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Ginevra e le sue anime

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10 Agosto 2011
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Le Jet, la grande fontana che è considerata il simbolo di Ginevra. Proietta l'acqua a 140 metri di altezza ed è visibile in tutta la città e dall'alto, anche sorvolando Ginevra ad una altitudine di 10 km. Il nome della città deriva dal celtico Genava, che significa fonte sacra

Una città enigmatica in cui convivono alta finanza, modernismo, origini celtiche, società iniziatiche e antiche tradizioni


Ginevra, terra laica di rifugiati politici e religiosi.

Il filosofo Jean-Jacques Rousseau ipotizzava Ginevra come una confederazione di popoli garante di una pace perpetua. All’indomani della prima guerra mondiale proprio a Ginevra è stata fondata la Société des Nations, l’attuale ONU. L’idea dei fondatori era di farne una “città mondiale per gli affari temporali” in risposta alla “città mondiale per gli affari spirituali”, come il Papato definiva il Vaticano.

La sede era Palais Wilson, che ora ospita la Commissione per i Diritti Umani dell’ONU.

Ben presto Palais Wilson si è rivelato troppo piccolo per un organismo che conta 155 missioni permanenti e 15.000 funzionari stranieri, ed è stato edificato l’attuale Palais des Nations all’interno del Parco Ariana.

Ginevra è anche la sede del CERN, “the European Organization for Nuclear Research”, centro di ricerca fondato nel 1954. Il più grande laboratorio mondiale sulla fisica delle particelle con 6.500 fisici provenienti da 80 nazioni. Secondo il fantomatico John Titor, il personaggio che si è fatto conoscere pubblicamente attraverso alcuni forum di Internet affermando di essere un viaggiatore del tempo proveniente dal futuro, il CERN ha creato il buco nero che servirà nel futuro per costruire la macchina del tempo con cui Titor verrebbe periodicamente a visitarci.


Incisione massonica su un palazzo del quartiere Saint-Gervais

Ginevra è considerata una città ospitale: come potrebbe essere altrimenti, visto che il 44% dei suoi residenti sono stranieri e che vanta più di 180 nazionalità differenti? Ginevra è anche nota per la sua anima laica. E’ patria di famosi rifugiati religiosi come Calvino, che aveva l’ambizione di fare di Ginevra una città protestante. Calvino è stato, con Lutero, il massimo riformatore religioso. Nel 1536 fonda a Ginevra la Riforma attraverso la risoluzione formulata dal Consiglio Generale dei cittadini ginevrini, che proclama di “vivere secondo la legge dell’Evangelo e della parola di Dio e di abolire tutti gli abusi papali”.

Ma il terreno era fertile: già prima dell’asilo dato a Calvino, nel 1535 la città ha adottato la famosa massima “Post tenebras lux” (dopo le tenebre, la luce), dove per “tenebre” si intendeva il Papato.

La presenza di Calvino con le sue idee illuministe e anticattoliche è massiccia ancora oggi in tutta Ginevra. Nel Parco dei Bastioni c’è quello che è chiamato il Muro della Riforma, con quattro enormi statue di Calvino e dei maggiori riformatori. Musei e mostre dedicate a Calvino e alla sua opera sono continuamente organizzate in tutta Ginevra.

La città ha la fama di essere sempre stata un luogo di rifugio per persone perseguitate. Ha accolto Templari e Massoni, e ancora oggi sono ben visibili simboli sia templari che massonici in varie parti della città.


Ginevra celtica

Le origini di Ginevra sono indubbiamente celtiche: l'antica città sorgeva intorno a un tumulus ed era un insediamento celtico risalente a 6.000 anni fa. Il nome arcaico, Genava, significava in gaelico “la fonte sacra”. Il termine compare nella storia per la prima volta negli scritti di Giulio Cesare. Queste antiche radici celtiche sono state ufficializzate nel 1535 con la scelta definitiva del nome “Ginevra” dal Consiglio dei Duecento.


