Società

La società maggioritaria e gli anziani dimenticati

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29 Febbraio 2012
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Nella società maggioritaria gli anziani rappresentano una fascia inutile e da smaltire

La perdita della memoria planetaria dell'umanità


L'avvento della società maggioritaria ha portato alla perdita dell'identità naturale dell'umanità. L'emarginazione forzata degli anziani come origine del problema. Chi alimenta il dramma degli anziani per annientare lo spirito libero e evolutivo del genere umano? I Popoli naturali e le quattro età dell'uomo nel sistema naturale e millenario dell'umanità


Secondo la consuetudine dei Popoli naturali, ogni individuo nel corso di tutta la sua esistenza sviluppa normalmente quattro tappe di esperienza che sono coincidenti con le quattro fasi della sua crescita biologica ed esperienziale. Tappe che possiamo identificare nelle quattro caratteristiche età che distinguono nel tempo l'individuo: quella di bimbo, poi di adolescente, quindi di adulto e infine di anziano.

Quattro fasi che nell’umanità sono condivise da una certa percentuale di individui nati più o meno nello stesso periodo. Ciò fa sì che si creino naturalmente quattro fasce di raggruppamenti di età che danno una caratteristica precisa alla struttura sociale dell'umanità.

Si identificano così le quattro fasce esperienziali di età che nel loro insieme rappresentano da sempre la caratteristica specifica della specie umana: la fascia dell'infanzia, quella dell’adolescenza, quella della maturità e infine la fascia della vecchiaia.

Presso tutti i popoli della Terra queste quattro fasce hanno determinato un preciso riflesso di esigenza sulle loro strutture sociali in dipendenza delle necessità e delle caratteristiche che ciascuna di queste fasce poteva manifestare.

Ancora oggi si organizzano asili e scuole per gli individui appartenenti alla fascia dell'infanzia. Si sviluppa un contesto di apprendistato sociale per i giovani che varia da una zona geografica all'altra del nostro pianeta: alcuni popoli cosiddetti primitivi sviluppano i riti iniziatici che li inseriranno nell'economia storica e sociale delle loro tribù, altri popoli, come accade in occidente, sviluppano invece scuole professionali che li inseriranno nei ruoli di futuri operai specializzati o dirigenti d'azienda.

Ancora oggi inoltre, si creano idonee strutture sociali in grado di utilizzare le capacità operative degli individui adulti per poterli indirizzare in attività produttive, nelle arti, nei mestieri e nella pratica militare. E qui sempre in dipendenza della latitudine geografica del pianeta o del periodo storico abbiamo l'esempio delle corporazioni di mestieri, delle strutture militari dei vari eserciti, degli ordini religiosi, ecc.


La colonizzazione del nuovo continente

Per ultima, la fascia degli anziani: essa ha rivestito da sempre, presso tutti i popoli della Terra, un ruolo molto importante per la società in cui si esprimeva. L'anziano ha sempre rappresentato colui che aveva tratto esperienza dalla sua vita e che costituiva, di conseguenza, un prezioso strumento in grado di trasmettere conoscenze sociali e morali alle giovani generazioni che gli sarebbero poi succedute. Per millenni questa categoria ha rappresentato lo strumento insostituibile della continuità delle stesse caratteristiche sociali in cui l’individuo era nato e cresciuto. Fatto importante per l'identità di tutti i popoli della Terra.

Sul piano globale dell'intera umanità che vive sul pianeta, nel corso di innumerevoli millenni, questa fascia di età si è fatta portatrice dell'esperienza dell'umanità stessa, comprensiva della sua identità di specie e delle modalità di rapporto con l'esistenza in cui l'uomo si trova a vivere. Portatrice di una tradizione in grado di accompagnare lo sviluppo dell'umanità dalle sue radici arcaiche al futuro... verso le stelle.

Tuttavia, in questo ultimo millennio è accaduto qualche cosa che dopo tempi immemorabili è venuto a turbare il prezioso equilibrio su cui si fonda l'identità dell'umanità. Un evento che richiama la nostra attenzione ad una necessaria analisi dei fatti.

