Storia

I misteri della cultura Armena

Stampa E-mail
16 Ottobre 2020
|
Ani, l’antica capitale dell’Armenia
Ani, l’antica capitale dell’Armenia

Un’antica tradizione con miti ancestrali che hanno a riferimento l’Assoluto


Come si è visto nel precedente articolo, la cultura Armena ha attraversato pressoché immutata millenni di storia. Dalle sue origini fino alla diaspora che ha sparso per il mondo migliaia di Armeni, attraverso i Regni del suo glorioso passato, simboli come il Monte Ararat che custodisce secondo la tradizione resti dell’Arca universalmente nota, abbiamo ormai la consapevolezza di trattare una delle più antiche civiltà mai apparse sulla Terra.

Un’isola in mezzo a tre mari: il Mar Nero, il Mar Caspio e il Mediterraneo. Come fosse emersa da tre grandi pozzanghere lasciate da un immenso acquazzone, al ritorno del sole.

Proprio qui, non a caso, si incagliò l’Arca sulle cime dell’Ararat. Che però si trova ora in territorio turco. E allora volgiamo lo sguardo sulla montagna più alta dell’Armenia: l’Aragats, la montagna incantata.

Strano destino il suo: seppur con i suoi 4090 metri il paragone con il dirimpettaio più celebrato e maestoso (l’Ararat, appunto) l’ha inevitabilmente ridimensionato. Eppure l’Aragats merita di essere celebrato come una delle maggiori attrattive naturali della regione. Ha il fascino dell’antico vulcano con i suoi quattro picchi a coronare un lago formatosi in quello che una volta era il cratere eruttivo. Sul pendio meridionale si erge la fortezza di Hamberd (“fortezza imprendibile”) del VII secolo. La presenza di un robusto mastio con grossi torrioni di basalto testimonia la difesa della pianura da incursioni provenienti da Nord. Un possente bastione circonda il complesso dei magazzini, della chiesa del tipo a sala cupolata e della casa da bagno dotata di sistema di acqua calda e fredda.

Il monte Ararat
Il monte Ararat

La montagna conserva tracce di antichi templi pagani, i “Vishaps” (i dragoni) che si contrappongono alla modernità dell’osservatorio Byurakan dell’Istituto di Ricerca sul cosmo, gestiti dall’Accademia delle Scienze armena. Fondato nel 1942 è stato teatro di numerose scoperte scientifiche che ne hanno decretato fama mondiale. Agli inizi del XXI secolo ha inoltre ospitato due conferenze sul progetto Seti (ricerca intelligenze extraterrestri). Sacro e profano, antico e moderno quindi, tra le nebbie che avvolgono l’Aragats.

Il valore assoluto dell’antica civiltà dell’Armenia è dato dalla storia della sua antica capitale Ani.

Ani detiene numerosi titoli o appellativi fra i quali si citano più spesso “La metropoli fantasma” e “La città delle 1001 Chiese”. Chi la visitò all’apice del suo fulgore, tra X e XIII secolo, riferì che rivaleggiava in splendore con Baghdad e Il Cairo. Inoltre, arrivò ad ospitare duecentomila abitanti, dato quasi incredibile se pensiamo che la media delle città europee dell’epoca arrivava al massimo a ventimila. Ma Ani, capitale dei Bagratidi, è rimasta a lungo un mistero. Era certamente considerata una Porta d’Oriente trovandosi lungo la Via della Seta e ciò la rese prospera. Ma questa fu la sua condanna. Quando furono aperte nuove rotte commerciali, rimase tagliata fuori dal mondo. Terremoti, saccheggi e un clima implacabile la cancellarono e nel ‘600 se ne era persa traccia. Solo a fine ‘800 una missione russa scavò il sito, riportando alla luce resti di chiese armene, di moschee e di un tempio zoroastriano. E una cattedrale gotica, completata nel 1001, che nessuno si aspettava di trovare. Dal 1918 emersero nuovi segreti e per quasi 80 anni Ani fu al centro di un’area “calda”, circondata da filo spinato e campi minati. Oggi è protetta dall’Unesco e svela altri aspetti latenti: tunnel, abitazioni e templi ipogei legati a culti antichi. Un “mondo sotterraneo” probabilmente legato ad una misteriosa setta esoterica, chiamata Confraternita di Sarmoung, nata a metà nel III millennio a.C.

