Viaggi

Sri Lanka: armonia ideale tra fede, arte e natura

Stampa E-mail
23 Luglio 2015

Il Buddha di Aukana

Un’isola diversa da tutte le altre, dove la devozione buddista ha eretto templi magnifici in un paesaggio di assoluta serenità. Statue millenarie, mare, elefanti e leopardi, fascino coloniale e culture antichissime. Un viaggio verso la serendipità, perché il bello e le emozioni sono sempre inattese…


Per Marco Polo era semplicemente l’isola più bella del mondo, per generazioni di hippy l’incontro con le pratiche ayurvediche e la serendipità (il destino benevolo nascosto dal caso), per Tony Wheeler – ideatore della Lonely Planet – rappresentava, nel 1972, «L’India ma senza seccature». Oggi, questa ‘goccia’ che scende dal subcontinente più grande del mondo propone un sorprendente ventaglio di opportunità per una superficie così contenuta: 65600 chilometri quadrati, meno dell’Irlanda. L’offerta mette in campo maestosi templi buddisti, un contesto naturalistico armonioso e verdissimo, altipiani, montagne, piantagioni di tè, spiagge candide, villaggi e città animatissime senza essere caotiche, un parco nazionale con la più alta concentrazione di leopardi al mondo, elefanti e piantagioni, una sofisticata cucina ricca di accordi speziati, prezzi assolutamente accessibili, il sorriso di una popolazione discreta e cordiale… Insomma, l’Oriente che vorresti e hai sempre desiderato, carico di suggestioni e privo di quei contrasti brutali – in particolare economici – che segnano India, Cina e Sud-est asiatico.

Il clima facilita un viaggio in ogni periodo dell’anno: lo Sri Lanka è soggetto a due monsoni diversi, quindi esiste sempre una parte dell’isola dove domina il sereno, ed è raro subire – spostandosi – una giornata completamente piovosa. In fondo Tony Wheeler, nel suo stringente commento, aveva in gran parte ragione… 


Il sito rupestre di Buduruwagala

Lo sviluppo turistico è crescente, ma sicuramente accettabile: strutture per ogni esigenza, molte di altissimo profilo, con una macchina organizzativa che si è messa pienamente in moto solo negli ultimi tre anni. Prima lo Sri Lanka era una terra tormentata dalla guerra civile, che opponeva la maggioranza singalese e buddista alla minoranza tamil del nord: induista e ‘protetta’ (si fa per dire) dal sanguinoso movimento indipendentista delle ‘Tigri’. Un conflitto durato oltre trent’anni, che ha causato almeno 700mila vittime (quasi un abitante su venti) ed è terminato definitivamente nel 2009. A questo dramma dobbiamo aggiungere le devastanti conseguenze dello tsunami del 2004: 40mila morti, un milione di sfollati e tre quarti della costa devastata. Oggi, lo Sri Lanka – come ogni località uscita da eventi funesti – è percorso da una benevola ansia di crescita e da un diffuso (anche se prudente) ottimismo. Tutto il paese (tranne il nord, in ritardo a causa della guerra) è aperto al turismo, con strutture nuove o totalmente rinnovate dopo lo tsunami. Il visitatore viene trattato come un ospite, senza alcuna pressione verso l’acquisto forzato e senza essere sottoposto ai riti ‘trappola’ di false guide o imbonitori. Merito di un reddito procapite ragionevolmente distribuito, mentre il mare, l’agricoltura e il tessile (molti brand internazionali producono in Sri Lanka) assicurano dignitose condizioni di vita generali; in più sanità e istruzione sono completamente gratuite.


