| Alimentazione Vegan |
C’è cibo e cibo |
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| 13 Aprile 2026 | ||||||||
Seconda parte
Ci eravamo lasciati nell’articolo precedente con una domanda: “Come ci possiamo comportare di fronte all’evidenza di quanto non sia proprio così salutare una dieta carnea?” Secondo gli esperti, arrivare a limitare il consumo di carne di pollo può essere un buon punto di partenza per giungere poi a eliminarla del tutto. Sarà sicuramente una decisione importante non solo per la propria salute ma anche a fronte di un aspetto etico che è doveroso valutare nelle proprie scelte alimentari oggi. Soprattutto tenendo presente che il 98% dei polli italiani sono Broiler, ovvero animali geneticamente selezionati per crescere rapidamente (da 60 g a 3 kg in 7 settimane), con petti sovradimensionati e ossa fragili che portano alla difficoltà di mantenersi in piedi e che vivono le poche settimane della loro vita sdraiati su un suolo acido e maleodorante in quanto ricoperto di escrementi. Ma come possiamo permettere tutto questo? È tempo che queste cose siano di dominio pubblico ed è tempo di conoscere esattamente cosa significhi mangiare la carne di questi esseri. C’è da sapere che ogni anno, in Italia, vengono macellati oltre 500 milioni di polli, a una velocità del 400% in più rispetto a 50 anni fa. È ormai giunta l’ora di valutare che non è più il caso di considerare la carne di pollo (ma anche la carne in generale) l’alimento di eccellenza per noi umani. Tanto più che mangiare carne di qualsiasi animale significa creare problemi irreparabili al nostro intestino e soprattutto a quei microrganismi che al suo interno mantengono un equilibrio salutare, ovvero al complesso sistema costituito dal microbiota.
Come già valutato in diversi lavori scientifici pubblicati sulla rivista Gut, sono sufficienti quattro settimane di dieta carnea per far calare drasticamente, fino a livelli del 30%, la biodiversità batterica intestinale e per bloccare del 40% i valori di butirrato fecale, oggi considerato l’elemento fondamentale per la salute del colon contro gli stati pre-infiammatori e infiammatori. Per contro si è evidenziato che, in questi casi, la ripresa di una dieta a base vegetale ripara solo parzialmente il danno creato, il che sta a significare che l’eliminazione sistematica dei vegetali dalla dieta lascia danni a lungo termine nel nostro intestino. Inoltre è stato dimostrato come il consumo abituale di carne rossa possa aumentare i livelli ematici di trimetilammina N-ossido (TMAO), un metabolita associato allo sviluppo di malattie cardiovascolari, valutando come la composizione del microbiota intestinale possa determinare la possibilità che un elevato consumo abituale di carne rossa si traduca o meno in un aumento dei livelli di TMAO. In un altro importante studio, effettuato su 21.561 individui e pubblicato a gennaio dello scorso anno su Nature Microbiology, si è valutato l’impatto della dieta carnivora, della dieta vegetariana e di quella vegana sulla flora batterica intestinale. Le conclusioni sono state che la carne rossa era un forte driver di flora microbica correlata negativamente con la salute cardiometabolica. Al contrario, la flora intestinale in persone a dieta vegana era correlata con marcatori cardiometabolici favorevoli. Nello specifico, si è visto che le specie batteriche della flora intestinale nei soggetti carnivori sono specie già precedentemente implicate in malattie infiammatorie come la malattia infiammatoria intestinale o il cancro del colon-retto e che coinvolgono una diminuzione complessiva degli acidi grassi a catena corta, gli SCFA (Short Chain Fatty Acids). Questi ultimi sono composti protettivi prodotti dalla fermentazione di fibre alimentari da parte del microbiota intestinale nel colon. Al contrario, le specie batteriche della flora intestinale nei soggetti vegani sono state descritte come produttrici di SCFA e associate a una salute cardiometabolica.
