Ambiente

L’urlo del Lago morente

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12 Settembre 2017
Lago di Bracciano: il fondale a pietraia
Lago di Bracciano: il fondale a pietraia

La meravigliosa oasi naturale del lago di Bracciano messa a rischio da una catastrofe ambientale senza precedenti. Il prelievo delle sue acque per colmare il fabbisogno idrico della città di Roma. La repentina perdita di profondità del lago e le implicazioni sul suo ecosistema


Bracciano, 28 agosto 2017

È nota a tutti la teoria dello scienziato britannico James Lovelock, “L’Ipotesi Gaia”, in cui descrive il pianeta Terra, con tutte le sue funzioni, come un unico superorganismo, ossia come un’entità planetaria in cui tutte le unità biologiche e gli ecosistemi che la compongono sono indissolubilmente interconnessi tra loro.

Un concetto olistico ante litteram del moderno significato di “entanglement”, coniato dalla fisica quantistica per spiegare il profondo legame esistente fra ogni cosa vivente e non presente nell’universo, che si manifesta nelle ripercussioni che ogni fenomeno, apparentemente a se stante, produce su tutto ciò lo circonda.

Questo principio si applica ovviamente anche alla sfera umana e può spiegare bene, insieme al concetto della causa-effetto, quanto l’operato dell’uomo sia estremamente delicato per le sorti dell’ambiente in cui vive, influenzandolo in modo positivo o negativo con le sue scelte e i suoi comportamenti, che purtroppo, essendo oramai dettati esclusivamente dalle sue esigenze egocentriche, spesso finiscono per arrecare profonde ferite al pianeta che lo ospita.

In quest’ottica vanno inquadrate le catastrofi ecologiche che stanno distruggendo la Terra, i processi che stanno cambiando il suo volto in modo irreversibile.

Ed è quello che sta accadendo anche nel lago di Bracciano, situato nel Lazio settentrionale a soli 40 km. da Roma, ottavo per estensione in Italia e sesto per la profondità media di 160 metri.

Un’oasi naturale meravigliosa, divenuta non a caso Parco regionale protetto, che ha cominciato a formarsi circa 40.000 anni or sono, quando si estinsero i fenomeni di emissione vulcanica frequenti nella zona che provocarono il crollo vulcano-tettonico per svuotamento della camera magmatica, la cui forma a conca , successivamente riempitasi d'acqua, diede vita al lago.

Le favorevoli condizioni di vita che Il bacino lacustre offriva permisero lo sviluppo di insediamenti umani sin dai tempi del Neolitico, come dimostrano i ritrovamenti di capanne, utensili in ceramica e piroghe sul fondo della costa sud-est del lago.

La limpidezza e purezza delle sue acque potabili ha sempre fatto gola alle diverse popolazioni che si sono stanziate nell’area del Lazio dall’età neolitica a quella del Bronzo, per giungere agli etruschi e infine agli antichi Romani.

 Roma, il “Fontanone del Gianicolo”. Fonte terminale dell’acqua proveniente dal lago di Bracciano
Roma, il “Fontanone del Gianicolo”. Fonte terminale dell’acqua proveniente dal lago di Bracciano

Furono proprio questi ultimi, sotto il periodo imperiale traianeo, gli artefici di una imponente opera idraulica che doveva raccogliere le acque del lago di Bracciano e convogliarle, dopo un percorso di 57 km, nella zona est della città romana che all’epoca era carente di approvvigionamento idrico.

L’acquedotto che fu costruito aveva, ed ha tutt’ora, il suo terminale nella famosa fontana del Gianicolo, popolarmente conosciuta come il “Fontanone”, uno splendido monumento voluto da Paolo V nel 1612, quando decise di ripristinare l’antico acquedotto romano lasciato in stato di abbandono per molto tempo.

L’utilizzo delle acque del lago come riserva idrica potabile non si è più interrotta da allora, anche se ridotta in minime quantità, ma l’improvviso incremento del prelievo nei giorni di questa torrida estate da parte dell’azienda municipalizzata romana per la gestione della rete idrica è un fenomeno che ha acceso i riflettori della cronaca degli ultimi mesi.

Le straordinarie condizioni climatiche che si stano verificando sull’Italia centro-meridionale hanno determinato un periodo di siccità mai visto prima che ha prosciugato le falde acquifere che servono la città, paventando ai Romani il concreto rischio di razionamento dell’acqua potabile.

Ed ecco che, scattando l’emergenza, si è immediatamente ripristinato il ricorso alla captazione delle acque del lago, aumentandone a dismisura il prelievo.

Questi elementi, insieme alla forte evaporazione provocata dal lunghissimo e costante periodo di temperature straordinariamente torride, hanno causato sull’ecosistema del lago una catastrofe ambientale senza precedenti.

Nel volgere di meno di tre mesi il lago ha perduto 165 cm di profondità, con la conseguente emersione di 2,5 Kmq di costa.

Oggi si possono osservare, non senza un profondo sconforto, distese enormi di spiagge, forse per la gioia dei bagnanti ed operatori turistici, che prima del fenomeno erano delle sottili strisce di sabbia; ma soprattutto, l’occhio non può fare a meno di cadere sul limite precedente delle acque delineato dalla demarcazione tra le pietraie che costituivano il fondale naturale e l’inizio di queste vaste distese di sabbia emerse recentemente.