Tutto ha avuto inizio con la “Discovery Doctrine”. Un principio stabilito dalla Chiesa nel 1452 enunciato con bolla papale da Papa Nicola V, per consentire al Portogallo di colonizzare le terre in Africa. Principio che permetteva ai coloni, in nome della Chiesa, e per diritto divino, di impossessarsi delle terre scoperte con tutto quello che c’era sopra, abitanti compresi, per farne tutto quello che volevano.

Successivamente Papa Alessandro VI l’estese quindi alla Spagna, nel 1493, sempre con bolla papale, dopo la scoperta del nuovo continente da parte di Cristoforo Colombo, al fine che si potessero colonizzare le nuove terre.

La colonizzazione che seguì portò alla distruzione, tra sofferenze e massacri, delle antiche culture esistenti su tutti i continenti creando nella storia dell’umanità una frattura che separava irrimediabilmente il passato del pianeta dal suo presente, distruggendo le radici di una esperienza millenaria.


La bolla papale di Papa Nicola V che diede origine alle colonizzazioni

Sul pianeta si vennero così a manifestare due categorie dell’umanità, quasi da romanzo di fantascienza. Da una parte la società maggioritaria dominata e ipotecata dalle grandi religioni storiche che influivano persino sulla scienza, e dall’altra la società dei Popoli naturali, indomiti resistenti alla violenta colonizzazione e continuatori, tra sofferenze e persecuzioni, dell’antica Tradizione dell’umanità.

E’ dovuta a loro la sopravvivenza dei miti e delle conoscenze che hanno alimentato gli esoterismi delle varie società iniziatiche occidentali. Una dimensione che, se pur minoritaria, sta ricompattandosi e trova nelle Nazioni Unite il suo organismo per recuperare dignità, terre e cultura. Dopotutto questa realtà rappresenta circa il 30 per cento di tutta l’umanità.

Lo sconvolgimento dei ritmi naturali che la Discovery Doctrine ha provocato nell’umanità ha portato all’affermarsi di una società militarizzata e ipotecata dalle ideologie religiose. La militarizzazione della conquista ha portato all’industrializzazione come sistema di produzione dei beni, dove è entrato in uso l’impiego del denaro. Questa nuova situazione ha impostato nella società maggioritaria un modello di vita non più fondato sulla cooperazione degli individui, ma sul loro sfruttamento globale a beneficio di pochi.

Una società tutto sommato meritocratica dove solamente chi è in grado di guadagnare denaro spillandolo agli altri, con ogni modalità possibile, sale una scala di valori che non hanno più nulla a che fare con la morale della società naturale.

Ovviamente questa è una situazione che favorisce le religioni, le quali possono mantenere i loro centri di potere, basati propriamente sul denaro che li favorisce nella diffusione ideologica e nel controllo dei media.

Con l'avvento della società maggioritaria la fascia degli adulti è stata identificata come la fonte di una inesauribile forza produttiva utile. Una forza produttiva da sfruttare economicamente e da corteggiare politicamente.


Papa Nicola V

Per motivi di quiescenza e di interesse, questa fascia si è lasciata utilizzare ed ha sviluppato una precisa identità, separata dalle esigenze e dalle caratteristiche delle altre fasce esperienziali a cui prima era collegata. Basti pensare al concetto di "dittatura del proletariato" che prevede il ruolo guida deputato giustamente alla classe dei lavoratori che producono beni di consumo e fanno circolare il denaro. Una “dittatura” riferibile appunto alle persone in età produttiva, ovvero a quelli della fascia degli adulti in questione.

Questo evento, che priorizza e porta ad emergere in forma specifica una fascia di età sulle altre, ha frantumato il sistema naturale dell'identità esperienziale dell'intera umanità che aveva vissuto da millenni in una globalità generazionale basata sulla pace tra gli uomini, sulla fratellanza degli individui al di là delle divisioni sessuali e sull’equa condivisione dei beni.

Ma questo evento nella sua priorizzazione sociale ha portato a mettere inevitabilmente in uno stato di subordinazione le fasce esperienziali rimanenti, spinte così a creare forzatamente veri e propri ghetti generazionali, frantumando di fatto ogni prospettiva sociale della famiglia umana.