Anziana donna monaco

Storicamente, l’isola è stata – per il suo valore commerciale e strategico – un porto privilegiato per naviganti e conquistatori: arabi, olandesi e infine inglesi, che la battezzarono Ceylon. La piena indipendenza arrivò nel 1948 e il nome attuale nel 1972. Per molti secoli il territorio – in particolare nell’interno – mantenne autonomia e indipendenza, anche in parallelo con le potenze straniere. Risalendo indietro nel tempo, sappiano che i primi insediamenti umani risalgono a 125mila anni prima di Cristo. Oggi gli unici discendenti delle popolazioni più antiche sono i vedda, affini alle etnie aborigene, mentre i due gruppi storicamente dominanti – singalesi e tamil – approdarono dall’India in epoche successive. La storia dello Sri Lanka – e anche la sua arte – è strettamente connessa alla religione. Il sud singalese (più moderno e competitivo, oltre che più popolato) è buddista di fede theravada (la più pura e antica di questo credo), mentre il nord tamil è di stretta osservanza induista. Non cambia solo la gente, ma anche il paesaggio architettonico: gli edifici religiosi buddisti sono più sobri e tondeggianti (gli stupa) e ovunque appaiono imponenti statue del Buddha (contemporanee e antiche, alcune, splendide, scavate nella roccia), mentre i templi tamil richiamano l’India per forma e colori degli edifici, elegantemente verticali, interamente decorati dalle divinità del fantasmagorico pantheon induista.


Danzatrici divine di Sigiriya

Il buddismo theravada è la chiave di lettura privilegiata per comprendere l’anima dello Sri Lanka. Oltre ad essere la religione maggioritaria – e a segnare ovunque lo scenario con edifici religiosi frequentatissimi – coinvolge profondamente la vita privata, gli atteggiamenti esistenziali e il modo di affrontare la vita della popolazione. I monaci – uomini ma, più recentemente, anche donne – sono numerosi e rispettati. Il loro sostentamento è compito del popolo tramite costanti offerte, sovente le famiglie affidano ai monasteri persino bambini e bambine di sei o sette anni per avviarli alla pratica religiosa. Una scelta di devozione, ma anche una soluzione economica per le famiglie meno abbienti con molti figli. Il piccolo monaco, fin da subito, è ‘un monaco’: veste gli abiti tradizionali, porta il capo rasato, viene affidato a un precettore e incontra la famiglia d’origine solo in circostanze prestabilite. Può sembrare una scelta dura, difficile, eppure viene vissuta con un rispetto, una serenità e una semplicità d’animo che incantano. Le cerimonie religiose – con canti e processioni – sono affollatissime, i templi maggiormente venerati luogo di costante pellegrinaggio. Quando si visita una località di culto, non si ha mai la sensazione di accostarsi a un museo, ma a un luogo vivo e vissuto, dove lo straniero può accedere liberamente purché rispetti le regole base di comportamento: piedi nudi e gambe coperte, per visitatori di entrambi i sessi.

La presenza della fede buddista in Sri Lanka risale al 247 avanti Cristo e la scuola theravada ne propone la versione più ortodossa: solo seguendo rigorosamente la via del Buddha, si può raggiungere l’illuminazione. Successivamente, in Cina, Tibet e Giappone si è imposta un'altra variante del buddismo – la tradizione mahayana – molto meno impegnativa e più populista. Oltre che nello Sri Lanka, la dottrina theravada è ancora praticata in Thailandia e nel Sud-est asiatico; ma è nell’isola che ha mantenuto la sua fortissima identità, non solo religiosa ma anche nazionalista.


Buddha di Polonnaruwa

Detto delle peculiarità e del fascino di questa terra, veniamo alla composizione dell’itinerario. Per avere una buona idea complessiva dello Sri Lanka, servono circa dodici giorni. Si parte e si arriva sempre a Colombo – sede dell’aeroporto internazionale – e conviene optare per un agente che organizzi ‘tour su misura’ con autista e guida. I costi ragionevoli permettono di scegliere una formula ‘tutto compreso’ (evitando complicate ricerche di ristoranti e strutture), che prediliga hotel di riconosciuto charme, in qualche occasione un vero e proprio ‘viaggio nel viaggio’. Il nostro itinerario, dopo l’arrivo nella capitale, punta verso sud – dove si può visitare la città coloniale di Galle, con belle abitazioni che richiamano la presenza olandese e portoghese – per poi raggiungere il parco nazionale di Yala e successivamente piegare verso l’interno: Kandy, Dambulla, Sigiriya, Polonnaruwa e Anuradhapura.

