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Il caso Roswell nuovamente alla ribalta - 1

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22 Luglio 2013
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La presunta fotografia di uno degli alieni rinvenuti senza vita accanto al “disco volante” precipitato al suolo nel deserto del New Mexico

Google e il caso dell’UFO-crash di Roswell. La NASA e la censura sui fatti legati alla manifestazione UFO. Una prima conferma del caso da un telegramma dei militari USA. I governi iniziano ad aprire i loro archivi segreti


L’omaggio di Google al caso Roswell

I “doodles”, le versioni modificate del logo di Google con cui il motore di ricerca arricchisce di volta in volta le sue “home pages”, sono oramai tanti e famosi e rappresentano l’oggetto di una vasta collezione da parte degli appassionati. La loro comparsa sul browser ha celebrato, tra i tanti, l’anniversario della nascita di Rembrandt, dell’affondamento del Titanic, della nascita della scienziata Marie Curie sino alla scoperta del DNA e altro ancora.

Questa volta il “doodle” apparso nel luglio di quest’anno ha voluto celebrare il 66esimo anniversario dell’incidente di Roswell, il fatto riportato dalle cronache del 1947 circa la rovinosa caduta al suolo di un “disco volante” presso la cittadina di Roswell nel New Mexico, USA. I primi testimoni, civili e militari, accorsi sul luogo dell’incidente descrissero un grande oggetto discoide schiantato contro una collinetta con accanto i corpi senza vita di alcune creature dai grandi occhi e di bassa statura, rivestite di abiti neri.

Ne diedero notizia i giornali del luogo e poi sull’accaduto calò il silenzio mediatico. Il primo comunicato pubblicato dalla base aerea di Roswell l’8 luglio 1947 parlava inequivocabilmente di un “disco volante”. Di lì a poco le autorità militari americane dichiararono che l’oggetto non era altro che ciò che restava di un pallone sonda lanciato in cielo per scopi militari.

Tuttavia queste dichiarazioni non convinsero il pubblico e il caso fu portato avanti sino ai nostri giorni dagli irriducibili ufologi che intendevano far luce sull’evento.

Nel tempo le testimonianze sulla veridicità dell’incidente di Roswell sembrano essersi sempre più consolidate sino agli attuali inconfutabili documenti dell’FBI. Eppure esiste un fronte fatto di skeptics e di militari che ancora oggi nega che nel deserto del New Mexico sia caduta una nave aliena con il suo equipaggio.

Ma non erano solo gli ufologi ad avere l’intenzione di chiarire i fatti di Roswell. Negli anni ’70, J. Edgar Hoover, allora Direttore dell' FBI, affermava: "Insisto a voler avere accesso senza riserve agli UFO recuperati. L'Esercito ne ha rinvenuto uno e non ci lascia avere la possibilità di un semplice sopralluogo per esaminarlo".


Il “doodle” di Google pubblicato sulla home del suo motore di ricerca per commemorare il 66esimo anniversario del supposto “incidente di Roswell”

Negli anni ’90 l’ex ministro della Difesa canadese, Paul Hellyer, ha dichiarato in una intervista al quotidiano canadese "Citizen" di aver chiesto a Ottawa, Washington e agli altri governi occidentali di rendere pubbliche le tecnologie extraterrestri, ottenute e studiate dagli americani dopo il presunto schianto del 1947 a Roswell, nel New Mexico, di un UFO.

Nel novembre del 2007 il candidato democratico alla presidenza e governatore del New Mexico, Bill Richardson, ha infine dichiarato pubblicamente: “Il governo USA deve svelare i segreti di Roswell, dire tutto ciò che sa”, riferendosi al luogo del New Mexico dove nel luglio del 1947 cadde quella che ancora oggi molti considerano la prima nave extraterrestre di cui gli USA si sono impossessati.


Il fenomeno UFO e la cover up dei governi

La storia dell’umanità è segnata da sempre da eventi che sembrano essere collegati alla manifestazione degli UFO e degli alieni. Eventi che sono comunque sempre accompagnati da una sorta di censura che porta a non rivelare mai nulla di certo e di definitivo.

