Tradizioni Celtiche

Nella Terra di Mago Merlino

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07 Novembre 2012
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Gli allineamenti dei Menhir di Carnac, il più vasto sito megalitico del mondo

I Menhir di Carnac tra storia e leggenda. Che cosa nascondono realmente i megaliti della Bretagna? E perché il luogo è stato recintato e reso inaccessibile? La leggenda di Saint Cornély: uno strano connubio tra culti cristiani e culti pagani. Qual è l'identità del misterioso popolo, venuto dal nulla e scomparso nel nulla, che ha lasciato imponenti vestigia su tutto il pianeta?


Un’antica leggenda bretone narra che i pellegrini di Saint Cornély eressero migliaia di enormi pietre rivolte verso il cielo in segno di preghiera, e che fecero questo grande sforzo per lasciare un gesto che sopravvivesse alla loro morte fisica, per dimostrare la loro devozione al santo.

Saint Cornély è il patrono di Carnac, in Bretagna, dove si trova il più esteso sito megalitico del mondo. I menhir di Carnac sono migliaia e si estendono allineati per chilometri, imponenti nelle dimensioni e nella disposizione.

La figura di Saint Cornély è particolare: non esiste nessun santo cristiano con questo nome, l'unico che si avvicina foneticamente è papa Cornelio, Corneille in francese. E tuttavia il patrono di Carnac è celebratissimo, con cerimonie suggestive in cui la partecipazione della gente del posto stupisce per la commozione generale che si viene a creare.

A dire il vero, la cerimonia in occasione della festa patronale ha molto poco di cristiano: gli elementi che spiccano maggiormente sono di chiara matrice druidica. Il prete e tutti i parrocchiani compiono un percorso per tutto il paese, che si conclude attorno a una antica fontana. Gli officianti si dispongono a cerchio intorno ad essa e compiono uno strano rito. La fontana è uno dei maggiori simboli druidici: l'acqua delle fonti veniva usata dai druidi a scopo magico, religioso e terapeutico; e in effetti in Bretagna, terra di druidi per eccellenza, le fontane sono numerosissime.

Dopo aver compiuto un giro intorno alla fontana, il prete si ferma dinnanzi ad essa e, in una mescolanza di riti druidici e cristiani, bagna del vischio nella fonte e benedice i presenti pronunciando il motto dei druidi: "Un Dio, una Dottrina, un Popolo", i tre principi espressi nel simbolo druidico del Tribann. Poi l’officiante ritorna sui suoi passi, verso la chiesa, seguito da tutti, portando alto il vessillo di Saint Cornély che raffigura il santo tra un bue e un menhir. Il patrono di Carnac è ricordato anche come protettore di tutti gli animali, e proprio per questo motivo, alla processione e al rito partecipano anche cani, cavalli, buoi e altri animali, i quali vengono benedetti insieme agli umani. Nel simbolo dell’effigie di Saint Cornély possiamo scorgere la presenza di culti precristiani: è accompagnato da due buoi che, per via delle corna, sembrano rappresentare un simbolo sciamanico.


Il rito druidico alla fontana sacra durante il “Pardon de Carnac”, festa patronale

La cerimonia citata fa parte di una delle tante contraddizioni che si possono trovare nei simbolismi religiosi della Bretagna. Il cristianesimo non è riuscito a cancellare le tracce dei riti precedenti, anzi, sembra quasi che questi siano tutt'altro che morti, e tutto fa pensare che i vecchi culti siano potuti sopravvivere proprio attraverso la sovrapposizione di una veste cristiana.

In molti posti della Bretagna il Santo patrono del paese è il druido che risiedeva nei pressi; molte volte si tratta di una figura mitica ricordata per le sue virtù terapeutiche, che viene celebrata con riti che di cristiano hanno ben poco. A Tréhorenteuc, nella suggestiva foresta di Brocéliande, dove secondo la leggenda avvenne la formazione druidica di Merlino il Druido, vi è una singolare abbazia fatta costruire dall'Abbé Gillard, una figura che viene ricordata dai locali come un santo. Visitando il posto, ci si trova davanti a una chiesa ben strana: non esiste l'ombra di un crocefisso né di un qualsiasi altro simbolismo cristiano.