A questo punto ci si concede una sosta oceanica a Pasikuda (candide spiagge, palme, relax…), per poi concludere il soggiorno con una tappa all’orfanotrofio degli elefanti a Pinnawala – dove si può provare l’esperienza di ‘abbeverare’ i cuccioli col latte – e una visita finale della città di Negombo, a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale. Se la costa sud richiama – con Galle – il passato coloniale dell’isola e offre lo spettacolo dei ‘pescatori sul palo’ (vera icona fotografica dello Sri Lanka), il parco di Yala (1200 chilometri quadrati) ci trasporta in un’atmosfera… africana, con tanto di savana e safari fotografico. Il particolare contesto naturalistico offre sorprese e curiosità: elefanti e alligatori ma anche orsi e cervi, con incontri difficilmente ipotizzabili a queste latitudini. Però tutti, in realtà, attendono l’appuntamento con il vero ‘padrone di casa’ di Yala: il leopardo. Incontrarlo è un evento tutto sommato frequente (anche se non così facile, come viene invece ‘garantito’ dalle guide…), perché non esiste altro luogo al mondo con una così alta concentrazione di esemplari. Lo straordinario felino maculato viene ‘inseguito’ a volte per ore; ma il solo vederlo – se siete fortunati – ripaga l’attesa: elegante e solenne nei movimenti, improvvisamente rapidissimo nei balzi tra i rami secchi della boscaglia. L’incanto è completato da tramonti fiammeggianti, degni di un parco africano in piena regola.


Dambulla, una delle statue nelle grotte

A pochi chilometri – in suggestivo contrasto – i maestosi bassorilievi rupestri di Buduruwagala: sette statue (la più grande alta 16 metri) scolpite su una vasta parete granitica; anticamente dipinte, mantengono ancora qualche traccia di pittura che ne esalta la prospettiva tridimensionale. Ma quasi ovunque lo Sri Lanka si fa amare per i suoi formidabili contrasti. Risalendo verso l’interno si approda a Nuwara Eliya: la località più ‘elevata’ del paese, al centro di una landa tipicamente britannica (anche per il clima, sovente piovoso, che sembra trasportare il visitatore nelle Highlands…). Città eletta e concepita dai coloni inglesi come ‘copia’ della madrepatria, lascia a bocca aperta per le sue villette in stile Tudor, i campi da golf e i cottage ‘Balmoral Style’. Esperienza da non perdere, un raffinato tè cingalese (tra le migliori varietà al mondo) gustato nell’Hill Club Hotel, tra boiserie, caminetti, ricordi vittoriani e maggiordomi.

Il centro – anche geografico – dell’isola è Kandy: 110mila abitanti per l’indiscussa capitale culturale e religiosa, l’ultimo avamposto ad essersi arreso al dominio straniero. La sua fama e i suoi riti sono legati alla conservazione – in un frequentatissimo ‘santuario dedicato’ – della più preziosa reliquia theravada: il ‘dente di Buddha’. Sulla sua autenticità esistono forti dubbi: da tempo non è più visibile perché conservato in una preziosa teca aurea, ma gli ultimi testimoni osservarono dimensioni (7,5 centimetri circa) difficilmente attribuibili a un essere umano. Così venne ipotizzata la sua origine animale, coccodrillo o bufalo… Naturalmente, le vie della fede non hanno bisogno di supporti realistici e la reliquia – odiatissima dalla guerriglia tamil, che le ‘dedicò’ un sanguinoso attentato nel 1998 – si merita la più spettacolare e sentita cerimonia religiosa nazionale: l’Esala Perahera (solitamente ad inizio agosto, la data segue il calendario lunare), che prevede due settimane di processioni serali con migliaia di figuranti e oltre cento elefanti addobbati e illuminati.


Tempio di Anuradhapura

Colori, tensione emotiva, suoni e devozione popolare trasportano il viaggiatore in una dimensione senza tempo. Dalle 20 nelle vie del centro cittadino si dipana un corteo interminabile, dove l’incedere degli elefanti è accompagnato da musicisti, guerrieri, danzatori e devoti in costume che schioccano le fruste, percuotono i tamburi come non ci fosse un domani e ondeggiano lanterne di fuoco. Il frastuono (o suono, dipende dai punti di vista) è tale che gli inglesi – disturbati dal fragore – proibirono la cerimonia per anni; salvo poi ricredersi di fronte a un lungo periodo di siccità.

