Scienze di Madre Terra

L’Ambra e i suoi segreti

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14 Febbraio 2013
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L’Ambra è una resina fossile che antichi alberi trasudarono dalla loro corteccia o, meno comunemente, dal loro interno nel cuore del legno


La ricerca sulle proprietà delle gemme e dei cristalli fa parte di una scienza antica ancora oggi tramandata dagli sciamani dei Popoli naturali, i Nativi di tutto il pianeta. Purtroppo questa interessante ricerca, nella attuale società maggioritaria è relegata tra le “pseudoscienze”, con tutti gli attributi negativi che si possono dare a questa definizione, inficiando così l’accesso a una conoscenza che potrebbe essere utile all’uomo di ogni tempo.

Le gemme e i cristalli sono sempre stati presenti nei miti dei Popoli naturali di tutto il pianeta, a conferma dell’importanza che possono avere per la storia dell’umanità.

Una gemma particolarmente legata a leggende e detti popolari è l’ambra, molto usata in gioielleria e rinomata per il suo fascino discreto, pur non facendo parte della categoria delle “pietre preziose”. Fra le molte leggende legate all’ambra, una in particolare dà una interessante versione sulle sue origini: lega infatti la scoperta di questa pietra al Piemonte.

Ci riferiamo alle rivelazioni di Plinio il Vecchio, che scrive: “Dicono i Greci che le sorelle di Fetonte, piangendo lui morto di saetta nel cielo, si convertirono in alberi chiamati oppi, i quali per le loro lagrime gettano ogni anno elettro, cioè ambra, appresso il fiume Eridano, che noi chiamiamo Po; e dicono assai poeti, ch’è chiamato elettro perché il sole si domanda Elettore; e i primi, come io stimo, che dissero questa favola, furono Eschilo, Filosseno, Nicandro, Euripide e Satiro”.

Il mito ellenico riferito all’ambra viene trattato anche da Ovidio nel libro II delle Metamorfosi.

La leggenda citata da Plinio si riferisce al mito di Fetonte, figlio del Sole, eroe della mitologia greca che secondo la leggenda più diffusa s’impadronì del carro del padre ma, non sapendo guidare i cavalli, si avvicinò tanto alla Terra che l’avrebbe bruciata senza l’intervento di Zeus, il quale, colpendolo con il fulmine, lo fece precipitare nell’Eridano (l’attuale Po). Le sorelle di Fetonte mutate in alberi ogni anno gettano le loro lacrime d’ambra presso il fiume Eridano, il Po.


La regione del Mar Baltico è stata fin dai tempi preistorici fonte ricca e preziosa di Ambra

Tra i molti modi in cui il mito di Fetonte è stato interpretato, una versione diffusa è quella che vede nella leggenda un’allegoria riferita alla caduta di un corpo celeste sulla Terra, avvenuta in epoche remotissime. Il corpo celeste sarebbe precipitato proprio nel territorio dove sarebbe poi sorta la città di Torino, e precisamente nel punto d’incontro tra il Po e la Dora.

Tuttavia nelle tradizioni delle “famiglie celtiche” delle valli piemontesi il mito di Fetonte è raccontato diversamente: riporta il ricordo di un dio disceso dal cielo, che avrebbe lasciato in eredità agli uomini una grande ruota d’oro, forata al centro. Il mito greco parla di una caduta dal cielo di Fetonte, ma le tradizioni locali precisano che si è trattato di una “discesa”.

Scrive ancora Plinio: “… ed è manifesta la cagione della favola, la quale vuole ch’è nasca in Po; perché ancora oggi le donne contadine oltre il Po usano portare l’ambra in collane per ornamento, e ne fanno ancora medicina, perché credono che essa guarisca le senici e gli stranguglioni (laringiti e tonsilliti - Nda), i quali per rispetto di varie sorti d’acqua, che sono in quel paese, offendono la gola e la carne vicina”.