Di conseguenza, oggi nell’umanità cooptata dal contesto della società maggioritaria, esistono fasce di età che si trovano ad essere distanti e non sono più in grado di comunicare tra di loro. Addirittura si sono venute a creare delle isole generazionali in conflitto tra di loro. E' andata perduta una comune identità nel concetto di umanità. Si è perso lo scambio esperienziale tra le generazioni. E' scomparsa la solidarietà tra gli uomini.

In questa situazione avvengono eventi sociali che non coincidono più con le esigenze dell'evoluzione individuale di ogni uomo.

Viene data poca importanza alla fascia dell'infanzia. I bimbi sono lasciati a loro stessi in una apparente innocenza, a far da soprammobili, isolati dal contesto generale della società senza ricevere il giusto aiuto attraverso cui trovare gli strumenti che possano servire loro per crescere in armonia e padroni del loro futuro. Spesso lasciati in mano ad adulti che li trattano come proprietà personale e spesso come oggetto della loro isteria o peggio delle loro peggiori depravazioni. Rimane comunque una fascia esperienziale che guarda gli adulti in genere con molto sospetto e tanta critica. E' un micro-universo con processi relazionali che gli appartenenti alle altre fasce non immaginano neppure che esista e che soprattutto hanno dimenticato, crescendo nel loro isolamento forzato di fascia di appartenenza.


Nelle culture dei Popoli naturali, gli anziani rivestono l’importante ruolo di memoria storica della società. Nella foto: Geronimo, leader Apache

In questa situazione anomala dell’umanità c'è poi la fascia degli adolescenti. Anch'essi sono tenuti isolati nel loro ghetto generazionale e non vengono resi partecipi delle vicende e dei problemi degli adulti. L'attenzione che si dà ad essi riguarda essenzialmente la loro preparazione all’idoneo inserimento nell'apparato produttivo, condizionato da interessi che calpestano i loro reali bisogni. Sono avviati allo studio in cui possono sviluppare l'apprendimento di quanto potrà servire per il loro futuro, naturalmente sotto l'ipoteca dei bisogni essenziali della fascia degli adulti. Gli adolescenti hanno comunque una relativa libertà di azione. Se la godono a più non posso, ad un passo dalla fine del loro eden giovanile che perderanno non appena saranno adulti e inseriti nella fascia produttiva. Un eden che ricorderanno come una mitica era di felicità perduta, oramai schiacciati da regole sociali ancora più complesse e intolleranti di quanto avessero vissuto e immaginato. Compressi nei ritmi di lavoro, nei bisogni della famiglia, nell'impossibilità di vivere più fluidamente da individui liberi.

Infine, tra le fasce lasciate a se stesse, c'è quella del ghetto degli anziani. Costoro, sul piano generazionale, rappresentano i più colpiti dalla frantumazione dell'identità unitaria dell'umanità.

Oggi, nella società moderna e industrializzata, a differenza di quanto avveniva nella società naturale del passato, gli anziani contano ben poco. Non hanno più un vero e proprio posto anche se hanno servito nella fascia generazionale dei produttivi. Sono divenuti ospiti in casa propria, come si suol dire. E ospiti alle volte neppure tanto graditi.

Al di là delle belle parole e dei principi dei diritti civili, in tutte le forme societarie consumistiche del mondo maggioritario essi rappresentano unicamente un solo problema: il problema di come smaltirli. E questa non è una analisi meramente brutale.

E' infatti storia recente che in alcuni Paesi della cosiddetta evoluta Europa si tenda a negare ufficialmente l'assistenza medica agli anziani e non ci sia più posto per loro, perché sono di peso per le amministrazioni locali. Perché sono troppi e l'assistenza costa troppo per loro... che non hanno più nulla da offrire sul piano dello scambio di prestazione produttiva.