Sembrerebbe facile appellarsi alle solite “teorie del complotto” che tanto animano la cultura americana, ma di fronte a precisi fatti non si può fare a meno di pensare a ogni genere di dietrologia.

Non sappiamo che cosa stia accadendo effettivamente intorno a noi. Sembra che esista una vera e propria “cover up”, una censura sugli eventi, che lascia filtrare solamente le cose che le autorità dei vari Stati, in primis quelle degli USA, concedono che si sappiano. Non mancano addirittura casi di depistaggio, persino da parte di ufologi del caso, che portano a far credere nell’inconsistenza del fenomeno UFO.

Le prime censure sul fenomeno UFO iniziano negli anni ’40 da parte degli USA e dell’Inghilterra.

Era accaduto che sul finire della seconda guerra mondiale alcuni piloti della RAF di ritorno da varie missioni (una, in particolare, sulle coste meridionali del Regno Unito) si erano imbattuti in un «oggetto metallico» che dopo aver volteggiato attorno alle squadriglie si era dileguato, e avevano fatto rapporto a Winston Churchill, Primo Ministro del Regno Unito del tempo.

Il Ministro aveva avuto già in precedenza a che fare con gli UFO. Infatti dopo un avvistamento del 1919 era stato incaricato dal Parlamento inglese di indagare assieme ai servizi segreti.


La pagina del “Roswell Daily Record” dell’8 luglio 1947 con la notizia da parte della “Roswell Army Air Field” del ritrovamento di un “disco volante” precipitato al suolo vicino alla cittadina di Roswell nel New Mexico, USA

Questa volta rimase talmente impressionato dalle testimonianze che convocò Dwight Eisenhower, allora comandante delle forze alleate in Europa, per chiedere se anche gli americani avevano avuto questo tipo di esperienze e concludendo che era il caso di tenere segreto questo genere di circostanze per non inquietare l’opinione pubblica.

Churchill, secondo le testimonianze dell’epoca, “ordinò espressamente ai suoi collaboratori di classificare immediatamente l’evento riportato dai piloti della RAF come segreto, e tenerlo tale per almeno 50 anni, per non provocare panico nella popolazione e per non creare problemi di fede religiosa e far perdere la fiducia della gente nella Chiesa”. Del resto già Thomas Paine, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America aveva asserito: “Sono convinto che esiste vita intelligente su altri pianeti, vita che renderebbe vano il presunto sacrificio di Gesù sulla Terra”.


Il caso Roswell e l’inizio della Cover up degli USA

L’8 luglio 1947 venne data notizia del ritrovamento di un oggetto volante di forma discoide che era precipitato al suolo nel deserto del New Mexico vicino alla cittadina di Roswell, negli USA. Ne diede per primo la segnalazione un agricoltore della zona, Bill Brazel, che a cavallo stava facendo un giro di perlustrazione della sua proprietà. A seguito delle sue dichiarazioni i giornali locali parlarono della caduta di un disco volante e di corpi di umanoidi alieni raccolti e portati via dai militari USA.

Secondo la narrazione dei numerosi testimoni, i corpi degli alieni erano stati recuperati vicino a Magdalena, nella zona delle Plains of San Agustin, a ovest di Socorro, a circa 150 miglia dal ranch di Brazel vicino Corona.

Uno dei testimoni fu Grady L. Barnett, un ingegnere civile del US Soil Conservation Service. Egli affermò che l’oggetto che aveva di fronte era di forma circolare con un diametro di circa 25 o 30 piedi, circa 10 metri, e che vicino c’erano dei corpi apparentemente senza vita. La sua testimonianza riportava: “Essi sembravano umani ma non erano umani, le teste erano rotonde, gli occhi erano piccoli e non avevano capelli. Gli occhi erano stranamente distanziati. Erano abbastanza piccoli per i nostri standard e le loro teste erano molto più grandi in proporzione ai loro corpi a differenza della struttura umana. I loro abiti sembravano essere delle tute ed erano di color grigio. Non si vedevano bottoni, cinture o chiusure lampo”.