La Melusina, antica divinità pagana legata alla Dea Madre, nella chiesa di Saint-Pierre

Secondo Giulio Cesare in questa città si celebrava il culto della Dea Madre. Successivamente si è celebrato il culto di Mitra, in una successione non conflittuale che ha lasciato tracce di entrambi i culti.

Oggi si può vedere la stratificazione degli eventi storici, i vari passaggi e le colonizzazioni, tutto quanto concentrato in un punto ben preciso della città vecchia: la collina dove sorge la cattedrale protestante di Saint-Pierre.

Sotto la cattedrale vi sono anche i resti di un mitreo, il tempio del culto precristiano dedicato al dio Mitra. L’altare è del secondo secolo d.C. Mitra, culto solare, rappresenta il Sol Invictus, la luce che vince le tenebre. Proprio come nel motto di Ginevra, “post tenebras lux”.

I resti dell’antica città celtica mescolati a rovine romane e all’altare dedicato a Mitra si possono ancora vedere nelle visite guidate sotto la cattedrale di Saint-Pierre. La collina, definita “la città alta”, dove sorge la cattedrale, è la parte più antica e più sacra di Ginevra. Tutta la città si è estesa intorno a questa collina, che anticamente era un tumulus.

Di fronte alla “città alta”, oltre la sponda del fiume Rhône, sorge un’altra collina più bassa, l’altro luogo sacro di Ginevra chiamato “città bassa”: la place Saint-Gervais.

Qui secondo le testimonianze romane sorgeva un tempio megalitico con allineamenti di menhir. I resti di questo insediamento esistono ancora e secondo i testimoni sono più imponenti e numerosi di quelli presso la cattedrale di Saint-Pierre, ma per qualche motivo inspiegabile non sono accessibili ai visitatori.

I menhir della città bassa erano una sorta di guardiani della città alta. Nel punto più alto di questa collina, ora c’è una chiesa: la basilica protestante di Saint-Gervais che sorge sopra un antico tempio templare.


L’autrice presso il Muro dei Riformatori, davanti al monumento costituito delle enormi statue di cinque metri di altezza dei maggiori riformatori: Calvino, Farel, Knox e Di Beza

Secondo alcuni autori, molti Templari si sono rifugiati a Ginevra durante le persecuzioni, dove hanno potuto godere della massima immunità e autonomia anche nei secoli successivi. Saint-Gervais è stato anche un punto d’incontro per gli alchimisti dell’alto medioevo e ancora oggi, secondo leggende metropolitane, nella basilica si praticano culti pagani. In effetti all’interno della chiesa si possono vedere molte raffigurazioni alchemiche e templari. La stessa dedica a Saint-Gervais può essere significativa: infatti Saint-Gervais pare che fosse un druido. Il nome stesso di questo santo è emblematico: nei testi antichi era chiamato “Saint Genevras” ed il suo culto era associato ad una fonte sacra, come per il nome della città. Fino a qualche anno fa, proprio nel punto centrale della collina bassa di Saint-Gervais vi era un’antica fontana considerata sacra, dove molti personaggi particolari, esoteristi, alchimisti, templari, si davano appuntamento.


Usanze moderne e antiche tradizioni

Ginevra è una città particolare. Nata come città-stato, precedente all’instaurazione della confederazione elvetica, si può dire che sia il cuore della Svizzera e che ne conservi i segreti. Ginevra è infatti capoluogo del suo omonimo cantone, il primo cantone svizzero, attorno al quale sono nati tutti gli altri. La stessa Svizzera è di per sé un mistero: è inspiegabile il fatto che riesca a mantenersi neutrale in tutte le epoche storiche, passando indenne attraverso i momenti bui delle guerre mondiali, mantenendo sempre un profilo tra understatement e anonimato.

