Scienze di Madre Terra

L'antica arte della Radiestesia

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21 Marzo 2011
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Le applicazioni del pendolo radiestesico a tavolino

Dalla “verga biblica” al “pendolo radiestesico”, un’antica arte, basata sulle facoltà umane, conosciuta dai druidi e giunta come curiosità nei salotti dell’800. La radiestesia moderna al servizio della ricerca di nuove fonti idriche e per la diagnostica sperimentale, nonchè come strumento per reperire vascelli della NASA dispersi sulla superficie lunare.


Il mondo in cui viviamo sembra essere riconducibile ad uno stato di esistenza immutabile e soggetto a leggi di cui ben conosciamo la natura e la portata. Tuttavia alle volte ci imbattiamo in fenomeni che sembrano contraddire le nostre certezze e ci mostrano squarci di una realtà che sembra esistere al di là della nostra percezione sensoriale ordinaria.
Chi può negare di aver vissuto almeno una volta nella sua vita una esperienza di intuizione? A chi non è capitato di pensare all'improvviso ad una persona che puntualmente ci telefona pochi istanti dopo? Oppure a chi non è mai capitato di fermarsi sulle strisce pedonali, spinto da una consapevolezza improvvisa, pochi istanti prima che un'auto inaspettata invada la corsia e possa fare danni? Quante volte è capitato che tra due persone che hanno uno stretto rapporto, una di queste abbia la percezione improvvisa di quanto sta capitando all'altro, anche a migliaia di chilometri di distanza?

Di fronte a questi casi pressoché ordinari di vita ordinaria possiamo affermare che l'intuizione, contraddicendo ogni possibile paradigma dell'ortodossia di parte, sia un evento assolutamente normale dell'esperienza umana.
Un'esperienza non di poco conto poichè ci consente, nei casi di stretta emergenza, di poter fare scelte che possono aiutarci ad uscire, con successo, dalle più svariate problematiche.
E non solo. La manifestazione di questo fenomeno ci porta a pensare che l'esistenza in cui viviamo non sia solamente quella disegnata dai nostri sensi, dove non c'è posto per la sua stessa manifestazione. Porta a concepire che il nostro universo sia esteso su piani che vanno al di là della nostra percezione ordinaria in cui non valgono più le leggi a cui siamo apparentemente soggetti. Una dimensione inesplorata che può riservarci nuove esperienze personali e consentirci nuove forme di partecipazione ai fenomeni dell'esistenza.
Si direbbe che l'intuizione sia una sorta di percezione che si affaccia su una dimensione diversa e non convenzionale del quotidiano, ma con cui abbiamo comunque la possibilità di interagire e che ci consente di poter ottimizzare la nostra vita L'avevano già capito gli antichi romani e ancora prima di loro gli ancora più antichi druidi.
I romani usavano particolari individui che erano in grado di possedere una dose elevata di intuitività non solo aperta sui fatti del loro presente, ma anche proiettata sugli eventi futuri.


Agricola, fondatore della moderna metallurgia e mineralogia, nel 1500 affermava che la prospezione dei rabdomanti era necessaria per l'apertura delle miniere

Una necessità sociale e militare che non si è spenta neppure nel nostro secolo. Ancora oggi molte polizie del mondo utilizzano persone intuitive, chiamate anche con il nome di sensitivi, per risolvere casi irrisolvibili di omicidi e di rapimenti. Se ne servirebbero i servizi antidroga americani per scoprire gli spacciatori e i transiti di merci abusive nelle aree di loro competenza.
È noto come nell'Unione Sovietica venissero condotti da decenni esperimenti di natura intuitiva, in questo caso definita con il nome di "parapsicologia" per scopi di spionaggio e di attività militare.
Non sono da meno gli USA che nell'estate del 1958 condussero un esperimento di comunicazione intuitiva, in questo caso chiamata "E.S.P.", tra il sommergibile Nautilus fermo sotto i ghiacci del Polo Nord e il centro Ricerche Westinghouse di Friendship nel Maryland.

Non si conoscono gli effettivi sviluppi di questo indirizzo di ricerca militare, ma è noto come, molti anni più tardi, la NASA, in occasione della missione dell'Apollo XIV, fece ripetere l'identico esperimento del Nautilus all'astronauta Edgar Mitchell.