Ci sono anche dati evidenti della relazione tra cibo e incremento dello sviluppo della dermatite atopica (DA), una malattia infiammatoria cronica della pelle che colpisce sia bambini che adulti. Uno studio recente, basato sull’analisi dei dati del Korean National Health and Nutrition Examination Survey (KNHANES) raccolti tra il 2017 e il 2023, ha incluso un ampio campione rappresentativo della popolazione coreana, evidenziando che un indice infiammatorio alimentare più elevato è significativamente associato a una maggiore prevalenza di dermatite atopica. Sono stati così individuati nutrienti protettivi, ovvero: un maggiore apporto di fibre alimentari e di carotene è stato associato a una minore prevalenza di dermatite atopica, supportando il fatto che una dieta ricca di alimenti vegetali, fibre e fitonutrienti, tipici di un basso potenziale infiammatorio, possa contribuire alla prevenzione delle malattie infiammatorie cutanee. I risultati di questo studio sottolineano l’importanza della qualità della dieta, non solo nella salute metabolica ma anche nel mantenimento della salute cutanea. Sono davvero tanti i motivi per indirizzarsi verso la scelta di una dieta a base vegetale. Grandi studi prospettici (come l’Adventist Health Study, il Nurses' Health Study, l’EPIC-Oxford) concordano nel sottolineare che diete prevalentemente vegetali, ricche di cereali integrali, legumi, frutta, verdura, frutta secca e semi oleosi (e dove la carne rossa venga posta ad un consumo occasionale) riducono la mortalità per tutte le cause fino al 30%. Ma anche da noi i lavori di esperti in nutrizione procedono indicando i vantaggi del tralasciare le carni nella nostra alimentazione a favore di una dieta a base vegetale.
A gennaio del 2024 è stato pubblicato sulla rivista Nutrients uno studio tutto italiano che riporta interessanti statistiche sulla scelta della dieta vegetale in Italia e che evidenzia anche la scarsa preparazione degli operatori sanitari sul tema. Dallo studio, condotto su 2180 persone che hanno scelto una dieta 100% plant based, è emerso che il 95,6% dei partecipanti seguiva una dieta 100% vegetale standard, l'1,6% una dieta ad alto contenuto di proteine e una percentuale ancora più bassa seguiva una dieta senza glutine, crudista, macrobiotica o altre varianti restrittive. Interessante è stato vedere, in questo studio, quali motivazioni ci siano dietro la scelta di una alimentazione a base vegetale. Ebbene: soprattutto per motivazione etica ed ecologista. Infatti i dati hanno confermato che la motivazione più importante è quella etica, di rispetto verso gli animali: il 61,2% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato questa come motivazione principale. Al secondo posto nella scelta di una dieta vegetale c'è la motivazione di sostenibilità ambientale, col 21,2%: una percentuale che è man mano salita superando quella salutistica. Per quanto riguarda le motivazioni di salute, il 14,5% degli intervistati ha scelto la dieta vegetale per stare bene e l'1,3% per curare patologie già esistenti. Questi dati parlano da soli ed è evidente come sia fondamentale la divulgazione, da una parte delle informazioni sugli obbrobri della produzione alimentare basata sulla sofferenza degli animali da reddito e dall’altra sull'impatto ambientale causato dalla produzione di cibi animali, tanto da portare sempre più persone verso un’alimentazione vegan. Gli stessi ricercatori del lavoro italiano sopracitato fanno notare che “dal punto di vista ambientale, una dieta a base vegetale è considerata il modello alimentare più efficace fino ad oggi. Questo perché le emissioni di inquinanti, così come l’uso di terra e acqua, sono strettamente correlate alla dieta. Una dieta vegana ha un impatto favorevole su molti indicatori ecologici ed è
compatibile con la ‘dieta per la salute planetaria’ raccomandata dalla Commissione EAT-Lancet. Questa dieta ha il potenziale per affrontare la crisi ambientale, nutrire l'intera popolazione mondiale e prevenire le malattie croniche.” In conclusione, i rischi per la salute nel mangiar carne e cibi di derivazione animale si sono rivelati sempre più numerosi: è quindi meglio evitarli fin da subito, senza aspettare di ammalarsi e dando una chance di vita degna di essere vissuta anche ai nostri fratelli animali, che convivono insieme all’umano su questa gemma azzurra rotante nello spazio chiamata Terra. Seconda parte - fine Miriam Madau è medico omeopata e nutrizionista vegano. Conduce su Shan Newspaper le rubriche “Felicemente Veg” sull’alimentazione vegana e “H2O” sull’omeopatia. Conduce inoltre la trasmissione “VeganSì” su Radio Dreamland www.radiodreamland.it Riferimenti:
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