L’Esala Perahera – tra i suoi molteplici significati – è un rito propiziatorio per il raccolto; e il ‘mettersi di traverso’ dei britannici non si rivelò di buon auspicio… Per assistere all’evento, evitando una lunga attesa ai margini delle strade, occorre la prenotazione anticipata (fatelo tramite la vostra agenzia) in uno dei numerosi ‘belvedere’ in legno montati lungo il percorso. Il centro dell’isola offre uno scenario archeologico di grande impatto.

Nei pressi di Dambulla si trova – a 160 metri d’altezza sopra la campagna circostante – un complesso di cinque favolose grotte – la più grande è alta 7 metri e lunga 50 – che, nella semioscurità, sembrano risplendere per le grandi statue dipinte e gli affreschi che ricoprono ogni superficie. Un vero e proprio ‘libro di roccia’ che racconta la vita del Buddha e rende ‘visibili’ i precetti religiosi e filosofici della dottrina theravada. A pochi chilometri di distanza si alza imponente verso il cielo (con un balzo di 200 metri ripido e improvviso) il monolite in gneiss che ospita la cittadella medioevale di Sigiriya, al contempo ‘palazzo di piacere’ e fortezza inespugnabile, letteralmente la ‘roccia del leone’. Il contesto paesaggistico sensazionale, unito all’arditissima perizia architettonica dei costruttori (il complesso venne edificato in soli sette anni dal 477 al 485), ha consegnato il sito alla mitologia prima ancora che alla storia.

La memorabile esperienza dell’ascesa permette di osservare, attraverso prospettive sempre differenti, un paesaggio che armonizza la natura allo stato selvaggio col sublime intervento dell’uomo, riconoscibile nella composizione degli edifici e nei raffinati affreschi delle ‘danzatrici divine’. L’esplorazione storica e archeologica si completa con la visita a Polonnaruwa e Anuradhapura, le antiche capitali cingalesi: due grandi aree (più raccolta la prima, apparentemente infinita la seconda) degne dei maggiori siti greci, romani e orientali. 


Offerte ‘luminose’ al tempio

A Polonnaruwa l’incontro più suggestivo avviene osservando sbalorditi il Gal Vihara (‘tempio di roccia’), che rappresenta l’apice della scultura rupestre locale: un complesso di quattro statue – tutte ricavate dalla medesima lastra di granito ‘venato’ – dove il Buddha si manifesta in diverse posizioni. L’opera più emozionante ce lo presenta sdraiato: una figura enorme (14 metri di lunghezza) ma aggraziata, sognante, serena e trascendente.

Anuradhapura vive contemporaneamente la sua anima archeologica e una forte vitalità quotidiana, esaltata dalla presenza dello Sri Maha Bodhi: il ‘sacro fico’, che la tradizione vuole ‘erede diretto’ dell’albero sotto il quale Buddha raggiunse l’illuminazione. Attorno a questa ‘reliquia vegetale vivente’ si dispone un mondo di arte e devozione: cortei, offerte, canti, lampade rituali, la vita e la pratica di migliaia di devoti che si spostano da un tempio all’altro, concentrandosi presso il Ruvanvelisaya, il gigantesco ‘stupa bianco’, riverniciato ogni anno per garantirne l’abbagliante candore.

Si lascia lo Sri Lanka facendo tappa nel porto cosmopolita di Negombo. Roccaforte cristiana dell’isola, la città merita una sosta per il canale (una piccola Venezia tropicale) bordato dalle casette dei pescatori, ma soprattutto per l’animatissimo mercato ittico. A pochi metri dalla costa, dove approdano le barche col loro carico, tra distese di pesce argentato disposto a seccare, va in scena un rito antichissimo fatto di colori, reti stese al sole, vociare continuo, richiami e contrattazioni. Lo spettacolo – vitale e coinvolgente – cattura ed emoziona al primo sguardo. Vita e quotidiana ricerca della sopravvivenza, simbiosi col mare, una pratica ancestrale che si ripete da secoli senza mutare le proprie regole.


La rocca di Sigiriya


Foto di Guido Barosio


Guido Barosio, giornalista, fotografo e scrittore, è direttore della rivista Torino Magazine.


 

Seguici su:

Seguici su Facebook Seguici su YouTube