Tradizioni Celtiche

I Miti e le Leggende ci raccontano la Storia

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19 Febbraio 2012
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Atlantide, la mitica civiltà perduta, raccontata da Platone nei minimi particolari

Nella confusione che regna sugli eventi storici, sempre riscritti dai vincitori, gli antichi miti e le leggende sembrano conservare una memoria che travalica il tempo


Il patrimonio dell’umanità non è costituito solo dai monumenti architettonici del passato: esiste un grande bagaglio tramandato dalla memoria storica dell’umanità, costituito dai miti e dalle leggende di tutti i popoli della terra, che accompagna la storia dell’uomo, pronto per essere interpretato e ricomposto come un enorme puzzle, geloso custode di millenari miti e di ancestrali insegnamenti.

E’ proprio da tale patrimonio che possiamo attingere per ricostruire i pezzi del nostro passato, in un percorso alla ricerca delle nostre radici ma anche alla scoperta di noi stessi.

Un percorso non facile, che porta a volte ad intraprendere viaggi in terre lontane, a contatto con popoli tanto diversi nell’apparenza, ma tutti uniti da un comune riferimento: Madre Terra. Un cammino che conduce inevitabilmente verso mete più vicine nello spazio, ma forse ancora più lontane nel tempo, alla scoperta delle origini dell’Europa.

In questo percorso, a tratti nebuloso, a tratti chiarissimo, si è spesso guidati da antichi miti e arcaiche leggende, come la leggenda della città di Rama, o come il mito di Fetonte, intimamente associato a quello del Graal, che narra di un evento che ha segnato i destini dell’Europa.

Esiste una evidente similitudine narrativa tra il mito del Graal e quello di Fetonte: una creatura di natura divina che dal cielo precipita sulla Terra e che si manifesta come un ente portatore di conoscenza.

Secondo le leggende delle antiche tradizioni druidiche del Piemonte, Fetonte non sarebbe caduto al suolo come vuole il mito greco, ma sarebbe disceso dal cielo sul suo carro celeste costruito interamente in oro massiccio. Il dio sarebbe disceso con il suo carro di metallo dorato nella Valle di Susa, alle pendici del monte Roc Maol, l’attuale Rocciamelone, dove esisteva un’antica e mitica caverna sacra che si apriva sul fianco della montagna per inoltrarsi nelle sue viscere di roccia. Qui Fetonte avrebbe incontrato gli uomini che vivevano nei tempi antichi e avrebbe insegnato loro i segreti del cielo e della terra. Da questo incontro, secondo il mito, scaturì una grande civiltà che fu all’origine del mondo celtico. Una civiltà che secondo la leggenda diede vita ad una immensa città megalitica, la città di Rama.


L’archeologo tedesco Heinrich Schliemann scoprì Troia sulle tracce del mito

Attraverso la raccolta del corpus di leggende tramandate dallo sciamanesimo druidico emerge un puzzle che permette di delineare un quadro complesso che incredibilmente trova conferma in riscontri storici, un patrimonio tradizionale condiviso dai Popoli naturali di tutto il pianeta.

Cercare di ricomporre il mosaico di una storia apparentemente distrutta da secoli di disinformazione, disinteresse, riscrittura delle vicende può sembrare una missione impossibile. Ma i miti e le leggende ci vengono in aiuto. Le nostre origini forse provengono proprio da quel popolo misterioso che è scomparso nel nulla ma che ha lasciato profondi indizi della sua presenza, sia nelle imponenti vestigia megalitiche, sia nelle leggende che si sono tramandate fino ai giorni nostri.

I Celti amavano la natura, i loro templi erano i boschi, la loro scrittura si ispirava agli alberi. Nelle loro leggende questo amore per la natura, per la Terra e i suoi abitanti, è una costante.

 

Le leggende nascondono un messaggio

Le prime tracce della tradizione dello sciamanesimo druidico si perdono nella leggenda.

In effetti originariamente la trasmissione dell'inse­gnamento di questa tradizione avvenne proprio sotto forma di leg­genda, quando i primi druidi, probabilmente sentendo l'esigenza di raccogliere e fissare quell'esperienza spirituale che essi si trovavano a vivere da capostipiti, concepirono leggende allegoriche e significative che contenevano in sé i capi­saldi della loro dottrina. Usarono così la leggenda per trasmettere i loro inse­gnamenti e dare continuità ad un'esperienza spirituale difficilmente traducibile in concetti.