La cattedrale gotica di Ani
La cattedrale gotica di Ani

E proprio sulle tracce di Sarmoung intendeva rivolgersi il famoso mistico e filosofo armeno Georges Ivanovich Gurdjieff (1866-1949) che nei suoi scritti ne mette in luce l’esistenza. Gurdjieff aveva preso contatto con membri di gruppi sufi che gli avevano anticipato gli insegnamenti tramandati a Sarmoung. Secondo un successivo studente ed aiutante di Gurdjieff, John G. Bennet, la parola sarmoung usa la pronuncia armena del termine persiano sarman che si può tradurre con “colui che preserva la dottrina di Zoroastro” o semplicemente “ape”. Simbolicamente per “ape” s’intende chi raccoglie il prezioso “miele” della saggezza tradizionale e lo conserva per le generazioni successive. Infatti, una raccolta di leggende ben note in circoli armeni e siriani con il titolo di “Le api” furono riviste da Mar Salamon, un archimandrita nestoriano nel XIII secolo. Le api si riferiscono ad un potere trasmesso dal tempo di Zoroastro e reso manifesto al tempo di Cristo. Uomo è il significato persiano come la qualità trasmessa dall’eredità e quindi una famiglia o razza distinta. Può essere il depositario di un cimelio o di una tradizione. La parola sar significa testa, sia letteralmente che nel senso di principale o capo. La combinazione sarman sarebbe quindi il principale depositario della tradizione. Un’altra possibilità ancora è “coloro la cui testa è stata purificata”, in altre parole: gli illuminati.

La figura di Gurdjieff, il suo Lavoro e tutto quanto ha attinto da questa parte d’Oriente necessitano di ulteriore ampio spazio.

Per concludere, in linea con ciò detto fin qui sulla cultura Armena, delle considerazioni generali sulla storia dell’uomo, il suo pensiero e ciò che è assimilabile con l’Assoluto.

Il monte Aragats
Il monte Aragats

In ognuno dei cinque continenti del mondo troviamo miti e antiche tradizioni: essi hanno il fine di descrivere simbolicamente la creazione e il percorso interiore che concerne l’umanità, con caratteristiche determinate dalle rispettive culture. In tempi remoti, gli esseri umani hanno vissuto secondo concezioni e tradizioni che testimoniano uno stato di coscienza per noi difficilmente conoscibile e comprensibile. L’Assoluto si esprimeva in loro - proprio come fa ai nostri giorni - imprimendovi la sua impronta, l’impronta degli dei.

I dati storici e archeologici ci offrono vedute parziali delle antiche espressioni culturali legate a livelli di coscienza molto differenti dal nostro. Inoltre, queste vestigia sono filtrate dalla cultura più o meno superficiale che caratterizza il nostro tempo e che rivendica la pretesa superiorità del suo pensiero e del suo sapere.

La Verità è atemporale; essa traspare nelle forme di espressione caratteristiche di ciascuna epoca. Le grandi civiltà sono prove inconfutabili di ciò.

Mega-universi appaiono e scompaiono nell’immensità dello spazio per tempi inimmaginabili. Avvengono incredibili evoluzioni, gravitano miliardi di sistemi stellari e di nebulose; esistono innumerevoli sistemi solari, innumerevoli pianeti. Perché esiste tutto ciò? Per quale fine? Terra, Uomo, Luna, Sole non sono indipendenti dal resto dell’Universo.

Tutto è dipendente da tutto, nell’infinitamente grande come nell’infinitamente piccolo.

“La tua sofferenza è la mia sofferenza, il tuo regno è il mio regno e la tua salvezza è la mia salvezza.” Filosofia Ubuntu, Sud Africa.

|
 

Seguici su:

Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su YouTube