In Svizzera si avverte qualcosa di celato e inafferrabile. Antiche tradizioni convivono con un modernismo sfrenato, usanze semplici e paesane passano accanto all’alta finanza e all’esibizione di un lusso sfrenato.

Ogni anno il 1° agosto, festa celtica di Lugnasad, si celebra la famosa Fête de Genève, che coincide con la festa nazionale della Svizzera, di cui del resto Ginevra è il cuore pulsante. La festa viene propagandata e strombazzata già mesi prima, con servizi su TV e giornali nazionali. Praticamente non si parla d’altro e l’intera città si ferma per la festa. Ma in che cosa consiste? In una serata di fuochi d’artificio, peraltro davvero spettacolari, in una parata d’auto d’epoca e in una corsa di baristi con il vassoio in mano: vince chi lo porta per primo indenne al traguardo.

Festeggiamenti di questo tipo in Italia è difficile trovarli nei paesini, figurarsi nelle grandi città: se non c’è la star internazionale, se non ci sono budget milionari non si fa niente.

Eppure convergono a migliaia, da ogni paese, per la festa. Si riversano lungo le sponde del lago Lemano, e mentre tutte le luci vengono spente per rendere più suggestivi i fuochi d’artificio, c’è il piacere di stare insieme e di urlare di stupore ad ogni botto. Del resto, anche questo è un modo di celebrare l’antica festa celtica del fuoco, Lugnasad.


Incisioni celtiche su un reperto del Museo Archeologico di Saint-Pierre

A Ginevra può capitare, la sera, di imbattersi in un nugolo di ragazze che ti fanno baciare “a forza” una fanciulla, che tu sia maschio o femmina, perché il giorno dopo convola a nozze, e in cambio ti regalano una caramella. Usanze pagane che ricorrono per tutti i paesi celtici.


La leggenda dell’“Homo Selvaticus”

Nelle tradizioni locali è molto sentita la leggenda dell’Homo Selvaticus, presente anche in molte culture popolari dei nostri territori. L’Homo Selvaticus, o Uomo Selvatico, è una figura leggendaria che vive al di fuori della società umana preferendo i luoghi isolati, la montagna o il bosco. Le storie che riguardano questo essere, comunemente descritto come irsuto e con capelli e barba lunghi, si tramandano da tempo immemore nella tradizione orale. Secondo la leggenda, nelle montagne alpine si cela un segreto, si nasconde una stirpe di uomini e donne che conservano una antica tradizione con conoscenze avanzatissime. Uomini-sciamani che conoscevano il segreto della trasmutazione alchemica dal piombo in oro, e che avrebbero trasmesso agli umani molte conoscenze, tra cui il metodo per fare il formaggio. Si narra che ogni tanto questi esseri misteriosi escano dal loro isolamento per insegnare agli uomini la loro conoscenza tramandando i mestieri della lavorazione dei latticini, di cui sono maestri.

L’analogia con le leggende della Valle d’Aosta e delle Valli piemontesi è evidente. In Valle d’Aosta esiste la leggenda di Tzan, un personaggio che conservava l’antica formula per ottenere il formaggio poiché l’aveva ricevuta da un vecchio sulla luna. Un modo per parafrasare il processo alchemico.


Il monumento della “sedia mutilata” di Daniel Berset, di fronte al Palazzo delle Nazioni Unite. Il monumento è dedicato alle numerose vittime delle mine antiuomo

Questa dimensione, tuttavia, non traspare. Le antiche tradizioni, che con molta probabilità persistono ancora oggi, sono ben nascoste da una coltre di quotidianità in cui ciò che emerge è una città turistica, tranquilla, armonica, laica e tollerante, la cui vera natura rimane tutto sommato un mistero.