Nel 1999, all’epoca dell’allunaggio della Eagle della NASA sulla superficie della Luna, accadde che per parecchie ore a Houston in Texas andò persa la precisa localizzazione della navicella spaziale. Una ricerca fatta con il pendolo radiestesico su una mappa particolareggiata della Luna consentì ad alcuni radiestesiti di rintracciare il luogo dell’allunaggio, dato che fu confermato dalla stessa NASA al momento in cui vennero ripristinati i collegamenti con gli astronauti sulla Luna.
Secondo quanto ci riportano le antiche cronache storiche, i primi ad accorgersi e a studiare le proprietà intuitive individuali furono i druidi dell'antico nord europeo.
Essi investigarono sulle proprietà intuitive del cervello e produssero vari strumenti per evidenziare e utilizzare in maniera più funzionale il fenomeno. Scoprirono l'esistenza del Profondo, una sorta di Inconscio ante litteram e delle sue influenze sul comportamento umano e sul suo controllo del sistema nervoso periferico. Questo diede loro la possibilità di stabilire delle relazioni osservabili tra l'esperienza del Profondo, riferibile a varia natura di eventi, e il movimento involontario delle microcontrazioni muscolari. Per renderle evidenti e apprezzabili all'occhio inventarono strumenti molto semplici in grado di rivelarle.
A loro, il mito attribuisce l'invenzione della "verga divinatoria", un semplice ramo diritto e maneggiato sul dorso della mano, della "bacchetta rabdomantica", una forcella solitamente di nocciolo usato impugnandola con entrambe le mani, e il "pendolo radiestesico", un grave qualsiasi appeso ad un sottile filo che era tenuto in oscillazione con una mano.
In questo modo gli antichi druidi riuscivano a utilizzare l'esperienza percettiva del Profondo in varie situazioni: dal prevedere il tempo alla rilevazione di metalli e di falde acquifere nel terreno.


Il pendolo radiestesico

Gli antichi druidi ipotizzarono anche la possibile capacità del Profondo di relazionarsi con l'aspetto più riposto della natura, al di fuori della convenzionalità funzionale del mondo disegnato dai sensi. Questa ipotesi diede loro probabilmente la possibilità di avventurarsi nella rilevazione di dati futuribili di eventi che si potevano verificare oltre il loro presente.

Millenni più tardi, questi strumenti sarebbero stati ancora conosciuti e usati. Nella Bibbia, nel Libro di Osea, viene citato come il popolo avesse consultato la bacchetta divinatoria e avesse fatto i suoi pronostici del suo futuro. Gli antichi romani, che avevano mutuato molte conoscenze dai druidi prima di tentare il loro sterminio, utilizzarono le bacchette rabdomantiche e pendoli radiestesici per divinare il futuro del popolo e dei loro imperatori nelle vicende quotidiane e nelle grandi imprese militari. Ammiano Marcellino, storico del IV secolo aC, testimonia come il "pendolo radiestesico" fosse in uso presso i sacerdoti romani per fare le loro divinazioni.
Nel medioevo europeo la pratica rabdomantica era una certezza applicabile all'economia del tempo in quanto era ampiamente utilizzata per scoprire i vari giacimenti, altrimenti ben difficili da rilevare, dei metalli utilizzati per l'industria medievale. Nello stesso modo era pratica comune ricorrere all'opera dei "rabdomanti" per rilevare le falde acquifere sotterranee per poter scavare pozzi con cui servire castelli e poderi dei contadini. Nel 1500, Agricola ovvero George Bauer, fondatore della moderna metallurgia e mineralogia affermava come la prospezione dei rabdomanti sui vasti terreni delle proprietà demaniali era necessaria per l'apertura concreta di una nuova miniera.

Il fenomeno delle capacità intuitive del cervello applicate attraverso l'arte "rabdomantica" è utilizzata ancora oggi dalle industrie internazionali per trovare le risorse idriche sotterranee, molte volte in competizione con i geologi che dal canto loro per identificare le falde acquifere debbono procedere a numerosi e costose trivellazioni di sondaggio. Questi affermano che i rabdomanti sono degli imbroglioni che conoscono i territori e pertanto sanno dove si nasconde l'acqua.
Tuttavia, sebbene le critiche di parte delle corporazioni tecnologiche siano significative, la scarsità di approvvigionamento delle risorse idriche che si sta manifestando nel nostro nuovo millennio spinge molti enti industriali a rivolgersi comunque ai rabdomanti per trovare, facilmente e con pochi gravami economici, nuove falde sotterranee.
Evidentemente, anche a fronte della peggiore critica che viene loro attribuita, i "rabdomanti" possono essere comunque considerati degli esperti, preparati alla ricerca delle fonti idriche quanto gli stessi geologi, se non addirittura, paradossalmente, meglio di loro.




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