Il generale Roger M. Ramey esamina alcuni detriti raccolti a Roswell in una vecchia foto scattata dal reporter J. Bond Johnson mentre tiene in mano la copia del telegramma che aveva inviato al Pentagono. Recentemente la fotografia è stata sottoposta a moderne tecniche di lettura al computer consentendo di leggere in parte il testo del telegramma. Si distinguono chiaramente parole come: "vittime del relitto", "disco", “trasferire rottami e vittime alla base di Fort Worth in Texas”

Secondo le testimonianze riportate dai quotidiani della zona i resti del velivolo alieno vennero prelevati dai militari e custoditi in un angar della Roswell Army Air Field. Il sergente Melvin E. Brown di stanza alla base dichiarò di essere stato di guardia ai resti e di aver visto alcuni corpi alieni. Fatto che è stato ribadito dalla testimonianza di Beverley Bean, una delle sue figlie che ha confermato che il padre le aveva detto che gli alieni assomigliavano a degli asiatici, ma con la testa grossa e senza capelli. In seguito il sergente fu assunto dai servizi segreti USA e non rilasciò altre dichiarazioni.

Ulteriori testimonianze raccolte nel 1989 da Bob Oechsler, uno specialista delle missioni NASA, presso la figlia di un impiegato civile che si era trovato impegnato nel lavoro di recupero dell’UFO in New Mexico, aggiungono che due dei quattro alieni erano ancora in vita: “C’era un mucchio di gente intorno, inclusi giornalisti e fotografi con militari che correvano in giro per impedire che facessero foto. C’erano quattro alieni, due deceduti e due vivi. Uno dei due camminava in maniera incerta e sembrava avere delle ferite interne. L’altro era apparentemente incolume. C’era un autobus, molti camion e un bulldozer. Sull’autobus vennero messi i due alieni morti, poi ci salirono i due ancora vivi. Fu ordinato di dipingere i finestrini del bus con la vernice nera.” “Uno dei due alieni deceduti sembrava essere morto a seguito dell’attacco di un puma”.

Alcuni ricercatori statunitensi affermano che anche un documento confidenziale, rivolto al neo presidente del tempo, Dwight Eisenhower, rivelava che nell’incidente di Corona furono ritrovati quattro corpi alieni a circa due miglia a est dal luogo dove si trovavano i rottami del velivolo caduto, aggiungendo che essi erano deceduti e in cattivo stato a causa dei predatori e degli elementi naturali di cui erano rimasti in balìa, per un periodo di tempo di almeno una settimana prima del loro ritrovamento.

Nonostante i tentativi di censura operati dai militari USA la tesi della caduta di una astronave aliena nel deserto del New Mexico è stata supportata anni dopo, nel maggio del 2004, attraverso la decifrazione di un telegramma che ha riacutizzato il caso Roswell e l’ipotesi dell’esistenza di un “complotto” sul fenomeno UFO.

In una vecchia fotografia, scattata dal reporter J. Bond Johnson all’epoca dei fatti di Roswell, si vede il generale Roger M. Ramey mentre esamina alcuni detriti che erano stati raccolti sul sito dell’incidente di Roswell. In una mano tiene la copia di un telegramma che aveva inviato al Pentagono. Proprio questa fotografia è stata esaminata con moderne tecniche di lettura al computer e sottoposta a una serie di ingrandimenti che hanno permesso di rendere leggibile in parte il testo del telegramma. Tra le parole che è possibile distinguere vi sono: "vittime del relitto", "disco", “trasferire rottami e vittime alla base di Fort Worth in Texas”.


Le Commissioni del Senato americano e l'ipoteca della NASA

A fronte della richiesta di chiarimenti su fenomeno UFO da parte del grande pubblico, nel 1957 il Senato americano costituì la “Commissione di inchiesta McClellan” di cui facevano parte nomi poi divenuti famosi come quelli di Lyndon B. Johnson e Barry Goldwater. I risultati dei lavori furono tenuti gelosamente segreti.


