Sport e alimentazione

Senza carne si vince di più

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31 Maggio 2011
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Martina Navratilova
 

Studiosi, medici e nutrizionisti, nonché le principali associazioni mondiali sull'alimentazione concordano per lo più con questo dato: le diete vegetariane e vegane non solo non presentano carenze dal punto di vista nutrizionale, ma sono addirittura favorevoli sotto il profilo della salute. Tumori, malattie cardiovascolari e altre patologie che affliggono la società odierna sono fortemente favorite da abitudini alimentari carnivore.

Ma se l'organismo non rischia carenze e anzi la salute personale può addirittura migliorare, quali effetti può riscontrare un atleta che decidesse di seguire una dieta vegetariana?

Ebbene, la storia del mondo dello sport presenta davvero una quantità di esempi che testimoniano come alimentarsi in modo vegetariano o vegano sia in grado di permettere comunque prestazioni sportive di alto o di altissimo livello. In taluni casi, addirittura di migliorarle.

Uno degli esempi più eclatanti è senza dubbio il pluri-campione olimpico di atletica Carl Lewis,

vincitore di 14 medaglie d'oro olimpiche nei 100 metri, salto in lungo e staffetta 4x100, ma soprattutto detentore di un primato mondiale nei 100 metri piani, col tempo di 9'86''.

La carriera di questo atleta ha del formidabile, tanto da farlo considerare uno dei più grandi atleti di tutti i tempi in senso assoluto, uno dei pochi che davvero siano riusciti a rimanere sulla scena nel panorama dell'atletica internazionale per 15 lunghi anni. Ebbene, a partire dal 1990 Carl decise di diventare vegano per motivi etici e non solo continuò a gareggiare sino al 1997, ma vinse tra il '91 e il '93 ben tre medaglie d'oro e un argento olimpici in tutte le sue specialità. Come egli stesso ebbe a dire: “il mio migliore anno nelle competizioni di atletica è stato quando sono diventato vegano”.


Dave Scott

E questo per quanto riguarda l'atletica. Anche il tennis annovera esempi illustri: Martina Navratilova, numero uno del tennis femminile mondiale dal 1978 al 1987, l'unica atleta vincitrice in tutte le specialità (singolare, doppio e doppio misto) a Winbledon, al Roland Garros e al Flushing Meadows. La Navratilova nel gennaio del 2003 all'età di 46 anni a Melbourne si aggiudicò il 57° titolo del Grande Slam nel doppio misto, confermando l'estrema longevità sportiva degli atleti vegetariani.

Anche il Triatlon annovera tra le sue stelle alcuni atleti vegetariani. Uno tra tutti e forse uno dei migliori rappresentanti di questa disciplina, il grande Dave Scott, per vent'anni la stella numero uno dell’Iron Man, che ricordiamo è una delle espressioni più esasperate che possano esistere nelle discipline sportive di endurance. Nell’Iron Man infatti gli atleti devono compiere di seguito quasi 4 km. di nuoto, 180 in bicicletta e concludere con una maratona completa, ovvero ben 42 km. Ebbene, Scott vinse il titolo dell'Iron Man delle Hawai per ben sei volte, due volte quello del Giappone e ottenne ancora all'età di 40 e 42 anni, rispettivamente un secondo e un quinto posto nell'Iron Man delle Hawai nel 1994 e nel 1996.

Sempre rimanendo nel campo del Triatlon, Ruth Heidrich vinse 6 titoli mondiali nell'Iron Man femminile e totalizzò nel corso della sua carriera circa 900 vittorie in competizioni tra maratone, triatlon e pentatlon. Da notare che Ruth diventò vegetariana nel 1982, dopo che le fu diagnosticato un tumore alla mammella, da cui è guarita completamente.


Ruth Heidrich

Tra gli sciatori spicca invece la figura del francese Pierre Vérot, che nel 1982 stabilì il record di resistenza nello sci alpino, con 83 ore e 2 minuti. Tale primato permane tuttora imbattuto.

Coloro che poi dovessero ritenere i vegetariani privi di forza e spirito combattivo, o al massimo in grado di esprimersi al meglio limitatamente nelle discipline sportive di resistenza, avrebbero potuto discutere dell'argomento con Walter Kowalski, il lottatore, campione NWA, WWWF a squadre e quattro volte campione del mondo IWA wrestling dal 1950 al 1978. Un individuo imponente dotato di un fisico straordinario e di un temperamento particolarmente aggressivo che gli valsero il soprannome di “killer”. Kowalski, che aveva interessi di tipo spirituale, iniziò già a ventun anni ad avversare le diete carnivore e nonostante il parere contrario di manager e collaboratori, optò subito per l'alimentazione vegetariana. Egli non solo non riscontrò alcun calo di forma ma ebbe anzi un miglioramento prestazionale e suggerì sempre nella sua scuola di lotta tale tipo di dieta.

Questi ovviamente sono solo alcuni esempi di un elenco davvero lungo che non può certo esaurirsi qui e che spazia in sport diversissimi, dalla marcia al nuoto, dalle arti marziali al football americano, dal body building al lancio del disco. In tutte queste discipline gli atleti vegetariani e vegani hanno sempre rappresentato altissimi livelli sotto il profilo delle prestazioni e l'eccellenza sotto quello della durata nel tempo del proprio rendimento, confermando come alimentarsi in modo vegetariano sia benefico sul piano della salute fisica e psichica, dal momento che, nel campo dello sport agonistico, spesso la carriera degli atleti finisce presto proprio a causa dello stress cui essi sono sottoposti.

Ne abbiamo citati alcuni, ne esistono moltissimi altri, tutti atleti e atlete che per motivi vari hanno fatto una scelta: smettere di mangiare animali. I risultati parlano da soli.


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