Passeggiando tristemente su questo nuovo ed improvviso paesaggio, vengono a galla riflessioni sulla cause di questo disastro e monta un senso di rabbia e allo stesso tempo di sconforto e timore per le implicazioni che nel breve e lungo termine ne deriveranno.

In primo luogo la fascia di litorale emersa corrisponde ai primi 20-25 metri di fondale.

Linea di separazione tra il fondale emerso e quello naturale precedente
Linea di separazione tra il fondale emerso e quello naturale precedente

“È solo qui che avvengono i fenomeni di autodepurazione”, ha spiegato in un'intervista David Rossi, dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Dal momento che i fondali del lago mostrano un andamento a scarpate progressive, si nota che questa fascia che arriva ai 25 metri di profondità è molto circoscritta e molto vicina alla riva. “L’abbassamento del livello dell’acqua di oltre 150 centimetri – spiega ancora il ricercatore – ha comportato la perdita di circa il 13 per cento di questa preziosa area”. Si tratta di una superficie “che non ha ancora compromesso gli equilibri lacustri” ma che, con il continuo prosciugamento del Lago, è destinata ad estendersi. “A fine estate dovremmo arrivare a meno 200 centimetri e allora la superficie di area per l’autodepurazione sarà ulteriormente ridotta con una perdita sul totale che supera il 22 per cento”.

Questo il primo grido di allarme lanciato in difesa dell’ecosistema del lago, soprattutto verso il rischio della perdita della straordinaria purezza dell’acqua che è una peculiarità unica di questo bacino lacustre.

Tornando alle riflessioni personali, ci si indigna per il prelievo delle acque del lago per le esigenze umane, che non fa altro che aggravare ulteriormente una situazione di per se molto critica già compromessa dalla siccità dell'unico immissario del lago, il torrente Arrone, e dall’elevata evaporazione a cui il bacino è soggetto.

Come spesso accade l’essere umano ritiene di poter disporre incondizionatamente della Natura per risolvere le proprie necessità, incurante delle ripercussioni che i suoi interventi procurano nell’ambiente in cui vive, e spesso ciò avviene con un cinismo che ha un effetto devastante.

Nel caso specifico della captazione dell’acqua del lago, ad esempio, si è scelta la strada più breve e meno onerosa aumentandola a dismisura, visto che l’Azienda praticamente ottiene l’approvvigionamento quasi gratis, anziché intervenire alla fonte del vero problema della mancanza d’acqua a Roma, ossia la fatiscenza della obsoleta rete idrica che causa la perdita del 50% della portata d’acqua che potrebbe invece giungere nelle case.

E che dire della spropositata quantità di acqua impiegata negli allevamenti intensivi di animali adibiti all’alimentazione di cui la campagna romana è densamente popolata? Perché non si punta il dito in questa direzione e si impone una riduzione del suo consumo, anziché razionare l’acqua nelle abitazioni? C’è da aspettarsi che in queste “strutture della morte” l’acqua non manchi affatto!

Ad ogni modo, tanto è risultato assurdo e pericoloso questo intervento di prelievo che fortunatamente la Regione Lazio ha imposto all’azienda municipalizzata romana di interrompere immediatamente la captazione delle acque del lago, e c’è da augurarsi che questo provvedimento rimanga in vigore il tempo necessario al ristabilimento della salute del lago.

 Il misuratore della profondita attuale del lago
Il misuratore della profondita attuale del lago

Già, la salute del lago! C’è da chiedersi, a chi sta veramente a cuore?

Chi riesce a porsi in una condizione di silenzio, chi sa ascoltare il linguaggio della Natura perché si sente interconnesso con essa riesce a percepire il “grido” di allarme e di aiuto, silenzioso ma inequivocabile, che il lago sta lanciando: sta soffrendo per un insieme di cause che in un modo o nell’altro sono riconducibili alla mano dell’uomo.

L’habitat ecologico del lago deve essere considerato quindi, come si diceva in apertura, un ecosistema vivente, un superorganismo che vive e pulsa di natura propria ma che risente da vicino delle interazioni con ciò che lo circonda.

Forse è per questo che a volte si ha l’impressione durante il giorno di udire il “battito del suo cuore sofferente” per ciò che sta vivendo, soprattutto perché probabilmente è la prima volta, nel corso della sua millenaria esperienza, che si trova costretto a subire una situazione del genere.

Al tramonto, invece, passeggiando lungo la riva emersa del lago, incurante di sentirsi più esposto del solito al senso di desolazione che questo paesaggio innaturale produce, che fa stringere il cuore, si contrappone il cullare delle sue esili onde e la loro dolce sinfonia nell’infrangersi sulla battigia; e allora sembra di cogliere da questi gesti che esprimono la sua vita, che nonostante tutto procede incessante, un messaggio rassicurante, un segnale di speranza che confida nell’equilibrio che la Natura con la sua saggezza, al bisogno, sa sempre ripristinare, sopportando con enorme pazienza le ferite che l’uomo le procura.

 

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