Le leggende ruotano intorno ad una precisa esperienza spirituale, lo Shan, che nell'arcaica cultura dello sciamanesimo druidico rappresenta l'immaterialità dell'esistenza, come il "Dreamtime" degli aborigeni australiani, che riveste un aspetto di natura storica e uno relativo all'esperienza spirituale.


La “Ville d'Ys”, la leggenda Bretone della città sommersa che ricorda il mito di Atlantide, in una incisione su legno di René Quillivic del XIX secolo

Lo Shan è l'esperienza interiore che lega tutte le tradizioni dei Popoli naturali del pianeta, se pur chiamato con nomi diversi. Può essere associato al simbolo del Graal, massimo riferimento delle scuole esoteriche d'occidente. È il cuore pulsante dello sciamanesimo druidico, esperienza attorno cui è sorta e si è sviluppata la tradizione dei Nativi europei.

Per i primi druidi, la leggenda divenne uno strumento di insegnamento e di coagulo sociale: all’inizio fu spontanea l'abitudine di raccogliersi attorno ai fuochi per sentire dai saggi i racconti del­le leggende e ascoltarne gli insegnamenti impliciti che sarebbero serviti per affrontare nuovi campi di esperienza e misu­rarsi con la realtà in tutti i suoi aspetti, da quello filosofico a quello sociale.

Anche in seguito, quando il rapporto magico e istin­tuale che i primi uomini vivevano con l'esistenza venne razionalizzato e vissuto in modo più consapevole, l'uso della leggenda non andò perso. La nuova civiltà che ven­ne a crearsi, e che gettò le basi per le successive che diedero vita al mondo celtico, raccolse le leggende concepite in quella lontana epoca primordiale e ne formulò altre.

È suggestivo immaginare i druidi di quel popolo misterioso che eresse i megaliti, e di cui la storia non conserva memoria, mentre raccontano le loro leggende all’interno dei grandi cerchi di pietre, all’ombra dei templi megalitici.

Ci furono poi tempi in cui la tradizione druidica dovette essere occultata per meglio conservarla e preservarla da coloro che avevano interesse a distruggerla. Ed ecco che la leg­genda assunse un ruolo molto importante: assicurare una continuità alla conoscenza ancestrale celata nell'allegoria dei miti.

Le leggende vennero conservate e tramandate per raggiungere individui di ogni tempo e trasmettere, nel­la suggestione del testo, le vicende storiche dell'umanità e l’antico insegnamento sciamanico. Infatti le leggende dello sciamanesimo druidico sono ricche di significati, interpretabili secondo i diversi approcci esperienziali di chi le legge.


Il mito di Fetonte rappresentato nei Tarocchi di Mantegna (XV sec)

Furono concepite leggende che rispecchiano il dramma degli avvenimenti di epoche antiche e contemporaneamente conten­gono importanti insegnamenti per il ripristino di quella conoscenza ancestrale che diede origine in un lontano passato ad una mitica civiltà ricordata da molte tradizio­ni.

Leggende che riflettono diversi momenti della tradizione sciamanica e dell’epoca in cui sono state concepite. Tutte tramandate da donne e uomini che senti­rono l'esigenza di conservare un insegnamento ricco di esperienze, in una formula che raggiungesse facilmente ed emozionalmente individui di ogni tempo e cultura. Sotto forma di allegoria si trasmise un bagaglio di conoscenze che non doveva andare perduto, poiché parte del patrimonio storico dell’umanità.

 

La leggenda come provocazione culturale

I Popoli naturali di tutti i continenti conservano un bagaglio tradizionale custodito dagli sciamani.

Le scuole sciamaniche dei Popoli naturali manifestano la sintesi dei loro insegnamenti esoterici a mezzo di simboli, immagini e leggende allegoriche.

Il simbolo sintetizza, nella sua forma, un insieme di concetti riferiti ad un preciso insegnamento ed è una sollecitazione esperienziale che favorisca una intuizione interiore riferita all'archetipo racchiuso nel simbolo.

Nell'ambito delle culture dei Popoli naturali, ogni tradizione esprime un suo particolare simbolismo, sempre e comunque riferito allo sviluppo del rapporto con il trascendente.

