Scienze di Madre Terra

Radiestesia e psicologia dell’ESP

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25 Febbraio 2019
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L’antica scienza della radiestesia
L’antica scienza della radiestesia

L’antica scienza per perlustrare le facoltà dell’inconscio


Il profilo fenomenologico della Radiestesia

Di tutte le antiche scienze sciamaniche, la Radiestesia è una delle poche a essere sopravvissuta integra sino ai giorni nostri nella maggior parte dei suoi rituali di pratica, entrando addirittura a fare parte di un settore di studio della parapsicologia da parte di molti enti di ricerca.

Sul Dizionario Enciclopedico del 1943, alla voce “Rabdomanzia” si legge in proposito:

“Arte di scoprire giacimenti di metalli, acque sotterranee, caverne e anche malattie di un organismo e le loro cure, mediante la conoscenza paranormale di cui alcuni sono dotati, servendosi di uno strumento rivelatore (bacchetta rabdomantica, pendolo o altri apparecchi) o semplicemente di una particolare sensibilità diretta organica. Il carattere soggettivo, metapsichico della rabdomanzia sembrerebbe dimostrato dall’esplorazione delle proprietà di un terreno fatta anche sulle carte catastali, su fotografie e su disegni”.

Sulla Moderna Guida Medica della Peruzzo Editore, nel capitolo dedicato ai fenomeni parapsicologici, nel descrivere lo psichismo degli operatori del paranormale si legge: “...questi individui, chiamati sensitivi, sono tutti coloro che offrono manifestazioni psichiche, spontanee o provocate, le quali esulano dai normali mezzi di conoscenza: lettura del pensiero, telepatia (cioè trasmissione a distanza di pensieri, o meglio di emozioni), rabdomanzia e radiestesia (ricerca di acque sotterranee per mezzo di una bacchetta o di un pendolo) e tutte quelle manifestazioni che, come si è detto, fanno parte della chiaroveggenza nelle tre dimensioni del tempo.

Contrariamente al medium, per il sensitivo la trance non è la regola. Tuttavia egli entra ugualmente in uno stato di ricettività nel quale si riscontra spesso una specie di trance attenuata [la piccola trance, NdA]. Spesso il sensitivo ha bisogno di un supporto materiale: dai fondi di caffè alle carte da tarocco, dal pendolo che lo mette in comunicazione con luoghi e persone lontani, sino a un oggetto qualsiasi che gli consenta di rivivere gli avvenimenti di cui esso è stato inanimato testimone”.


La pratica rabdomantica in un disegno antico
La pratica rabdomantica in un disegno antico

La pratica radiestesica nella Storia

La pratica radiestesica è conosciuta dai tempi antichi con il termine “Rabdomanzia”, da rhabdos = verga e manteia = vaticinio, e comportava indifferentemente l’uso sia del bastone divinatorio e della bacchetta forcuta sia del pendolo.

La pratica radiestesica fa parte di una tradizione altamente iniziatica la cui conoscenza era considerata un segreto svelato all’uomo dalle divinità primordiali affinché ne facesse un uso ragionato per il suo benessere sia materiale che spirituale e affinché, come nel caso dell’antico Egitto, costituisse una base di preziosa conoscenza della classe sacerdotale.

La Bibbia ribadisce questo concetto di una elargizione di conoscenza divina, con un ben preciso significato esoterico, nel racconto di come Iddio donò a Mosè la sua prodigiosa verga di legno affinché trovasse il guado attraverso il Mar Rosso e poi scoprisse l’acqua nella zona del Sinai ad uso del suo popolo errante.

Di questo invito implicito di Dio a usare le capacità rabdomantiche al fine di utilizzarle per quanto è di pura necessità dobbiamo senz’altro fare tesoro considerando l’eclettica versatilità del pendolo. La profonda conoscenza dei segreti di questa scienza impone in colui che li apprende un impegno di moralità e di senso umanitario. Un radiestesista provvisto di accurata preparazione tecnica e di spiccata sensibilità individuale, ma sprovvisto di scrupoli morali potrebbe per scopi illeciti penetrare con estrema facilità nei segreti del prossimo e trarne dei profitti personali. Un dono troppo grande quello della conoscenza radiestesica per essere sciupato così meschinamente.

Nella storia troviamo molte citazioni relative alla pratica rabdomantica.