Il sito dell’UFO crash di Roswell. Si distingue sulla parete della collinetta l’impronta dell’avvenuto impatto di un oggetto di forma discoide

Nel 1969 su iniziativa del Senato americano venne aperta un’altra inchiesta, la “Commissione Condon” che aveva lo scopo di sviluppare una indagine definitiva sul fenomeno UFO. Il Rapporto presentato dalla Commissione Condon concluse che gli UFO non esistevano e che non valeva la pena di continuare a fare ricerca per studiarli. Inoltre diffidava chiunque dal portare avanti una ricerca sugli UFO in tutto il mondo occidentale, inibendo la libera iniziativa dei privati negli USA e delegandola comunque ai soli organi governativi americani.

Il 29 luglio del 1958 il Senato degli Stati Uniti promulgò la Legge nazionale per l'aeronautica e lo spazio. Essa imponeva come atto vincolante della stessa legge una serie di studi da farsi ad ampio raggio per verificare i vantaggi e gli ostacoli che potessero essere connessi con le attività spaziali.

In conformità con quanto richiesto da questa legge, l'ente spaziale americano, la NASA, che nasceva in quei giorni fondò uno specifico Comitato di studio e affidò ad un ente pubblico, la Brooking Institution, il compito di sviluppare adeguatamente l'argomento.

A questi studi parteciparono circa duecento esperti dei vari settori, industriali e culturali, tra cui possiamo ricordare: Donald N. Michael, un sociologo che poi divenne direttore generale dell'Istituto per le ricerche di pace a Washinghton, Caryl P. Haskins, presidente della Carnegie Institution di Washington, James R.Killian, presidente del prestigioso MIT, Oscar Schachter della Divisione legale generale dell'ONU, Margaret Mead, antropologa.

Il rapporto finale, presentato al Congresso USA, risultava alquanto inconsueto e sconcertante, ma può spiegare, a tanti anni di distanza, l'atteggiamento cautelativo e censore dei governi di molti Paesi nei confronti dell'ipotesi esobiologica.

Il rapporto consegnato nel 1960 all’Ente spaziale americano suggeriva esplicitamente alla NASA e al governo americano di “studiare la maniera migliore per annunciare al pubblico un eventuale contatto con civiltà extraterrestri, oppure di trovare la maniera migliore per nascondere l'evento nel caso che avesse ritenuto più opportuno farlo”. Il rapporto concludeva anche con l'osservazione che l'incontro tra l'umanità e civiltà aliene avrebbe dato luogo “a un effetto sulle relazioni internazionali di proporzioni rivoluzionarie, perché la scoperta di esseri alieni avrebbe potuto condurre a una maggiore unità degli uomini sulla Terra, basata sull'unicità della specie umana o sull'arcaico presupposto che ogni estraneo costituisce di per sé una minaccia”.


Nel sito dell’UFO crash di Roswell è stata posta, su un masso, una lapide memoriale che cita: “Non sappiamo chi erano. Non sappiamo perché sono venuti. Sappiamo solamente che hanno cambiato la nostra visione dell’universo. Questo luogo sacro e universale è stato dedicato nel luglio 1997 agli esseri che hanno incontrato i loro destini vicino a Roswell in New Mexico nel Luglio 1947”


L’apertura degli archivi militari

Tuttavia, a parte la perseveranza degli Stati Uniti nel continuare sul percorso della cover-up, altri Paesi hanno iniziato ad aprire al pubblico i loro archivi segreti sul fenomeno UFO.

Il 22 dicembre 2005 la Pravda dà notizia che gli Archivi segreti del KGB sono finalmente resi pubblici.

Gli agenti del servizio speciale del KGB del “Blue Folder” (ricorda il Blue Book americano degli anni ‘50) raccoglievano testimonianze su avvistamenti UFO in URSS. L’archivio contiene numerose descrizioni di oggetti volanti non identificati osservati nel cielo dai più disparati testimoni e alcuni rapporti di tentativi fatti dall’esercito sovietico per abbatterli e per catturare gli alieni una volta a terra.