In questa prospettiva possiamo citare quanto riportano i media, che recitano sempre più spesso dagli schermi televisivi e dalle pagine dei giornali il loro stupore per la presenza degli anziani nella società, allarmati dall'aumento progressivo della popolazione anziana a discapito di quella giovane e produttiva. Non è da dimenticare poi il continuo richiamo da parte delle autorità religiose verso gli anziani perché assumano comportamenti riservati e dignitosi per la loro età, perché si tolgano di torno in definitiva, in silenzio senza manifestare le loro rivendicazioni di produttivi messi alla porta.

Sembra sempre più chiaro che ormai gli anziani, dopo la rivoluzione industriale della società maggioritaria, non hanno più posto nel consesso umano e sono considerati di peso nell'attuale società.

C'è di che esserne sconvolti. Un evento del genere poteva essere accettabile nelle epoche oscure dell'umanità, quando per esigenze religiose gli anziani venivano sacrificati a favore della sopravvivenza di tribù primitive ridotte al lume della loro salvezza.


Una anziana leader spirituale aborigena celebra un rito tradizionale

Possiamo ricordare il caso emblematico degli Eskimesi. Sulla spinta delle loro credenze religiose, gli anziani, quando erano malati senza speranza o incapaci di autosostenersi, venivano abbandonati per finire a morire tra i ghiacci al fine di non dover pesare sulle scarse risorse dei loro figli. Un crudele obbligo sociale che un giorno sarebbe toccato rispettare ai loro stessi figli divenuti vecchi. Che però guarda caso risparmiava i loro capi religiosi.

Ma il popolo Eskimese ha pagato a caro prezzo questa consuetudine religiosa. Se da una parte le congreghe dei loro fatiscenti sciamani sono riuscite ad assicurarsi un loro spazio politico che dava continuità alle credenze religiose e ai privilegi personali, dall'altra, la mancanza di un riferimento alla continuità della cultura e della trasmissione di esperienza da parte degli anziani ha inferto un duro colpo al popolo Eskimese.

Infatti oggi, proprio a causa dell'assenza degli anziani, possiamo vedere come non esiste una vera e propria civiltà Eskimese. E' un popolo quasi senza cultura, abbandonato a se stesso, destinato ad essere preda dei predicatori che riprenderanno il gioco dei loro cadenti sciamani. Un popolo condannato ad errare sui ghiacci senza risorse e prospettive concrete, elemosinando sussistenza.

Ma quelli erano altri tempi. Tempi che affondavano nell'ignoranza religiosa. Tempi in cui esisteva anche il cannibalismo rituale, quando si uccidevano gli dèi per poi mangiare il loro corpo e entrare in comunione con la dimensione del divino.

Tempi selvaggi, tempi di barbarie che oggi non dovrebbero più esistere.

Oggi, all’inizio del nuovo millennio, dopo che l'uomo è stato in grado di vincere barriere del sapere e dello spirito, dopo la conquista della lontana frontiera dello spazio, ci si aspetterebbe qualche cosa di meglio e di assolutamente diverso da quanto accadeva presso gli Eskimesi del passato.

Invece possiamo constatare che dobbiamo confrontarci ancora con gli stessi problemi di allora.

A questo punto non possiamo fare a meno di chiederci se non ci sia sfuggito qualcosa nella nostra analisi. L'interrogativo che ci sorge spontaneo e inquietante è quello di domandarci se per caso l’umanità non sia dominata da qualche creatura che non ha nulla di umano.

Da quali creature infernali che odiano l'uomo è dominata? Da vampiri? Da malvagi extraterrestri che hanno conquistato a nostra insaputa la Terra ed hanno soggiogato l'umanità schiavizzandola per i loro oscuri fini?

E' evidente che non è così, almeno si spera, ma il problema rimane egualmente. Da qualche parte, individui che sembrano non avere nulla a che fare con il genere umano hanno impostato una società mutilata nella sua integrale essenza di specie, a loro uso e consumo, per trarre un imprecisato vantaggio.

Come è possibile tendere all’isolamento e allo smaltimento di coloro che sono nati, cresciuti e che hanno dato un contributo indispensabile alla società?