Dalle citazioni di Ammiano Marcellino, alla pratica usuale degli imperatori dell’antica Roma includendo la testimonianza della Bibbia che le dà una indubbia patente di antichità.

Nell’Estremo Oriente, gli architetti di quattro millenni di anni fa impiegavano verghe e pendoli per la prospezione dei terreni dove sarebbero sorti dei palazzi o altre costruzioni, al fine di assicurarsi dell’assenza di emissioni nocive nel sottosuolo determinate dal passaggio di fiumi sotterranei e da giacimenti minerari. Le stesse pratiche che anche gli edificatori degli allineamenti megalitici dei menhir di Carnac, nella Bretagna meridionale, sembrerebbero avere seguito.

Il Medioevo europeo vide la fenomenologia radiestesica legata alla più strana coreografia ispirata alle pratiche di magia demoniaca tanto in voga in quel tempo e come tale venne perseguitata dalla chiesa e dai benpensanti. Tuttavia la sua conoscenza sopravvisse a ogni genere di costrizione, maturandosi, al contrario, sempre di più in scienza positivista.

“Radiestesia e Psicologia dell’ESP” di Giancarlo Barbadoro, Edizioni Triskel. Un testo che introduce ad un’antica scienza sciamanica e una guida per la perlustrazione dell’inconscio.
“Radiestesia e Psicologia dell’ESP” di Giancarlo Barbadoro, Edizioni Triskel. Un testo che introduce ad un’antica scienza sciamanica e una guida per la perlustrazione dell’inconscio

Nel XVI secolo, in Germania, la pratica radiestesica trovò addirittura una intensa applicazione nelle ricerche minerarie. Esistono numerose stampe dell’epoca in cui si vedono rabdomanti camminare tra gli uomini delle miniere mentre compiono prospezioni dei terreni, con “forcelle” e con pendoli, alla ricerca di giacimenti di vari minerali nel sottosuolo da poter estrarre. Giorgio Agricola, lo scienziato e mineralogista tedesco unanimemente riconosciuto come il padre della mineralogia, nel suo trattato di metallurgia De re metallica (1550) asserisce che l’esplorazione preventiva del terreno ad opera di un rabdomante era ritenuta assolutamente necessaria per l’apertura di ogni nuova miniera.

Poi accadde che all’inizio del 1800, la rabdomanzia giungesse a sollecitare l’interesse dei salotti dell’illuminata borghesia francese, dove, tra eccitanti esperienze di tavolini spiritici danzanti e di archi voltaici che scaturivano da rudimentali pile, si fece strada per giungere rivalutata sotto una luce più che mai scientifica sino ai giorni nostri.

In quell’occasione ritornò nuovamente in uso il pendolo, dimenticato da generazioni poiché soppiantato dalla pratica rabdomantica, ovviamente molto più comodo da utilizzare tra le ristrette mura di un salotto di quanto si potesse fare con bacchetta forcuta rabdomantica che aveva bisogno di più spazio per poter essere resa operativa. Sempre in questa occasione, il nome di questa antica scienza mutò, dal termine di “rabdomanzia” si passò a quello di “radiestesia”, che comportava il significato di “sensibilità alle emanazioni radianti” e fu con questo nuovo nome che riuscì a interessare i cultori della parapsicologia giungendo sino al nuovo millennio.

Si scoprì di conseguenza che l’impiego del pendolo consentiva lo stesso genere di ricerche effettuate con gli strumenti rabdomantici, ma estendendo con facilità il suo campo metodologico ad altri settori di ricerca, come la diagnostica applicata direttamente sulle parti del corpo dei pazienti, oppure la ricerca mineraria attuata sulle carte geografiche, rendendo inutili le faticose prospezioni sul terreno, anche quando la prospezione riguardava luoghi posti a centinaia di chilometri di distanza dall’operatore.

Il radiestesista o, come vuole il lessico della parapsicologia, il sensitivo, è di solito considerato come un individuo dotato spiccatamente di facoltà paranormali. Tuttavia si può contraddire questa credenza di settore affermando per esperienza che la manifestazione radiestesica si verifica indistintamente in tutti gli individui, attraverso più o meno potenzialità manifesta e per svilupparla non serve altro che un costante esercizio e una discreta preparazione teorica.


www.giancarlobarbadoro.net

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