbe portata solamente a percezioni soggettive basate sull’ignoranza esperienziale. Oppure spesso ricondotta alla sua ipoteca culturale di nascita che l’avrebbe portata ad abbracciare il “materialismo” oppure il fondamentalismo della religione del caso. Se non a finire in una totale confusione che affondasse nella ricerca empirica di una qualsiasi Loggia esoterica.

Quello che rimaneva, e che rimane tuttora per il druidismo, era, ed è, la terza competenza esperienziale in cui si identifica l’individuo quando si appella alla sua più intima identità di se stesso, ovvero quando risveglia il suo stato di coscienza o il suo essere “cristallo trasparente” che non può vedersi, ma è consapevole di esistere in uno stato fenomenico di esistenza.

Uno stato di essere senziente dalla capacità meravigliosa, come lo è del resto tutta l’esistenza, di percepire il proprio stato senziente.

Uno stato di essere che gli permette di cogliere la percezione di trovarsi dentro ad uno stato fenomenico ben preciso che poi traduce con le domande: “Perché c’è qualcosa invece di niente?”, “Cosa ci sarebbe stato se ci fosse stato un niente?”, “Chi sono io che ci sono, al posto di un niente e che sono apparso qui, in questo qualcosa che c’è, con la mia nascita?”, “Che senso posso dare alla mia esistenza che è in grado di percepire di esistere?”, “In che Mistero esisto?”, “Chi sono io che percepisco di essere cosciente?”…

Né il corpo, né la mente potrebbero mai porsi questi interrogativi e mostrano di appartenere al fenomeno, chiamato universo, che è nato dal Vuoto a seguito del Big bang e in cui ora sta in una sconosciuta sospensione. Seguaci del materialismo e delle religioni chiuderanno probabilmente la loro esistenza con la loro dissociazione fisica e mentale nel momento della morte.

Guglielmo di Occam raffigurato sulla vetrata di una chiesa nella contea del Surrey
Guglielmo di Occam raffigurato sulla vetrata di una chiesa nella contea del Surrey

Non è detto che possano proseguire oltre, coloro che fanno riferimento al proprio Io consapevole, ma comunque è una chance in più che l’esperienza della meditazione consente di avvalorare. E in ogni caso sono facilitati a trovare una via spirituale e una dimensione di armonia e di Bien-être in cui vivere.


La Discovery Doctrine e il Rasoio di Occam

La cultura antica dei popoli della Terra, e specificatamente quelli legati al mito del Graal e di Fetonte, concepiva la dimensione dell’individuo nella suddivisione di tre competenze esperienziali di corpo, mente e spirito con cui mediavano, specificatamente per ciascuna competenza, l’interazione del singolo con il mistero dell’esistenza. La posizione di consapevolezza e mistica dello spirito, o l’“Io consapevole” del “cristallo trasparente”, era evidente e messa al primo posto come riflesso del Trascendente.

Questa visione ternaria dei tre piani esperienziali dell’Individuo è sopravvissuta nella storia sino all’epoca dell’impero Romano e a quella della Magna Grecia. Poi con l’avvento culturale del cristianesimo, in occasione del Concilio ecumenico di Costantinopoli dell’869 d.C., venne decretato, per abissale ignoranza o per diabolica metodica ideologica, che l’individuo si rivolgeva all’esistenza solamente attraverso due piani esperienziali, ovvero quello del corpo e quello dell’anima in cui si assommavano la mente e l’Io consapevole. Scelta che avrebbe portato nei secoli successivi a dare importanza spirituale alle competenze del corpo, come la nudità e la sessualità, e della mente nell’apprendimento dei dogmi e delle morali religiose che facevano breccia su di essa.

Mandando in confusione l’Io che si trovava senza più parametri assolutamente razionali e consapevoli. Con il risultato di soffocare i bisogni reali dell’individuo portandolo alla pratica della falsità per nasconderli e proteggersi dalla falce religiosa che puniva spesso con la morte chi contravveniva ai suoi principi.