Anziano del Consiglio Tribale della costa Nord Ovest canadese, con coperta cerimoniale, Talking Steak e Totem che rappresenta la sua stirpe, come segno della sua importanza

E' evidente, come si è detto, che c'è qualcuno che non appartiene al consesso umano e che usa l'umanità per avere degli schiavi, per perseguire obiettivi che non hanno nulla a che fare con gli interessi dell'umanità stessa.

Il problema dell'esclusione dell'anziano dal contesto sociale è molto complesso e non è da attribuirsi esclusivamente ad un discorso di asservimento ad obiettivi di natura economica. Ci sono problemi anche di ordine più astratto. Basti vedere come alla distruzione dell'identità globale dell'umanità e quindi della sua forza unitaria abbia contribuito anche l'impostazione della famiglia chiusa, identificabile nella dimensione specifica della coppia della fascia degli adulti. Evento che ha distrutto lo spazio del gruppo umano, se vogliamo della famiglia allargata, in cui in precedenza si incontravano tutte le fasce esperienziali dell'umanità e che potendo comunicare tra di loro mantenevano una dimensione che univa le generazioni in una sola identità globale. In una grande forza per lo spirito e per la società dell'uomo.

Certamente sono accadute due cose insieme, una di natura economica e una di tipo ideologico, che hanno fatto precipitare la situazione. Viene da pensare a quel che è successo agli Eskimesi...

Nel problema dell'isolamento degli anziani ci sono aspetti che mostrano una dimensione di sofferenza che non tocca solamente l'umanità nel suo insieme, ma che travolge gli individui nel loro privato, senza scampo e senza alcuna pietà.

Infatti, le conseguenze dell'isolamento della fascia degli anziani dal contesto produttivo comporta una serie di problemi che non sono solo di ordine economico e assistenziale. L'uomo che esce dalla fascia dell'età produttiva degli adulti si trova ad affrontare un vero e proprio esilio dalla dimensione sociale in cui viveva e trovava la propria identità.

Oggi l'uomo vive in una società che ha creato nuclei ristretti di convivenza, cioè la famiglia, improntata al modello dominante della coppia che si attiva nella fascia degli adulti, i quali si reggono su una propria economia di eventi, specifica di questa fascia generazionale.

E quando una coppia invecchia, le due persone che la sorreggono si trovano ad uscire dall'area produttiva che consentiva ad essi l'uso di uno spazio di gruppo e la socialità che esso offriva. Entrambi si trovano ad essere soli, senza più contatti con lo spazio produttivo in cui si identificavano. Addirittura incapaci, per via di molte difficoltà economiche e di salute che affiorano in questa fascia di età, di sviluppare relazioni interattive di tipo costruttivo con gli altri membri della stessa fascia di appartenenza, rimasti anch'essi soli.

Ed è terribile, per chi ha vissuto per tutta la vita identificandosi in un contesto vitale di relazioni umane, trovarsi all'improvviso ad esserne buttato fuori. Escluso da quella dimensione che era stata vissuta come fosse la sola realtà in cui vivere. Esclusi dal proprio mondo, dalla propria casa. Esclusi dagli stessi figli che hanno allevato nel loro mondo di coppia ad essere idonei membri della società maggioritaria.

Nello sconvolgimento dell'equilibrio delle quattro fasce generazionali, l'anziano va quindi incontro ad uno stato di sofferenza che è molto più profonda della sola mancanza di assistenza e che è rivestita di una crudeltà inaudita ancor più inutile di quanto ci si possa immaginare.

Con la sua emarginazione, l'anziano viene di fatto condannato ad una morte civile. Solitudine, incomprensione, senso di inutilità sono una pena comminata gratuitamente a degli innocenti e indifesi che hanno avuto il solo torto di credere senza mai domandarsi nulla.

Ma occorre dire che il problema degli anziani non è però solo un problema relativo alla loro fascia generazionale. Non si può pensare stupidamente che, tutto sommato, in questo grande campo di concentramento chiamato Terra ci è andata bene perché siamo giovani e soprattutto produttivi e che tanto il problema rimane solo degli anziani.

Il loro rappresenta un problema per tutti. Tutti infatti, dal più giovane al più maturo, si troveranno ad entrare inevitabilmente nella fascia in questione.

E allora non ci sarà più ritorno per nessuno...



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