Tradizioni Celtiche

L’anima antica della danza celtica

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25 Febbraio 2013
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Danzatrici scozzesi in una esibizione agli Highlands Games


Chi ha avuto occasione di vedere danzatori bretoni eseguire le loro danze figurate a cerchi concentrici, o danzatrici scozzesi eseguire i loro passi a saltelli, o ballerini irlandesi nelle loro classiche file incrociate, avrà notato un elemento sempre presente: il vento impertinente che scompiglia i capelli e solleva i gonnellini. Ma molti altri sono gli elementi comuni delle danze folkloristiche del nord Europa.

La danza celtica, così come la conosciamo, è la manifestazione moderna di una memoria storico-culturale legata alle tradizioni dei Popoli naturali. Delle culture ancestrali dei Nativi di ogni continente rimangono oggi poche tracce, legate soprattutto a miti, leggende, costumi tradizionali e conoscenze gelosamente custoditi dalle sacche storiche ancora rimaste.

La musica e la danza fanno parte di questo patrimonio e sono l’espressione evidente di antiche culture che oggi vengono messe sotto l’aspetto folkloristico di regionalismi dei vari Paesi. Ma è molto evidente il legame che esiste fra le musiche e le danze dei Popoli naturali. Esistono sonorità celtiche molto simili a quelle pellerossa, così come gli archetipi delle danze dei Paesi celtici hanno riscontri impressionanti con quelli di culture native di altri continenti.

La danza celtica è oggi ciò che è rimasto delle danze tradizionali delle culture native del nord Europa. Filoni tradizionali che sono stati in parte conservati e che continuano ad avere legami tra di loro anche se la storia li ha divisi in segmenti geopolitici. Possiamo trovare questi elementi tradizionali nelle danze irlandesi, scozzesi, bretoni, asturiane, occitane, galiziane. Molte di queste sono state reinterpretate in chiave moderna fino a far perdere loro gli antichi connotati, tanto da prendere ciascuna caratteristiche proprie e peculiari.

Ogni popolo autoctono ha conservato le sue danze tradizionali, ma le reinterpreta creativamente a seconda dei clan e dei luoghi geografici di appartenenza. Ne abbiamo un esempio in Bretagna, dove le danze tradizionali variano da paese a paese, pur conservando elementi comuni, oppure nei territori occitani, le cui danze, pur conservando caratteristiche comuni, possono variare a seconda dei luoghi.


La danza sacra dei Dervisci Rotanti della tradizione sufica

Ma in ciascuno di questi stili di danza si possono individuare quegli elementi che li collegano ad una matrice comune. In Polonia abbiamo delle danze tradizionali praticamente identiche a quelle scozzesi, così come le danze popolari ucraine sono pressoché uguali a quelle bretoni.

Una radice comune che unisce le danze celtiche anche a quelle pellerossa, africane, aborigene.

Un esempio lampante lo abbiamo nella danza pellerossa delle Four Direction, danza che ritroviamo identica nelle culture dei Nativi europei, sia in Bretagna che nelle tradizioni autoctone del Nord Italia.

C’è da chiedersi come sia possibile che una cultura che si esprime attraverso la danza contenga elementi comuni in tutte le culture autoctone del mondo. È la stessa riflessione che si può fare per il fenomeno del megalitismo, cultura estesa su tutto il pianeta, o per simboli come la ruota forata, che si trova in reperti archeologici di tutti i continenti.

La scienza ufficiale ha provato a spiegare questo fenomeno di contaminazione antica con il fatto che l’umanità segue dei percorsi culturali comuni, al di là del luogo geografico di appartenenza. Ma questo non accade per quanto riguarda la società maggioritaria, dove le culture dei singoli popoli sono ben differenziate, distinte e in contrasto tra di loro. Succede invece per le culture dei Popoli naturali, che sembrano unite da un filo invisibile che le lega e le unisce al di là del tentativo di annientarle da parte delle grandi religioni storiche.

Così come accade per la musica celtica, anche nella danza possiamo identificare due anime, un’anima popolare divenuta folklore, e un’anima più intima e filosofica, costituita dalla danza sacra.

La danza popolare è quella più comunemente conosciuta e si strutture in figure collettive che possono variare da pochi individui fino a centinaia di persone. In questa espressione di danza emergono valori simbolici tipici della cultura celtica, che non passano inosservati, come la socialità allargata, l’unione tra le persone, l’eguaglianza che trascende i ceti sociali e generazionali e le differenze culturali.


La “Kemò-vad”, la danza del vento dell’antica tradizione druidica

È un modo di stare insieme e di vivere la socialità in maniera sana, genuina, divertente, catartica.

Questo purtroppo non succede quando le danze celtiche vengono interpretate nella forma ma non nella loro anima. Non si può davvero pensare di praticare la danza celtica se non se ne interpreta anche l’anima. Anche per la danza, così come per la musica celtica, nelle tradizioni autoctone “vere” (non quelle finte alla Asterix e Obelix) è normale reinterpretare le danze a seconda dell’evoluzione dei tempi e dei costumi, mettendoci propria creatività e gusto personale. Non una fotocopia di un tempo che fu, ma una interpretazione di una tradizione che rimane viva nella storia ed è protesa verso il futuro.

La danza sacra è invece un modo di vivere la propria individualità attraverso il movimento, in armonia con il cosmo. Le figure e i passi sono individuali ma possono integrarsi armonicamente con altri individui che eseguono la stessa esperienza. Nella danza sacra il rapporto con la Natura viene vissuto in maniera intima e privata, l’attenzione è dedicata all’equilibrio tra mondo visibile e mondo invisibile, il movimento è una ricerca di silenzio interiore. Nei passi e nei gesti è riflessa la propria risposta al richiamo del trascendente.

Nell’antica tradizione druidica esiste una danza sacra che fa parte del patrimonio della Kemò-vad, una antica filosofia riferita all’armonia con la Natura. La danza sacra della Kemò-vad è rappresentata da un movimento tra Vuoto e Pieno, ossia un equilibrio tra gli opposti, che il danzatore deve trovare in armonia con tutta l’esistenza. Del resto, Kemò-vad significa “la danza del vento divino”. In questa definizione c’è tutta una filosofia che si basa sull’unione che esiste tra tutte le cose dell’universo, e sull’equilibrio tra il visibile e l’Invisibile. Un invito a danzare nel vento, come i Celti fanno da sempre.


Danze bretoni eseguite da centinaia di persone su più cerchi concentrici, durante un concerto del LabGraal ad un Fest Noz di Carnac (Bretagna)


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