Azione ideologica poi rimarcata pesantemente, e con più dovizia di mezzi, con l’opera della “Discovery Doctrine”, promossa nel 1400 dalla Chiesa del tempo per giustificare le grandi colonizzazioni depredatrici attuate sui vari continenti, ad opera di un’Europa cristianizzata che, oltre che permettere massacri inenarrabili e la schiavitù di interi popoli, le permise di evangelizzare con il pensiero cristiano quasi l’intero pianeta caduto in balia di quest’opera contro natura.

In tal modo le antiche tradizioni scomparvero cancellate per sempre, gli antichi saggi vennero messi a tacere spesso barbaramente uccisi.

Guarda caso quella fu la stessa epoca in cui nacque l’ecclesiale metodo di valutazione pseudoscientifico, ancora oggi applicato dal conservatorismo degli skeptics, conosciuto come “il rasoio del frate Occam”, il rasoio che taglia via tutte le considerazioni del libero pensiero che non sono allineate con l’ideologia dominante.

Sopravvissero allo sterminio culturale perpetrato dalla Discovery Doctrine solamente i cosiddetti “Popoli naturali”, presenti oggi all’ONU con il 25% della popolazione mondiale, che si opposero strenuamente all’azione oscurantista e dominatrice dell’Europa cristianizzata. Oggi i Popoli naturali sono gli unici a continuare l’antica tradizione edenica, apparentemente scomparsa nei media del “mondo maggioritario” e vanamente cercata degli esoteristi che loro malgrado sono prigionieri della loro ignoranza.

Il dio celtico Cernunnus in meditazione, Calderone di Gundestrup
Il dio celtico Cernunnus in meditazione, Calderone di Gundestrup

Se non ci fosse stata la nefasta azione della Discovery Doctrine e del rasoio di Occam ad oscurare la cultura del pianeta con tutta probabilità l’umanità sarebbe avanti sul cammino del suo progresso culturale e scientifico di almeno un millennio.

Basti pensare all’azione censoria perpetrata nei confronti di Galileo Galilei, alla cancellazione sistematica della cultura dei Nativi europei da cui comunque la Chiesa ha scippato molte cose, a un Tesla vilipeso poiché si mostrava di andare controcorrente e a cui in ogni caso dobbiamo il fatto che la corrente elettrica oggi giunge in tutte le abitazioni alimentando anche i nostri computer.

La Discovery Doctrine ha privato di preziosi step evolutivi l’individuo e l’intera umanità, ed ha solo finito per rafforzare religioni retrive e pensieri conservatori che non hanno certamente a cuore il benessere dell’individuo, né l’opzione di concedere il diritto di una possibile partecipazione al trascendente.

Diritto che ogni libera creatura si è trovata elargita insindacabilmente dalla grandezza mistica della Natura.


Il danno continua

Oggi, a distanza di millenni dal lontano Concilio di Costantinopoli, il dualismo “corpo” e “anima” sembra sussistere ancora creando nella cultura e nella scienza del mondo maggioritario un bel po’ di problemi di comprensione della dimensione esperienziale individuale.

Nonostante l’azione dell’evangelizzazione sostenuta dalla Discovery Doctrine della Chiesa del ‘400, che consentì l’eccidio e la depredazione prodotta dal colonialismo, si sia parzialmente assopita, il problema generato dal Concilio di Costantinopoli continua tuttora producendo nefasti esiti sulla vita degli individui e complicando il lavoro di ricerca di filosofi e di psicoterapeuti.

L’individuo, prima del Concilio, poteva identificare la sua realtà personale nell’Io consapevole e intravedere in esso il riflesso mistico del Trascendente. Questo gli permetteva di mettere al giusto posto le sue esperienze relativizzando nella soggettività del visibile ordinario quanto poteva accadergli sul piano del corpo fisico e della fluidità mentale.

Questa chiarezza gli dava modo di fare delle scelte di vita e di comprendere quale sentiero interiore doveva percorrere per poter dare una sua effettiva risposta al Trascendente senza dover ricorrere alle rivelazioni delle religioni del caso e a maestri di alcun genere.