Ma Plinio non è la sola fonte storica a citare le qualità curative dell’ambra: secondo Callistrato, il famoso oratore ateniese, è utile a tutte le età contro le affezioni linfatiche, sia che la si indossi, sia che si beva l’acqua in cui ha bollito.

Sempre secondo questo autore, il “chryselectrum”, una qualità di ambra che lui stesso chiamò così, avente la caratteristica di accendersi rapidamente appena gli si avvicina il fuoco, portato appeso al collo avrebbe la proprietà di guarire la febbre e le malattie; mescolato con il miele rosato eliminerebbe il mal d’orecchio, ridotto in polvere sarebbe consigliato per i dolori di stomaco.

Che l’ambra sia una gemma particolare lo dimostra la sua stessa natura. Conosciuta in gemmologia come “succino” e definita come “minerale organico amorfo”, l’ambra è uno dei pochi minerali organici usati come gemma. Composta da resina fossile, proviene soprattutto da foreste conifere che, da sessanta a settanta milioni di anni fa, nell’era terziaria, prosperarono sulle coste del Mar Baltico. Rinvenuta perlopiù sulle coste e sulle rive dei fiumi, l’ambra è oggi conosciuta e apprezzata soprattutto come gemma.

Antichissimo è il suo uso nella storia. A Palmnicken e a Schwarzort (Germania) sono stati rinvenuti i resti di imponenti industrie per la lavorazione dell’ambra che risalgono al neolitico; già nel paleolitico superiore questo materiale aveva un ampio mercato di diffusione in tutta Europa e sulle rive orientali del Mediterraneo.


Ambra con inclusione di insetto

Circa undicimila anni fa l’ambra era impiegata non soltanto per gioielli e oggetti ornamentali, ma anche come cura per diverse malattie quali l’asma e i reumatismi. A Zeus, Dio del cielo della mitologia greca, padre degli Dei e degli uomini, veniva consacrata l’ambra gialla. Nei templi olimpici, Zeus veniva incensato con i fumi di questa resina e i popoli veneravano amuleti intagliati dall’ambra considerandoli portafortuna. In Oriente ancora oggi e in particolar modo in Cina e in Giappone l’ambra è apprezzata come incenso e viene bruciata in onore degli Dei e degli avi.

Ma se l’argomento è curioso e stimolante per una ricerca più approfondita sul significato delle gemme, è altrettanto vero che le informazioni in materia sono di difficile reperimento.

Uno dei pochi testi antichi conservati, che tratti esaurientemente l’argomento, è l’Hatmar, l’antico libro dei cristalli della cultura shan, testo che secondo la leggenda era costituito originariamente da 22 pietre, considerate la versione arcaica dei Tarocchi.

Secondo l’Hatmar, l’insegnamento esoterico rappresentato dall’ambra indica la fede verso la via intrapresa, la fiducia verso l’esistenza e la ricerca del mistico, ma anche il pericolo di dipendenza dagli istinti e la superstizione. L’Hatmar colloca questa pietra al posto della quindicesima carta dei Tarocchi, il Diavolo. Abbinata ai segni zodiacali è la pietra del segno del Toro.

L’Hatmar attribuisce all’ambra la proprietà di donare fiducia in se stessi e negli altri e di aiutare a comprendere gli insegnamenti della natura. Per uso terapeutico l’Hatmar vede l’ambra come rimedio contro le malattie dello stomaco e della gola.

Certo è difficile dare credito a credenze oggi ormai in disuso, ma è anche difficile scartarle a priori. Leggende come quella citata da Plinio il Vecchio possono lasciare scettici. Ma se osserviamo l’influenza che le gemme hanno sull’individuo, il fascino sottile e gli atteggiamenti non sempre razionali che queste stesse riescono a suscitare, forse possiamo intuire come dietro l’apparenza i cristalli e le pietre preziose possano nascondere una storia e delle proprietà misteriose che solitamente ci sono negate.

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