Anche la leggenda è da interpretarsi come un simbolo esoterico, e come tale possiede significati che si sovrappongono uno sull'altro, interpretabili in diverse chiavi di lettura.

Il primo approccio è la lettura puramente letterale della leggenda allegorica. Ma dietro la storia narrata si celano significati profondi, riferiti a esperienze spirituali che la leggenda può indicare. Esiste anche un’altra interpretazione, legata ad un contesto storico: in questo caso la leggenda narra in maniera allegorica eventi salienti del lontano passato.

Secondo Platone le leggende non sarebbero solo favole, ma nasconderebbero fatti realmente accaduti nel lontano passato, come nel mito di Fetonte.

Heinrich Schliemann, il famoso archeologo tedesco, sembra dargli ragione poiché scoprì la città di Troia seguendo un mito. Così come accade per la mitica città di Rama, collocata secondo il mito nella Valle di Susa in epoche arcaiche, le cui ricerche trovano importanti conferme nei reperti ritrovati in questi ultimi anni dai ricercatori della Ecospirituality Foundation.

Spesso i vari significati nascosti nei miti si trovano espressi nella stessa leggenda in concettualità parallele che si supportano l'una sull'altra.

 

Il ruolo delle leggende nello sciamanesimo

Ai primordi della storia dell'umanità, la tradizione dei Popoli naturali era costituita da una serie di insegnamenti orali custoditi e tramandati dagli sciamani che li svelavano progressivamente ai loro allievi.


I reperti dell’antica città di Rama, scoperti dai ricercatori della Ecospirituality Foundation in Val di Susa, confermano la veridicità del mito

Gli insegnamenti tradizionali seguivano già allora una precisa metodologia didattica ed erano contenuti in particolari elementi simbolici o negli archetipi esperienziali che venivano inseriti nelle narrazioni delle leggende.

Tutte le tradizioni dei Popoli naturali ricordano un tempo arcaico, che lo sciamanesimo druidico definisce con il termine di "Matchka", in cui gli sciamani, per trasmettere i loro insegnamenti usarono le leggende simboliche.

Già allora si delinearono due piani diversi di esperienza che dividevano gli auditori in due precise categorie di approccio e di sperimentazione: i “Piccoli Misteri", che raccoglievano quegli allievi che pur essendo disponibili ed attenti all'insegnamento degli sciamani non erano ancora pronti a cogliere appieno il significato esoterico contenuto nelle leggende, e i "Grandi Misteri", che si aprivano invece a quegli allievi che manifestavano l'esigenza di un rapporto più profondo con il Segreto dell'esistenza.

Nel passaggio dalla condizione storica della civiltà primitiva e magica della Matchka a quella razionale successiva, la tradizione dello sciamanesimo druidico subì l'effetto di una sua codificazione che istituzionalizzava in maniera più chiara e articolata i contenuti della cultura dottrinale intuitiva della Matchka.

Subì una trasformazione conseguente anche la metodologia di insegnamento degli sciamani.

Le narrazioni leggendarie e storiche vennero così codificate secondo precise esigenze di Piccoli e Grandi Misteri.

Ancora oggi le leggende dello sciamanesimo druidico sono in grado di esprimere un poetico e prezioso stimolo interiore insieme al loro eterno messaggio di conoscenza.

Uno stimolo non solo rivolto agli adulti, ma anche ai bimbi di ogni età alla cui fantasia intonsa può giovare come fertile alimento immaginativo. Per i bimbi è un regalo che giunge da lontano e tutto particolare. Quasi fosse una giusta alternativa alla morale storica del mondo dei grandi per imparare a crescere giocando.

Ma soprattutto, i miti e le leggende ci possono fornire preziose chiavi di lettura per ricomporre il puzzle della storia delle nostre origini. Una umanità che non conosce il suo passato e le sue radici è impreparata e fragile per affrontare il futuro che l'attende.


La Leggenda di Tah-Ai


Esisteva un tempo in cui il mondo era posseduto dai Signori del Buio. La Grande Luce non era ancora caduta dal cielo a portare la Gemma Verde e gli uomini non conoscevano la grande magia per scacciare i Signori.

Quando i Signori erano di buon umore, allora l’uomo poteva raccogliere cibo per sfamarsi.

