Ambiente

Cowspiracy: The sustainability secret

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13 Marzo 2016
Cowspiracy: The sustainability secret

Un film che fa scalpore perché denuncia i danni al pianeta degli allevamenti intensivi e il silenzio incomprensibile dei movimenti ambientalisti


Cowspiracy è un film il cui titolo è un gioco di parole tra cow, mucca, e cospiracy, congiura, che in italiano potrebbe essere tradotto con la frase “la congiura delle vacche”, associato a “The sustainability secret” ovvero “Il segreto della sostenibilità”.

Il Movimento 5 Stelle del XII Municipio di Roma l'8 febbraio 2016 ha organizzato la proiezione di questo film presso il “Teatro Tris d’Arte”, a cui subito dopo è seguito il dibattito con gli interventi dei consiglieri comunali Daniele Diaco, Silvia Crescimanno, la consigliera regionale Silvana Denicolò e i deputati Paolo Bernini e Mirko Busto.

La pellicola è stata prodotta e diretta da Kip Andersen e Keegan Kuhn nel 2014, successivamente ha ottenuto il sostegno dell’attore Leonardo Di Caprio come produttore esecutivo, per agevolare la diffusione di una versione ampliata uscita a metà settembre 2015 sulla piattaforma di streaming Netflix che si può vedere tramite un comune personal computer.

In sintesi il documentario parla del devastante impatto degli allevamenti per la produzione della carne definiti come l'industria più distruttiva per la salute del nostro pianeta, e parallelamente denuncia il colpevole silenzio delle associazioni ambientaliste. Non casualmente durante le riprese i registi sono stati oggetto di minacce da parte dei difensori delle aziende produttrici di carne, perché è evidente che dire la verità senza giri di parole, danneggia i loro interessi.

Ed è per mettersi al sicuro e salvaguardare questi guadagni, che negli Stati Uniti il governo di George W Bush ha varato nel 2006 la “The animal Enterprise Terrorism Act” (AETA), che accusa addirittura di terrorismo tutti coloro che ostacolano questa attività mettendo a rischio i proventi della vendita della carne e dei suoi derivati.

In merito alle minacce ricevute, Andersen e Khun hanno dichiarato di temere per la loro vita, ma di sentire l'assoluta necessità di parlare di quello che sta avvenendo alla Terra.

Le emissioni del gas serra degli animali
Le emissioni del gas serra degli animali

Nel documentario i registi hanno monitorato le politiche delle istituzioni ambientaliste, tra cui Greenpeace, Sierra Club, Surfrider Foundation e Rainforest Action Network, accusate di non aver denunciato l'impatto ambientale della zootecnia globale e di non aver consigliato alle persone di non mangiare carne, pesce, uova e latticini. Una omissione gravissima alla luce dell'evidenza che gli uomini sono in procinto di divorare il pianeta se continueranno a nutrirsi di carne e di prodotti animali.

Per questo è stato anche soprannominato “il film che le organizzazioni ambientaliste mondiali non vorrebbero farti vedere”. Difatti le interviste ai principali esponenti di queste associazioni attestano la reticenza e la paura di parlare dell’argomento. Ad esempio la responsabile di Amazon Watch ha detto: “non si parla del problema dell’impatto della carne perché si teme per la propria vita …”

Anche il giornalista Michael Pollan nel constatare che questo commercio smuove tantissimo denaro ha detto che questa “è una battaglia persa a livello politico”.

Se oggi noi tutti conosciamo i danni provocati dagli allevamenti è soltanto grazie alle ricerche pubblicate dalla FAO, da Science Mag, dalla NASA e da World Watch, che con i loro grafici hanno portato alla ribalta dell'informazione che il 51% del gas serra viene emesso dagli animali contro il 13% del settore dei trasporti.

E questo succede perché il bestiame delle fattorie rilascia nell'aria il metano prodotto dai microrganismi coinvolti nel processo digestivo ed il protossido di azoto attraverso la decomposizione del letame, mentre le attività umane diffondono l'anidride carbonica. Ma sono soprattutto il metano ed il protossido d'azoto ad accelerare i cambiamenti climatici, in particolare il metano è un potentissimo gas serra con un effetto sul riscaldamento atmosferico 20 volte superiore all'anidride carbonica. Al confronto l’inquinamento cittadino causato dai trasporti e dal riscaldamento delle abitazioni è un semplice fenomeno locale.