La Discovery Doctrine, bolla papale che è all’origine delle colonizzazioni cruente sul continente americano
La Discovery Doctrine, bolla papale che è all’origine delle colonizzazioni cruente sul continente americano

Oggi, nell’immatura dicotomia di “corpo” e “anima” che gli è stata imposta, l’Individuo rimane inevitabilmente confuso nel focalizzare la sua reale identità e può identificare e ricondurre quanto gli accade solamente sul piano del corpo e dell’anima, finendo per non capirci più nulla.

L’anima, secondo la visione del Concilio di Costantinopoli, doveva comprendere il senso di sé dell’individuo quanto i suoi sentimenti e le sue emozioni.

L’anima era intesa così onnicomprensiva di tutta l’esperienza umana. Si venivano a miscelare tra di loro lo stato di coscienza dell’individuo fondendosi con le varie pulsioni che sono possibili della mente. Pulsioni che vanno dalla sessualità a quella dell’odio, da quella del senso di possesso alla spossatezza psicologica, dalla schiavitù delle fobie al rancore verso gli altri sino alla trappola dell’amore che nasce dal senso biochimico dell’innamoramento. Non solo, ma anche a fondere lo stato di consapevolezza con i bisogni associati al sesso di appartenenza che portavano l’individuo a sentirsi “donna” oppure “uomo”…

Un caos interiore che risulta impossibile a districarsene per chi non avesse idea che la mente e la coscienza del proprio Io sono due cose distinte e diverse con caratteristiche diametralmente opposte e che vederle in uno stesso ente individuale non ha nessun senso.

Con la creazione del solo ente definito come “anima”, visto, nella sua ignoranza, che né la psiche né lo stato di coscienza possono essere visti come il corpo, il progetto ecclesiale voleva identificare l’invisibilità dei processi che non appartengono alla fisicità corporea.

Ma l’Individuo, nella sua identità reale di Io consapevole non può essere confuso con la torbidità dei processi della mente. Inutile dire che se non esiste la consapevolezza, almeno culturale, di poter distinguere l’Io consapevole dalla mente, risulta evidente che entrambi condividono lo stesso evento di invisibilità esperienziale.

C’è da chiedersi se questo vetusto progetto, fu frutto di ignoranza ecclesiale di chi non aveva mai raggiunto e sperimentato la dimensione spirituale oppure fu l’esito di un’abile metodica didattica che nella mistificazione poteva asservire meglio l’individuo alla religione negandogli il suo libero arbitrio.


La risposta dell’Ecospiritualità

Oggi, il problema di questo progetto ecclesiale continua a fare danni. Per fare un esempio, se Tizio, avendo mal di denti, fosse consapevole che è un dolore proprio del suo corpo, non ne farebbe un caso esistenziale. Consapevole che è il corpo ad avere il problema, e che lui non è il corpo, si rivolgerebbe senza problemi alla categoria dei dentisti che sarebbe in grado di risolvergli il problema.

Ma purtroppo potrebbe accadere che Caio, ignorante e partigiano di quanto è stato proposto dalla filosofia obsoleta che ha chiuso tutto dentro all’involucro fittizio dell’anima, trovandosi con la testa farcita di torbidi pensieri, solo perché la sera prima aveva mangiato pesante, non avrà assolutamente chiaro il fatto che è la sua mente ad avere il problema e non la realtà del suo Io consapevole.

Non penserà affatto che è la mente che ha un problema facilmente superabile con una buona meditazione. Penserà inevitabilmente che è lui ad avere un problema serio di natura esistenziale che coinvolge il suo rapporto con tutto quanto gli sta intorno.

Non sarà in grado di accorgersi, come è capitato a Tizio, di capire dal canto suo che cos’è la mente e che lui non è la mente con i suoi relativi problemi.