La chiesa è un vero e proprio museo del Graal: tutti i simboli presenti nell'abbazia, dipinti, affreschi alle pareti, vetrate, sono riferiti all'esoterismo delle leggende della Tavola Rotonda. Le uniche croci presenti sono croci celtiche e all'interno spicca un grande affresco in cui è rappresentato un cervo bianco, simbolo con cui viene identificato Merlino. Perfino la via crucis è stata rivisitata e reinterpretata in chiave arturiana, con un percorso che di cristiano ha ben poco e che invece rivela un cammino iniziatico dove spiccano i personaggi della leggenda del Graal, e in cui Gesù Cristo è decisamente una figura di secondo piano.

Saint Cornély, come la maggior parte dei santi celebrati in Bretagna, non sembra essere una figura cristiana. Un druido? Uno sciamano?

In Bretagna la tradizione druidica traspare da ogni cosa, e affiora anche a dispetto di una veste turistica che trasforma in folklore le antiche tradizioni ancora vive e vitali. L’antica tradizione sopravvive nonostante il tentativo malriuscito da parte del governo francese di cancellarla, rendendo inaccessibile il suo maggior luogo sacro: i menhir di Carnac. Il più importante luogo megalitico della Bretagna e del mondo, "les alignements" di Carnac, è infatti stato recintato nella sua parte più antica e più imponente a seguito di un provvedimento del governo di Parigi, il quale, con la scusa di preservare il sito archeologico, è riuscito a impedirne l'accesso ai legittimi frequentatori del posto. Un tentativo di inibire il protrarsi degli antichi culti pagani? Sta di fatto che la popolazione di Carnac, abituata da sempre a frequentare il posto e a usarlo per matrimoni, battesimi, feste e riti druidici, è in fermento ormai da più di vent’anni, e sta cercando con ogni mezzo di contrastare la decisione del governo centrale.

Nonostante i tentativi di cancellarla, la tradizione druidica traspare proprio nel suo rendersi inaccessibile, facendo solo intuire la sua presenza. E in certi luoghi, come i siti megalitici della Bretagna, questa presenza è tangibile...


La scultura dedicata a Saint Cornély, protettore di tutti gli animali, sulla facciata della chiesa parrocchiale

I druidi dei Celti storici non sono stati i primi sacerdoti della Bretagna. Un misterioso popolo abitava quelle terre prima dei Celti, e i megaliti ne sono la testimonianza. Un culto sciamanico ha preceduto tutte le forme religiose conosciute, il culto di un popolo che è venuto dal nulla ed è tornato nel nulla, lasciando però dietro di sé vistosissime tracce.

Il fenomeno del megalitismo, sparso su tutto il pianeta, fa trasparire la progredita conoscenza di questa misteriosa cultura. Lascia intendere che in epoche arcaiche esisteva una civiltà insediata su tutto il pianeta, con collegamenti che attraversavano tutta la Terra, visto che le tecniche, il simbolismo e le disposizioni sembrano essere le stesse. Questa cultura era in possesso di progredite conoscenze astronomiche, come è dimostrato dalle disposizioni della maggior parte dei ritrovamenti megalitici, e sembra conoscesse tecniche di trasporto e di costruzione oggi ancora ignote. L’archeologia ufficiale tenta, senza riuscirvi, di dare delle spiegazioni attendibili all’edificazioni delle strutture megalitiche, tuttavia le teorie degli “esperti” si rivelano molto poco convincenti.

