Il blog di Giancarlo Barbadoro

Uomini, lupi e addestratori cinofili

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24 Ottobre 2015
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In questi ultimi tempi, con la maggior attenzione che viene data al problema animalista, stanno spuntando come funghi i Centri cinofili che organizzano corsi per aiutare i cani ad inserirsi nell'ambiente umano dove vengono accolti.

Sono d'accordo che si fa di tutto per aiutare i nostri sventurati fratelli e che per adesso può sembrare auspicabile ogni iniziativa come questa che porti a sollecitare una maggiore attenzione sociale ad un "bene personale" dei loro proprietari, creando un sistema di maggiore di protezione nei loro confronti.

Ma i cani che dicono? Sul piano della loro individualità, secondo me, si va incontro a luoghi comuni che nascono dall'improvvisazione dei vari "Maîtres à penser" di turno. Leggo su Facebook un post "animalista" dove un disegno mostra le parti "affettuogene" che si dovrebbero conoscere e accarezzare per fare piacere al proprio cane, indicando quelle che non vanno toccate poiché l'animale si infastidirebbe. Tra queste c'è la sommità del capo dell'animale che, secondo i corsi in questione, deve essere evitato assolutamente poiché lì c'è il massimo disappunto del cane. Ma si suggerisce che la coda invece è tollerata…

Uomini, lupi e addestratori cinofili

Ma che stupidaggini si stanno raccontando? Di non accarezzare un cane sulla testa? Chi ha redatto questo post ha mai avuto esperienza diretta di convivenza e di amicizia con un cane? È addirittura una delle parti del corpo che più ostentano per essere accarezzati.

Mi chiedo perché perdere tempo, cercando il modo migliore di una convivenza con un quattrozampe, nelle sottili dinamiche di gruppo dei corsi cinofili dove gli ingenui spesso si lasciano coinvolgere da promozioni e incarichi istituzionali. Non sarebbe meglio condividere alla pari un po' della propria vita con un cane e osservarsi reciprocamente nei rispettivi bisogni?

Il caso dei corsi cinofili è un evento emblematico all'interno del problema dell'animalismo. Non mi trovo assolutamente d'accordo con chi organizza corsi cinofili per introdurre il cane nell'ambiente umano. Le giustificazioni che costoro adottano non tengono conto di varie cose.

Per prima cosa, lo spirito di questi corsi contravviene alla grande idea, non dico utopia perché vorrei che essa si attuasse, che siamo tutti figli di Madre Terra con pari dignità e diritti e che sarebbe fantastico vivere in un mondo di reciproco scambio di esperienze.

L'atteggiamento di questi corsi, secondo me, sottolinea e porta ad accettare nei "proprietari" come normale il fatto che non conviviamo alla pari sullo stesso pianeta. Anzi, accredita l’idea che gli umani siano degli invasori degli spazi naturali del pianeta che vogliono assoggettare le altre specie alla loro sclerotica visione culturale. Con il risultato che, accettando di dare un aiuto agli animali, invece di aprirsi allo spirito della Natura si finisce per portare le povere creature indifese dentro alla follia e alle nevrosi della società umana. Per quanto un animale sia amato, non può essere sottoposto ai ritmi sociali della consuetudine umana e a fungere sempre e in ogni caso come un soggetto ammaestrato. Per la sua sopravvivenza finisce per fingere e affrontare le nevrosi del suo “proprietario”.

Se si ama la causa degli animali gli si dà loro la libertà e se loro hanno difficoltà ad essere liberi li si aiuta ad esserlo studiando il modo migliore per farlo. Altrimenti si fa il ragionamento dei cacciatori che per il loro amore per la Natura vanno in giro per i boschi ad uccidere vite…

Gli animali sono "persone" e come tali vanno trattate e rispettate. Sono degli alieni con una loro cultura che oggi, per la maggior parte, mendicano uno spazio di sopravvivenza in quello che la specie umana gli ha defraudato sul piano globale. E non è giustificabile il fatto che debbano imparare a convivere con il loro "proprietario". Si metta anche lui, alla pari con i bisogni del suo cane, per apprendere una soddisfacente convivenza.

Seconda cosa. Secondo me il problema animalista con questi corsi cinofili non è affrontato nel verso giusto nelle sue potenzialità. Addirittura, adottandolo si produce una cattiva filosofia di vita che alla fine si ritorce in un danno per l'intera specie umana accettando compromessi degratificanti.

I cani che vengono assistiti mica sono comparsi all'improvviso dal nulla e si sono messi a costituire un problema per chi li vuole aiutare. Qui, in questa constatazione ci ha rimesso tutta l'umanità.

Ma partiamo dall'inizio di tutta la storia e vediamo quel che è accaduto a uomini e cani.

I cani quand'erano ancora "lupi" si erano avvicinati, incuriositi e probabilmente anche affamati, ai primi villaggi umani. Facile che all'inizio ci siano state paura e conflittualità da entrambe le parti, che poi si mutarono in un rapporto di reciproca convenienza sino a giungere ad una convivenza alla pari tra umani e animali.

La stessa cosa che abbiamo visto fare dai canidi che sono accolti presso le varie comunità native americane dove sono trattati alla pari e partecipano come vogliono loro alla vita dei clan. Evidentemente un atteggiamento comune tra specie particolarmente intelligenti e libere visto che rappresenta lo stesso tipo di associazione di mutua convenienza che ancora oggi vige tra le scimmie Gelada e i lupi dell'altopiano etiope, che hanno adottato di comune accordo da millenni a questa parte.

Ma per quanto riguarda il rapporto tra uomini e lupi è accaduto che al termine delle ultime glaciazioni, i primi, plagiabili nella loro sovrastruttura mentale, hanno finito per abbandonare la libertà del loro eden per correre dietro ai miraggi proposti dalle ideologie e dal denaro, finendo per isolarsi in città soffocanti, lontane dalla Natura, adatte solo per loro e utili per chi li dominava. Qui hanno preso ad accogliere i "lupi" alle loro condizioni asservendoli in ruoli di guardia e selezionandoli geneticamente creando le numerose razze che esistono nel nostro tempo.

Adesso, l'attuale aiuto che viene dato agli animali potrebbe servire a far recuperare agli umani la memoria di quanto hanno perso.

Nel tentativo di risolvere il problema imposto dal genocidio degli animali, l'idea di riportare il tutto all'esistenza di spazi di reciproca convivenza potrebbe essere l'occasione per gli umani di ritrovare la loro libertà perduta e comprendere meglio il senso della vita. Potrebbero avere l'occasione di abbandonare le loro tombe "produttive" accatastate, piano su piano, in palazzi senza senso che li privano di ogni rapporto umano e li incitano alla diffidenza e alla violenza.

Un piccolo passo, giusto per vivere l'esistenza come Madre Terra ha voluto, ritornando a essere liberi, e sia pur anche tecnologici, come è giusto che sia!

Ma non esistono solamente le creature d'affezione, non solo cani e gatti e adesso coniglietti a cui badare. Ci sono anche cavalli, maiali, rapaci, passerotti, pesci, insetti e tante altre creature.

Viene da dire agli uomini di buona volontà (sottovoce): Giù dalla branda che c'è tanto da fare! Il mondo aspetta noi!

Va bene dare assistenza e cibo agli animali in difficoltà, ma occorre anche operare per una sensibilizzazione ideologica a vasto raggio che porti a radicare nel tempo anche nei più distratti il valore di una effettiva dignità degli animali del pianeta. E c'è da esserne certi: ci guadagnerà anche l'umanità.


www.sos-gaia.org/progetto-ecospiritualita.html

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