In quei giorni non aveva freddo perché il grosso occhio luminoso nel cielo mandava il suo sguardo di fuoco a scaldare la terra.

Ma quando i Signori erano adirati, allora non c’era un posto dove l’uomo potesse ripararsi dal freddo, né cibo da raccogliere. I branchi distruggevano le dimore degli uomini e questi ultimi lottavano fra di loro per contendersi il cibo.

In quel tempo viveva Tah-Ai. Anche lei, come la sua gente, aveva paura dei Signori malvagi, ma la sua curiosità era più forte della paura. Di tutto era curiosa. Passava il tempo a guardarsi intorno, si chiedeva chi fossero i Signori e se mai esistessero Signori buoni. Si domandava se era vero quello che si diceva, che dietro l’orizzonte finiva il mondo e che chi vi si avventurava cadeva in un abisso senza fine. Si chiedeva perché il cielo piangeva quando l’occhio di fuoco se ne andava e perché l’acqua del fiume correva sempre senza poterla fermare. Ma soprattutto si impressionava ogni volta che vedeva il mondo tingersi tutto di nero come se un manto scuro scendesse dal cielo ad avvolgere lei e la sua dimora. E dietro il manto mille occhi luminosi la guardavano.

Quando la Grande Luce scese sulla terra, Tah-Ai pensò che erano arrivati i Signori Buoni. Ma ogni volta che si avvicinava, la luce la feriva agli occhi e doveva tornare indietro. Ancora tre lune dovettero passare prima che Tah-Ai potesse avvicinarsi.

Un giorno la sua costanza fu premiata: gli Immortali si accorsero di lei e le fecero dono di 22 pietre magiche con le quali poteva conoscere il linguaggio di tutte le cose del mondo. Da quel giorno Tah-Ai si divertì moltissimo a giocare con le pietre magiche e divenne molto abile nel fare cose mai viste. Poteva parlare con gli animali e con le cose, sapeva trovare l’erba della felicità e cambiare i colori del mondo. Da quel giorno i poteri di Tah-Ai divennero noti in tutto il villaggio ed ella diventò forte e potente.

Ma Tah-Ai non era soddisfatta. Voleva conoscere la grande magia delle pietre.

Allora tornò dagli Immortali per avere quello che cercava. E disse loro: “È molto grande il dono che mi avete fatto. Ora posso giocare e divertire la mia gente, posso conoscere i nomi delle cose e parlare con gli esseri diversi da me. Ma non mi basta. Il mondo è governato da Signori cattivi ed io voglio sconfiggerli. E voglio insegnare ai miei figli il modo per dominare il mondo”.

Allora uno degli Immortali, il più vecchio, fece segno a Tah-Ai di sedersi di fronte a lui in mezzo al cerchio e le disse: “Tah-Ai, tu hai dimostrato di far buon uso delle 22 pietre magiche, e anche nella ricchezza e nella potenza hai saputo essere umile. Non ti sei persa nella prosperità. Per questo ora ti faccio dono del Sigillo di Spirito”. E così dicendo le mise una mano sulla fronte. “Con esso la vita e la morte, il cielo e la terra non avranno per te più segreti. Potrai sconfiggere i malvagi e unirti ai giusti. E potrai farne dono a chi riterrai degno di riceverlo”.

Tah-Ai sentì la fronte bruciare sotto la mano dell’Immortale, ed in quel momento vide intorno a sé tutto ciò che la circondava e che prima non vedeva.

Quando il vecchio tolse la mano, sulla fronte di Tah-Ai brillava una gemma verde.

Fu così che Tah-Ai poté vedere tutti i mondi che stavano intorno a lei, la sua potenza crebbe tanto, fu capace di comandare i venti e le piogge e allontanare le bestie feroci.

Finalmente vide i Signori nel loro vero aspetto e non ne ebbe più paura anzi provò pietà per loro. Con la gemma verde poteva parlare con i morti e con la sua potenza assicurare prosperità per tutta la sua gente.

Divenne il Maestro del villaggio e tutti andarono da lei per imparare a giocare con le 22 pietre magiche. Tah-Ai si rivelò ai suoi amici più attenti e portò anch’essi nel cerchio degli Immortali facendo loro dono della gemma verde.

E fu così che da quel giorno i Signori malvagi non osarono più comparire sulle terre di questo mondo perché ormai troppo grande era la potenza degli uomini.


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