Il popolo misterioso che ha eretto i megaliti ha lasciato in Bretagna numerose tracce della sua presenza, e della sua scomparsa, non solo nelle grandi pietre, ma anche nelle leggende. Ne è un esempio la leggenda della ”Ville d’Ys”, una città costruita sul bordo dell'oceano, fatta edificare dal Re Grallon, proveniente da una stirpe di nome Grall, per soddisfare un capriccio della figlia. Si narra che, per una disattenzione della figlia del Re, le porte della città furono lasciate aperte e l'alta marea sommerse completamente ogni cosa. Da questo inabissamento si salvò solo il Re Grallon, che perduta ogni cosa riparò a Kemper, nome bretone di Quimper, e vi fondò un tempio dove ritirarsi. Come in un tiro incrociato di leggende, le origini dell'attuale cattedrale di Quimper, ricca tra l'altro di simbolismi precristiani, vengono fatte risalire al Re Grallon della città d'Ys.

Non è difficile collegare la leggenda della “Ville d'Ys” al mito di Atlantide e al suo inabissamento, lasciando così trapelare una cultura esistita prima di un grande diluvio. Ma chi è il Re Grallon? Un atlantideo sopravvissuto, simbolo di un popolo che ha fondato una scuola spirituale in Bretagna? Il riferimento al mito del Graal è evidente e sembra una volta di più indicare la presenza di quello sciamanesimo druidico che si rivela la culla della tradizione celtica sparsa in tutta Europa.


Il dipinto raffigurante Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda all’interno dell’abbazia di Tréhorenteuc nella foresta di Brocéliande

Il Graal, ricordiamo, è un mito infinitamente più antico dell’esoterismo cristiano che lo ha cooptato come la coppa contenente il sangue di Cristo, ed è anche anteriore alle leggende del ciclo arturiano che lo hanno reso famoso nella nostra epoca. Presente in pressoché tutte le correnti filosofiche, si riferisce a una tradizione sciamanica primordiale da cui sono derivate tutte le correnti successive. Tradizione che possiamo identificare in un’antica cultura che ha lasciato profonde tracce nella storia di tutti i popoli della Terra, che si tramanda nel tempo a mezzo delle sue leggende e si rende evidente nella manifestazione del megalitismo.

È proprio nelle leggende sciamaniche che possiamo forse trovare una spiegazione all'imponente manifestazione dei menhir di Carnac. Secondo antiche fonti druidiche, in Bretagna, in epoche arcaiche sorgeva nei pressi di Carnac una grande scuola spirituale, con templi ed edifici adibiti a collegi. I menhir erano eretti dagli allievi della scuola a testimonianza della loro scelta spirituale: una sorta di "sacrificio" al Creatore, un modo per rendere evidente l'eterna preghiera che ogni allievo dedicava al trascendente. Ogni allievo offriva il suo menhir all’Assoluto, come se offrisse se stesso nel protendersi verso di esso, divenendo egli stesso un ponte tra Terra e Cielo. Nel suo personale menhir egli imprimeva le sue esperienze spirituali come in una sorta di quaderno esperienziale. Le pietre silenziose diventavano così testimoni delle esperienze trascendenti di quegli antichi iniziati, depositarie dei messaggi impressi e pronte per essere "lette" da allievi di altri tempi, ed essere "riscritte" da altri ancora, in un continuum temporale senza fine.

Nei popoli autoctoni della Bretagna è consuetudine pensare che i menhir abbiano poteri terapeutici, e che con opportune tecniche si possano usare a vari scopi sottili. Ancora oggi c'è chi li usa per guarirsi e per guarire, per riti e cerimonie particolari. Si narrano molte cose su queste pietre misteriose, e l'aria che si respira tra i menhir sembra confermare qualsiasi leggenda.

A Carnac, al crepuscolo, sembra di intravvedere strane figure che si aggirano tra i menhir recintati. Forse i druidi che vi abitano, forse i pellegrini di Saint Cornély, o forse gli antichi sciamani che tornano con i loro allievi nei templi ancestrali...

I druidi del posto non si pronunciano. Ma Saint Cornély, santo o druido, aleggia con la sua presenza.

Un giorno, forse, le pietre ci sveleranno il segreto.

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