Il libro postumo “Meditazione e Ecospiritualità” di Giancarlo Barbadoro, edizioni Triskel, da cui è stato tratto questo articolo. Il libro è disponibile anche in e.book al sito www.triskeledition.com
Il libro postumo “Meditazione e Ecospiritualità” di Giancarlo Barbadoro, edizioni Triskel, da cui è stato tratto questo articolo. Il libro è disponibile anche in e.book al sito www.triskeledition.com

Pertanto, sull’onda dei suoi torbidi pensieri, si lascerà andare ad una crisi esistenziale che potrà sfociare in uno stato depressivo, e, se non curato, anche di malattia e di prematura morte.

Ed ecco che prima che accada l’irreparabile, Caio correrà a confrontarsi con un sacerdote, per chiedere perdono della sua inadeguatezza morale, oppure dal suo psicoterapeuta per cercare aiuto al fine di riportare equilibrio e armonia nella sua “anima”.

Il sacerdote lo imbonirà con tanti buoni consigli, ricordandogli i precetti che lo portano sulla “retta via” e quindi all’armonia della sua anima, senza tuttavia potergli risolvere effettivamente il problema. Caio sentirà ancora di essere un disadattato e inizierà probabilmente un processo interiore che metterà in crisi il suo rapporto con il partner, con gli amici e con la società. Magari potrebbe addirittura darsi alla droga e pensare al suicidio.

Sorte migliore non gli spetterebbe se Caio si rivolgesse al suo psicoterapeuta. Il quale non ha assolutamente gli strumenti adatti per aiutarlo poiché è anche lui imbevuto della cultura obsoleta del modello psichico che è stato forgiato dalla psicoanalisi sulla base del progetto ecclesiale.

L’unico aiuto che lo psicoterapeuta potrebbe dare a Caio consisterebbe nel costituire una sorta di punto di appoggio consolatorio, di “pseudo genitore”, a cui ricorrere per puntellarsi e provvedere progressivamente ad una confessione liberatoria, come potrebbe farlo in un qualsiasi confessionale di una Chiesa.

Un processo liberatorio che comporterebbe un periodo di molti anni di sedute e soprattutto nell’apporto del transfert di autorevolezza che lo stesso psicoterapeuta gli potrebbe regalare.

E pensare che lo psicoterapeuta, non certamente il sacerdote, se avesse chiaro che cosa è accaduto ai danni dell’umanità in quel lontano tempo di Costantinopoli potrebbe aiutarlo dicendo semplicemente “lasciamo perdere, andiamo insieme a fare meditazione per uscire dalla melma della mente, che risolviamo i nostri e i problemi dell’intero pianeta…”.

Caio verrebbe a scoprire in questo modo una esperienza di libera vita creativa, negata dall’obsolescenza storica, che porterebbe ad una visione ecospirituale del mondo.

Quella, appunto dell’esperienza ecospirituale degli Individui che appartengono alla cultura dei Popoli naturali dell’intero pianeta, che si sono sottratti da sempre al giogo ideologico della Discovery Doctrine.

Risulterebbe l’esperienza di un Individuo maturo che vive una sua reale armonia interiore, basata sul pragmatismo della meditazione, che è in grado di rapportarsi creativamente con altrettanta armonia con l’ambiente in cui vive.

Avrebbe così modo di dare corpo al principio dell’ecosostenibilità ambientale e rispettando la vita e la dignità di tutte le altre creature con cui convive, dai suoi simili a tutte le forme animali.

Avrebbe modo di andare oltre la percezione dell’aspetto fisico dei prati e del cielo stellato con cui si presenta la Natura, per comprendere intimamente che essa non è altro che la manifestazione di una realtà trascendente, invisibile e immateriale, da cui tutto dipende e che nella cui conoscenza può trovare una concreta gioia di vita.

E così potrebbe realmente rispondere al richiamo del Trascendente, per se stesso, per gli altri e per la Grande Opera in atto.


(dal libro Meditazione e Ecospiritualità di Giancarlo Barbadoro)


www.giancarlobarbadoro.net

 

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