È ovvio che eliminare gli allevamenti è la soluzione del problema. Per informazione è utile ricordare anche che, se proseguiremo a diffondere nell'aria l'attuale volume di emissioni il riscaldamento globale salirà a temperature proibitive per la nostra vita, e in base a diversi studi potrebbe elevarsi da 4 fino a 6 gradi Celsius a quelle attuali.

 Kip Andersen, produttore della pellicola, in una scena del film mentre intervista un'allevatrice di galline
Kip Andersen, produttore della pellicola, in una scena del film mentre intervista un'allevatrice di galline

Nel documentario viene anche denunciato che un terzo dell'acqua viene utilizzata per la produzione di carne e gli altri due terzi rischiano di essere inquinati dalle attività nelle fattorie. Mentre a noi dicono di ridurre il numero di docce per risparmiare il prezioso liquido.

Inoltre 110 specie di animali ed insetti si estinguono ogni giorno per via della deforestazione necessaria a fare spazio alle coltivazioni di mais, grano e soia per nutrire gli animali che vivono negli allevamenti.

Secondo recenti calcoli se eliminiamo la produzione di carne potremmo sfamare 15 miliardi di persone, ma visto che nell'attuale distribuzione la maggior parte del cibo viene dirottato per nutrire gli animali da reddito, 795 milioni di persone soffrono la fame che è ancora una delle prime cause di morte nel mondo.

Ci preoccupiamo dell’aumento tendenziale della popolazione umana dagli attuali 7,4 miliardi circa, senza considerare che gli animali delle fattorie sono in un numero spropositato: 1 miliardo e 300 milioni di bovini, 2 miliardi e 700 milioni di caprini, 1 miliardo di suini, 12 miliardi di polli, galline e altri. Il 24% della superficie terrestre è occupato direttamente o indirettamente da bovini; in Sudamerica ci sono nove vacche ogni dieci persone, in Australia i bovini superano la popolazione umana del 40%.

Tutti esseri destinati ad essere uccisi dopo una vita di patimenti, difatti secondo le statistiche della FAO ogni anno su tutto il pianeta ne vengono macellati circa 56 miliardi, esclusi i marini.

È evidente che l'eccessivo numero degli animali per via dell'intervento dell'uomo, incide negativamente sull'equilibrio della terra ed è incompatibile con i suoi ritmi naturali, ed è altrettanto chiaro che non può essere prodotto un quantitativo di carne sufficiente alla richiesta mondiale, considerando l'aumento della popolazione e l'adozione dell'alimentazione carnivora tra le genti dei paesi in via di sviluppo.

La piramide della dieta vegana
La piramide della dieta vegana

Il film dedica delle sequenze anche al problema della fauna marina denunciando la gravità della situazione degli Oceani considerati la prima e più grave emergenza a causa dell'incredibile sfruttamento delle loro risorse. Ogni giorno vengono pescate 90 milioni di tonnellate di pesce, e per ogni mezzo chilo di pesce pescato, due chili circa di specie marine selvatiche non destinate al commercio vengono intrappolate nelle reti e uccise, provocando una inutile mattanza!

Nel documentario viene infine affrontato il problema etico che coinvolge gli esseri viventi che vivono nelle fattorie; costretti a vivere in modo indegno, privati della libertà e senza il minimo rispetto per la loro natura, fino alla fine dei loro giorni quando saranno avviati verso i mattatoi. Le immagini si soffermano su un allevatore mentre effettua la conta della morte e designa quale animale uccidere e quale lasciar vivere ancora per qualche giorno, incurante dei sentimenti, della paura e delle esigenze della creatura che sta subendo la privazione della propria esistenza; alla fine della terribile sequenza l'intervistatore Kip Andersen ha un malore. Ma anche lo spettatore non rimane indifferente ed è sconvolto dalle azioni brutali degli operatori di questa cosiddetta industria, considerando che la drammatica conta mortale si ripete quotidianamente, in tutti i paesi di tutti i continenti, milioni di volte al giorno.

In definitiva il documentario chiarisce al di là di ogni ragionevole dubbio le tribolazioni e le catastrofi causate dal mangiare carne, realizzando un ottimo lavoro di informazione.

Ed al termine delle scene a chi ha recepito la sofferenza del pianeta, i tormenti e le violenze ingiustificate inflitte agli animali, non rimane che aderire alla scelta vegana, l'unica possibile.

Nel futuro è inevitabile che gli animali non verranno più visti come fonte di cibo, mentre la società attuale sarà associata ad un'epoca profondamente incivile.


www.sos-gaia.org


Ivana Pizzorni è responsabile della sede romana di SOS Gaia


 

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