Nel rapporto del KGB si parla, tra le varie testimonianze, di un oggetto a forma di disco del diametro di 1.000 metri immobile nel cielo e di sfere che volavano sugli aeroporti militari sfuggendo all’inseguimento dei caccia.

La Pravda ha anche rivelato che nel 1978 il Ministero sovietico della Difesa approvò il programma del ReteMO, centro per lo studio degli UFO. Speciali unità militari nella città di Mytishi furono incaricate di raccogliere dati sugli UFO, e di recente diedero ordine che fossero costituite "truppe spaziali" per combattere contro una possibile minaccia dallo spazio.

A seguito della decisione del governo russo, il 23 marzo 2007 il governo francese ha autorizzato a rendere pubblico l’archivio tenuto segreto sull’attività degli UFO sul territorio francese da parte del Progetto Geipan (Groupement pour l'Etude et l'Information sur les Phénomènes Aérospatiaux Non identifiés) che aveva iniziato ad operare dal 1977. L’archivio è stato reso pubblico sul web ed è consultabile da chiunque.

La quantità del materiale raccolto dal Progetto Geipan è davvero enorme. Tra i casi menzionati c’è ad esempio la testimonianza di alcuni piloti militari "inseguiti" per una ventina di secondi da un oggetto sconosciuto e non rilevato dai radar di terra. Ci sono anche i casi di "luci" che hanno "seguito" alcune automobili per chilometri e chilometri, obbligando i testimoni a una fuga precipitosa per la paura, finché la luce non è scomparsa nel nulla. E ancora: "globi luminosi" che secondo i dati rilasciati da vari testimoni avrebbero attraversato l'intera Francia e altri che si sarebbero posati fin quasi sul terreno.


La ricostruzione del ritrovamento dell’UFO precipitato vicino a Roswell

Per ultimo il caso degli archivi del governo inglese. Il 10 maggio 2008 il Ministero della Difesa della Gran Bretagna ha ammesso l'esistenza di una sezione segreta denominata "DI55" addetta a indagare sul fenomeno degli UFO. Le informazioni altamente segrete sono divenute accessibili a causa di un errore di cancelleria risalente al 1983, in seguito al quale i riferimenti all'attività della sezione "DI55" non furono cancellati dai file segreti che contengono tuttora informazioni ottenute da migliaia di testimoni oculari. Gli archivi del DI55 sono accessibili sul web. http://ufos.nationalarchives.gov.uk

Gli archivi segreti riportano le segnalazioni di avvistamenti di oggetti volanti non identificati e presunti incontri con gli alieni avvenuti tra il 1978 e il 1987. Nei documenti si trovano 11000 rapporti di avvistamenti di UFO e di incontri con alieni effettuati dal 1950 al 2008, sia da civili che da militari. Gli archivi sono il primo passo di un programma di diffusione in quattro anni di tutti i file sugli UFO dal 1978 a oggi.

Possiamo concludere questa carrellata con l’interrogazione presentata il 20 dicembre 2012 dai deputati dell’IdV (Italia dei Valori) Giuseppe Vatinno e Francesco Barbato ai ministri della Difesa e degli Esteri, Giampaolo Di Paola e Giulio Terzi, chiedendo se l’Italia studia gli alieni o se intende farlo e come. I due parlamentari hanno chiesto nella loro interrogazione “se i Ministri interrogati sono informati dei fatti esposti in premessa, che ad avviso degli interroganti meritano un approfondimento, e se dispongano di notizie in merito, nonché se il Governo intenda reperire elementi anche sul piano internazionale sull’argomento esposto, come ad esempio l’esistenza dell’Area 51, se l’Italia disponga e dove di eventuali strutture delle Forze armate o di altri Corpi dello Stato dediti allo studio del fenomeno ufologico, se siano stati prodotti documenti e relazioni riservati in ambito nazionale o Nato, se infine in Italia si possa prevedere la creazione di una struttura dedicata munita dei requisiti di trasparenza pubblica”.

www.giancarlobarbadoro.net

1 - continua


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