“Post Tenebras Lux”

Oggi l’identità dei residenti di Ginevra non è facilmente identificabile. Apparentemente non c’è traccia di celtismo, né di esoterismo o tradizioni segrete. Ma se si guarda un po’ oltre l’ovvietà si possono avere molte sorprese. Se si fa una passeggiata al Parc des Bastions, nel cuore di Ginevra, proprio sotto la Basilica di Saint-Pierre, si rimarrà stupiti nel vedere un parco disseminato di grandi scacchiere a pavimento, in cui gente di ogni età e cultura si ritrova ogni giorno per una partita a scacchi, attorniata da persone che si soffermano ad osservare. L’atmosfera è rilassata e inter-generazionale, e riflette lo spirito celtico della città. L’attaccamento alla terra e alle tradizioni è palpabile. L’orgoglio nazionale anche. Le molte anime di Ginevra convivono ordinatamente, in un clima di libertà laica che rispetta tutte le ideologie ma che implica l’adeguamento alle norme sociali.

I templi massonici e quelli templari sono imponenti e evidenti. E’ facile imbattersi in antiche raffigurazioni pagane: il dio Mercurio, la sirena celtica Melusina, il dio Nettuno, il dio assiro-babilonese a forma di pesce Oannes.

E’ palpabile il fastidio nei confronti del cattolicesimo. Sui giornali locali, anche quelli di solito dedicati al gossip, quasi ogni numero reca un riferimento alle stragi compiute dal Papato nei confronti dei “riformisti”, i protestanti. Rivela fatti del passato che non sono stati ancora completamente metabolizzati e che non devono essere dimenticati, come del resto è ben espresso dal motto di Ginevra, “Post Tenebras Lux”, che si trova inciso a caratteri giganteschi nel Parc des Bastions.

Ma Ginevra è anche la città delle mostre e della creatività fuori dall’ovvio. Nel 2005 la città ha ospitato la “Cow Parade”: centinaia di mucche in fibra di vetro in scala 1:1 sono state disseminate per tutta la città e affidate ad artisti locali che le hanno dipinte secondo il loro estro. Le mucche sono rimaste esposte per alcuni mesi e poi vendute all’asta per beneficenza.


Le grandi scacchiere del Parc des Bastions radunano ogni giorno centinaia di persone per il gioco degli scacchi

Un’altra opera che caratterizza questa città a metà tra l’estro creativo e l’anonimato è la “panchina più lunga del mondo”: una panchina in legno lunga 126 metri situata a Promenade de la Treille.

Ginevra è caratterizzata dal lago più grande dell’Europa occidentale: il lago Lemano. Dal lago, davanti alla città, scaturisce “le Jet”, una grande fontana che è una delle più famose attrazioni della città. Situata nel punto in cui il Lago di Ginevra entra nel fiume Rodano, proietta l'acqua a 140 metri di altezza ed è visibile in tutta la città e dall'alto, anche sorvolando Ginevra ad una altitudine di 10 km. Il punto dove sorge la fontana è la dimora di una numerosa colonia di cigni bianchi, tutelati e curati amorevolmente dagli abitanti, anch’essi divenuti una delle maggiori attrazioni di Ginevra.

Considerando che Ginevra ha mantenuto nei millenni il suo nome originale, derivante da “Genava” che per i Celti significava “fonte sacra”, c’è da chiedersi se sia un caso che il maggior simbolo della città sia una grande fontana avvistabile anche a chilometri di distanza, per giunta posizionata proprio tra i due luoghi dove esistevano gli insediamenti celtici, la città alta e la città bassa.

Ma il lago di Ginevra riserva anche altre sorprese: secondo una leggenda locale esiste una pietra considerata sacra, che ogni tanto affiora dall’acqua ma che molto raramente si riesce ad intravvedere. Chi è fortunato e riesce a scorgerla, secondo la leggenda riceverà fortuna e felicità.

Tutto questo, e molto altro, è Ginevra, città dalle mille anime, dove sembra sia possibile vivere in maniera armonica, laica, civile, rispettandosi e rispettando, in maniera ordinata e allo stesso tempo libera, uno stesso territorio dove c’è spazio per tutti.


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