Scienze

Parte IXV, lo Shuttle europeo che parla italiano

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10 Febbraio 2015

IXV (Intermediate eXperimental Vehicle) - Image: ESA

Il test della navicella lunga 5 metri e pesante 1.845 chili: salirà fino a 412 km di altezza. Il centro di controllo a Torino


Sarà un grande balzo per l’Europa (parafrasando Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna) quello che mercoledì 11 febbraio si compirà con la navicella spaziale IXV (dalle iniziali di Intermediate eXperimental Vehicle) dell’ESA. E inoltre si tratta di un balzo che l’Italia ha voluto, sostenuto e in gran parte realizzato grazie alla continua determinazione dell’Agenzia Spaziale Italiana ASI. Mercoledì alle 14 (ora italiana) la navicella automatica volerà nello spazio lanciata con un razzo Vega dallo spazioporto di Kourou, in Guyana francese.

IXV è una navicella lunga cinque metri (pesante 1.845 chilogrammi), quindi senza uomini a bordo ma al loro posto c’è una miriade di sensori, in tal caso più preziosi, per imparare a costruire una futura astronave abitata di cui anche l’Europa prima o poi si dovrà dotare per raggiungere la piena autonomia per andare e tornare dallo spazio. Ora si deve affidare ai russi e alle loro navicella Soyuz, ieri allo shuttle ormai in pensione, e domani alle future navicelle Dragon di Space X (privata) dal 2017 e Orion della Nasa per viaggi più lunghi, però soltanto nel prossimo decennio. Nel passato in vari Paesi Europei, dalla Germania all’Italia alla Gran Bretagna si erano condotti studi teorici e in qualche caso sperimentazioni pratiche finché, giustamente, in ESA non si è sostenuta l’opportunità di unire gli sforzi su un fronte tecnologico unico e arduo che l’Europa deve conquistare e le cui conoscenze Stati Uniti, Russia (e ora anche Cina) non sono disposti a cedere essendo frutto di ingenti investimenti pluridecennali. Dunque per l’Europa è arrivata la grande occasione di provare una navicella sperimentando addirittura aspetti scientifici e tecnologici non ancor indagati persino dagli ingegneri di Stati Uniti e Russia.

La navicella IXV salirà agganciata all’ultimo stadio del vettore Vega (anch’esso in gran parte italiano) fino a 320 chilometri d’altezza, quindi ben oltre l’atmosfera, e poi proseguirà da sola fino a 412 chilometri. Allora inizierà la fase di rientro negli strati atmosferici alla velocità di 7,5 chilometri al secondo mettendo a dura prova i due aspetti per cui è stata fondamentalmente costruita: vale a dire la protezione termica e il sistema di guida e controllo.


La sala controllo dell’IXV dell’ESA a Torino - Image: ESA

«L’unicità di IXV», dice Giorgio Tumino, direttore della missione costata 150 milioni di euro, «è che si tratta di un veicolo con una geometria portante a metà strada tra lo shuttle e le capsule di vecchia concezione. Un passo avanti nella concezione che, grazie alle nuove tecnologie che sperimentiamo, permetterà di gestire in modo più efficace i rientri dallo spazio».

Tra queste innovazioni ci sono dei materiali ceramici compositi con carbonio e dei materiali ablativi (sughero e silicone) che permetteranno di superare indenne la barriera di 1.700 gradi di calore che divampa nell’impatto con l’atmosfera. L’altro aspetto importante riguarda il sistema di autogoverno che, tenendo conto del Gps, dirige con margini opportuni il veicolo nel punto prestabilito registrato nella sua memoria. Dal punto di vista scientifico, inoltre, indagherà soprattutto i fenomeni legati al comportamento delle molecole con ossigeno e azoto che alle alte velocità creano effetti non ancora esplorati, ma che incidono sul comportamento del veicolo. Per tutte queste ragioni la navicella è inzeppata di trecento sensori che registreranno e trasmetteranno ogni elemento utile per i futuri progetti.

La corsa spaziale finirà dopo un’ora e 40 minuti dal lancio con una discesa appesa al paracadute nell’oceano Pacifico dove la nave Nos Aries, battente bandiera italiana, sarà pronta a recuperare la preziosa mini-astronave.


(Dal Corriere della Sera del 9 febbraio 2015 – Per gentile concessione dell’Autore)


Giovanni Caprara, giornalista e scrittore, è responsabile della redazione scientifica del Corriere della Sera

 

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